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Il nuovo anno si aprirà con una grande novità in casa e_labo. Parte a gennaio un nuovo corso di mindfulness rivolto ai privati, realizzato in collaborazione con la psicologa Sabrina Tamiozzo. Perché, ti starai forse chiedendo, una realtà come la nostra si occupa di questi argomenti? In realtà, temi come la mindfulness e il benessere organizzativo non sono slegati dalla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Sono, anzi devono essere, complementari.
Del resto, la salute mentale è fondamentale tanto quanto la sicurezza fisica, quando si parla di lavoro. Ed è una sfida che non si vince operando solo entro i confini aziendali: abbraccia (sempre più) anche la sfera privata, specie dopo la pandemia di Covid-19. Lo testimoniano i dati di una ricerca di BVA Doxa per Mindwork¹. L’85% dei lavoratori italiani considera il proprio benessere psicologico generale correlato al benessere sul lavoro e viceversa, sottolineando così l’impatto diretto dei pensieri sulla performance aziendale. Inoltre, come evidenziato dall’Headway 2023 - Mental Health Index², i problemi di salute mentale sono la seconda malattia non trasmissibile disabilitante dopo i disturbi muscoloscheletrici.
Il tema, insomma, è di attualità. Per questo, abbiamo deciso di organizzare un corso di mindfulness in 10 tappe rivolto ai privati, al via il prossimo gennaio.

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Fiore di loto: il nuovo corso di mindfulness di e_labo

Un nome che vale più di mille altre parole. Abbiamo scelto di chiamare il nostro nuovo corso di mindfulness Fiore di Loto. Questa pianta acquatica è da sempre associata al benessere e alla rinascita. In ciò, rispecchia perfettamente l’obiettivo di questa novità e_labo: illustrare ai partecipanti come migliorare la qualità della propria vita attraverso pratiche meditative.
Nell’odierna società multitasking in cui la quotidianità è dominata dalla frenesia, il nostro pensiero è raramente focalizzato sul presente, ma, piuttosto, rivolto al passato e all’incertezza del futuro. Ci troviamo spesso ad affrontare convulsamente molteplici attività contemporaneamente, senza la possibilità di concentrarci adeguatamente su ciascuna di esse. Questo modo di agire porta automaticamente all’accumulo progressivo di pensieri sul presente, compresi quelli che pensavamo di aver risolto o archiviato. Questi, crescendo in proporzione, finiscono per generare malumore, ansia e stress.
Il percorso Fiore di Loto, attraverso la mindfulness, tende una mano ai partecipanti, aiutandoli a raggiungere la consapevolezza dei pensieri. Non per eliminarli, ma per riuscire a gestirli. La conseguenza sarà il miglioramento di vari aspetti della quotidianità come le relazioni interpersonali, ma anche:

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10 passi per raggiungere una nuova consapevolezza

In un precedente articolo abbiamo già approfondito il concetto di mindfulness e quanto sia una pratica importante per il benessere lavorativo.
Proprio la mindfulness, ovvero la ricerca della consapevolezza, sarà il fulcro del nostro nuovo percorso che si svilupperà in 10 tappe, ciascuna della durata di circa un’ora e mezza, che si terranno presso la nostra sede di Arzignano (VI) il mercoledì sera, dalle 19.30 alle 21.00. Ogni incontro prevede momenti di spiegazione teorica seguiti dalla pratica della meditazione mindfulness. Fondamentale sarà anche il momento conclusivo di ciascun appuntamento, dedicato alla condivisione delle proprie emozioni. D’altronde, esternare è un passo importante per consolidare il percorso di crescita.
Per i partecipanti è consigliabile vestirsi comodi e portare con sé un tappetino da yoga. Il corso completo costa 170 euro più Iva. Nel prezzo è compreso il libro Un Angelo tra i libri: viaggio alla scoperta della Mindfulness scritto da Sabrina Tamiozzo che, assieme al nostro Andrea Fracasso, farà da guida in questo nuovo corso di mindfulness a Vicenza.

Consulta la locandina dell'evento.
Vuoi ricevere maggiori informazioni o riservare il tuo posto per il primo corso di mindfulness in partenza? Scrivici per saperne di più.

NOTE

¹ Per approfondire: Il benessere psicologico delle lavoratrici e dei lavoratori, BVA Doxa per Mindwork, 2021
² Per saperne di più: Headway 2023 - Mental Health Index

Continue urgenze, vere o presunte. Scarsa programmazione. Lavoro altalenante e disuniforme. Sono solo alcuni dei fattori che rendono difficile reggere la pressione sul lungo periodo negli ambienti di lavoro. Se il tutto, poi, è condito da una pandemia, la situazione non migliora e, anzi, rischia di peggiorare. Con tutto quel che ne consegue. Conviene, dunque, riflettere su un tema di rilievo spesso sottovalutato: il benessere mentale dei lavoratori. Ma di cosa si tratta esattamente? Lo scopriamo in questo articolo, approfondendo le insidie che minacciano l’equilibrio mentale in ambito professionale.

Benessere mentale: di cosa si tratta?

L’Organizzazione mondiale della sanità identifica il benessere mentale come parte integrante della salute dell’individuo. Sono incluse dimensioni psichiche, fisiche e sociali: tre aspetti che operano sinergicamente tra loro. Si deve, insomma, parlare non solo di benessere fisico ma anche di salute psichica.
È importante prestare la giusta attenzione al tema. Proprio il (mancato) benessere psicologico risulta, infatti, essere tra le cause principali che portano le persone a lasciare un posto di lavoro. E sono sempre di più a farlo. Una questione attuale che si lega al fenomeno della cosiddetta great resignation. Con la pandemia, molti hanno avuto l’occasione di interrogarsi e riflettere sulla propria vita, il proprio lavoro e il livello di benessere percepito. E questa nuova consapevolezza, in molti casi, ha portato a un elevato numero di dimissioni dal posto di lavoro. Quanti? Tra aprile e maggio 2021, il numero di dimissioni in Italia è cresciuto dell’85% rispetto all’anno precedente¹. Allargando lo sguardo ai primi nove mesi del 2021, un rapporto Area Studi Legacoop-Prometeia parla di un +31% sul 2020 di dimissioni volontarie. In totale, oltre 1,3 milioni di persone hanno scelto di lasciare volontariamente il proprio lavoro nel nostro Paese.

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Il luogo di lavoro, tra sicurezza psicologica e positività tossica

L’ambiente di lavoro si dimostra un luogo ancora poco adatto per esprimere il proprio malessere emotivo. È quanto emerge da una recente ricerca di BVA Doxa per Mindwork². Metà dei professionisti interpellati non si sente libera di dichiarare il proprio malessere. Il problema è che 3 lavoratori italiani su 4 sperimentano quotidianamente ansia e stress³. Molte aziende promuovono azioni dirette per aumentare il benessere dei propri lavoratori. Di norma si punta, però, su flessibilità e benefit economici. Sono ancora poche le iniziative volte a sostenere il benessere psicologico dei singoli.
Di fatto, dunque, la salute psicologica fatica a essere normalizzata nel contesto aziendale, nonostante da più parti sia avvertita e indicata come una necessità urgente. Si parla, in questo caso, di mancanza di sicurezza psicologica, ovvero quel senso di tranquillità nell’esprimere preoccupazioni, idee e difficoltà senza il timore di essere ignorati o giudicati. La situazione non migliora se ci si mette pure la positività tossica. Si tratta di una condizione che porta a ostentare ottimismo e benessere mentale a tutti i costi, anche quando le emozioni provate sono opposte. Frasi come “Andrà tutto bene”, “Vedrai che passa” non fanno altro che rafforzare la tendenza a mostrarsi sempre positivi, non lasciando spazio alle emozioni reali. Una finzione che sul lavoro, prima o poi, presenta il conto.

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Malessere sul lavoro: cause ed effetti

Quali sono, quindi, comportamenti e atteggiamenti in grado di favorire condizioni di malessere? Malgrado non sia possibile fare un inventario preciso di fattori che concorrono a generare stress, sono stati individuati alcuni stimoli che contribuiscono ad accrescerlo. Tra questi:

Anche una comunicazione inadeguata ha il suo peso. L’assenza o scarsa chiarezza nella definizione di obiettivi, responsabilità e ruoli minano l’autostima decisionale.

Come promuovere un ambiente professionale più sano

Tutelare il benessere mentale dei lavoratori diventa essenziale. Anche perché questi ultimi sono alla continua ricerca di:

Le persone desiderano ambienti che si prendano cura delle loro esigenze e che promuovano un clima positivo al loro interno. Nel dettaglio, 9 lavoratori italiani su 10, per BVA Doxa-Mindwork, vogliono che la loro azienda si occupi attivamente del benessere psicologico dei dipendenti. Il report 2021 della società di consulenza Mercer⁴ evidenzia che i datori di lavoro che dimostrano di interessarsi hanno il vantaggio di creare una forza lavoro più resiliente e leale.
Non solo un dovere, ma anche un’opportunità e un investimento per il management. Favorire una cultura organizzativa a misura di persona, che permetta di sentirsi al sicuro anche dal punto di vista del benessere mentale, porta notevoli vantaggi a un’impresa. Si contrasta il rischio dimissioni, si riduce l’assenteismo, si fa squadra.

NOTE

¹ Fonte: ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

² Per approfondire: ricerca BVA Doxa per Mindwork.

³ Secondo l’Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004, lo stress è "una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale”.  Può interessare potenzialmente ogni luogo di lavoro e ogni lavoratore. In Italia, il vigente quadro normativo, costituito dal d.lgs. 81/2008 e s.m.i., obbliga i datori di lavoro a valutare e gestire il rischio stress lavoro-correlato al pari di tutti gli altri rischi, in recepimento dei contenuti dell’Accordo europeo.

Health on demand, Mercer.

Non si vede, ma si fa sentire. Parliamo della mindfulness. Ce ne siamo già occupati in un precedente articolo. Torniamo sull’argomento perché la tematica si sta rivelando sempre più importante e decisiva a livello professionale. Anche a causa dell’incertezza e dei turbamenti che la pandemia ha portato con sé.

Mindfulness, i benefici in azienda

Cercando la parola mindfulness su un comune dizionario d’inglese si trova, come definizione: attenzione, cosciente, consapevolezza. Si tratta, in effetti, di un insieme di pratiche che indirizzano la mente verso il qui e ora. Di norma, infatti, facci caso, tendiamo a pensare al passato o al futuro. Qui, invece, il focus è sul momento che si sta vivendo. Potremmo definirlo un modo per essere presenti, in tutti i sensi. Jon Kabat-Zinn, tra i pionieri della concezione moderna della mindfulness, descrive la mindfulness come “il prestare attenzione al momento presente con intenzione e in modo non giudicante”.
La mindfulness non è un’invenzione recente. È una pratica antica, che affonda le sue radici nella tradizione buddista indiana. Sul lavoro, è un valido elemento prezioso. Non aiuta, infatti, solo a focalizzarsi sul qui e ora. Migliora la memoria e la concentrazione. Abbassa, inoltre, il rischio di stress lavoro-correlato e aiuta a contrastare lo stress da pandemia. E aiuta a diminuire la possibilità che si verifichino degli incidenti.

Perché parlare di mindfulness sul lavoro

Parlare di mindfulness è, dunque, molto importante in azienda. Molti infortuni sul lavoro accadono, infatti, perché non siamo presenti in quel che stiamo facendo. Lo stesso vale durante il tragitto che ci porta sul luogo di lavoro. Magari abbiamo inserito, come si suol dire, il “pilota automatico”. È ciò che succede quando facciamo una cosa a cui siamo abituati. La facciamo senza pensarci. Questo, in alcuni casi, può essere molto pericoloso: pensiamo, per esempio, all’uso di macchinari pesanti o alle attività di manutenzione. Cercare di concentrarsi e fare attenzione al momento presente staccando questo pilota automatico ci mette in condizione di evitare errori e di essere maggiormente pronti a un pericolo imminente. Promuovere la mindfulness in azienda, dunque, non solo migliora il benessere personale e il clima lavorativo. Vuol dire anche contribuire a ridurre la possibilità che si verifichino incidenti e infortuni.

Intelligenza emotiva e mindfulness

Fermarci, concentrarci e osservare il presente ci aiuta, inoltre, a focalizzarci sulle nostre emozioni. Queste hanno un forte impatto sul clima organizzativo (e anche sui risultati) di un’azienda. Qui entra in gioco l’intelligenza emotiva. Ovvero la capacità di riconoscere le emozioni proprie e degli altri in modo da guidare nel modo migliore i propri comportamenti. In ambito lavorativo, l’intelligenza emotiva si lega alla mindfulness in quanto aiuta a saper:

Sia l’intelligenza emotiva sia la mindfulness, in pratica, aiutano a creare un ambiente di lavoro favorevole, migliorando anche la produttività.

Mindfulness sul lavoro: ecco come fare

Nel nostro articolo precedente sul tema ti abbiamo già presentato la tecnica dello S.T.O.P.:

Non è, tuttavia, l’unico modo per praticare la mindfulness sul luogo di lavoro. Un’altra soluzione possibile è il cosiddetto grounding. Si tratta di una tecnica di rilassamento che coniuga respirazione e immaginazione. Il tutto per sentirsi “radicati”, cioè in un contatto più diretto con il nostro corpo, traendo energia da questa consapevolezza.
Un’ulteriore tecnica che possiamo adottare è quella di esercitare i cinque sensi per descrivere cose a cui solitamente non si fa caso. Come il sapore del caffè o la luce che crea giochi d’ombra inaspettati sulla parete dell’ufficio o sulla scrivania. In questo modo torneremo a concentrarci sul qui e ora. Presenti, appunto, in tutti i sensi.

Foto: Freepik

Torniamo a occuparci di Covid-19. Questa volta per parlare di una conseguenza del virus forse meno evidente delle altre. Si stanno, infatti, moltiplicando i casi di stress da pandemia.  E a risentirne può essere anche la sfera professionale. Diventa, quindi, importante per i lavoratori e per i datori di lavoro saper riconoscere i segnali di questa sindrome per gestirla al meglio. 

Stress da pandemia: che cos’è?

Tra i nuovi termini che il Covid-19 ha aggiunto al nostro vocabolario c’è “coronaphobia”. Si tratta di un’eccessiva risposta innescata dalla paura di contrarre il virus, ma anche dall’incertezza a livello personale e lavorativo. Si manifesta a livello psicologico con ansia, disturbi del sonno, fino allo stress post-traumatico nei casi più gravi.

C’è, poi, la pandemic fatigue (stanchezza pandemica). È un mix di demotivazione e fatica nel seguire i comportamenti protettivi necessari per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Come evidenzia l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è “una risposta prevedibile e naturale a uno stato di crisi prolungata della salute pubblica”. La gravità e la dimensione della pandemia hanno richiesto misure invasive. Queste hanno avuto un impatto senza precedenti nel quotidiano della collettività. Compreso chi non è stato direttamente toccato dal virus.
Si deve fare in conti con un panorama diverso dal recente passato. E l’ “ambientamento” non sempre è facile. L’Agenzia italiana del farmaco segnala, per esempio, un aumento del ricorso a farmaci ansiolitici (+12% nel 2020), anche a causa della pandemia. 

Conseguenze (e opportunità) sul lavoro

Poiché non siamo fatti a compartimenti stagni, se c’è un malessere nel privato, questo finisce inevitabilmente per ripercuotersi anche sulla sfera professionale. Aumentando, per esempio, le assenze e creando possibili criticità sul fronte della sicurezza.
C’è, tuttavia, anche il rovescio della medaglia. Il posto di lavoro, infatti, anche in tempi di Covid-19, è un luogo naturale di aggregazione. E i gruppi di lavoro possono influenzare positivamente i comportamenti dei singoli. Inoltre, si possono sviluppare spontanee azioni di contenimento dei disagi individuali da cui possono derivare rabbia e frustrazione.
Il contributo imprenditoriale, in questo senso, è essenziale: non solo dal punto di vista di rispetto delle norme, come quelle sul fronte della privacy. Anche come guida e sostegno emotivo e culturale. Si tratta, in primo luogo, di riconoscere lo stress da pandemia e di adottare le opportune misure per prevenirlo e contrastarlo. Fondamentale, da questo punto di vista, è il coinvolgimento attivo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), oltre che dei lavoratori stessi. Anche di quelli che lavorano da casa, come vediamo più sotto.

Cosa fare in azienda

Vediamo ora alcune importanti azioni da intraprendere in azienda per prevenire e gestire al meglio situazioni di stress da pandemia stress sul luogo di lavoro:

È opportuno, infine, non dimenticare di fare esercizio fisico. Studi, infatti, dimostrano che i benefici e gli effetti terapeutici sui sintomi depressivi e ansiosi sono notevoli.

Home working: quando lo stress “gioca in casa”

Per ridurre lo stress da pandemia è bene, dunque, promuovere una politica del benessere psicologico. Vale per chi lavora in azienda, vale per chi lo fa da casa. Il ricorso all’home working e allo smart working è sensibilmente aumentato dall’avvento del SARS-CoV-2. Accanto a indubbi benefici e varie opportunità, vi sono anche alcuni svantaggi o, perlomeno, criticità da monitorare. Lavorando da casa, lo stress lavoro-correlato può aumentare.

Stress lavoro-correlato: servono nuove linee guida?

Il maggior ricorso all’home working ha cambiato molto lo scenario lavorativo nell’ultimo anno. E il lavoro da remoto, secondo le previsioni, rimarrà (almeno parzialmente) anche a pandemia finita. In questa nuova cornice, per alcuni, sarebbe necessario ripensare il modo di valutare i rischi sul luogo di lavoro. In particolare quelli legato allo stress lavoro-correlato. E rivedere le Linee Metodologiche dell’INAIL in materia, “aggiungendo” le fattispecie imposte dal Covid-19.

Riprendendo quanto accennato nel paragrafo precedente, andrebbero di certo considerati alcuni potenziali fattori di stress legati all’home working. Si parla, per esempio, di “Zoom fatigue”, ovvero la stanchezza da videoconferenze. Le riunioni virtuali sono aumentate, di numero e di durata, e spesso si passa dall’una all’altra senza soluzione di continuità. Varie ricerche dimostrano che le serie continue di meeting riducono la capacità di concentrazione e possono rappresentare una fonte di stress. 

Attraverso i nostri corsi di formazione,
insegniamo alle persone a prendersi cura di sé e degli altri sul luogo di lavoro.
A volte basta davvero poco.
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Ti sei mai accorto di lavorare o fare qualsiasi altra cosa senza essere veramente attento a ciò che stai compiendo? Ti sei mai sentito sopraffatto dalle cose da fare senza riuscire a pensare a quello che stai facendo? Vivi un momento particolarmente stressante a causa dell’ansia per il futuro? (Una condizione più frequente in questo periodo a causa delle incertezze create dalla pandemia e dall’impatto dello smart working).
Se è così, potrebbe esserti utile la pratica della “mindfulness”. Questa parola inglese significa “consapevolezza” e indica una metodologia meditativa che negli ultimi anni si è sviluppata anche in ambito aziendale. In questo post vedremo insieme di che cosa si tratta e come può aiutare a migliorare il rendimento dei lavoratori e creare un clima più positivo e produttivo e combattere lo stress.

Cos’è la mindfulness

L’idea della mindfulness risale a oltre 2500 anni fa e affonda le sue radici nella tradizione buddista indiana. Deriva dal concetto di “Sati”, che si può tradurre con “attenzione consapevole”. Tale parola rimanda, inoltre, al verbo “sarati”, che significa ricordare. In particolare, ricordarsi dei propri pensieri e comportamenti e delle loro conseguenze sulle persone. 

La concezione moderna della mindfulness nasce negli anni ‘70 con Jon Kabat Zinn, fondatore dell’uso clinico moderno di questo metodo. Egli la definisce come “il processo di prestare attenzione intenzionalmente allo scorrere dell’esperienza nel presente, momento dopo momento”. 

La mindfulness, in sintesi, è uno stato mentale verso il momento che si sta vivendo. Bisogna però fare attenzione a non confonderla con altre pratiche. La mindfulness, per esempio:

I benefici della mindfulness in azienda

La mindfulness, praticata attraverso esercizi concreti, oltre a far focalizzare sul momento presente, aiuta a migliorare la memoria, la concentrazione e la collaborazione. Stimola anche il pensiero creativo, aumenta l’autostima e migliora la qualità del sonno. La mindfulness viene usata a volte nel trattamento di stati psicopatologici, ma sempre più spesso viene introdotta nelle aziende per migliorare le performance ed il clima lavorativo. Ad esempio per:

Come praticarla

In pratica, come si può usare la mindfulness sul posto di lavoro? Un esercizio che tutti possiamo mettere in atto senza muoverci dalla nostra postazione e nel tempo di una pausa caffè è quello cosiddetto dello “S.T.O.P.”. Un acronimo inglese che riunisce le quattro indicazioni per entrare in contatto con il momento presente.

Imparare ad utilizzare correttamente metodi come questo è un aiuto a superare i momenti in cui disperdiamo l’attenzione perdendo di vista il qui ed ora. Attraverso dei percorsi di formazione esperienziale condivisa tenuti da esperti è possibile aiutare i team aziendali a sfruttare al meglio i benefici della mindfulness sul lavoro.

Siamo a disposizione per darti maggiori informazioni e proporre un’attività formativa su misura per la vostra azienda. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

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Il contributo aggiuntivo Fondimpresa è uno strumento pensato per dare alle piccole e medie imprese maggiori possibilità di utilizzare il proprio Conto Formazione, le cui risorse sono proporzionali al numero dei dipendenti.
Con l’Avviso 2/2019 Fondimpresa ha stanziato un contributo aggiuntivo di 20 milioni di euro per la realizzazione di piani formativi aziendali o interaziendali rivolti ai lavoratori delle PMI aderenti.
Fondimpresa è un fondo interprofessionale, ovvero un organismo di natura associativa (di cui abbiamo parlato in un precedente post) il cui scopo è quello di rendere accessibili alle aziende attività di formazione dirette ai lavoratori. 

Progetti finanziabili con il contributo aggiuntivo Fondimpresa

Tramite il contributo aggiuntivo Fondimpresa sono finanziabili i corsi di formazione di qualsiasi tipo. Da questi è, però, esclusa la formazione obbligatoria. Ogni piano dovrà prevedere la presenza di almeno 5 allievi in formazione per almeno 12 ore.

Il contributo aggiuntivo Fondimpresa finanzia piani formativi sia aziendali sia interaziendali. Anche su ambiti multi regionali. Tra gli altri, è possibile presentare progetti che prevedono corsi su:

Come procedere

Per poter accedere al contributo aggiuntivo Fondimpresa è necessario essere iscritti a questo fondo interprofessionale e possedere le credenziali. Si tratta di una procedura complessa, che possiamo portare a termine per vostro conto, dietro delega. Per ulteriori informazioni contattaci.

La presentazione delle domande per usufruire di Fondimpresa sarà consentita dalle ore 9:00 del 17 febbraio 2020 fino alle ore 13:00 del 20 aprile 2020 (click day). I fondi saranno assegnati fino ad esaurimento. L’attivazione del piano formativo deve partire dal 17 gennaio 2020.

Importi previsti

Il contributo aggiuntivo Fondimpresa è concesso ai piani aziendali o interaziendali presentati sul “Conto Formazione” per un importo compreso tra 1.500 e 10.000 euro per azienda, nel rispetto dell’intensità massima consentita in base al regime di aiuti applicato e sulla base del maturando iniziale dell’anno in corso su tutte le matricole del Conto Formazione aziendale.

Informazioni sul contributo aggiuntivo Fondimpresa

Il contributo aggiuntivo Fondimpresa non prevede in nessun caso l’utilizzo dei voucher formativi. Inoltre, è richiesta alle PMI interessate la presenza di un saldo attivo sul proprio Conto Formazione, risultante dalla somma degli importi effettivamente disponibili su tutte le matricole INPS per cui l’azienda ha aderito al Fondo (somma degli importi della voce “Disponibile” su tutte le matricole del conto aziendale).

Le aziende devono aver maturato sul proprio Conto Formazione un accantonamento medio annuo, al lordo degli eventuali utilizzi per piani formativi, non superiore a euro 10.000,00

Dal contributo aggiuntivo Fondimpresa è esclusa anche l’attività formativa organizzata per conformare le imprese alla normativa nazionale obbligatoria in materie sicurezza sul lavoro

Possono beneficiare di tale contributo esclusivamente le PMI in possesso dei requisiti dell’Avviso che:

Tempistiche del piano formativo

Le attività formative dovranno essere avviate entro 30 giorni dalla notifica di autorizzazione.

Qualora l’azienda abbia necessità di realizzare con urgenza le azioni formative del Piano, può avviare le attività sotto la propria responsabilità anche subito dopo la presentazione del

piano tramite l’apposita funzionalità “Avvio anticipato”. In tal caso, l’azienda dichiara di essere consapevole che, in caso di esito negativo dell’istruttoria, nulla potrà richiedere a Fondimpresa a titolo di finanziamento del Piano stesso.

Fondimpresa provvede all’annullamento del Piano, le cui spese restano interamente a carico dell’Azienda titolare, nel caso in cui non siano pervenute le integrazioni richieste entro i termini previsti e per scadenza dei 180 giorni di durata massima del piano senza azioni formative svolte e valide.

Il contributo aggiuntivo Fondimpresa sarà concedibile in “regime de minimis” o in 651/2014, al netto di eventuali importi afferenti al maturando impegnato a preventivo e non rendicontabili in quanto non maturati a consuntivo, nel rispetto dei tempi massimi al fine della rendicontazione del piano.

Contattaci per accedere al contributo aggiuntivo Fondimpresa. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

Foto di 3D Animation Production Company da Pixabay

Quando pensiamo ai rischi che corrono i lavoratori, le prime cose che vengono in mente sono l’utilizzo di macchinari o i carichi sospesi, gli impianti in tensione o le sostanze chimiche. Insomma: rischi legati ai reparti produttivi delle aziende. Non si pensa invece che anche gli uffici sono ambienti di lavoro che presentano dei rischi. Che come tali devono essere presi in considerazione al fine di adottare le opportune contromisure. Oggi parliamo del documento di valutazione del rischio negli uffici

DVR: il documento fondamentale

Abbiamo già visto che il DVR è il documento fondamentale nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro. I titolari, com’è noto, sono tenuti ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare “l’integrità fisica e la personalità morale” dei lavoratori. A questo fine il primo passo è la valutazione dei rischi a cui essi sono sottoposti e l’elaborazione del DVR entro 90 giorni dall’inizio dell’attività. (Il documento poi sarà da aggiornare in determinate circostanze). Come valutare il rischio negli uffici?

La valutazione del rischio negli uffici

I fattori di rischio per gli impiegati sono legati in particolare a prassi scorrette (ad esempio la postura) o a un utilizzo non conforme delle apparecchiature (come il computer o le stampanti). Il datore di lavoro, una volta analizzato le fonti di rischio negli uffici, ha l’obbligo di informare i lavoratori sulle modalità corrette di lavoro e verificare che le disposizioni in materia di salute e sicurezza siano rispettate.

Esempi di fattori di rischio negli uffici

Tra gli elementi da valutare durante la redazione di un DVR per gli uffici ci sono per esempio:
 
- disturbi muscolo-scheletrici causati da posture scorrette, movimenti ripetitivi, o movimentazione manuale dei carichi;
- affaticamento visivo (o astenopia): un disturbo che colpisce in particolar modo chi trascorre molte ore al giorno davanti allo schermo di un computer;
- esposizione a sostanze chimiche (es. polvere di toner);
- stress, che è favorito soprattutto dalle modalità organizzative del lavoro e dalla gestione della comunciazione interna;
- radiazioni non ionizzanti (campi magnetici);
- scivolamenti o cadute;
- elettrocuzione o incendio;

Applicativo OiRA (Online Interactive Risk Assessment)

Nel 2010, l’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro (Eu-Osha) ha realizzato un software di valutazione interattiva dei rischi dedicato all’individuazione delle appropriate misure di prevenzione e protezione per le attività svolte negli uffici chiamato OiRA (Online Interactive Risk Assessment). Questo servizio gratuito permette di farsi un’idea dei fattori di rischio collegati all’attività lavorativa nella propria azienda e di individuare possibili contromisure.

Siamo a disposizione per affiancare le aziende nella redazione del documento di valutazione del rischio a partire dall’analisi iniziale fino all’assunzione dell’incarico di RSPP e alla formazione delle altre figure previste dalla legge. Per ulteriori informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

Uno strumento online per misurare il livello di stress sul posto di lavoro. Lo mette a disposizione Inail, che ha recentemente aggiornato la propria piattaforma web attraverso la quale le aziende possono svolgere una valutazione del rischio di stress lavoro-correlato basandosi su una metodologia scientificamente valida.

Stress lavoro-correlato

Lo stress è una condizione dovuta al non sentirsi in grado di rispondere alle aspettative che altri ripongono in noi stessi ed è accompagnato da disturbi di natura fisica, psicologica e sociale. Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza di come esso abbia un impatto enorme sia sulla salute che sull’efficienza produttiva degli individui.

Obbligo di prevenzione

Per i datori di lavoro sussiste l'obbligo di valutare questa fonte di rischio (D. Lgs. 81/2008). La verifica va effettuata ogni due anni. In caso di livelli  significativi le aziende devono inoltre promuovere interventi che favoriscano il benessere del lavoratore attraverso l'ottimizzazione della struttura organizzativa.

Meno stress più performance

In quest'ottica, il processo di valutazione del rischio stress si inserisce nell'ambito della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma rappresenta anche una grande opportunità di crescita e di sviluppo aziendale. L'incremento del welfare organizzativo infatti è associato al miglioramento delle performance aziendali.

Il metodo Inail

La metodologia di valutazione proposta da Inail si compone di quattro fasi:

Un percorso sistematico che permette al datore di lavoro di valutare e gestire il rischio stress lavoro-correlato ai sensi Testo unico in maniera integrata.

Come accedere

Registrandosi alla piattaforma di applicativi online dell’Istituto, le aziende possono effettuare la valutazione del rischio utilizzando gli strumenti a disposizione. Oltre a nuovi sistemi di calcolo e presentazione dei risultati, la nuova piattaforma si arricchisce di numerose risorse documentali.

Siamo a vostra disposizione per offrirvi consulenza nella valutazione del rischio stress, supportandovi anche per un corretto uso del portale Inail. Vi  assistiamo anche nella realizzazione degli interventi necessari a contrastarlo e prevenirlo. Per qualsiasi informazione ecco i nostri contatti.

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