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Con l’avvio anche in Italia della campagna vaccinale contro il virus SARS-CoV2 è nell’interesse delle aziende capire le implicazioni tra vaccino Covid e privacy dei lavoratori. Il datore di lavoro può, in determinate circostanze, ottenere informazioni riguardo la vaccinazione del personale da utilizzare per regolare l’accesso ai luoghi di lavoro e per lo svolgimento di determinate mansioni? In questo articolo risponderemo a questa ed altre domande relative alla gestione dei dati personali attraverso le indicazioni sull’argomento fornite dal Garante per la privacy.

Vaccino Covid e privacy: il punto del Garante

I dati vaccinali sono dati di natura sensibile attenendo allo stato sanitario dei soggetti. Come evidenziato dal Garante, il datore di lavoro non può chiedere ai dipendenti informazioni riguardo il loro stato vaccinale, né documenti comprovanti l’avvenuta vaccinazione anti Covid-19. Il divieto resta anche in presenza di consenso espresso, ai sensi degli artt. 7 e 9 e del Considerando 43 del Regolamento generale sulla protezione dei dati.
Secondo il d. lgs. n. 81/2008 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) solo il medico competente può trattare i dati sanitari dei lavoratori nell’ambito della sorveglianza sanitaria. Tra questi, nel caso, vi possono essere informazioni sulla vaccinazione contro il virus SARS-CoV2. Il medico competente può fornire al datore di lavoro i soli giudizi di idoneità relativi ai lavoratori e le relative prescrizioni e/o limitazioni.

Misure speciali di protezione

Sulla questione vaccino Covid e privacy si resta in attesa di un intervento del legislatore nazionale. Questi dovrà valutare se, nel quadro della situazione epidemiologica in atto e sulla base delle evidenze scientifiche, la vaccinazione anti Covid-19 sia requisito per lo svolgimento di determinate professioni, attività lavorative e mansioni.
Al momento, nei casi di esposizione diretta ad “agenti biologici” durante il lavoro che comporta livelli di rischio elevati per i lavoratori, trovano applicazione le “misure speciali di protezione” previste dall’art. 279 nell’ambito del Titolo X del D. Lgs. n. 81/2008, da attuarsi sempre su parere del medico competente. Tra queste figurano:

Covid-19 e trattamento dei dati

Non c’è solo la questione relativa al vaccino Covid e privacy. Parlando di trattamento di dati nel contesto lavorativo in questa fase di convivenza con la pandemia, va ricordato che:

Vaccino Covid e privacy

I casi previsti dalla norma

Come detto, i dati personali relativi alle specifiche patologie di cui sono affetti i lavoratori possano essere trattati solo dal personale sanitario qualificato. Tuttavia, in alcuni casi (ad esempio quando informato dal dipendente interessato o dalle autorità sanitarie), il datore di lavoro può venire a conoscenza dell’identità del dipendente che è o è stato affetto da Covid-19. Analogamente può venire a conoscenza dell’avvenuta negativizzazione del tampone oro/nasofaringeo per riammettere sul luogo di lavoro dipendenti già risultati positivi al Covid-19.
In sintesi, il datore di lavoro può trattare i dati relativi ai sintomi o alla positività al Covid-19 del lavoratore solo nei casi normativamente previsti. Ovvero per finalità di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro o per adempiere agli obblighi di collaborazione con gli operatori di sanità pubblica.

Rilevazione della temperatura corporea

Anche la rilevazione della temperatura corporea, quando associata all’identità del soggetto interessato, costituisce una forma di trattamento di dati personali. Quando si tratta di ammettere dipendenti, visitatori, clienti e fornitori agli ambienti lavorativi, è necessario rilevare la loro temperatura corporea con un termoscanner. Per questioni di privacy, non è ammessa la registrazione del dato rilevato. Tuttavia, qualora sia necessario documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso al luogo di lavoro, è consentita la registrazione della sola circostanza del superamento della soglia di temperatura stabilita dalla legge, ovvero 37,5°.

Siamo a disposizione per offrirvi tutta la consulenza necessaria dal punto di vista della tutela dei dati e della privacy anche in relazione all’attuale emergenza sanitaria. Per qualsiasi informazione, contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

Vaccino Covid e privacy: cosa succede all’estero?

Abbiamo visto all’inizio come affrontare la questione vaccino Covid e privacy in Italia alla luce delle normative attualmente vigenti. A titolo informativo vediamo cosa prevede invece la norma negli altri Paesi.


FRANCIAGERMANIARUSSIAREGNO UNITOUSA
L’azienda può imporre l’obbligo di vaccinazione?No, il datore di lavoro non può imporre il vaccinoNo, in quanto non obbligatorio per legge e interferisce con il diritto del singolo all’integrità fisicaSe previsto da norme regionali (come in effetti avviene)No, ma potrebbe farlo se dimostra che è la soluzione praticabile più ragionevole per ridurre il rischioSì, se la non vaccinazione costituisce un pericolo diretto per gli altri lavoratori
L'azienda può imporre l’obbligo di test anti Covid?Solo su base volontaria Sì, per proteggere la salute dei dipendenti. Chi non accetta può essere lasciato a casa senza stipendio o licenziatoSe previsto da norme regionali (come in effetti avviene)Può incoraggiare a farlo, ma non può insistere nel farsi comunicare il risultatoSì, la normativa consente di effettuare test medici correlati alle necessità dell’attività da svolgere
Si può chiedere ai dipendenti se sono vaccinati?NoIn linea generale no, ma in determinate situazioni può essere la legge a richiedere che l’azienda verifichi se il dipendente è vaccinatoSolo su consenso del lavoratore o nei casi previsti dalle normePuò chiedere, ma essi non sono obbligati a rispondereNon ci sono indicazioni specifiche
È previsto il licenziamento in caso di mancata vaccinazione?No, finché il vaccino non sarà obbligatorio per leggeSi può sospendere e poi licenziare il dipendente, se questi non può essere impiegato utilmente No. Può essere sospeso il lavoratore che non si è vaccinato seppur obbligato a farlo per leggeNo, ma in alcuni settori si potrebbero prevedere sanzioni disciplinariSì, se non può essere impiegato in altro modo

Fonte: Ius Laboris 

La valutazione del rischio (DVR) è il documento fondamentale nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro, infatti, è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Il DVR è quindi lo strumento primario per assolvere a quest’obbligo.

Realizzare correttamente il Documento di Valutazione del Rischio è dunque il primo passo per il datore di lavoro per sollevarsi dalle conseguenze di un incidente sul lavoro. A livello legale, ma non solo. Un’azienda sicura infatti, come diciamo sempre, è anche un’azienda più efficiente e produttiva.

Le norme sulla valutazione del rischio

Una primaria fonte in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro è l’articolo 2087 del Codice Civile, entrato in vigore nel 1942. Già nel 1930, comunque, il Codice Penale aveva introdotto il reato di “Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro” (Art.  437).

La norma fondamentale in questo ambito in ogni caso è il Testo unico della Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro (D. Lgs. 81/2008 - Ex legge 626/94). Ed è proprio tale testo unico a introdurre lo strumento che è divenuto obbligatorio per tutti i datori di lavoro: il Documento di Valutazione dei Rischi.

Quali rischi deve valutare il datore di lavoro?

Il DVR come disciplinato dal Testo unico, deve prendere in considerazione ogni tipologia di rischio in cui i lavoratori di un’azienda possono incorrere. Viene redatto dal datore di lavoro e firmato da egli stesso insieme al Medico competente, al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e al Rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza (RLS).

La legge obbliga il datore di lavoro di non tralasciare alcuna fonte di possibile danno per i lavoratori. Tra queste ricordiamo: 

Nel prossimo articolo vi parleremo invece di come viene redatto il Documento di Valutazione del Rischio.

Siamo a disposizione per affiancare le aziende nella redazione del documento di valutazione del rischio a partire dall’analisi iniziale fino all’assunzione dell’incarico di RSPP e alla formazione delle altre figure previste dalla legge. Per ulteriori informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

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