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Il magazzino è un reparto centrale in azienda. Lo abbiamo già sottolineato in un precedente articolo. La sua corretta gestione è, dunque, di vitale importanza. Come pure la verifica delle scaffalature. Sapevi che quelle leggere, tra cui le scaffalature da magazzino, non sono considerate attrezzature di lavoro? Fanno parte dell’arredo dell’azienda e sono da controllare periodicamente per evitare possibili criticità. Ecco tutto quel che c’è da sapere.

La verifica delle scaffalature è un obbligo 

Le scaffalature presenti nel magazzino di un’azienda con il tempo possono usurarsi. Ogni giorno, del resto, sono messe a dura prova dal peso della merce. Vanno, inoltre, considerati il picking (il prelievo parziale di materiali) e lo stoccaggio tramite carrelli elevatori. Ecco perché la manutenzione periodica e la verifica delle scaffalature assumono grande rilievo. Questo per controllare lo “stato di salute” degli arredi e per salvaguardare la salute e la sicurezza del personale. Una deformazione degli elementi verticali dovuta a urti accidentali con forche può, per esempio, modificare la sezione del montante. Si crea, così, un’anomala distribuzione dei pesi sullo scaffale, con il rischio di superamento del limite di portata e di cedimenti.

La verifica delle scaffalature non è solo una buona prassi: è un obbligo stabilito dalla legge. Ne parlano, tra gli altri:

Le principali fonti di pericolo per le scaffalature

Sono molteplici le fonti di pericolo per le scaffalature. In primis, una progettazione inadeguata della struttura. Anche il sovraccarico e la corrosione delle strutture possono, però, contribuire a possibili cedimenti degli arredi. Da considerare è anche il tema manutenzione. Sostituzioni non tempestive, ricambi non adeguati, verifiche e controlli insufficienti possono rappresentare potenziali fonti di rischio per la sicurezza dei lavoratori.
La verifica delle scaffalature è, dunque, un’azione di prevenzione. Consente di ridurre al minimo rischi e danni a persone e strutture, assicurando un funzionamento più sicuro del magazzino. Una sfida che passa anche attraverso la corretta formazione del personale.

Verifica scaffalature: ogni quanto va fatta?

La norma UNI EN 15635 stabilisce che l’utilizzatore del magazzino debba far verificare le scaffalature durante l’arco di vita delle stesse. Tale operazione, condotta da personale qualificato e indipendente, va fatta a intervalli non superiori a un anno.
Al termine della verifica delle scaffalature, viene rilasciata un’apposita relazione con osservazioni e azioni da intraprendere per ridurre al minimo i rischi. Nel resoconto viene riportata la valutazione e la classificazione dei danni suddivisa in 3 livelli: 

La relazione costituisce la prova della regolare verifica e corretta manutenzione delle scaffalature. Deve essere conservata dall’azienda ed esibita in caso di ispezioni da parte dell’autorità competente.

Come si controllano le scaffalature 

Nel dettaglio, la verifica delle scaffalature viene fatta da personale qualificato con un controllo visivo delle strutture. Si identificano le non conformità riconducibili a danni dei vari elementi, ma anche eventuali problemi e difetti di progettazione. Vengono, inoltre, effettuati rilievi come quello delle tolleranze di montaggio, di verticalità delle strutture e degli spazi di manovra. Si verificano, ancora, la presenza e la correttezza delle tabelle di portata.
Come abbiamo visto, le non conformità sono classificate secondo livelli di danno e di rischio. Perché siano efficaci, la verifica e la manutenzione delle scaffalature devono essere, dunque, periodiche. Non a caso, la norma UNI EN 15635 specifica che va redatto un piano di ispezioni periodiche. Inoltre, l’utilizzatore deve nominare il PRSES. Sarà quest’ultimo a stabilire, tra l’altro, la frequenza delle operazioni di controllo in base alle condizioni operative.

PRSES: chi è costui?

PRSES sta per Person responsible for storage equipment safety. Tradotto: è il responsabile della sicurezza dell’attrezzatura di immagazzinaggio. Insomma, una figura chiave all’interno del sistema azienda, al pari del RSPP e del preposto. Il suo compito è verificare che le attrezzature siano in buone condizioni e che i metodi di lavoro degli operatori siano sicuri. Deve, inoltre, garantire che le ispezioni dei sistemi di stoccaggio avvengano a intervalli regolari e mantenere un registro delle stesse. Una figura, quindi, di grande rilievo. Anche perché una buona (e sicura) gestione del magazzino ha buone conseguenze sul business. E, perché sia buona ed efficiente, non si può improvvisare. 

Hai bisogno di supporto? Contattaci.
Siamo a disposizione per un primo sopralluogo gratuito nel tuo magazzino.

Anche se non lo sappiamo, ogni giorno ciascuno di noi potrebbe venire a contatto con sostanze pericolose per la salute. Sostanze chimiche potenzialmente dannose infatti sono ancora largamente impiegate in molti prodotti. Dalle colle alle vernici ai prodotti di pulizia, fino a fotocopiatrici e stampanti. Fra i più frequenti inquinanti interni al di sopra dei limiti ci sono: formaldeide, benzene e terpeni.

L’esposizione a sostanze pericolose

Le sostanze pericolose sono liquidi, gas o solidi che mettono a repentaglio la salute o la sicurezza dei lavoratori. I lavoratori esposti ad agenti chimici o biologici sul posto di lavoro sono milioni. Nel 2015, il 17% dei lavoratori dell’UE ha riferito di venire a contatto con sostanze chimiche per almeno un quarto del proprio tempo lavorativo. Una percentuale praticamente invariata rispetto al 2000.

Valutazione del rischio da sostanze pericolose

Al fine di proteggere i lavoratori dalle sostanze pericolose, il primo passo è effettuare una valutazione dei rischi. Successivamente, è necessario attuare le misure volte a rimuovere o ridurre i rischi nei limiti del possibile. Infine, occorre monitorare regolarmente la situazione nonché valutare l’efficacia delle azioni intraprese. Per saperne di più, EU-OSHA mette a disposizione diversi strumenti consultabili on line.

Gerarchia della prevenzione

La legislazione europea (della quale fa parte anche il regolamento REACH) relativa alla tutela dei lavoratori stabilisce una gerarchia di misure che i datori di lavoro devono intraprendere al fine di controllare il rischio rappresentato dalle sostanze pericolose per i lavoratori.

  1. Eliminare l’uso delle sostanze pericolose modificando il processo in cui vengono utilizzate.
  2. Se l’eliminazione di una sostanza non è possibile, sostituirla con una meno pericolosa.
  3. Se non è possibile sostituire una sostanza:
    1. controllare le emissioni alla fonte (sistema chiuso o impianti di ventilazione;
    2. ridurre il numero di lavoratori esposti, la durata e l’intensità dell’esposizione.
  4. Dotare i lavoratori di adeguati dispositivi di prevenzione individuale (DPI).
  5. Valutare attentamente le modalità di stoccaggio e le incompatibilità tra prodotti.

Limiti di esposizione professionale

Per una serie di sostanze pericolose, l’UE e gli Stati membri hanno fissato limiti di esposizione professionale (OEL)  che devono essere rispettati. Tali valori possono essere vincolanti (devono essere rispettati) o indicativi (nel senso che esplicitano l’obiettivo da raggiungere). Gli OEL sono stabiliti anche nelle direttive europee in materia di sicurezza sul lavoro.

Siamo a disposizione per un sopralluogo gratuito in tutte le aziende preliminare alla valutazione del rischio chimico. E in generale, per verificare l’esposione a sostanze pericolose e stabilire misure di prevenzione in linea con la normativa. Per ulteriori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

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