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Una prima luce in fondo a un lungo tunnel. Dopo due anni, lo scorso 31 marzo è terminato lo stato di emergenza legato alla pandemia di Covid-19. Un primo passo verso il ritorno alla normalità, anche se permangono alcune restrizioni. Attraverso il Decreto Legge n.24 del 24 marzo 2022¹, il governo italiano ha tracciato i prossimi passi nel superamento dell’emergenza. E a inizio aprile sono entrate in vigore le nuove Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali², che riducono e semplificano le misure di prevenzione. Facciamo il punto delle principali novità per imprese e lavoratori, dalla formazione all’accesso in azienda fino ai protocolli anti contagio.

Fine stato emergenza: cosa cambia per i corsi di formazione

Partiamo dai corsi di formazione. Le Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali portano una sola novità, di fatto, ma rilevante. Nel documento aggiornato, infatti, cade l’obbligo di mantenere l’elenco dei soggetti che hanno partecipato alle attività formative. Secondo le precedenti direttive, doveva essere conservato per un periodo di 14 giorni. Per il resto, vengono confermate le altre principali disposizioni. Tra queste:

Devono, inoltre, continuare a essere utilizzati, se previsti, gli ordinari dispositivi di protezione individuale associati ai rischi delle singole attività. Le Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali sono valide fino al 31 dicembre 2022.

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E i protocolli di sicurezza anti contagio?

I protocolli di sicurezza anti contagio continuano a costituire il riferimento per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e produttive. Comincia con queste parole la nota di Confindustria del 18 marzo 2022, relativa al nuovo Decreto Legge. Attraverso il documento, l’organizzazione esorta a continuare ad applicare i protocolli anti contagio, ai fini dell’art. 29-bis del D.L. n. 23/2020. La sua operatività, infatti, non è legata al perdurare dello stato di emergenza. L’associazione di categoria ritiene, dunque, che l’applicazione dei protocolli anti contagio, con le dovute integrazioni, continui a garantire la piena copertura. Ciò si traduce in: controllo del Green pass, sanificazione dei locali e presenza di igienizzanti, distanziamento interpersonale e contingentamento dei locali. Inoltre, rimane consigliato il controllo della temperatura all’ingresso.

Mascherine, Green pass, obbligo vaccinale: il punto

In questi due anni di pandemia, l’utilizzo della mascherina è ormai diventato una consuetudine. In base al nuovo D.L., fino al 30 aprile permane l’obbligo di mascherine al chiuso, seguendo i protocolli anti contagio. Si specifica che nei luoghi di lavoro è sufficiente usare quella chirurgica o equivalente. Dal primo maggio, salvo nuovi decreti, l’obbligo dovrebbe decadere. Rimangono inalterati gli obblighi riguardanti la tipologia di mascherina, da utilizzare a seconda del contesto.
Sul fronte Green Pass non si registrano particolari modifiche in ambito professionale. L’unica vera novità riguarda gli over 50. Come noto, a questi ultimi, fino a fine marzo, era richiesto il cosiddetto Super Green pass per lavorare, ottenibile soltanto tramite vaccinazione. A partire dall’1 aprile, invece, il Green pass rafforzato non è più richiesto. Perdura, di contro, l’obbligo di Green pass base, ottenibile tramite tampone. In assenza, fino al 30 aprile non sarà possibile accedere al luogo di lavoro. Con una novità, anche in questo caso: infatti, chi è senza Green pass non è più considerato assente ingiustificato. Non scatta, dunque, la sospensione dello stipendio, ma resta solo la sanzione pecuniaria, da 600 a 1.500 euro. Per tutti gli over 50, inoltre, perdura fino al 15 giugno l’obbligo vaccinale. La mancata vaccinazione comporta una sanzione pecuniaria di 100 euro.

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Quarantena e smart working

Un’importante novità con la fine dello stato d’emergenza riguarda la quarantena. Dall’1 aprile, infatti, valgono le stesse regole per tutti, senza distinzione tra chi è vaccinato e chi no. Chi non è vaccinato non è, quindi, obbligato a mettersi in quarantena in seguito a un contatto con un positivo. In questo caso, la procedura comporta che:

Dovrà rimanere in isolamento solamente chi ha contratto il virus. Per quanto riguarda lo smart working, nel privato vige fino al 30 giugno la possibilità di ricorrervi in regime semplificato. Lo stesso vale riguardo allo svolgimento del lavoro agile per i lavoratori fragili.

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NOTE

¹ Per approfondire: Decreto Legge n.24 del 24 marzo 2022.

² Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali.

Varianti e cambiamenti. Come noto, Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge 1/2022. L’atto normativo introduce nuove misure urgenti per fronteggiare l’emergenza Covid-19. In particolare nei luoghi di lavoro (dove debutta l’obbligo vaccinale per gli over 50) e nelle scuole. Obiettivo: “rallentare” la curva di crescita dei contagi dovuta alla variante Omicron e proteggere le categorie maggiormente esposte e a più alto rischio di ospedalizzazione. Vediamo le principali novità che riguardano le aziende.

Obbligo vaccinale per gli over 50

Dal 15 febbraio 2022 i lavoratori pubblici e privati che hanno compiuto i 50 anni sono tenuti a esibire il Green pass rafforzato. Ricordiamo che dall’8 gennaio 2022 è in vigore l’obbligo vaccinale per gli over 50. Il cosiddetto Super Green pass si ottiene con il vaccino o con la guarigione dal Covid-19. Chi non lo farà:

È vietato l’accesso ai luoghi di lavoro senza certificato che attesti vaccino o guarigione. Chi non rispetta il divieto subirà una sanzione amministrativa tra 600 e 1.500 euro. Tutte le imprese, senza eccezione sul numero complessivo di dipendenti, potranno sostituire i lavoratori sospesi perché sprovvisti di certificazione verde. La sostituzione rimane di 10 giorni (rinnovabili fino al 31 marzo 2022). Come sottolineato in un precedente articolo, il controllo delle certificazioni può essere effettuato dal personale aziendale, scaricando e usando l’app gratuita VerificaC19.

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Come cambia la quarantena

Non solo l’obbligo vaccinale sul lavoro per gli over 50: vi sono novità anche sul fronte della quarantena. Come chiarito dal ministero della Salute, in caso di contatti stretti ad alto rischio:

Per quanto riguarda, invece, i contatti a basso rischio¹, non è necessaria la quarantena, qualora abbiano indossato sempre mascherine chirurgiche o FFP2. In caso contrario, dovranno sottostare a sorveglianza passiva². Vanno, comunque, sempre mantenute le comuni precauzioni igienico-sanitarie.

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Vaccinati ma contagiati? Diminuisce il periodo di isolamento

Accanto al tema dell’obbligo vaccinale sul lavoro e del Super Green pass, per lavoratori e datori di lavoro si pone anche un’altra questione. Quella dell’isolamento per coloro che risultano positivi nonostante la dose booster o il completamento del ciclo vaccinale da meno di 120 giorni. Cosa fare, in questo caso? L’isolamento può essere ridotto da 10 a 7 giorni, purché i soggetti siano sempre stati asintomatici oppure tali risultino da almeno 3 giorni. Il tutto a condizione che, al termine di tale periodo, risulti eseguito un test molecolare o antigenico con risultato negativo.

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NOTE

¹ Tra questi: una persona che ha avuto un contatto diretto con un caso Covid-19 a una distanza inferiore ai 2 metri e per meno di 15 minuti. O una persona che si è trovata in un ambiente chiuso, come una sala riunioni, per meno di un quarto d’ora. Fonte: Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

² La sorveglianza passiva è un monitoraggio delle proprie condizioni di salute da effettuarsi nei giorni successivi alla data di esposizione a basso rischio con un caso Covid-19 accertato. Al presentarsi di sintomi anche lievi è opportuno avvisare il proprio medico.

È stata pubblicata la bozza del nuovo DPCM 12 ottobre 2020 con nuove disposizioni in materia di contenimento dell’epidemia di Coronavirus, nonché una nuova Circolare del Ministero della Salute. Inoltre, ha aggiornato le indicazioni riguardo la durata e il termine dell’isolamento e della quarantena. 

Dal punto di vista delle aziende, le numerose disposizioni che si sono susseguite, anche con il recente DL 125/2020, hanno portato diversi cambiamenti. (P.es: gestione dei sospetti casi di Covid-19, formazione, trasferte, ecc.). Il protocollo aziendale anti Covid-19 già adottato, quindi, dovrebbe essere riesaminato per evitare contrasti con la normativa in vigore. Siamo a disposizione per assistervi nella verifica ed aggiornamento del protocollo e per formare i lavoratori ad operare in sicurezza e nel rispetto delle norme. Per informazioni contattaci. 

DPCM 12 ottobre e mascherina

Il nuovo DPCM rende obbligatorio, su tutto il territorio nazionale, l’uso della mascherina nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private. (Resta, tuttavia, consigliata nel caso si sia in presenza di persone non conviventi). È, inoltre, obbligatoria, in tutti i luoghi all’aperto con l’eccezione dei casi in cui sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi. Si possono utilizzare mascherine monouso, ma anche quelle lavabili (e autoprodotte), in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera. Inoltre, è confermato l’obbligo di mantenere una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Chi è escluso dall’obbligo

Restano esclusi dall’obbligo di indossare la mascherina le seguenti categorie:

Corsi di formazione: il DPCM 12 ottobre non introduce nuove proroghe 

Il nuovo DPCM 12 ottobre, come il precedente D.L. 125/2020, non ha introdotto ulteriori proroghe alla scadenza degli attestati obbligatori connessi alla formazione per lavoratori. Resta valida quindi la precedente disposizione, introdotta dal D.L. 18/2020 “Cura Italia”, in base alla quale tutti gli atti abilitativi in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità fino al 31 ottobre 2020. Gli attestati in scadenza in una finestra successiva al 31 luglio dovranno invece essere aggiornati seguendo le normali procedure richieste dalla normativa di riferimento. 

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Raccomandazioni per le attività produttive e professionali

In merito alle attività produttive industriali e commerciali il DPCM 12 ottobre raccomanda il rispetto del protocollo per il contenimento del Covid-19 in vigore dal 24 maggio 2020, fatte salve le nuove misure introdotte. Per questo è opportuno che il protocollo aziendale interno già adottato sia verificato e aggiornato in modo da essere coerente con le norme attualmente in vigore.

Per quanto riguarda le attività professionali,  siano svolte anche mediante modalità di lavoro agile dal proprio domicilio o in modalità a distanza. Inoltre, consiglia di incentivare le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti. Viene, inoltre, raccomandato alle aziende il rispetto di protocolli anti contagio e che siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro.

Limitazione degli spostamenti da e per l’estero

Sono vietati gli spostamenti da e per Stati e territori di cui all’elenco E dell’allegato 20 del nuovo DPCM, l’ingresso e il transito nel territorio nazionale delle persone che hanno transitato o soggiornato negli stessi Stati o territori nei quattordici giorni antecedenti. Inoltre, sono proibiti gli spostamenti verso gli Stati o territori dell’elenco F sempre dell’allegato 20. Tutto questo vale con l’eccezione di alcuni casi, che vanno comprovati mediante la dichiarazione di cui all’articolo 5, comma 1, del nuovo DPCM. Alcune di queste eccezioni sono le seguenti:

Sono vietati, inoltre, l’ingresso e il transito nel territorio nazionale alle persone che hanno transitato o soggiornato negli Stati e territori di cui all’elenco F dell’allegato 20 del nuovo DPCM nei quattordici giorni antecedenti.

Inoltre, chiunque faccia ingresso in Italia (per qualunque durata) dagli Stati o dai territori esteri previsti dal nuovo DPCM, è tenuto a consegnare a chi sia deputato a effettuare controlli, una dichiarazione resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445 che consenta di verificare, tra le altre cose:

All’ingresso in Italia

Chi ha soggiornato o transitato, nei quattordici giorni precedenti, negli Stati o nei territori previsti dal nuovo DPCM, devono essere sottoposte alla sorveglianza sanitaria e all’isolamento fiduciario. A questa abitazione o dimora, inoltre, ci si deve recare esclusivamente con il mezzo privato, fatto salvo il caso di transito aeroportuale. Nel caso ciò non sia possibile, l’Autorità sanitaria competente per territorio provvede subito a informare la Protezione Civile. Questa, in coordinamento con il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, determina le modalità e il luogo dove svolgere la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario. Le spese, in questo caso, sono a carico esclusivo delle persone sottoposte alla predetta misura. Tutto questo, anche nel caso di individui asintomatici. In caso di insorgenza di sintomi da Coronavirus, i soggetti sono obbligati a segnalare la situazione all’Autorità sanitaria.

Circolare del ministero della Salute del 12 ottobre 2020

La nuova Circolare del ministero della Salute del 12 ottobre 2020 aggiorna le indicazioni riguardo la durata e il termine dell’isolamento e della quarantena. In primo luogo, rende chiara la differenza tra isolamento e quarantena in quanto il primo si riferisce a casi di documentata infezione da SARS-CoV-2. La seconda, fa riferimento alla restrizione dei movimenti di persone sane per la durata del periodo di incubazione, ma che potrebbero essere state esposte ad un agente infettivo o ad una malattia contagiosa, con l’obiettivo di monitorare l’eventuale comparsa di sintomi e identificare tempestivamente nuovi casi.

Casi positivi asintomatici

Le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività. Al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test).

Casi positivi sintomatici

Le persone sintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi. (Non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo). Accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

Casi positivi a lungo termine

Le persone che, pur non presentando più sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per SARS-CoV-2, in caso di assenza di sintomatologia (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione) da almeno una settimana, potranno interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Questo criterio potrà essere modulato dalle autorità sanitarie d’intesa con esperti clinici e microbiologi/virologi, tenendo conto dello stato immunitario delle persone interessate (nei pazienti immunodepressi il periodo di contagiosità può essere prolungato).

Contatti stretti asintomatici

I contatti stretti di casi con infezione da SARS-CoV-2 confermati e identificati dalle autorità sanitarie, devono osservare:

Nella circolare, si raccomanda, inoltre, di:

La pandemia di Coronavirus ha reso necessario introdurre alcune novità per il primo soccorso  per tutelare la salute dei soccorritori e contrastare la diffusione del Covid-19. Il Ministero della Salute ha recentemente emanato una circolare con cui ha introdotto nuove linee guida per i soccorritori laici, compresi gli addetti al primo soccorso aziendale. Lo stesso documento contiene indicazioni anche per il soccorso balneare e novità anche sulla formazione in materia di primo soccorso. In questo articolo vedremo i cambiamenti introdotti nelle manovre di soccorso, in particolare nella rianimazione cardio polmonare.

Arresto cardiaco e primo soccorso

L’arresto cardiocircolatorio rappresenta la principale causa di morte nel nostro Paese. Ogni anno, in Italia, il 35% dei decessi sono causati da patologie cardiache. Una delle principali procedure di emergenza che si attua in una persona che si trova in arresto cardiaco o respiratorio è la Rianimazione Cardio Polmonare (RCP), anche nota come “massaggio cardiaco”. La RCP cerca di preservare manualmente il circolo sanguigno, e lo fa combinando compressioni toraciche con una ventilazione artificiale. Questa tecnica è usata sia dai soccorritori sanitari, sia dai soccorritori acquatici (bagnini di salvataggio). Ma anche dai cosiddetti “soccorritori laici”: ovvero qualsiasi cittadino cui sia stata somministrata l’adeguata formazione, come ad esempio i soccorritori aziendali, o che riceva indicazioni da personale sanitario.

Covid-19 e RCP

Com’è noto il Coronavirus si diffonde principalmente attraverso il “droplet”, cioè le minuscole goccioline di saliva emesse dalle persone quando parlano e respirano. Goccioline infette che possono andare a posarsi anche sulle superfici, dove il virus può rimanere attivo per molte ore fino a essere “raccolto” dalle mani di un’altra persona. O che possono colpire gli altri in modo diretto. In questo caso il rischio è tanto maggiore se non viene rispettata la distanza minima di un metro per un tempo prolungato. Dato che la RCP richiede un contatto diretto tra soccorritore e paziente, che è massimo nel momento della respirazione bocca a bocca, il rischio di contagio per i soccorritori è sempre elevato. 

Come ridurre il rischio di contagio nella RCP

Per ridurre il rischio di contagio, sono state introdotte delle novità per il primo soccorso. I soccorritori devono eseguire la rianimazione solo con le compressioni toraciche e i defibrillatori, senza avvicinarsi al viso del paziente per stabilire la presenza di respiro, come invece previsto dalle “manovre GAS” (Guardo, Ascolto e Sento) in uso prima della pandemia.

Il soccorritore deve:

La formazione al primo soccorso

Il documento emanato dal Ministero della Salute, disciplina vari aspetti della formazione in materia di sicurezza. Prevede, ad esempio l’obbligo di indossare mascherina e guanti monouso durante tutto il training della RCP sui manichini. Al termine di ogni manovra questi devono essere sanificati con appositi disinfettanti specifici e carta monouso. I nostri corsi di primo soccorso sono già aggiornati, sia in termini di contenuti che per quanto riguarda la sicurezza dei corsisti e dei docenti, alle più recenti norme in materia di prevenzione del contagio.

Per conoscere tutti i nostri prossimi corsi consulta il nostro calendario online. Per richiedere attività formative presso la propria sede aziendale o ulteriori informazioni contattaci.

Novità per il soccorso balneare

La circolare ministeriale introduce anche specifiche novità per il primo soccorso balneare. L’annegamento infatti rappresenta ancora una causa importante di mortalità. Si contano, infatti, circa 400 mila decessi in tutto il mondo per annegamento ogni anno, di cui all’incirca 400 in Italia. Questo rischio, naturalmente, permane anche nell’attuale situazione di emergenza sanitaria.

È quindi importante adottare precauzioni di carattere infettivologico, per evitare di mettere a rischio sia il bagnino di salvataggio sia il paziente. Per evitare il rischio di contagio, il soccorritore deve:

Foto di succo da Pixabay

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