logo elabo bianco 20 anni

Priorità (e obbligo) per qualsiasi impresa responsabile, il primo soccorso aziendale rappresenta un pilastro fondamentale per garantire un ambiente di lavoro sicuro. Un sistema di intervento immediato che, in caso di emergenza, consente di aiutare una o più persone in difficoltà, vittime di potenziali traumi fisici, psicologici o di malori improvvisi. Vediamo, nel dettaglio, cosa s’intende per primo soccorso aziendale e quali sono i 10 elementi principali da sapere in materia.

1. Che cos’è il primo soccorso 

Con “primo soccorso” s’intende l’insieme di interventi, manovre e azioni eseguiti sulla vittima di un incidente o di un malore nell'immediatezza dell'accaduto, in attesa dell'arrivo del personale sanitario. Il primo soccorso in azienda è finalizzato a contrastare tempestivamente l’emergenza sanitaria sul posto di lavoro.
L’Italia, come molte altre nazioni, ha riconosciuto l’importanza di promuovere un ambiente di lavoro sicuro attraverso norme e leggi specifiche. Una questione che risulta sempre più integrata nel sistema organizzativo aziendale grazie al Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il complesso di norme definisce in modo preciso i ruoli e le funzioni di ciascun attore nell’organizzazione e nella gestione del primo soccorso.
Secondo la normativa, il datore di lavoro è obbligato a formare il piano di emergenza nominando gli addetti al primo soccorso aziendale. Tali figure, a fronte di un corso (tra quelli obbligatori di sicurezza sul lavoro), avranno il compito di intervenire e assistere l’infortunato attraverso azioni standardizzate.

LEGGI ANCHE: Quali sono i corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro?

2. Addetti al primo soccorso aziendale: quali sono i compiti?

Dalla conoscenza dei rischi specifici dell’attività svolta alla verifica della sicurezza degli ambienti di lavoro: sono diverse le mansioni e i compiti che la normativa attribuisce all'addetto al primo soccorso aziendale.
Spicca la capacità di comunicare con gli organi preposti alle gestione delle emergenze, così da fornire tutte le informazioni necessarie per analizzare e valutare la gravità dell’emergenza. Per tale ragione, l’addetto al primo soccorso deve:

3. Da chi sono nominati gli addetti al primo soccorso

Come accennato, al datore di lavoro spetta la nomina degli addetti al primo soccorso. Si tratta di figure obbligatorie per tutte le attività che hanno almeno un dipendente, un socio lavoratore o un collaboratore. La designazione richiede la consultazione del RLS.
Il D.Lgs. 81/2008, tuttavia, non fornisce regole specifiche per definire il numero di addetti. Spetta sempre al datore, in funzione della valutazione del rischio, scegliere il numero di lavoratori deputati al primo soccorso aziendale, i quali dovranno garantire la copertura continua durante gli orari di lavoro. Per organizzare una distribuzione uniforme degli addetti nei diversi reparti o edifici, va quindi tenuto conto di eventuali turni o assenze per ferie o malattia.

LEGGI ANCHE: RSPP, RLS, Preposti: ruoli e responsabilità della sicurezza

4. Chi può svolgere il ruolo di addetto al primo soccorso

Il datore di lavoro nomina addetti al primo soccorso quelle figure che, per caratteristiche fisiche e psicologiche,  ritiene più idonee a ricoprire un ruolo così precipuo. Occorre, inoltre, tenere conto della loro presenza in azienda. Nominare, infatti, un lavoratore che, per esigenze lavorative, si allontana spesso dai locali dell’azienda risulterebbe inutile.
Le figure designate dal datore di lavoro non possono rifiutare l’incarico di addetto al primo soccorso,  se non per giustificate ragioni. Infine, è doveroso sottolineare che, a partire dal 2015, il datore stesso può assumere l’incarico di addetto al primo soccorso aziendale. Ciò vale anche per le imprese che contano più di 5 dipendenti.

5. Classificazione delle aziende per il primo soccorso

La capacità di rispondere rapidamente ed efficacemente a situazioni di emergenza è essenziale per tutelare la salute e, talvolta, la vita dei lavoratori. Per attuare questi interventi in modo tempestivo, tuttavia, è necessario ricevere un’adeguata formazione, la cui durata varia a seconda del tipo di azienda.
I corsi di primo soccorso sono strutturati secondo la classificazione delle aziende presente nel Decreto Ministeriale n.388 del 15 luglio 2003. Secondo tale regolamento rientrano nel gruppo A:

Nel gruppo B, invece, si trovano le aziende con almeno tre lavoratori che non fanno parte della categoria A. Nel gruppo C, invece, rientrano le imprese con meno di tre lavoratori che non fanno parte della categoria A.

6. Quanto dura il corso di primo soccorso

Obbligatori affinché un lavoratore sia considerato idoneo al ruolo di addetto al primo soccorso aziendale, i corsi di formazione dedicati hanno una durata variabile a seconda della classificazione delle aziende.
Tenuti esclusivamente da personale medico qualificato, si dividono in tre moduli (due teorici e uno pratico) per un totale di 16 ore per le aziende del gruppo A e 12 ore per le aziende classificate nei gruppi B e C.
Il D.M. 388/03, inoltre, prevede l’obbligo di aggiornamento della formazione ogni tre anni. La durata è di almeno 6 ore per le aziende appartenenti al gruppo A e di almeno 4 ore per quelle dei gruppi B e C.

Scopri i nostri corsi di formazione e aggiornamento per addetti al primo soccorso e consulta le prossime date in calendario 

7. Responsabilità e sanzioni

Gli addetti al primo soccorso in azienda sono esenti da responsabilità penali nell'adempimento dei propri compiti, a eccezione delle ipotesi di omissione di soccorso o di abuso di professione. Queste responsabilità sono in capo a chiunque si trovi di fronte a persone in difficoltà, a prescindere dal ruolo di addetto al primo soccorso.
Per il mancato adempimento agli obblighi normativi, anche il datore può andare incontro a sanzioni. Nello specifico, in caso di omessa nomina delle figure addette al primo soccorso aziendale può rischiare l’arresto da 2 a 4 mesi o una sanzione tra i 750 e i 4.000 euro.

8. Dotazioni dell’addetto al primo soccorso

Il D.Lgs. 81/2008 definisce e regola la presenza e l'utilizzo delle attrezzature di primo soccorso necessarie nel caso in cui si verifichi un incidente che richieda cure e medicazioni. Si tratta di una dotazione obbligatoria sempre e per tutte le aziende, che varia in relazione al numero di lavoratori e allentità dei rischi. Nello specifico, si possono distinguere:

A garantire la presenza di tali presidi in azienda è il datore di lavoro, che deve posizionarli secondo criteri ben precisi, così da renderli facilmente reperibili in caso di situazioni d’emergenza.

LEGGI ANCHE: Adempimenti sicurezza sul lavoro: check list per una nuova azienda

9. Il DAE in azienda

Ogni anno, in Italia, secondo gli ultimi dati, sono 60 mila gli arresti cardiaci (400 mila in Europa). Un evento che può colpire chiunque, quasi sempre senza preavviso e senza una storia clinica di cardiopatie. Sapere cosa fare in questi casi è fondamentale.
Proprio per migliorare l’assistenza all’arresto cardiaco, negli anni, sono stati adottati diversi programmi e iniziative: dall’addestramento del personale di primo soccorso aziendale alla diffusione di defibrillatori semiautomatici esterni in azienda. In base al Testo Unico sulla sicurezza, il DAE non è obbligatorio per le aziende, ma rappresenta comunque una grande opportunità, come spiegato in un precedente articolo. Il Decreto Ministeriale del 18 Marzo 2011 determina, invece, criteri e modalità di diffusione dei defibrillatori. Al suo interno, le strutture industriali vengono indicate tra le aree per il posizionamento di un DAE.

10. S.O.S: come comportarsi

In situazioni di emergenza sanitaria vi sono accorgimenti e procedure che devono essere intraprese per gestire al meglio l’emergenza. È, quindi, fondamentale valutare le condizioni vitali dell’infortunato, mantenere la calma e agire tempestivamente allertando i soccorsi. Esistono, in parallelo, azioni che vanno assolutamente evitate. Tra queste, non bisogna:

NOTE

¹ Il contenuto della cassetta di primo soccorso e del pacchetto di medicazione è previsto nel D.M. 388/03. Il contenuto minimo della cassetta di pronto soccorso può essere integrato sulla base dei rischi specifici presenti nel luogo di lavoro.

Vuoi saperne di più?
Contattaci per richiedere maggiori informazioni sulle attività formative in materia di primo soccorso aziendale, anche presso la tua sede.

La sicurezza sul lavoro, lo si ripete spesso, è qualcosa che si costruisce nel tempo, mattone su mattone. Ma anche, a ben vedere, mattoncino dopo mattoncino. Sì, parliamo proprio di Lego. Tutti noi, almeno una volta, ci siamo cimentati con i celebri mattoncini assemblabili dell’azienda danese, costruendo città e astronavi o replicando monumenti storici. Con i Lego si può davvero dare libero sfogo alla creatività, costruendo tutto ciò che l’immaginazione è in grado di inventare, a ogni età. Non tutti sanno, però, che i mattoncini colorati possono essere un prezioso alleato per plasmare la cultura della sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro. Come? Attraverso il metodo Lego Serious Play (LSP). Originariamente, questa metodologia era stata sviluppata per stimolare la creatività e la comunicazione all’interno dei diversi team aziendali. Oggi esistono dei veri e propri corsi Lego Serious Play per le figure preposte alla sicurezza sul lavoro. Scopriamo di più.

Lego Serious Play: un asso nella manica

La metodologia Lego Serious Play¹ è stata sviluppata all’inizio degli anni 2000 grazie alla collaborazione tra Lego Group e la business school IMD di Losanna. Questo approccio innovativo è stato progettato per potenziare l’innovazione e le prestazioni aziendali. Lego Serious Play vuole favorire l’apprendimento per affrontare sfide complesse nei contesti aziendali. Sfruttando i mattoncini colorati come strumento metaforico per l’espressione e la discussione, si ottiene una facilitazione e un’accelerazione dei processi decisionali.
Con Lego Serious Play, inoltre, l’apprendimento diventa più chiaro e concreto, consentendo una migliore comprensione dei concetti. Viene messa al centro la costruzione manuale di modelli tridimensionali che rappresentano il tema in questione, che può riguardare strategie e relazioni aziendali, relazioni o, appunto, la sicurezza sul luogo di lavoro.

LEGGI ANCHE: Organizzazione e gestione delle risorse umane: migliorare per crescere

I 4 pilastri del corso Lego Serious Play

Attraverso l’utilizzo dei mattoncini Lego e i modelli creati con essi, i partecipanti ai corsi Lego Serious Play hanno l’opportunità di esprimere concetti e idee che spesso sono difficili da comunicare verbalmente. I Lego hanno la caratteristica unica di far emergere problemi e stimolare la ricerca di soluzioni. Le potenzialità dei mattoncini colorati, nell’ambito educativo, seguono il principio di “pensare con le mani” di Maria Montessori. Questo approccio è applicabile sia ai bambini sia agli adulti, poiché consente di affrontare una varietà di dinamiche attraverso un metodo che migliora la consapevolezza e la comprensione della comunicazione.
La struttura di un corso Lego Serious Play si basa su quattro fasi principali.

Questo ciclo di quattro fasi viene ripetuto più volte durante il corso, insieme ad altre attività, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati.

LEGGI ANCHE: Mindfulness e lavoro: un connubio vincente

A chi si rivolge il metodo Lego Serious Play applicato alla SSL

Il corso Lego Serious Play applicato alla sicurezza sul lavoro disegna, dunque, una formazione “esperienziale” e partecipata. Si parte dall’approccio standard illustrato in precedenza, ma ogni corso viene progettato in base alle esigenze specifiche dell’azienda e del gruppo di partecipanti. È anche qui che risiede buona parte della sua efficacia.
I temi affrontati possono essere molteplici e la metodologia si applica a un’ampia varietà di situazioni negli ambiti della salute e della sicurezza sul lavoro. Da una gestione efficace dei near miss a come ottenere un DVR più efficace. Da una comunicazione più efficace alla gestione delle emergenze. Per la sua natura, Lego Serious Play è valido per l’aggiornamento delle varie figure preposte alla salute e alla sicurezza sul lavoro (datore di lavoro, dirigenti, preposti, RLS, RSPP/ASPP). È un’eccellente occasione, tuttavia, anche per formatori e facilitatori, aziendali e indipendenti.

Come funziona il corso Lego Serious Play

A guidare le sessioni di Lego Serious Play è un facilitatore, in possesso di apposita certificazione LSP necessaria per poter erogare il corso.
Dopo un’introduzione alla metodologia, vengono poste ai partecipanti delle domande specifiche che, nel nostro caso, hanno come tema portante la sicurezza sul lavoro. In risposta a ciascun quesito, i partecipanti creano una costruzione con mattoncini Lego che rappresenta la loro prospettiva sul tema. Una volta completata la costruzione, ciascuno spiega il significato della sua creazione e condivide il proprio punto di vista. Queste sessioni proseguono con una serie di domande che affrontano vari aspetti dell’attività di sicurezza sul lavoro, consentendo a ciascun partecipante di esprimere le sue opinioni e contribuire al processo di crescita dell’azienda. Da costruire mattone dopo mattone. Anzi, mattoncino dopo mattoncino.

NOTE

¹ Scopri di più: Lego Serious Play

Non esiste sicurezza senza formazione, soprattutto quando si parla di lavoro. Prevenzione è la parola d’ordine. Il rischio d’infortuni sul lavoro non potrà mai essere portato allo zero. Tuttavia, una formazione continua e aggiornata consente di ridurre al minimo questo rischio. In tal senso, l’esperienza ci insegna che la cultura della prevenzione e, appunto, un’adeguata formazione fanno la differenza. A tal proposito, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro afferma che il datore di lavoro deve assicurare che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza. I corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro offrono ai dipendenti quelle conoscenze e abilità necessarie per prevenire incidenti e infortuni. Garantiscono, inoltre, che l’azienda rispetta le leggi sulla sicurezza sul lavoro. Insomma, mai come in questo caso, obbligo fa rima con opportunità.

Formazione generale e specifica

I corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro si dividono in due moduli. Il primo è più generico e dura 4 ore. Propone una formazione generale sulla normativa di riferimento, sui concetti di rischio, danno, prevenzione e protezione. Prevede anche approfondimenti sull’organizzazione della prevenzione aziendale e su diritti, doveri (e sanzioni) per i vari soggetti coinvolti.
Il secondo modulo è più specifico e la sua durata varia dalle 4 alle 12 ore. Questo in relazione al rischio dell’attività lavorativa (basso, medio, alto), basata sul codice ATECO¹, e sulla mansione del lavoratore. I due moduli sono fruibili in parte anche in modalità e-learning: in particolare, la formazione generale e quella specifica a rischio basso.

LEGGI ANCHE: Formazione generale sulla sicurezza: un obbligo ma non solo

I corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro

La formazione generale e quella specifica costituiscono le fondamenta su cui poi va costruita la “casa della formazione”. Andranno, cioè, aggiunti i corsi specifici previsti da norme e accordi. È il caso, per esempio, della formazione obbligatoria per gli addetti ai lavori elettrici, per la gestione e preparazione del trasporto su strada di merci pericolose o, ancora, per chi opera in spazi confinati. Vediamo, a questo punto, quali sono i corsi sulla sicurezza obbligatori.

Primo soccorso

Come previsto dal D.Lgs 81/08, il datore di lavoro è tenuto a designare una o più figure che ricoprano il ruolo di addetti al primo soccorso. Il corso fornisce le competenze di base sulle modalità per l’attivazione del sistema di soccorso e l’attuazione delle manovre di primo soccorso. Si divide in 3 moduli, di durata e approfondimento differente in base al gruppo aziendale di appartenenza: Modulo A 16 ore, Modulo B e C 12 ore. Per tutti i livelli, l’aggiornamento deve essere fatto ogni 3 anni.

Prevenzione incendi

I corsi antincendio sono obbligatori per tutte quelle attività con almeno un dipendente o collaboratore. Il datore di lavoro deve designare uno o più lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze. I contenuti della formazione e la relativa durata dei corsi differiscono a seconda del livello di rischio: 4 ore per il livello 1 (rischio basso), 8 per il livello 2 (rischio medio), 16 per il livello 3 (rischio alto). Per tutti, l’aggiornamento è quinquennale, in attuazione del DM 2 settembre 2021.

LEGGI ANCHE: Formazione antincendio, novità da ottobre

Corsi sicurezza obbligatori per RSPP e RLS

La sicurezza in azienda prende forma e viene garantita da apposite figure chiave. Due di queste sono il Responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP) e il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Anche loro, per la delicata natura del ruolo e per le importanti responsabilità, sono tenuti a una formazione obbligatoria.

Corso Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP)

Il Responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP) è colui che, attraverso le opportune conoscenze, garantisce la sicurezza sul luogo di lavoro. Questo incarico può essere ricoperto dal datore di lavoro o da una figura, interna o esterna, da lui nominata. Il corso di formazione obbligatorio ha una durata per il datore di lavoro tra le 16 e le 48 ore, in base al livello di rischio presente in azienda. Per una figura interna o esterna il corso RSPP si sviluppa nel modulo A-B-C che può essere superiore alle 100 ore. Va rinnovato ogni 5 anni.

Corso Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)

Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) è la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quel che concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro. Servono conoscenze specifiche per sviluppare e affinare quelle abilità diagnostiche decisionali e relazionali/comunicative necessarie per un’ottimale gestione del ruolo. Ecco spiegato perché il corso dura 32 ore e ha validità solo annuale.
Il RLS non vigila sull’applicazione delle misure di sicurezza: questo è, invece, il compito del Preposto, la cui formazione è resa obbligatoria dal decreto legge n. 146/2021 (decreto fiscale) coordinato con la legge di conversione n. 215/2021.

LEGGI ANCHE: RSPP, RLS, preposti: ruoli e responsabilità della sicurezza

Quando deve avvenire la formazione obbligatoria di sicurezza?

La formazione obbligatoria dei lavoratori deve essere erogata in momenti specifici. Il primo è all’inizio del rapporto di lavoro. Il nuovo dipendente deve compiere la formazione base di sicurezza sul lavoro (generale+specifica) entro i 60 giorni successivi all’assunzione. Una nuova informazione, formazione e addestramento dovranno essere eseguiti in caso di cambio mansione o reparto. Va, inoltre, prevista una formazione qualora si registri l’arrivo di nuove macchine, nuove tecnologie o nuove sostanze pericolose. La formazione obbligatoria deve sempre avvenire nel corso dell’orario lavorativo. Compito del datore di lavoro è organizzare questi corsi e garantire la partecipazione dei dipendenti.

LEGGI ANCHE: Le scadenze della sicurezza

Il corso non viene garantito? Occhio alle sanzioni

L’articolo 55 del D.Lgs 81/08 stabilisce quali sono le sanzioni in caso di mancato rispetto della normativa in merito alla formazione dei lavoratori in tema di sicurezza.

Ancora, se al RLS non viene consentito di partecipare alla formazione obbligatoria, le sanzioni prevedono l’arresto da 2 a 4 mesi oppure ammenda variabile tra i 2.740 € e i 7mila euro.

Consulta il nostro calendario
e scopri i prossimi corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro in partenza.

NOTE:

¹ Per saperne di più: Classificazione delle attività economiche ATECO

Salute e sicurezza sul lavoro a 360°, da tutti i punti di vista. È la nostra sfida quotidiana, da quasi vent’anni. Ogni giorno ci impegniamo per dare risposte puntuali alle esigenze di lavoratori e imprese, studiando, restando aggiornati, facendo gioco di squadra. Da questo punto di vista, abbiamo avviato di recente una collaborazione con Shop Sicurezza, realtà vicentina specializzata nel settore DPI e sicurezza.

Perché Shop Sicurezza: Dpi ma non solo

Come anticipato, fare squadra è fondamentale. Specie quando si parla di formazione e sicurezza sul lavoro. Discorso che vale in seno all’azienda, partecipando al “sistema sicurezza”. Ma anche tra realtà diverse ma unite da un medesimo macro obiettivo. Ovvero contribuire a migliorare:

È questa medesima visione, al di là della vicinanza geografica, ad aver posto le basi della collaborazione con Shop Sicurezza. La realtà di Zermeghedo opera da cinquant’anni in ambito antinfortunistica, Dpi e sicurezza. Produttore e rivenditore, si rivolge a vari settori: dall’industria pesante alla ristorazione. Allargando, però, lo sguardo. «L’idea – spiega Martina Pieropan di Shop Sicurezza – è offrire uno spazio specializzato per offrire un servizio a 360° per i lavoratori e le aziende. Un luogo in cui non solo trovare i migliori prodotti per la protezione individuale, personalizzati a seconda delle esigenze. Ma anche un luogo di consulenza, dove essere guidati nella scelta da professionisti esperti. E dove essere aggiornati grazie a continui corsi di formazione». In tal senso, ecco che lo showroom di Shop Sicurezza si apre ai formatori e_labo per ospitare alcuni dei nostri corsi sulla sicurezza proposti.

Lavorare in sinergia per un obiettivo comune

Primo soccorso, antincendio, ma anche corsi mirati per dirigenti, preposti, RLS e RSPP. Sono solo alcune delle proposte formative erogate in collaborazione con Shop Sicurezza. Non si tratta di un mero do ut des. «Oggi, sempre di più, le aziende chiedono un servizio a 360° – spiega Andrea Fracasso, consulente HSE e formatore qualificato di e_labo –. Per questo, avere un partner in grado di fornire ciò che noi rileviamo a livello di valutazione dei rischi è estremamente vantaggioso». Due realtà, insomma, che si muovono in sinergia, completandosi a vicenda. Si parte, infatti, dalla valutazione dei rischi per arrivare alla parte più pratica, legata all’antinfortunistica e alla segnaletica di sicurezza. «Avere a disposizione tutti i Dpi esposti è motivo d’interesse per i partecipanti ai corsi, che possono toccare con mano tutte le caratteristiche dei prodotti» evidenzia Pieropan. L’obiettivo comune è quindi quello di unire più professionalità, in modo da offrire un servizio completo al cliente.

Consulta il nostro calendario corsi
per non perdere le prossime occasioni di formazione ospitate da Shop Sicurezza

Novità in materia di valutazione del rischio. In particolare, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dall’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale Europea la direttiva (UE) 2022/431¹ che rimette ulteriormente mano alla 2004/37/CE. L’atto normativo modifica alcuni valori limite di diverse sostanze pericolose come piombo e nichel. Vengono, inoltre, introdotte le sostanze tossiche per la riproduzione nel campo d’applicazione della direttiva. Facciamo il punto sulle principali indicazioni e novità introdotte.

LEGGI ANCHE: Scenari di esposizione e valutazione del rischio chimico 

Focus sulle sostanze tossiche per la riproduzione

Una delle novità sta già nel titolo della direttiva (UE) 2022/431. Accanto agli agenti cancerogeni e mutageni, vengono infatti introdotte le sostanze tossiche per la riproduzione. Si tratta di composti o miscele che corrispondono ai criteri di classificazione come sostanze tossiche per la riproduzione di categoria 1A o 1B del regolamento (CE) n. 1272/2008. Questi agenti sono ritenuti responsabili di effetti nocivi sulla funzione sessuale e sulla fertilità di uomini e donne. Viene fatta una distinzione tra:

Proseguendo nell’analisi delle novità, tra gli agenti chimici sottoposti a modifica dalla nuova direttiva (UE) 2022/431 troviamo il benzene. Parallelamente, vengono aggiunte diverse sostanze tossiche per la riproduzione, ponendo, dove presente, un valore limite di esposizione. Tra queste: composti del nichel, mercurio, bisfenolo A e monossido di carbonio.

LEGGI ANCHE: Idrogeno solforoso: un nemico insidioso (ma non invincibile)

Da qui al 2024: come verrà recepita in Italia la direttiva (UE) 2022/431

La direttiva (UE) 2022/431 è in vigore dallo scorso 5 aprile. Gli Stati membri, tra cui l’Italia, hanno due anni di tempo, fino al 5 aprile 2024, per recepire l’atto normativo. Da questo punto di vista, è opportuna una considerazione. Nel panorama normativo italiano, infatti, la valutazione del rischio per lavoratori esposti a sostanze tossiche per la riproduzione ricade nel Capo I del Titolo IX del D. Lgs. 81 del 2008. Diversamente dagli agenti cancerogeni e mutageni, che ricadono nel Capo II dello stesso Titolo IX.
A oggi non è chiaro come verrà recepita la direttiva (UE) 2022/431 nel nostro Paese. Potrebbe essere accorpata interamente nel Capo II del Titolo IX, assieme alle sostanze cancerogene e mutagene, oppure rimanere nel Capo I. Per capire quale sarà l’impatto in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è necessario, dunque, attendere il recepimento nazionale, previsto, appunto, nell’arco del prossimo biennio.

LEGGI ANCHE: Spazi confinati: valutare il rischio per prevenirlo

Cosa devono fare le aziende

In attesa di capire come verrà recepita in Italia la nuova direttiva (UE) 2022/431, il tema offre già ora lo spunto per un approfondimento. Nello specifico, circa le azioni che aziende e datori di lavoro devono mettere in pratica.
Da questo punto di vista, va sottolineato che la logica prevenzionistica per i lavoratori esposti a sostanze tossiche per la riproduzione segue quella già presente per gli agenti cancerogeni e mutageni. Le nuove condizioni previste dalla direttiva (UE) 2022/431, per quanto tecnicamente possibile, devono includere:

Scopri il nostro corso
per rappresentante lavoratori sicurezza (RLS)

Formazione, mappatura dei prodotti e SDS aggiornate

C’è dell’altro. E ci riguarda da vicino. È, infatti, necessario che i lavoratori ricevano una formazione adeguata e sufficiente. Ciò per capire se sono o possono essere esposti ad agenti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione. Al fine di fare chiarezza sull’uso e sui rischi connessi alla manipolazione di queste sostanze, è fondamentale adottare misure per aiutare dipendenti e datori di lavoro a riconoscerle.

Per valutare la gestione, consigliamo di iniziare a mappare i prodotti utilizzati in azienda. Questo al fine di individuare quelli che contengono sostanze presenti nell’allegato III della direttiva (UE) 2022/431. E attenzione alle SDS: ricordiamo, infatti, che, i nuovi limiti di esposizione devono essere riportati nelle schede di dati di sicurezza dei prodotti aziendali. Ciò in virtù del Regolamento n. 878 del 2020.

NOTE

Foto di copertina: fonte Freepik

¹ Per approfondire: Direttiva (UE) 2022/431 del Parlamento europeo e del Consiglio.

Quante scadenze deve rispettare un’azienda (e in particolare quelle di nuova apertura) in ambito salute e sicurezza? Riassumiamo qui di seguito le principali.

Valutazione e prevenzione del rischio

Le figure della sicurezza

Corsi di formazione e aggiornamento

Sorveglianza sanitaria

Estintori

Gli estintori devono essere sottoposti a una manutenzione periodica in base alla loro tipologia:

Impianti elettrici

Gli impianti elettrici vanno sottoposti a verifiche ispettive obbligatorie ogni 2 o 5 anni per ambienti rispettivamente a rischio di incendio alto od ordinario (medio – basso). Le verifiche sono da svolgersi:

Ascensori

Apparecchiature per il sollevamento e in pressione

Le attrezzature per il sollevamento (come carroponti e gru) ed in pressione (come caldaie, compressori e serbatoi) sono a loro volta sottoposte a verifiche periodiche di cui abbiamo già parlato negli articoli linkati qui sopra.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è una figura prevista in tutte le aziende. I suoi compiti sono consultivo e di controllo sull’applicazione delle norme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Non ha potere decisionale sulle azioni da intraprendere, ma deve essere consultato il molte questioni “cruciali” (formazione, valutazione dei rischi, ecc). È presente alle verifiche delle autorità competenti ed è sua responsabilità segnalare loro eventuali falle nel sistema di protezione e prevenzione.

Responsabilità dell’RLS

L’RLS ha una responsabilità nei confronti dei lavoratori e degli altri soggetti coinvolti, in merito all’esercizio delle funzioni che gli sono attribuite. Per questo motivo, è necessario che riceva un’adeguata preparazione anche sul piano tecnico (vedi la nostra sezione formazione). Il d. Lgs. n. 81/2008, in ogni caso, non prevede sanzioni amministrative o penali a carico del RLS in quanto la responsabilità decisionale in materia di salute e sicurezza dei lavoratori spetta in ultima istanza al datore di lavoro.

Nomina del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

In base alle dimensioni dell’azienda cambia la modalità di nomina dell’RLS:

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non va confuso con il preposto, il quale è incaricato (in modo esplicito o meno) dal datore di lavoro a svolgere un ruolo di sorveglianza circa il rispetto delle norme antinfortunistiche da parte dei lavoratori.

Formazione obbligatoria

L’art. 50, comma 1, del D. Lgs. 81/2008 prevede una formazione obbligatoria per il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Essa deve tenere conto sia di informazioni di carattere generale rispetto alla sicurezza nei luoghi di lavoro, sia dei rischi specifici che riguardano l'impresa in cui si svolge l'attività lavorativa. La durata minima è di 32 ore, di cui 12 ore incentrate sui rischi specifici presenti in azienda e le misure di prevenzione e protezione adottate.

Il programma del corso verte sui seguenti argomenti:

Sussiste inoltre l'obbligo di aggiornamento annuale:

Scopri il nostro corso per RLS nella sezione dedicata del nostro sito e tieniti aggiornato sui nostri prossimi corsi iscrivendoti alla newsletter o seguendo la nostra pagina Facebook. Per qualsiasi altra informazione contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

In ogni azienda, come previsto dal Testo Unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, devono essere presenti alcune figure il cui compito è quello di dare attuazione alle direttive di legge in materia di sicurezza sul lavoro. Ciascuna di esse è responsabile di fronte alla legge di differenti compiti organizzativi o di controllo, per assolvere correttamente i quali deve essere in possesso di competenze e informazioni. Per questo per ciascuno di loro  è prevista una formazione obbligatoria specifica.

In questo articolo, vi presentiamo queste figure:
• Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP)
• Rappresentante lavoratori sicurezza (RLS)
Preposto

RSPP: Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione

Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) è una figura prevista dal D.Lgs. 81/2008. Il suo compito è quello di organizzare e gestire tutto il sistema afferente alla  e protezione e prevenzione. Per questo deve possedere capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro. Il ruolo di RSPP può essere svolto da una figura interna o esterna all’azienda nominata dal datore di lavoro, oppure anche da quest’ultimo (previa un’obbligatoria formazione), in determinati tipi di aziende:
• artigiane e industriali fino a 30 addetti;
• agricole e zootecniche fino a10 addetti;
• del settore pesca fino a 20 addetti;
• altre aziende fino a 200 addetti.

RLS: Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è un’altra figura presente in tutte le aziende. I suoi compiti sono consultivo e di controllo sull’applicazione delle misure di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Non ha nessun potere decisionale sulle azioni da intraprendere nonostante debba essere consultato il molte questioni "cruciali" (formazione, valutazione dei rischi). È presente alle verifiche delle autorità competenti ed è sua responsabilità segnalare loro eventuali falle nel sistema di protezione e prevenzione. Anch’egli deve ricevere un’idonea formazione al fine di avere gli strumenti necessari a ricoprire il proprio ruolo.

Preposti

Il preposto sia esso di fatto o di diritto è la figura che deve vigilare sull’attività dei lavoratori per garantire che sia svolta nel rispetto delle misure di salute e sicurezza definite dal datore di lavoro. È responsabile giuridicamente in caso di incidente causato da una prassi scorretta di cui egli era a conoscenza e che egli avrebbe dovuto impedire. Anch’egli deve ricevere un’adeguata formazione per contribuire alla prevenzione dei rischi in azienda. Il mancato assolvimento di quest’obbligo formativo espone al rischio di sanzioni.

Nell’ambito della nostra attività di formazione per lavoratori, da anni svolgiamo corsi rivolti specificamente ai diversi ruoli della sicurezza aziendale. Offriamo inoltre il servizio di RSPP esterno. Per maggiori informazioni visita la sezione dedicata del nostro sito oppure contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

Photo: Freepik

La valutazione del rischio (DVR) è il documento fondamentale nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro, infatti, è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Il DVR è quindi lo strumento primario per assolvere a quest’obbligo.

Realizzare correttamente il Documento di Valutazione del Rischio è dunque il primo passo per il datore di lavoro per sollevarsi dalle conseguenze di un incidente sul lavoro. A livello legale, ma non solo. Un’azienda sicura infatti, come diciamo sempre, è anche un’azienda più efficiente e produttiva.

Le norme sulla valutazione del rischio

Una primaria fonte in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro è l’articolo 2087 del Codice Civile, entrato in vigore nel 1942. Già nel 1930, comunque, il Codice Penale aveva introdotto il reato di “Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro” (Art.  437).

La norma fondamentale in questo ambito in ogni caso è il Testo unico della Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro (D. Lgs. 81/2008 - Ex legge 626/94). Ed è proprio tale testo unico a introdurre lo strumento che è divenuto obbligatorio per tutti i datori di lavoro: il Documento di Valutazione dei Rischi.

Quali rischi deve valutare il datore di lavoro?

Il DVR come disciplinato dal Testo unico, deve prendere in considerazione ogni tipologia di rischio in cui i lavoratori di un’azienda possono incorrere. Viene redatto dal datore di lavoro e firmato da egli stesso insieme al Medico competente, al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e al Rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza (RLS).

La legge obbliga il datore di lavoro di non tralasciare alcuna fonte di possibile danno per i lavoratori. Tra queste ricordiamo: 

Nel prossimo articolo vi parleremo invece di come viene redatto il Documento di Valutazione del Rischio.

Siamo a disposizione per affiancare le aziende nella redazione del documento di valutazione del rischio a partire dall’analisi iniziale fino all’assunzione dell’incarico di RSPP e alla formazione delle altre figure previste dalla legge. Per ulteriori informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

E_LABO SRL
Via dell’Industria 48/C int.1 - 36071 Arzignano (VI)
C.F. e P.IVA IT 03093450249 | REA VI - 298371
Tel: 0444 478406 | E-mail: e-labo@e-labo.it
Created by Hassel Omnichannel
crossmenu linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram