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Priorità (e obbligo) per qualsiasi impresa responsabile, il primo soccorso aziendale rappresenta un pilastro fondamentale per garantire un ambiente di lavoro sicuro. Un sistema di intervento immediato che, in caso di emergenza, consente di aiutare una o più persone in difficoltà, vittime di potenziali traumi fisici, psicologici o di malori improvvisi. Vediamo, nel dettaglio, cosa s’intende per primo soccorso aziendale e quali sono i 10 elementi principali da sapere in materia.

1. Che cos’è il primo soccorso 

Con “primo soccorso” s’intende l’insieme di interventi, manovre e azioni eseguiti sulla vittima di un incidente o di un malore nell'immediatezza dell'accaduto, in attesa dell'arrivo del personale sanitario. Il primo soccorso in azienda è finalizzato a contrastare tempestivamente l’emergenza sanitaria sul posto di lavoro.
L’Italia, come molte altre nazioni, ha riconosciuto l’importanza di promuovere un ambiente di lavoro sicuro attraverso norme e leggi specifiche. Una questione che risulta sempre più integrata nel sistema organizzativo aziendale grazie al Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il complesso di norme definisce in modo preciso i ruoli e le funzioni di ciascun attore nell’organizzazione e nella gestione del primo soccorso.
Secondo la normativa, il datore di lavoro è obbligato a formare il piano di emergenza nominando gli addetti al primo soccorso aziendale. Tali figure, a fronte di un corso (tra quelli obbligatori di sicurezza sul lavoro), avranno il compito di intervenire e assistere l’infortunato attraverso azioni standardizzate.

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2. Addetti al primo soccorso aziendale: quali sono i compiti?

Dalla conoscenza dei rischi specifici dell’attività svolta alla verifica della sicurezza degli ambienti di lavoro: sono diverse le mansioni e i compiti che la normativa attribuisce all'addetto al primo soccorso aziendale.
Spicca la capacità di comunicare con gli organi preposti alle gestione delle emergenze, così da fornire tutte le informazioni necessarie per analizzare e valutare la gravità dell’emergenza. Per tale ragione, l’addetto al primo soccorso deve:

3. Da chi sono nominati gli addetti al primo soccorso

Come accennato, al datore di lavoro spetta la nomina degli addetti al primo soccorso. Si tratta di figure obbligatorie per tutte le attività che hanno almeno un dipendente, un socio lavoratore o un collaboratore. La designazione richiede la consultazione del RLS.
Il D.Lgs. 81/2008, tuttavia, non fornisce regole specifiche per definire il numero di addetti. Spetta sempre al datore, in funzione della valutazione del rischio, scegliere il numero di lavoratori deputati al primo soccorso aziendale, i quali dovranno garantire la copertura continua durante gli orari di lavoro. Per organizzare una distribuzione uniforme degli addetti nei diversi reparti o edifici, va quindi tenuto conto di eventuali turni o assenze per ferie o malattia.

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4. Chi può svolgere il ruolo di addetto al primo soccorso

Il datore di lavoro nomina addetti al primo soccorso quelle figure che, per caratteristiche fisiche e psicologiche,  ritiene più idonee a ricoprire un ruolo così precipuo. Occorre, inoltre, tenere conto della loro presenza in azienda. Nominare, infatti, un lavoratore che, per esigenze lavorative, si allontana spesso dai locali dell’azienda risulterebbe inutile.
Le figure designate dal datore di lavoro non possono rifiutare l’incarico di addetto al primo soccorso,  se non per giustificate ragioni. Infine, è doveroso sottolineare che, a partire dal 2015, il datore stesso può assumere l’incarico di addetto al primo soccorso aziendale. Ciò vale anche per le imprese che contano più di 5 dipendenti.

5. Classificazione delle aziende per il primo soccorso

La capacità di rispondere rapidamente ed efficacemente a situazioni di emergenza è essenziale per tutelare la salute e, talvolta, la vita dei lavoratori. Per attuare questi interventi in modo tempestivo, tuttavia, è necessario ricevere un’adeguata formazione, la cui durata varia a seconda del tipo di azienda.
I corsi di primo soccorso sono strutturati secondo la classificazione delle aziende presente nel Decreto Ministeriale n.388 del 15 luglio 2003. Secondo tale regolamento rientrano nel gruppo A:

Nel gruppo B, invece, si trovano le aziende con almeno tre lavoratori che non fanno parte della categoria A. Nel gruppo C, invece, rientrano le imprese con meno di tre lavoratori che non fanno parte della categoria A.

6. Quanto dura il corso di primo soccorso

Obbligatori affinché un lavoratore sia considerato idoneo al ruolo di addetto al primo soccorso aziendale, i corsi di formazione dedicati hanno una durata variabile a seconda della classificazione delle aziende.
Tenuti esclusivamente da personale medico qualificato, si dividono in tre moduli (due teorici e uno pratico) per un totale di 16 ore per le aziende del gruppo A e 12 ore per le aziende classificate nei gruppi B e C.
Il D.M. 388/03, inoltre, prevede l’obbligo di aggiornamento della formazione ogni tre anni. La durata è di almeno 6 ore per le aziende appartenenti al gruppo A e di almeno 4 ore per quelle dei gruppi B e C.

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7. Responsabilità e sanzioni

Gli addetti al primo soccorso in azienda sono esenti da responsabilità penali nell'adempimento dei propri compiti, a eccezione delle ipotesi di omissione di soccorso o di abuso di professione. Queste responsabilità sono in capo a chiunque si trovi di fronte a persone in difficoltà, a prescindere dal ruolo di addetto al primo soccorso.
Per il mancato adempimento agli obblighi normativi, anche il datore può andare incontro a sanzioni. Nello specifico, in caso di omessa nomina delle figure addette al primo soccorso aziendale può rischiare l’arresto da 2 a 4 mesi o una sanzione tra i 750 e i 4.000 euro.

8. Dotazioni dell’addetto al primo soccorso

Il D.Lgs. 81/2008 definisce e regola la presenza e l'utilizzo delle attrezzature di primo soccorso necessarie nel caso in cui si verifichi un incidente che richieda cure e medicazioni. Si tratta di una dotazione obbligatoria sempre e per tutte le aziende, che varia in relazione al numero di lavoratori e allentità dei rischi. Nello specifico, si possono distinguere:

A garantire la presenza di tali presidi in azienda è il datore di lavoro, che deve posizionarli secondo criteri ben precisi, così da renderli facilmente reperibili in caso di situazioni d’emergenza.

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9. Il DAE in azienda

Ogni anno, in Italia, secondo gli ultimi dati, sono 60 mila gli arresti cardiaci (400 mila in Europa). Un evento che può colpire chiunque, quasi sempre senza preavviso e senza una storia clinica di cardiopatie. Sapere cosa fare in questi casi è fondamentale.
Proprio per migliorare l’assistenza all’arresto cardiaco, negli anni, sono stati adottati diversi programmi e iniziative: dall’addestramento del personale di primo soccorso aziendale alla diffusione di defibrillatori semiautomatici esterni in azienda. In base al Testo Unico sulla sicurezza, il DAE non è obbligatorio per le aziende, ma rappresenta comunque una grande opportunità, come spiegato in un precedente articolo. Il Decreto Ministeriale del 18 Marzo 2011 determina, invece, criteri e modalità di diffusione dei defibrillatori. Al suo interno, le strutture industriali vengono indicate tra le aree per il posizionamento di un DAE.

10. S.O.S: come comportarsi

In situazioni di emergenza sanitaria vi sono accorgimenti e procedure che devono essere intraprese per gestire al meglio l’emergenza. È, quindi, fondamentale valutare le condizioni vitali dell’infortunato, mantenere la calma e agire tempestivamente allertando i soccorsi. Esistono, in parallelo, azioni che vanno assolutamente evitate. Tra queste, non bisogna:

NOTE

¹ Il contenuto della cassetta di primo soccorso e del pacchetto di medicazione è previsto nel D.M. 388/03. Il contenuto minimo della cassetta di pronto soccorso può essere integrato sulla base dei rischi specifici presenti nel luogo di lavoro.

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Non esiste sicurezza senza formazione, soprattutto quando si parla di lavoro. Prevenzione è la parola d’ordine. Il rischio d’infortuni sul lavoro non potrà mai essere portato allo zero. Tuttavia, una formazione continua e aggiornata consente di ridurre al minimo questo rischio. In tal senso, l’esperienza ci insegna che la cultura della prevenzione e, appunto, un’adeguata formazione fanno la differenza. A tal proposito, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro afferma che il datore di lavoro deve assicurare che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza. I corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro offrono ai dipendenti quelle conoscenze e abilità necessarie per prevenire incidenti e infortuni. Garantiscono, inoltre, che l’azienda rispetta le leggi sulla sicurezza sul lavoro. Insomma, mai come in questo caso, obbligo fa rima con opportunità.

Formazione generale e specifica

I corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro si dividono in due moduli. Il primo è più generico e dura 4 ore. Propone una formazione generale sulla normativa di riferimento, sui concetti di rischio, danno, prevenzione e protezione. Prevede anche approfondimenti sull’organizzazione della prevenzione aziendale e su diritti, doveri (e sanzioni) per i vari soggetti coinvolti.
Il secondo modulo è più specifico e la sua durata varia dalle 4 alle 12 ore. Questo in relazione al rischio dell’attività lavorativa (basso, medio, alto), basata sul codice ATECO¹, e sulla mansione del lavoratore. I due moduli sono fruibili in parte anche in modalità e-learning: in particolare, la formazione generale e quella specifica a rischio basso.

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I corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro

La formazione generale e quella specifica costituiscono le fondamenta su cui poi va costruita la “casa della formazione”. Andranno, cioè, aggiunti i corsi specifici previsti da norme e accordi. È il caso, per esempio, della formazione obbligatoria per gli addetti ai lavori elettrici, per la gestione e preparazione del trasporto su strada di merci pericolose o, ancora, per chi opera in spazi confinati. Vediamo, a questo punto, quali sono i corsi sulla sicurezza obbligatori.

Primo soccorso

Come previsto dal D.Lgs 81/08, il datore di lavoro è tenuto a designare una o più figure che ricoprano il ruolo di addetti al primo soccorso. Il corso fornisce le competenze di base sulle modalità per l’attivazione del sistema di soccorso e l’attuazione delle manovre di primo soccorso. Si divide in 3 moduli, di durata e approfondimento differente in base al gruppo aziendale di appartenenza: Modulo A 16 ore, Modulo B e C 12 ore. Per tutti i livelli, l’aggiornamento deve essere fatto ogni 3 anni.

Prevenzione incendi

I corsi antincendio sono obbligatori per tutte quelle attività con almeno un dipendente o collaboratore. Il datore di lavoro deve designare uno o più lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione delle emergenze. I contenuti della formazione e la relativa durata dei corsi differiscono a seconda del livello di rischio: 4 ore per il livello 1 (rischio basso), 8 per il livello 2 (rischio medio), 16 per il livello 3 (rischio alto). Per tutti, l’aggiornamento è quinquennale, in attuazione del DM 2 settembre 2021.

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Corsi sicurezza obbligatori per RSPP e RLS

La sicurezza in azienda prende forma e viene garantita da apposite figure chiave. Due di queste sono il Responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP) e il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Anche loro, per la delicata natura del ruolo e per le importanti responsabilità, sono tenuti a una formazione obbligatoria.

Corso Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP)

Il Responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP) è colui che, attraverso le opportune conoscenze, garantisce la sicurezza sul luogo di lavoro. Questo incarico può essere ricoperto dal datore di lavoro o da una figura, interna o esterna, da lui nominata. Il corso di formazione obbligatorio ha una durata per il datore di lavoro tra le 16 e le 48 ore, in base al livello di rischio presente in azienda. Per una figura interna o esterna il corso RSPP si sviluppa nel modulo A-B-C che può essere superiore alle 100 ore. Va rinnovato ogni 5 anni.

Corso Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS)

Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) è la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quel che concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro. Servono conoscenze specifiche per sviluppare e affinare quelle abilità diagnostiche decisionali e relazionali/comunicative necessarie per un’ottimale gestione del ruolo. Ecco spiegato perché il corso dura 32 ore e ha validità solo annuale.
Il RLS non vigila sull’applicazione delle misure di sicurezza: questo è, invece, il compito del Preposto, la cui formazione è resa obbligatoria dal decreto legge n. 146/2021 (decreto fiscale) coordinato con la legge di conversione n. 215/2021.

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Quando deve avvenire la formazione obbligatoria di sicurezza?

La formazione obbligatoria dei lavoratori deve essere erogata in momenti specifici. Il primo è all’inizio del rapporto di lavoro. Il nuovo dipendente deve compiere la formazione base di sicurezza sul lavoro (generale+specifica) entro i 60 giorni successivi all’assunzione. Una nuova informazione, formazione e addestramento dovranno essere eseguiti in caso di cambio mansione o reparto. Va, inoltre, prevista una formazione qualora si registri l’arrivo di nuove macchine, nuove tecnologie o nuove sostanze pericolose. La formazione obbligatoria deve sempre avvenire nel corso dell’orario lavorativo. Compito del datore di lavoro è organizzare questi corsi e garantire la partecipazione dei dipendenti.

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Il corso non viene garantito? Occhio alle sanzioni

L’articolo 55 del D.Lgs 81/08 stabilisce quali sono le sanzioni in caso di mancato rispetto della normativa in merito alla formazione dei lavoratori in tema di sicurezza.

Ancora, se al RLS non viene consentito di partecipare alla formazione obbligatoria, le sanzioni prevedono l’arresto da 2 a 4 mesi oppure ammenda variabile tra i 2.740 € e i 7mila euro.

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NOTE:

¹ Per saperne di più: Classificazione delle attività economiche ATECO

A ben vedere, è come un puzzle. Tanti pezzi di varie forme da combinare correttamente per formare un’immagine: quella della prevenzione. In effetti, parlando di sicurezza sul lavoro, vi sono normative da conoscere, buone prassi da adottare, valutazioni da fare costantemente per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Una prerogativa imprescindibile per ogni azienda per ridurre il più possibile rischi e pericoli.

Sicurezza sul lavoro: normative di riferimento

Nel corso degli anni abbiamo assistito a parecchie evoluzioni in ambito sicurezza sul lavoro. Le normative, a seconda delle esigenze emerse di volta in volta, si sono gradualmente perfezionate, arrivando fino al D.lgs del 9 aprile 2008, n° 81. Il Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro, con i suoi 306 articoli e più di 50 allegati, ha assorbito tutte le normative precedenti. Si tratta di un complesso di norme, redatte dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, volte a disciplinare la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro. Tra le principali misure di controllo e gestione, al suo interno, troviamo:

Un insieme di misure che hanno come obiettivo la riduzione degli infortuni sul luogo di lavoro. Tali obblighi normativi  coinvolgono le aziende di tutti i settori e si applicano a tutti i soggetti presenti in azienda.

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Misure di prevenzione sul lavoro

Una delle misure di sicurezza e prevenzione più importanti presenti nel Testo Unico, è rappresentata dalla valutazione dei rischi. Si tratta di uno tra gli adempimenti sulla sicurezza sul lavoro in grado di stimare i livelli di rischio per il lavoratore.
A riguardo, uno degli obblighi previsti dall’intervento legislativo è la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), di cui ci siamo occupati più volte. A seguito della verifica e del check-up dell’azienda, viene attuato un preciso piano di prevenzione e protezione che ha l’obiettivo di eliminare, o quantomeno ridurre, probabili situazioni pericolose. Il DVR è un documento obbligatorio per tutte le aziende che hanno almeno un dipendente o collaboratore, qualunque sia il settore di appartenenza. La responsabilità di redigere il DVR è assegnata al datore di lavoro. Quest’ultimo dovrà indicare i criteri adottati per stabilire le misure di protezione e prevenzione implementate. Si tratta di una particolare documentazione che deve essere redatta non appena si costituisce una nuova azienda. Inoltre, in caso di rilevanti modifiche all’organizzazione o al processo lavorativo, devono essere ripetute la valutazione dei rischi e l’aggiornamento del DVR.

LEGGI ANCHE: DVR: Come e quando valutare il rischio

Sicurezza sul lavoro: adempimenti per il datore di lavoro

Abbiamo detto che, quando parliamo di sicurezza sul lavoro, normative, adempimenti e buone prassi sono come i tasselli di un grande puzzle. La sicurezza sul lavoro è anche un grande gioco di squadra. Figure diverse, con responsabilità differenti, ma con un unico grande obiettivo: costruire (e mantenere nel tempo) la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
La prima figura incaricata di garantire la sicurezza sul lavoro è ovviamente il datore di lavoro. Su di lui ricadono vari obblighi, tra cui la nomina delle principali figure per la sicurezza in azienda come il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e il medico competente. Non solo. Come stabilito dal D.Lgs 81/08 il datore di lavoro deve:

Inoltre, a seconda del ruolo e del grado di responsabilità, il datore di lavoro è tenuto a provvedere alla formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza.

LEGGI ANCHE: RSPP, RLS, Preposti: ruoli e responsabilità della sicurezza  

Scadenziario adempimenti sulla sicurezza

In materia di sicurezza sul lavoro, le normative prevedono diversi adempimenti da portare a compimento entro termini ben precisi. Partendo proprio dai corsi di formazione. Questi ultimi, infatti, devono avere inizio preferibilmente prima dell’assunzione o, comunque, concludersi entro 60 giorni dal via dell’entrata in servizio.

Se il lavoro è materia viva e in costante evoluzione, così deve esserlo anche la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Ecco spiegato perché la formazione non è una tantum, ma è necessario frequentare specifici corsi di aggiornamento. Vediamo qualche esempio:

Più serrate, invece, le tempistiche per il RLS, chiamato a un aggiornamento annuale obbligatorio.

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La pandemia di Coronavirus ha reso necessario introdurre alcune novità per il primo soccorso  per tutelare la salute dei soccorritori e contrastare la diffusione del Covid-19. Il Ministero della Salute ha recentemente emanato una circolare con cui ha introdotto nuove linee guida per i soccorritori laici, compresi gli addetti al primo soccorso aziendale. Lo stesso documento contiene indicazioni anche per il soccorso balneare e novità anche sulla formazione in materia di primo soccorso. In questo articolo vedremo i cambiamenti introdotti nelle manovre di soccorso, in particolare nella rianimazione cardio polmonare.

Arresto cardiaco e primo soccorso

L’arresto cardiocircolatorio rappresenta la principale causa di morte nel nostro Paese. Ogni anno, in Italia, il 35% dei decessi sono causati da patologie cardiache. Una delle principali procedure di emergenza che si attua in una persona che si trova in arresto cardiaco o respiratorio è la Rianimazione Cardio Polmonare (RCP), anche nota come “massaggio cardiaco”. La RCP cerca di preservare manualmente il circolo sanguigno, e lo fa combinando compressioni toraciche con una ventilazione artificiale. Questa tecnica è usata sia dai soccorritori sanitari, sia dai soccorritori acquatici (bagnini di salvataggio). Ma anche dai cosiddetti “soccorritori laici”: ovvero qualsiasi cittadino cui sia stata somministrata l’adeguata formazione, come ad esempio i soccorritori aziendali, o che riceva indicazioni da personale sanitario.

Covid-19 e RCP

Com’è noto il Coronavirus si diffonde principalmente attraverso il “droplet”, cioè le minuscole goccioline di saliva emesse dalle persone quando parlano e respirano. Goccioline infette che possono andare a posarsi anche sulle superfici, dove il virus può rimanere attivo per molte ore fino a essere “raccolto” dalle mani di un’altra persona. O che possono colpire gli altri in modo diretto. In questo caso il rischio è tanto maggiore se non viene rispettata la distanza minima di un metro per un tempo prolungato. Dato che la RCP richiede un contatto diretto tra soccorritore e paziente, che è massimo nel momento della respirazione bocca a bocca, il rischio di contagio per i soccorritori è sempre elevato. 

Come ridurre il rischio di contagio nella RCP

Per ridurre il rischio di contagio, sono state introdotte delle novità per il primo soccorso. I soccorritori devono eseguire la rianimazione solo con le compressioni toraciche e i defibrillatori, senza avvicinarsi al viso del paziente per stabilire la presenza di respiro, come invece previsto dalle “manovre GAS” (Guardo, Ascolto e Sento) in uso prima della pandemia.

Il soccorritore deve:

La formazione al primo soccorso

Il documento emanato dal Ministero della Salute, disciplina vari aspetti della formazione in materia di sicurezza. Prevede, ad esempio l’obbligo di indossare mascherina e guanti monouso durante tutto il training della RCP sui manichini. Al termine di ogni manovra questi devono essere sanificati con appositi disinfettanti specifici e carta monouso. I nostri corsi di primo soccorso sono già aggiornati, sia in termini di contenuti che per quanto riguarda la sicurezza dei corsisti e dei docenti, alle più recenti norme in materia di prevenzione del contagio.

Per conoscere tutti i nostri prossimi corsi consulta il nostro calendario online. Per richiedere attività formative presso la propria sede aziendale o ulteriori informazioni contattaci.

Novità per il soccorso balneare

La circolare ministeriale introduce anche specifiche novità per il primo soccorso balneare. L’annegamento infatti rappresenta ancora una causa importante di mortalità. Si contano, infatti, circa 400 mila decessi in tutto il mondo per annegamento ogni anno, di cui all’incirca 400 in Italia. Questo rischio, naturalmente, permane anche nell’attuale situazione di emergenza sanitaria.

È quindi importante adottare precauzioni di carattere infettivologico, per evitare di mettere a rischio sia il bagnino di salvataggio sia il paziente. Per evitare il rischio di contagio, il soccorritore deve:

Foto di succo da Pixabay

Quante scadenze deve rispettare un’azienda (e in particolare quelle di nuova apertura) in ambito salute e sicurezza? Riassumiamo qui di seguito le principali.

Valutazione e prevenzione del rischio

Le figure della sicurezza

Corsi di formazione e aggiornamento

Sorveglianza sanitaria

Estintori

Gli estintori devono essere sottoposti a una manutenzione periodica in base alla loro tipologia:

Impianti elettrici

Gli impianti elettrici vanno sottoposti a verifiche ispettive obbligatorie ogni 2 o 5 anni per ambienti rispettivamente a rischio di incendio alto od ordinario (medio – basso). Le verifiche sono da svolgersi:

Ascensori

Apparecchiature per il sollevamento e in pressione

Le attrezzature per il sollevamento (come carroponti e gru) ed in pressione (come caldaie, compressori e serbatoi) sono a loro volta sottoposte a verifiche periodiche di cui abbiamo già parlato negli articoli linkati qui sopra.

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