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L’inizio, sosteneva Platone, è la parte più importante del lavoro. Un assunto che resta valido anche oggi. Pensiamo all’avvio di una nuova azienda, che richiede una pianificazione accurata e attenzione a numerosi dettagli. Anche, e soprattutto, a livello di obblighi da rispettare in materia di salute e sicurezza. In questo articolo ci concentriamo proprio su questo aspetto, chiarendo quali sono i principali adempimenti sulla sicurezza sul lavoro che le aziende di nuova costituzione devono rispettare.

Quali sono gli adempimenti sulla sicurezza sul lavoro per le nuove aziende

Qualsiasi sia l’ambito e il settore di appartenenza, la sicurezza sul lavoro è una questione di importanza cruciale. Non si tratta solo di un obbligo sancito dal Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/08). Come evidenziato in un precedente articolo, la sicurezza sul lavoro va intesa come un investimento. Per tutti: datore di lavoro, dipendenti e collaboratori, per l’azienda stessa.
Delle varie figure chiave coinvolte nella gestione della sicurezza aziendale, molto è in capo al datore di lavoro, tra obblighi non delegabili e altri delegabili. È lui il principale responsabile della sicurezza in azienda, esercitando poteri decisionali e di spesa. Nello specifico, in caso di inizio di una nuova attività (o di ampliamento di una realtà già avviata), al datore di lavoro spettano vari compiti. Tra questi:

Qualora, poi, l’attività da avviare fosse ritenuta insalubre, sarà obbligatorio darne comunicazione allo Sportello Unico per le Attività Produttive, che provvederà alla trasmissione della pratica all’ASL per la proposta di classificazione. Inoltre, Il Testo Unico Ambientale indica che, per tutti gli stabilimenti che producono emissioni, debba essere richiesta una specifica autorizzazione¹.

Gli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza

Accanto a questi obblighi per le aziende di nuova costituzione, esistono degli adempimenti sulla sicurezza sul lavoro che riguardano le aziende, indipendentemente dal loro ciclo di vita.
Tra questi, la valutazione dei rischi: è la prima, fondamentale misura generale di tutela dei lavoratori. Si tratta dell’obbligo più importante, poiché è in grado di identificare i rischi e di individuare le misure di sicurezza da adottare per prevenire infortuni e malattie professionali. Grazie al Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), obbligatorio in tutta le aziende con almeno un lavoratore, è possibile svolgere un’analisi dettagliata e sistematica dei potenziali pericoli e delle misure preventive da adottare per mitigarli. Tale documento, lo ricordiamo, è da aggiornare ogniqualvolta vengano, per esempio, introdotti nuovi macchinari o significative modifiche al processo produttivo. Inoltre, tra gli adempimenti per la sicurezza sul lavoro che il datore di lavoro deve garantire vi sono le:

Il datore di lavoro, dunque, è chiamato a creare condizioni di lavoro conformi agli standard di sicurezza. Ciò include anche l’adozione di idonei presidi di sicurezza come DPI, mezzi estinguenti e cassette di primo soccorso.

LEGGI ANCHE: DVR: come e quando valutare il rischio

Check list degli adempimenti per la sicurezza sul lavoro

Gli adempimenti per la sicurezza sul lavoro obbligatori, abbiamo visto, sono numerosi e riguardano ogni aspetto della sicurezza aziendale. A volte, specie in caso di avvio di una nuova attività, il dedalo di normative da rispettare e documentazioni da produrre può rappresentare uno scoglio per un imprenditore. Con l’aggiunta che, in caso di errore o dimenticanze, il conto rischia di essere salato, non solo dal punto di vista economico. Sapevi, per esempio, che la mancata elaborazione del DVR può determinare la sospensione dell’attività imprenditoriale? Uno stop, proprio all’inizio di una nuova avventura, non è proprio il massimo.
È qui che entrano in gioco i consulenti e_labo. In vista del sopralluogo presso la sede di un’azienda, ci avvaliamo di una check list. Si tratta di uno strumento pratico che fornisce un elenco dettagliato dei principali adempimenti per la sicurezza sul lavoro da rispettare e dei documenti fondamentali da avere in azienda, definendo e condividendo lo stato dell’arte. Dal CPI, se presente, all’agibilità, dalla dichiarazione di conformità degli impianti elettrico e termoidraulico al registro delle verifiche periodiche. Passando, tra gli altri, per l’elenco dei prodotti chimici in uso, i manuali d’uso e manutenzione dei macchinari, le valutazioni dei rischi specifiche. Tale strumento consente di applicare correttamente le procedure lavorative rilevando eventuali problematiche in grado di compromettere la sicurezza. La check list non è vincolante, ma può costituire un utile metodo di autovalutazione.

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NOTE

Foto in evidenza: Unsplash
¹ Per approfondire: Autorizzazione alle emissioni in atmosfera

A ben vedere, è come un puzzle. Tanti pezzi di varie forme da combinare correttamente per formare un’immagine: quella della prevenzione. In effetti, parlando di sicurezza sul lavoro, vi sono normative da conoscere, buone prassi da adottare, valutazioni da fare costantemente per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Una prerogativa imprescindibile per ogni azienda per ridurre il più possibile rischi e pericoli.

Sicurezza sul lavoro: normative di riferimento

Nel corso degli anni abbiamo assistito a parecchie evoluzioni in ambito sicurezza sul lavoro. Le normative, a seconda delle esigenze emerse di volta in volta, si sono gradualmente perfezionate, arrivando fino al D.lgs del 9 aprile 2008, n° 81. Il Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro, con i suoi 306 articoli e più di 50 allegati, ha assorbito tutte le normative precedenti. Si tratta di un complesso di norme, redatte dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, volte a disciplinare la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro. Tra le principali misure di controllo e gestione, al suo interno, troviamo:

Un insieme di misure che hanno come obiettivo la riduzione degli infortuni sul luogo di lavoro. Tali obblighi normativi  coinvolgono le aziende di tutti i settori e si applicano a tutti i soggetti presenti in azienda.

LEGGI ANCHE: D.Lgs 81 aggiornato: tra novità e sanzioni aggiuntive

Misure di prevenzione sul lavoro

Una delle misure di sicurezza e prevenzione più importanti presenti nel Testo Unico, è rappresentata dalla valutazione dei rischi. Si tratta di uno tra gli adempimenti sulla sicurezza sul lavoro in grado di stimare i livelli di rischio per il lavoratore.
A riguardo, uno degli obblighi previsti dall’intervento legislativo è la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), di cui ci siamo occupati più volte. A seguito della verifica e del check-up dell’azienda, viene attuato un preciso piano di prevenzione e protezione che ha l’obiettivo di eliminare, o quantomeno ridurre, probabili situazioni pericolose. Il DVR è un documento obbligatorio per tutte le aziende che hanno almeno un dipendente o collaboratore, qualunque sia il settore di appartenenza. La responsabilità di redigere il DVR è assegnata al datore di lavoro. Quest’ultimo dovrà indicare i criteri adottati per stabilire le misure di protezione e prevenzione implementate. Si tratta di una particolare documentazione che deve essere redatta non appena si costituisce una nuova azienda. Inoltre, in caso di rilevanti modifiche all’organizzazione o al processo lavorativo, devono essere ripetute la valutazione dei rischi e l’aggiornamento del DVR.

LEGGI ANCHE: DVR: Come e quando valutare il rischio

Sicurezza sul lavoro: adempimenti per il datore di lavoro

Abbiamo detto che, quando parliamo di sicurezza sul lavoro, normative, adempimenti e buone prassi sono come i tasselli di un grande puzzle. La sicurezza sul lavoro è anche un grande gioco di squadra. Figure diverse, con responsabilità differenti, ma con un unico grande obiettivo: costruire (e mantenere nel tempo) la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
La prima figura incaricata di garantire la sicurezza sul lavoro è ovviamente il datore di lavoro. Su di lui ricadono vari obblighi, tra cui la nomina delle principali figure per la sicurezza in azienda come il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e il medico competente. Non solo. Come stabilito dal D.Lgs 81/08 il datore di lavoro deve:

Inoltre, a seconda del ruolo e del grado di responsabilità, il datore di lavoro è tenuto a provvedere alla formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza.

LEGGI ANCHE: RSPP, RLS, Preposti: ruoli e responsabilità della sicurezza  

Scadenziario adempimenti sulla sicurezza

In materia di sicurezza sul lavoro, le normative prevedono diversi adempimenti da portare a compimento entro termini ben precisi. Partendo proprio dai corsi di formazione. Questi ultimi, infatti, devono avere inizio preferibilmente prima dell’assunzione o, comunque, concludersi entro 60 giorni dal via dell’entrata in servizio.

Se il lavoro è materia viva e in costante evoluzione, così deve esserlo anche la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Ecco spiegato perché la formazione non è una tantum, ma è necessario frequentare specifici corsi di aggiornamento. Vediamo qualche esempio:

Più serrate, invece, le tempistiche per il RLS, chiamato a un aggiornamento annuale obbligatorio.

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Totalmente o parzialmente chiuso, non adatto alla permanenza di persone, ma occupabile temporaneamente per interventi lavorativi particolari. È la definizione di spazio confinato. In un precedente articolo abbiamo analizzato i principali rischi del lavoro in spazi confinati e cosa dice la legislazione in merito. Torniamo sull’argomento, allargando lo sguardo. Analizziamo, nel dettaglio, quanto sia importante censire gli spazi confinati, valutare i rischi, le misure di prevenzione e le soluzioni d’emergenza da adottare. Del resto, gli ambienti confinati sono, per loro stessa natura, luoghi di lavoro che presentano molteplici potenziali fattori di rischio. Sapere cosa fare e cosa no può, insomma, aiutare a prevenire gravi infortuni.

Valutare i rischi del lavoro in spazi confinati

Il lavoro in spazi confinati è regolamentato dal D.lgs. n. 81/2008, ovvero il Testo Unico sulla Sicurezza e il DPR n.171/2011¹. In particolare, gli articoli 17 e 28 del TUS impongono ai datori di lavoro di fare una precisa valutazione di tutti rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, redigendo il DVR, il documento di valutazione del rischio.
Effettuare una valutazione specifica per gli spazi confinati è un punto di partenza di fondamentale importanza. Il processo di valutazione dei rischi comprende una serie di passaggi che devono essere seguiti. Nello specifico:

Ultima, ma non per importanza, c'è la compilazione di schede specifiche per ogni spazio confinato. In esse sono indicate tutte le misure e le persone che possono lavorare al loro interno.

Il censimento degli spazi confinati e la creazione di checklist specifiche

Per eseguire un censimento completo degli spazi confinati presenti in un luogo di lavoro devono essere svolte le seguenti attività.

Viene poi posizionata una segnaletica specifica per gli spazi confinati che individui i fattori di rischio, limitando l’accesso alle sole persone autorizzate. Si redige, inoltre, una planimetria in cui siano indicati gli ambienti confinati presenti in azienda.
Per effettuare un censimento è possibile utilizzare alcune specifiche check­list che devono essere compilate dal consulente esperto che segue il processo di valutazione dei rischi. In questi documenti devono essere indicati il nome e la localizzazione dello spazio. Inoltre, bisogna verificare che il luogo preso in considerazione rispetti le caratteristiche indicate dalle OSHA 1910.146², affinché possa essere considerato uno spazio confinato. Si deve segnalare la presenza di pericoli e le attività che si svolgono al suo interno, specificando la descrizione del lavoro in spazi confinati, la frequenza, la durata e chi lo svolge.

Lavoro in spazi confinati

Procedure e prevenzione per il lavoro in spazi confinati

Abbiamo visto che, come prima cosa, il datore di lavoro deve valutare se sia possibile o meno far entrare i dipendenti in spazi confinati. Talvolta può succedere che, attraverso un’attenta pianificazione, si riesca ad evitare la necessità di svolgere mansioni all’interno di spazi confinati.

Il lavoro in spazi confinati implica l’identificazione dei pericoli presenti, la valutazione dei rischi e l’individuazione, quindi, di misure precauzionali. Per una corretta valutazione, si dovranno prendere in considerazione il tipo di attività e di ambiente di lavoro, i materiali e le attrezzature usati, l’idoneità degli addetti e le soluzioni da adottare per interventi d’emergenza. Nel caso in cui non sia possibile evitare l’ingresso nello spazio confinato è opportuno assicurarsi di disporre di adeguate procedure operative. Occorre, poi, prevedere adeguate soluzioni d’emergenza, prima dell’inizio dei lavori. Inoltre, bisogna:

Tra le altre azioni da mettere in atto, la formazione si ritaglia un ruolo di primo piano. I corsi specifici fornisco le informazioni di base necessarie per affrontare i pericoli derivanti dall’ingresso in locali confinati.

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Gestione e intervento in caso di emergenza

Perché fare tutto ciò? Per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Anche perché, in caso di incidente, i lavoratori all’interno di uno spazio confinato sono esposti a un serio e immediato pericolo. In questo senso, stabilire misure efficaci per la segnalazione dell’emergenza e per lo svolgimento delle operazioni di soccorso, è decisivo. Le misure di emergenza variano a seconda del rischio. In linea generale bisogna:

Ovviamente, purtroppo, non esiste il rischio zero quando si parla di lavoro in spazi confinati. È più opportuno parlare di rischio residuo. Si tratta di quel margine di pericolo che resiste dopo aver messo in campo tutte le misure e le procedure organizzative. Con una postilla non proprio irrilevante: la cultura della prevenzione e un’adeguata formazione possono fare la differenza.

NOTE

¹ Per approfondire: Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati

² Occupational Safety and Health Administration, 1910.146 - Permit-required confined spaces

Torniamo a occuparci di OT23. Si tratta, come noto, di un’agevolazione che premia chi mette in atto interventi migliorativi delle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro. Oltre, naturalmente a quelli già previsti dalla normativa vigente. Parliamo, nello specifico, del nuovo Modello OT23 per la riduzione del tasso medio di tariffa per prevenzione per il 2023. Lo scorso agosto, infatti, l’Inail ha pubblicato il nuovo modello OT23 2023¹. Gli interventi previsti sono sostanzialmente quelli già previsti dal modello per il 2022. Tuttavia, qualche novità c’è: andiamo allora a scoprirle.

Modello OT23: di cosa si tratta?

Ogni azienda è tenuta a versare all’Inail un premio assicurativo annuale in favore dei propri dipendenti contro gli infortuni e le malattie professionali. Si tratta di un premio calcolato considerando il livello di rischio dei lavoratori all’interno dell’organizzazione. Tuttavia, la normativa riconosce un sistema di agevolazioni finalizzate a ridurre le somme dovute all’Istituto.
Ogni anno, dai primi di agosto, è disponibile il modello di domanda per la riduzione del tasso medio di tariffa per la prevenzione. Grazie a quanto previsto dall’art. 23 delle modalità per l’applicazione delle tariffe dei premi, le aziende possono risparmiare sul proprio premio assicurativo. Un vantaggio riservato, però, solo alle imprese che avranno dimostrato di aver intrapreso gli interventi di miglioramento previsti dal mod. OT23. Nel dettaglio, gli incentivi consentono una riduzione del tasso medio di tariffa dal 10% al 28%, a seconda che le imprese abbiamo più di 50 o meno di 10 dipendenti.
Si tratta, dunque, di agevolazioni degne di nota. Specie in un periodo, come quello attuale, in cui le aziende devono fare i conti con il caro energia. Non c’è, tuttavia, solo la sfera economica, comunque importante. Il ROP (return on prevention), ovvero il ritorno dell’investire in sicurezza e prevenzione da malattie e infortuni è pari a 2.2. Ovvero, ogni euro speso in SSL genera un valore più che doppio. Ne parlavamo in questo nostro articolo del 2018, recentemente ripreso da Econopoly, blog del Sole 24 Ore².

OT23
Fonte: www.inail.it

Le novità introdotte…

L’opportunità, insomma, c’è per le aziende. Naturalmente, a patto che vengano osservate tutte le disposizioni obbligatorie in materia di prevenzione e salute sul lavoro. Sostanzialmente, gli interventi previsti dall’OT23 sono quelli già presenti negli anni precedenti. A eccezione, come anticipato, di alcune importanti novità. Partendo dalla prevenzione degli infortuni mortali, il cui punteggio agli interventi A-1.2 e A-1.4 è passato da 50 a 70 punti. Una decisione che, data la crescita degli incidenti mortali degli ultimi anni, sottolinea la volontà dell’Inail di incentivare maggiormente tali interventi. I cambiamenti interessano anche la riformulazione dell’intervento B1 della sezione prevenzione del rischio stradale. Per i veicoli con massa superiore a 35 quintali destinati al trasporto di merci e quelli destinati al trasporto di più di nove persone, infatti, la prova pratica potrà essere effettuata anche con simulatori di guida.

LEGGI ANCHE: Da OT24 a OT23: ecco cosa cambia

… e i cambiamenti in vista

Rispetto il modello OT23 dello scorso anno, per il 2023 viene inserito anche l’intervento E-19. L’azienda interessata, infatti, deve aver adottato un modello organizzativo e gestionale di cui all’art. 30 del D.lgs. 81/08, definito in conformità alla norma UNI 11857-1. Le novità non terminano qui. La riduzione del tasso medio di tariffa prevede, inoltre:

Infine, il modello Inail OT23 prevede la riformulazione dell’intervento F2, previsto per aziende per le quali non è obbligatoria l’adozione di un defibrillatore.

Interventi e punteggi ammessi

Ricordiamo che, ai fini della concessione dei benefici per le aziende meritevoli, l’Inail articola gli interventi nelle sezioni:

A ogni intervento è attribuito un punteggio. Per poter accedere alla riduzione del tasso medio di tariffa, quindi, è necessario aver effettuato interventi tali per cui la somma dei loro punteggi sia almeno 100.

LEGGI ANCHE: OT23 2021: un SGSL per ottenere l’incentivo Inail

Attenzione alla scadenza OT23

L’OT23 rappresenta, dunque, un premio, un’opportunità, un investimento strategico. Del resto ce n’è bisogno: in fatto di SSL bisogna lavorare a livello culturale ma anche a livello strutturale e questi incentivi danno il loro contributo. Come fare, dunque, per poter usufruire di tali agevolazioni? Per accedere alla riduzione, l’azienda deve presentare l’apposita domanda e la documentazione richiesta dall’Inail³, esclusivamente online entro il 28 febbraio 2023. La domanda può essere presentata a prescindere dall’anzianità dell’attività. A patto, però, che gli interventi migliorativi siano stati realizzati nell’anno precedente quello di presentazione della domanda.

NOTE

¹ Per approfondire: Modello di domanda per la riduzione del tasso medio per prevenzione per l’anno 2023 (OT23)

² Scopri di più: Salute e sicurezza sul lavoro: ogni euro investito ne genera due

³ Domanda per la riduzione del tasso medio per prevenzione, guida alla compilazione - anno 2023

D.Lgs. 81/2008: è quasi una mini riforma. L’approvazione in via definitiva della conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146¹ introduce molte e sensibili novità in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Dal nuovo ruolo del preposto all’obbligo formativo del datore di lavoro. Vediamo come cambia il Testo Unico sulla sicurezza e quali sono i principali nuovi obblighi cui le aziende sono tenute ad uniformarsi.

D.Lgs. 81/2008: una piccola rivoluzione

Si mette, dunque, nuovamente mano al Testo Unico sulla sicurezza. Del resto, il lavoro è materia viva. E tale è anche la tutela della salute e della sicurezza. Ecco spiegato perché regolarmente vi sono aggiustamenti, migliorie, implementazioni delle norme. In un precedente articolo abbiamo parlato del D.Lgs. 81/2008 aggiornato. Il nuovo intervento normativo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale poco prima di Natale, modifica molti articoli significativi. Nello specifico, sono ben 14 gli articoli ritoccati. Le modifiche riguardano, tra l’altro, la questione formazione e addestramento e il ruolo del preposto.
Si parla anche di lavoratori autonomi occasionali². Nello specifico, in caso di attività presso l’azienda di queste figure, l’azienda committente è tenuta a darne comunicazione preventiva all’Ispettorato del lavoro. Come chiarito da una nota del ministero del Lavoro, il nuovo obbligo interessa solo i committenti che operano in qualità di imprenditori.

Consulta la nostra guida riepilogativa
sui nuovi principali adempimenti del Testo Unico sulla Sicurezza

Novità in materia di formazione e addestramento

Una delle novità di rilievo del D.Lgs. 81/2008 aggiornato riguarda la formazione. Il nuovo art. 37 comma 7 della legge di conversione n. 215 introduce l’obbligo di formazione per il datore di lavoro in materia di salute e sicurezza, con un aggiornamento periodico. Entro il 30 Giugno 2022 tocca all’Accordo Stato-Regioni definire durata e contenuti minimi della formazione obbligatoria.
Per quanto riguarda l’addestramento dei lavoratori, è obbligatorio tracciare gli interventi effettuati in un apposito registro di addestramento, anche informatizzato. L’addestramento deve essere effettuato da personale esperto e sul luogo di lavoro e deve comprendere:

Le attività di formazione e l’aggiornamento periodico del preposto devono essere svolte interamente in presenza. Vanno, inoltre, ripetute con cadenza almeno biennale e comunque ogni qualvolta sia reso necessario in ragione dell’evoluzione o dell'insorgenza di nuovi rischi.

Come cambia il ruolo del preposto

Per quanto riguarda il ruolo del preposto, sono parecchie le novità introdotte. In primis, vige l’obbligo per il datore di lavoro di individuare il preposto o i preposti e provvedere alla loro formazione. Per lavori svolti in appalto o subappalto, i datori di lavoro appaltatori o subappaltatori devono indicare espressamente al datore di lavoro committente il personale che svolge la funzione di preposto.

Entrano in vigore, poi, nuovi obblighi per il preposto. Nel dettaglio, l’Art. 19, comma 1 del TUS prevede che:

Mettiamo a disposizione il modello di individuazione e incarico del preposto e l’informativa sui nuovi compiti del preposto.

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NOTE

¹ Per approfondire: decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 ottobre 2021, n. 252, coordinato con la legge di conversione 17 dicembre 2021, n. 215 

² S’intendono i lavoratori inquadrabili nella definizione contenuta all’art. 2222 codice civile. Cioè chi si obbliga a compiere, dietro un corrispettivo un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

Cosa accomuna una carrozzeria e un’azienda chimica? O l’attività metallurgica e  lo stoccaggio di cereali? Il rischio esplosione. Si tratta di un tema di grande rilievo sul fronte della sicurezza sul lavoro. Spesso, tuttavia, c’è confusione tra i termini incendio ed esplosione. Facciamo, dunque, chiarezza, approfondendo gli obblighi del datore di lavoro in questo campo e analizzando come fare una corretta valutazione del rischio esplosione.

Differenze tra incendio ed esplosione

Iniziamo dal chiarire le differenze che sussistono tra incendio ed esplosione. Il termine incendio indica un fenomeno di combustione non controllata che si svolge in uno spazio non appositamente destinato a contenerla. La combustione dipende dal cosiddetto “triangolo del fuoco”. Si tratta della combinazione di tre elementi: materiale combustibile, comburente (normalmente l’ossigeno presente nell’aria) e innesco.

Per esplosione, invece, s’intende una liberazione di energia rapida e localizzata. Questa consiste nella decomposizione esotermica di alcune sostanze (definite esplosive), generalmente in seguito ad accensione. O nella rapida espansione di un gas compresso, accompagnata da effetti acustici, termici, e meccanici.

Gli obblighi del datore di lavoro

L’articolo 289 del D.Lgs. 81/2008 affronta la questione degli obblighi del datore di lavoro per prevenire il rischio esplosione. Si afferma che il datore di lavoro adotta le misure tecniche e organizzative adeguate alla natura dell’attività. Ciò ai fini della prevenzione e della protezione contro le esplosioni, sulla base della valutazione dei rischi e dei principi generali di tutela. In particolare, il datore di lavoro deve prevenire la formazione di atmosfere esplosive¹. Tuttavia, se la natura dell’attività non consente di farlo, occorre:

La valutazione del rischio esplosione

Oltre agli obblighi del datore di lavoro, il D.Lgs. 81/08 tratta anche della valutazione del rischio esplosione. L’art. 290 chiarisce che il datore di lavoro valuta i rischi specifici derivanti da atmosfere esplosive. Ciò tenendo conto almeno della probabilità e della durata della presenza di atmosfere esplosive. Deve, inoltre, valutare la probabilità che le fonti di accensione, comprese le scariche elettrostatiche, siano presenti e diventino attive ed efficaci. Il datore di lavoro deve tenere a mente, inoltre, le caratteristiche dell’impianto, le sostanze utilizzate, i processi e le loro possibili interazioni. Un altro parametro da non dimenticare è l’entità degli effetti prevedibili. Nella valutazione del rischio esplosione vanno considerati anche i luoghi che sono o che possono essere in collegamento, tramite aperture, con quelli in cui possono formarsi atmosfere esplosive.

Documento sulla protezione contro le esplosioni

Documento sulla protezione contro le esplosioni

Tra i compiti del datore di lavoro, per quanto riguarda il rischio esplosione, c’è anche l’elaborazione e l’aggiornamento del Documento sulla protezione contro le esplosioni. Il DPCE deve precisare, tra l’altro, che:

Il Documento sulla protezione contro le esplosioni è parte integrante del documento di valutazione dei rischi (DVR). Deve essere compilato prima dell’inizio dell’attività. E bisogna aggiornarlo qualora luoghi di lavoro, attrezzature o l’organizzazione del lavoro subiscano modifiche, ampliamenti o trasformazioni rilevanti.

Leggi anche: Manutenzione in azienda: strumenti per la sicurezza sul lavoro

Le direttive ATEX: riferimento normativo

La sicurezza nei luoghi di lavoro con pericolo di esplosione è regolamentata, a livello europeo, da due direttive comunemente denominate ATEX. L’acronimo sta per Atmosphères Explosibles. Si tratta del riferimento normativo per la valutazione del rischio esplosione.

La classificazione dei prodotti e delle aree

Sul fronte della classificazione dei prodotti², vengono individuati due macro gruppi (I e II) con varie sottocategorie. Nella classificazione delle aree con rischio esplosione, invece, per quanto riguarda la presenza di gas, si divide in zona:

Per la classificazione delle aree, si fa riferimento a criteri come la quantità e la posizione delle sorgenti di emissione dei gas e la disponibilità della ventilazione. Anche nella classificazione delle zone con polveri combustibili vengono individuate tre aree (Zona 20, Zona 21, Zona 22) sulla base di criteri analoghi.

Leggi anche: Spazi confinati: valutare il rischio per prevenirlo

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NOTE

¹ Per “atmosfera esplosiva” s’intende una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta (D.Lgs. 81/08, art. 288).

² Per approfondire: direttiva 2014/34/UE.

In ogni azienda, come previsto dal Testo Unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, devono essere presenti alcune figure il cui compito è quello di dare attuazione alle direttive di legge in materia di sicurezza sul lavoro. Ciascuna di esse è responsabile di fronte alla legge di differenti compiti organizzativi o di controllo, per assolvere correttamente i quali deve essere in possesso di competenze e informazioni. Per questo per ciascuno di loro  è prevista una formazione obbligatoria specifica.

In questo articolo, vi presentiamo queste figure:
• Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP)
• Rappresentante lavoratori sicurezza (RLS)
Preposto

RSPP: Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione

Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) è una figura prevista dal D.Lgs. 81/2008. Il suo compito è quello di organizzare e gestire tutto il sistema afferente alla  e protezione e prevenzione. Per questo deve possedere capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro. Il ruolo di RSPP può essere svolto da una figura interna o esterna all’azienda nominata dal datore di lavoro, oppure anche da quest’ultimo (previa un’obbligatoria formazione), in determinati tipi di aziende:
• artigiane e industriali fino a 30 addetti;
• agricole e zootecniche fino a10 addetti;
• del settore pesca fino a 20 addetti;
• altre aziende fino a 200 addetti.

RLS: Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è un’altra figura presente in tutte le aziende. I suoi compiti sono consultivo e di controllo sull’applicazione delle misure di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Non ha nessun potere decisionale sulle azioni da intraprendere nonostante debba essere consultato il molte questioni "cruciali" (formazione, valutazione dei rischi). È presente alle verifiche delle autorità competenti ed è sua responsabilità segnalare loro eventuali falle nel sistema di protezione e prevenzione. Anch’egli deve ricevere un’idonea formazione al fine di avere gli strumenti necessari a ricoprire il proprio ruolo.

Preposti

Il preposto sia esso di fatto o di diritto è la figura che deve vigilare sull’attività dei lavoratori per garantire che sia svolta nel rispetto delle misure di salute e sicurezza definite dal datore di lavoro. È responsabile giuridicamente in caso di incidente causato da una prassi scorretta di cui egli era a conoscenza e che egli avrebbe dovuto impedire. Anch’egli deve ricevere un’adeguata formazione per contribuire alla prevenzione dei rischi in azienda. Il mancato assolvimento di quest’obbligo formativo espone al rischio di sanzioni.

Nell’ambito della nostra attività di formazione per lavoratori, da anni svolgiamo corsi rivolti specificamente ai diversi ruoli della sicurezza aziendale. Offriamo inoltre il servizio di RSPP esterno. Per maggiori informazioni visita la sezione dedicata del nostro sito oppure contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

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