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Il 6 aprile è stato sottoscritto il Protocollo di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro. Il documento rivede le misure dei protocolli sottoscritti nel marzo e aprile 2020. Tiene conto, inoltre, dei vari provvedimenti adottati dal Governo e di quanto emanato dal Ministero della Salute. Vediamo insieme le principali novità del protocollo di contenimento del Covid-19. Con un focus sulle attività di formazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il nuovo protocollo di contenimento del Covid-19

Mascherine in ogni ambiente di lavoro a prescindere dal distanziamento e nuovo impulso allo svolgimento della formazione anche a distanza. Il nuovo protocollo di contenimento del Covid-19 si muove tra conferme e novità. Da un lato si ribadiscono indicazioni contenute nelle precedenti versioni. Permane, per esempio, l’obbligo di controllo della temperatura corporea all’interno dei locali tramite termoscanner.
Sul fronte delle novità, invece, emerge che:

Covid-19 e formazione: cosa cambia

Dicevamo di novità anche in materia di formazione introdotte dall’aggiornamento del protocollo di contenimento del Covid-19. Approfondiamole:

  1. formazione in azienda esclusivamente per i dipendenti dell’azienda stessa;
  2. formazione interaziendale svolta in locali diversi da quelli delle aziende dei lavoratori interessati;
  3. corsi di formazione in materia di Protezione Civile;
  4. corsi di formazione individuali o che necessitano di attività di laboratorio.

Capitolo scadenza degli aggiornamenti. Viene eliminata la previsione in base alla quale il mancato completamento dell’aggiornamento professionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro non avrebbe comportato l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione. Il consiglio è di recuperare quanto prima la formazione scaduta nell’arco temporale della pandemia. Questo per evitare l’insorgenza di eventuali dubbi interpretativi e di sanare le posizioni ad oggi in sospeso.

Novità sulle trasferte

Il protocollo di contenimento del Covid-19 affronta, tra le altre, anche la questione delle trasferte in Italia e all’estero. Queste, precedentemente sospese o annullate, possono essere riattivate. Ciò previa valutazione con il medico competente e il RSPP. E tenendo conto del contesto in cui si trovano le diverse tipologie di aziende e dell’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione.

A tal proposito, una circolare del Ministero della Salute chiarisce la fattispecie delle trasferte internazionali. Fino al 30 aprile saranno valide le misure già adottate con l’Ordinanza del 30 marzo scorso per gli ingressi dai Paesi in elenco C dell’Allegato 20 del DPCM del 2 marzo scorso.

Sempre fino a fine aprile, sono vietati l’ingresso e il transito in Italia alle persone che nei 14 giorni antecedenti abbiano soggiornato o siano transitate dal Brasile.

Per quanto riguarda Austria, Regno Unito, Irlanda del Nord e Israele, si applica la disciplina prevista per gli Stati e i territori di cui al già citato elenco C integrata dalle disposizioni di cui all’ordinanza del Ministro della salute 30 marzo 2021.

Trasferte brevi per motivi di lavoro

In  caso  di  soggiorno  o  transito  nei  14  giorni antecedenti all'ingresso in Italia in uno o più Stati e territori di cui al succitato elenco C dell’allegato 20, gli ingressi/rientri sono subordinati al rispetto delle seguenti condizioni: 

Permane l’obbligo di autodichiarazione e di comunicare il proprio ingresso nel Paese al Dipartimento di Prevenzione dell’ASL competente. Così come sono confermate le fattispecie di esonero da tali obblighi previste all’art. 51 comma 7 del DPCM del 2 marzo. Tra queste vi sono anche le trasferte brevi per motivi di lavoro di durata non superiore alle 120 ore.

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individuando le modalità più idonee per tutelare la salute dei lavoratori
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Foto di: Freepik

È stata pubblicata la bozza del nuovo DPCM 12 ottobre 2020 con nuove disposizioni in materia di contenimento dell’epidemia di Coronavirus, nonché una nuova Circolare del Ministero della Salute. Inoltre, ha aggiornato le indicazioni riguardo la durata e il termine dell’isolamento e della quarantena. 

Dal punto di vista delle aziende, le numerose disposizioni che si sono susseguite, anche con il recente DL 125/2020, hanno portato diversi cambiamenti. (P.es: gestione dei sospetti casi di Covid-19, formazione, trasferte, ecc.). Il protocollo aziendale anti Covid-19 già adottato, quindi, dovrebbe essere riesaminato per evitare contrasti con la normativa in vigore. Siamo a disposizione per assistervi nella verifica ed aggiornamento del protocollo e per formare i lavoratori ad operare in sicurezza e nel rispetto delle norme. Per informazioni contattaci. 

DPCM 12 ottobre e mascherina

Il nuovo DPCM rende obbligatorio, su tutto il territorio nazionale, l’uso della mascherina nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private. (Resta, tuttavia, consigliata nel caso si sia in presenza di persone non conviventi). È, inoltre, obbligatoria, in tutti i luoghi all’aperto con l’eccezione dei casi in cui sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi. Si possono utilizzare mascherine monouso, ma anche quelle lavabili (e autoprodotte), in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera. Inoltre, è confermato l’obbligo di mantenere una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Chi è escluso dall’obbligo

Restano esclusi dall’obbligo di indossare la mascherina le seguenti categorie:

Corsi di formazione: il DPCM 12 ottobre non introduce nuove proroghe 

Il nuovo DPCM 12 ottobre, come il precedente D.L. 125/2020, non ha introdotto ulteriori proroghe alla scadenza degli attestati obbligatori connessi alla formazione per lavoratori. Resta valida quindi la precedente disposizione, introdotta dal D.L. 18/2020 “Cura Italia”, in base alla quale tutti gli atti abilitativi in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità fino al 31 ottobre 2020. Gli attestati in scadenza in una finestra successiva al 31 luglio dovranno invece essere aggiornati seguendo le normali procedure richieste dalla normativa di riferimento. 

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Raccomandazioni per le attività produttive e professionali

In merito alle attività produttive industriali e commerciali il DPCM 12 ottobre raccomanda il rispetto del protocollo per il contenimento del Covid-19 in vigore dal 24 maggio 2020, fatte salve le nuove misure introdotte. Per questo è opportuno che il protocollo aziendale interno già adottato sia verificato e aggiornato in modo da essere coerente con le norme attualmente in vigore.

Per quanto riguarda le attività professionali,  siano svolte anche mediante modalità di lavoro agile dal proprio domicilio o in modalità a distanza. Inoltre, consiglia di incentivare le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti. Viene, inoltre, raccomandato alle aziende il rispetto di protocolli anti contagio e che siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro.

Limitazione degli spostamenti da e per l’estero

Sono vietati gli spostamenti da e per Stati e territori di cui all’elenco E dell’allegato 20 del nuovo DPCM, l’ingresso e il transito nel territorio nazionale delle persone che hanno transitato o soggiornato negli stessi Stati o territori nei quattordici giorni antecedenti. Inoltre, sono proibiti gli spostamenti verso gli Stati o territori dell’elenco F sempre dell’allegato 20. Tutto questo vale con l’eccezione di alcuni casi, che vanno comprovati mediante la dichiarazione di cui all’articolo 5, comma 1, del nuovo DPCM. Alcune di queste eccezioni sono le seguenti:

Sono vietati, inoltre, l’ingresso e il transito nel territorio nazionale alle persone che hanno transitato o soggiornato negli Stati e territori di cui all’elenco F dell’allegato 20 del nuovo DPCM nei quattordici giorni antecedenti.

Inoltre, chiunque faccia ingresso in Italia (per qualunque durata) dagli Stati o dai territori esteri previsti dal nuovo DPCM, è tenuto a consegnare a chi sia deputato a effettuare controlli, una dichiarazione resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445 che consenta di verificare, tra le altre cose:

All’ingresso in Italia

Chi ha soggiornato o transitato, nei quattordici giorni precedenti, negli Stati o nei territori previsti dal nuovo DPCM, devono essere sottoposte alla sorveglianza sanitaria e all’isolamento fiduciario. A questa abitazione o dimora, inoltre, ci si deve recare esclusivamente con il mezzo privato, fatto salvo il caso di transito aeroportuale. Nel caso ciò non sia possibile, l’Autorità sanitaria competente per territorio provvede subito a informare la Protezione Civile. Questa, in coordinamento con il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, determina le modalità e il luogo dove svolgere la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario. Le spese, in questo caso, sono a carico esclusivo delle persone sottoposte alla predetta misura. Tutto questo, anche nel caso di individui asintomatici. In caso di insorgenza di sintomi da Coronavirus, i soggetti sono obbligati a segnalare la situazione all’Autorità sanitaria.

Circolare del ministero della Salute del 12 ottobre 2020

La nuova Circolare del ministero della Salute del 12 ottobre 2020 aggiorna le indicazioni riguardo la durata e il termine dell’isolamento e della quarantena. In primo luogo, rende chiara la differenza tra isolamento e quarantena in quanto il primo si riferisce a casi di documentata infezione da SARS-CoV-2. La seconda, fa riferimento alla restrizione dei movimenti di persone sane per la durata del periodo di incubazione, ma che potrebbero essere state esposte ad un agente infettivo o ad una malattia contagiosa, con l’obiettivo di monitorare l’eventuale comparsa di sintomi e identificare tempestivamente nuovi casi.

Casi positivi asintomatici

Le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività. Al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test).

Casi positivi sintomatici

Le persone sintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi. (Non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo). Accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

Casi positivi a lungo termine

Le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per SARS-CoV-2, in caso di assenza di sintomatologia (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Questo criterio potrà essere modulato dalle autorità sanitarie d’intesa con esperti clinici e microbiologi/virologi, tenendo conto dello stato immunitario delle persone interessate (nei pazienti immunodepressi il periodo di contagiosità può essere prolungato).

Contatti stretti asintomatici

I contatti stretti di casi con infezione da SARS-CoV-2 confermati e identificati dalle autorità sanitarie, devono osservare:

Nella circolare, si raccomanda, inoltre, di:

Con il Decreto legge 7 ottobre n°125/2020 il Governo ha emanato una serie di nuove disposizioni connesse allo stato di emergenza da Covid-19. In questo articolo vediamo i contenuti del DL con riferimento alle aziende e ai luoghi di lavoro. Consideriamo anche il comportamento per un lavoratore con un familiare che presenta sintomi ascrivibili al Coronavirus.

Visti i molti provvedimenti che si sono susseguiti nelle ultime settimane e mesi, siamo a disposizione per assistervi nella verifica del protocollo aziendale anti Covid-19 già adottato, per evitare contrasti con le normative più recenti e per garantire il rispetto delle misure di tutela della salute e sicurezza. Per ulteriori informazioni contattaci.

Decreto legge 7 ottobre

Prorogati al 31 ottobre i termini per le domande di cassa integrazione

Il Decreto legge 7 ottobre ha prorogato al 31 ottobre i termini per la presentazione delle domande di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga collegate all’emergenza coronavirus.

Mascherina obbligatoria al chiuso e all'aperto

Una delle norme più controverse contenute nel Decreto legge 7 ottobre riguarda l'obbligo di avere sempre la mascherina a portata di mano, da usare sempre «nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico», inclusi i mezzi di trasporto. Ma anche in tutti i luoghi all’aperto quando ci si trovi in prossimità di persone non conviventi. L'obbligo non vale se si è all'aperto in un luogo isolato con persone conviventi. La mascherina diventa obbligatoria in tutti i luoghi chiusi, tranne le abitazioni private.  Restano esclusi dagli obblighi le persone che stanno svolgendo attività sportiva, i bambini di età inferiore ai sei anni e chi ha patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e chi interagisce con loro.

Smart working semplificato

La proroga dello stato di emergenza al 31 gennaio 2021 comporta la proroga della procedura semplificata per il ricorso allo smart working contenuta Decreto legge 7 ottobre. Resta l’obbligo di rispettare i protocolli di sicurezza e di sanificazione definiti per la riapertura dei luoghi di lavoro. Resta il limite di 200 persone per andare al cinema, a teatro e ai concerti al chiuso e di mille persone per quelli all'aperto.

Formazione: no nuove proroghe

Il D.L. 125/2020, pur prorogando lo stato di emergenza, non ha introdotto proroghe alla scadenza degli attestati obbligatori connessi alla formazione per lavoratori. Resta valida quindi la precedente disposizione, introdotta dal D.L. 18/2020 “Cura Italia”, in base alla quale tutti gli atti abilitativi in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, avrebbero conservato la loro validità per 90 giorni dopo la scadenza dello stato di emergenza, che all'epoca era fissato al 31 luglio. Quindi fino al 31 ottobre 2020.
In seguito lo stato di emergenza è stato prolungato, ma non la scadenza degli attestati, dato che la possibilità di svolgere corsi di formazione per lavoratori è stata esplicitamente riammessa con il DPCM 11 giugno, pur nel rispetto di precise linee guida). Gli attestati in scadenza dopo il 31 luglio dovranno invece essere aggiornati seguendo le normali procedure richieste dalla normativa di riferimento.

Norme anti contagio confermate

Il DL 125/2020 conferma le misure di distanziamento sociale anti contagio in vigore fin dall'inizio della pandemia: distanziamento fisico di almeno un metro, divieto di assembramento, rispetto delle misure igieniche, in primis il lavaggio delle mani. Resta ovviamente l’obbligo di stare a casa con temperatura corporea oltre i 37,5°C. (Vedi più sotto cosa deve fare un lavoratore se un familiare presenta sintomi compatibili con il Covid-19)

Sanzioni previste nel Decreto legge 7 ottobre

Chi trasgredisce le regole anti-contagio avrà una multa da 400 euro a 1000 euro. Multe ben più salate per chi ha contratto il coronavirus, ma non rispetta la quarantena: previsti da una parte una sanzione penale con l’arresto da 3 a 18 mesi e dall’altra un’ammenda da 500 a 5 mila euro.

Tampone obbligatorio per chi rientra dall’estero

Anche chi arriva in Italia da Gran Bretagna, Olanda e Belgio dovrà sottoporsi al tampone obbligatorio. Finora l’obbligo del test molecolare o antigenico con il tampone è previsto per chi arriva da Croazia, Grecia, Malta, Spagna, oltre che da Parigi e altre sette regioni della Francia.

Norme regionali più restrittive

Il decreto legge 7 ottobre 2020 autorizza le regioni ad applicare solo regole più restrittive rispetto a quelle adottate dal governo. Misure ampliative solo nel rispetto dei criteri fissati dai decreti e solo d’intesa con il ministero della Salute.

Familiari con sintomi: cosa fare?

Un lavoratore può decidere di astenersi dal lavoro se un familiare presenta sintomi?

Nel caso in cui un familiare presenti sintomi da Covid-19 il lavoratore non può decidere in autonomia di presentarsi o meno al lavoro. Se un familiare presenta sintomi da Coronavirus (febbre oltre 37,5° e sintomi influenzali o respiratori come: tosse, naso che gocciola), è sempre necessario contattare per telefono il proprio Medico di medicina generale o il pediatra (nel caso di bambini sintomatici) e seguirne le indicazioni. Sarà il Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS che disporrà gli accertamenti necessari (come il tampone rino-faringeo) e/o misure restrittive (ad esempio, l’isolamento fiduciario).

Nel caso il familiare risultasse effettivamente affetto da Covid, il lavoratore non potrebbe accedere in azienda. Nel caso si attivi l’isolamento fiduciario per il lavoratore, tale periodo rientrerebbe nella tutela INPS. Al termine del periodo di quarantena, il lavoratore potrà rientrare in azienda.

Con l’arrivo dell’estate e l’innalzarsi delle temperature e con il perdurare delle misure a contrasto di un ritorno del Covid-19 è utile approfondire il tema dell’uso e della sanificazione dei condizionatori d’aria nei luoghi di lavoro. Una questione che riguarda anche il tema del microclima: a sua volta un fattore che influenza salute e benessere dei lavoratori. 

Anche se non espressamente previsto dal Protocollo COVID per gli ambienti di lavoro, la possibilità teorica di trasmissione del Coronavirus anche tramite polveri e aerosol ha portato i riflettori sul tema della qualità dell’aria. In merito quindi l’Istituto Superiore di Sanità ha emesso specifiche raccomandazioni per l’uso di condizionatori.

Condizionatori e Covid-19

È noto che il Covid-19 si diffonde attraverso il “droplet”, cioè le minuscole goccioline d'acqua, emesse dalle persone quando parlano e respirano. Goccioline infette che possono andare a posarsi anche sulle superfici, dove il virus può rimanere attivo per molte ore fino ad essere “raccolto” dalle mani di un’altra persona. Per questo tra le misure di contrasto dell’epidemia di Coronavirus ha un peso anche la sanificazione degli ambienti di lavoro

Questo tuttavia riguarda anche gli impianti di ricircolo e ricambio dell’aria. Questi sistemi infatti possono veicolare agenti patogeni insieme a polvere e condensa e/o raccoglerli nei loro filtri e vasche di raccolta. E non parliamo solo di virus come SARS-Cov-2. Avevamo già parlato ad esempio dell’importanza della sanificazione dei condizionatori in relazione all’epidemia di legionella che aveva colpito in particolare la Lombardia nel 2018. 

La qualità dell’aria negli ambienti di lavoro

La qualità dell’aria degli ambienti lavorativi, in ogni caso, è importante non solo per gli effetti del Covid o di altri patogeni. L’Istituto superiore di sanità, infatti, nel suo rapporto COVID n° 5/2020 in cui parla anche di sanificazione dei condizionatori, ricorda che questo parametro influenza in generale la salute e il benessere e la produttività dei lavoratori. 

Uno scarso ricambio d’aria favorisce, negli ambienti indoor, la trasmissione di agenti patogeni tra i lavoratori. Per questi motivi, è importante innanzitutto, ove possibile, garantire un ricircolo naturale d’aria aprendo le finestre. Possibilmente quelle affacciate su strade poco trafficate e in ogni caso non negli orari di punta del traffico.

Il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori, del tipo di attività e del tempo di permanenza negli ambienti di lavoro. Se non è possibile un sufficiente ricambio d’aria naturale, l’ingresso di aria esterna va garantito attraverso appositi impianti di ventilazione (UTA/VMA), che secondo l’ISS in questa fase andrebbero tenuti attivi 24/7.

Condizionatori accesi o finestre aperte?

Il rischio legato agli impianti di raffrescamento o riscaldamento non è legato alla funzione di ricambio d’aria, quanto a quella di ricircolo. Mentre infatti l’apporto di aria “primaria” dall’esterno è una buona norma di prevenzione, la circolazione forzata di aria in ambienti condivisi può favorire il trasporto di agenti patogeni.

La maggior parte dei condizionatori (ma lo stesso vale per i termoconvettori) fanno ricorso ad una quota di ricircolo d’aria per ragioni di risparmio energetico. L’ISS indica di disattivare la funzione di ricircolo o di rimodulare il funzionamento dell’impianto in modo da garantire il ricambio d’aria. In altre parole: tenere le finestre aperte.

Sconsigliato, infine, l’utilizzo di ventilatori a soffitto o portatili. In questa fase - afferma l’ISS - è più importante proteggere le persone dal contagio piuttosto che garantire il comfort termico. Resta il fatto che anche il caldo è un rischio potenzialmente serio per la salute che deve essere monitorato anche in relazione al nuovo contesto.

Sanificazione dei condizionatori: come fare?

Secondo l’ISS la pulizia dei filtri e delle bacinelle di raccolta della condensa degli impianti di condizionamento ed il controllo della batteria di scambio termico possono contribuire a rendere più sicuri gli edifici riducendo la trasmissione delle malattie, compreso il virus SARS-CoV-2. Va prestata particolare attenzione, quindi, alla sanificazione dei condizionatori e dei termoconvettori o fancoil. L’ISS consiglia quindi una serie di azioni per mantenere un corretto livello di qualità dell’aria.

Altre indicazioni su COVID e condizionatori

L’ISS sottolinea che nessun sistema di ventilazione può eliminare tutti i rischi. Tuttavia, se correttamente progettato e manutenuto in efficienza può sicuramente essere d’aiuto per ridurre i rischi di esposizione e contaminazione dal virus.

A questo proposito i concetti di efficienza energetica e qualità dell’aria andrebbero coniugati con i principali riferimenti dell’OMS e con quelli indicati dal Gruppo di studio “Inquinamento Indoor” dell’ISS, non sempre tenuti in considerati in fase di progettazione.

Consulenza protocollo COVID-19

Ricordiamo che con il nostro nostro servizio di consulenza COVID-19 in materia di salute e sicurezza sul lavoro forniamo supporto a tutte le attività di ogni dimensione  per:

I nostri tecnici, anche in videocall, sono a disposizione per individuare le modalità più efficienti tutelare la salute dei lavoratori e garantire l’operatività aziendale immediata in linea con le normative vigenti. Per ulteriori informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

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