logo elabo bianco 20 anni

Novità in materia di valutazione del rischio. In particolare, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dall’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale Europea la direttiva (UE) 2022/431¹ che rimette ulteriormente mano alla 2004/37/CE. L’atto normativo modifica alcuni valori limite di diverse sostanze pericolose come piombo e nichel. Vengono, inoltre, introdotte le sostanze tossiche per la riproduzione nel campo d’applicazione della direttiva. Facciamo il punto sulle principali indicazioni e novità introdotte.

LEGGI ANCHE: Scenari di esposizione e valutazione del rischio chimico 

Focus sulle sostanze tossiche per la riproduzione

Una delle novità sta già nel titolo della direttiva (UE) 2022/431. Accanto agli agenti cancerogeni e mutageni, vengono infatti introdotte le sostanze tossiche per la riproduzione. Si tratta di composti o miscele che corrispondono ai criteri di classificazione come sostanze tossiche per la riproduzione di categoria 1A o 1B del regolamento (CE) n. 1272/2008. Questi agenti sono ritenuti responsabili di effetti nocivi sulla funzione sessuale e sulla fertilità di uomini e donne. Viene fatta una distinzione tra:

Proseguendo nell’analisi delle novità, tra gli agenti chimici sottoposti a modifica dalla nuova direttiva (UE) 2022/431 troviamo il benzene. Parallelamente, vengono aggiunte diverse sostanze tossiche per la riproduzione, ponendo, dove presente, un valore limite di esposizione. Tra queste: composti del nichel, mercurio, bisfenolo A e monossido di carbonio.

LEGGI ANCHE: Idrogeno solforoso: un nemico insidioso (ma non invincibile)

Da qui al 2024: come verrà recepita in Italia la direttiva (UE) 2022/431

La direttiva (UE) 2022/431 è in vigore dallo scorso 5 aprile. Gli Stati membri, tra cui l’Italia, hanno due anni di tempo, fino al 5 aprile 2024, per recepire l’atto normativo. Da questo punto di vista, è opportuna una considerazione. Nel panorama normativo italiano, infatti, la valutazione del rischio per lavoratori esposti a sostanze tossiche per la riproduzione ricade nel Capo I del Titolo IX del D. Lgs. 81 del 2008. Diversamente dagli agenti cancerogeni e mutageni, che ricadono nel Capo II dello stesso Titolo IX.
A oggi non è chiaro come verrà recepita la direttiva (UE) 2022/431 nel nostro Paese. Potrebbe essere accorpata interamente nel Capo II del Titolo IX, assieme alle sostanze cancerogene e mutagene, oppure rimanere nel Capo I. Per capire quale sarà l’impatto in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è necessario, dunque, attendere il recepimento nazionale, previsto, appunto, nell’arco del prossimo biennio.

LEGGI ANCHE: Spazi confinati: valutare il rischio per prevenirlo

Cosa devono fare le aziende

In attesa di capire come verrà recepita in Italia la nuova direttiva (UE) 2022/431, il tema offre già ora lo spunto per un approfondimento. Nello specifico, circa le azioni che aziende e datori di lavoro devono mettere in pratica.
Da questo punto di vista, va sottolineato che la logica prevenzionistica per i lavoratori esposti a sostanze tossiche per la riproduzione segue quella già presente per gli agenti cancerogeni e mutageni. Le nuove condizioni previste dalla direttiva (UE) 2022/431, per quanto tecnicamente possibile, devono includere:

Scopri il nostro corso
per rappresentante lavoratori sicurezza (RLS)

Formazione, mappatura dei prodotti e SDS aggiornate

C’è dell’altro. E ci riguarda da vicino. È, infatti, necessario che i lavoratori ricevano una formazione adeguata e sufficiente. Ciò per capire se sono o possono essere esposti ad agenti cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione. Al fine di fare chiarezza sull’uso e sui rischi connessi alla manipolazione di queste sostanze, è fondamentale adottare misure per aiutare dipendenti e datori di lavoro a riconoscerle.

Per valutare la gestione, consigliamo di iniziare a mappare i prodotti utilizzati in azienda. Questo al fine di individuare quelli che contengono sostanze presenti nell’allegato III della direttiva (UE) 2022/431. E attenzione alle SDS: ricordiamo, infatti, che, i nuovi limiti di esposizione devono essere riportati nelle schede di dati di sicurezza dei prodotti aziendali. Ciò in virtù del Regolamento n. 878 del 2020.

NOTE

Foto di copertina: fonte Freepik

¹ Per approfondire: Direttiva (UE) 2022/431 del Parlamento europeo e del Consiglio.

L’autocertificazione in materia di sicurezza è l’elemento base su cui fare affidamento quando si vuole verificare l’idoneità tecnico professionale di una ditta o di un tecnico esterno cui affidare un lavoro. Ma è sufficiente? In caso di infortunio di un dipendente della ditta appaltatrice, il committente può essere coinvolto in un processo penale?

Cosa significa idoneità tecnico professionale

Per idoneità tecnico professionale s'intende il possesso di capacità organizzative, nonché disponibilità di forza lavoro, di macchine e di attrezzature, in riferimento ai lavori da realizzare. Questo concetto viene definito dall'art. 89 c.1 d.lgs. n. 81/2008 (testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro). Dev'essere richiesta ogni qualvolta un’azienda affida lavori, servizi e forniture a una ditta o a un lavoratore autonomo.

Cosa fare per rispettare le specifiche norme

L’articolo che regola i rapporti fra committente e appaltatore in materia di sicurezza è l’Art. 26 del D.lgs. 81/2008. Questo spiega che la ditta appaltatrice deve esibire al datore di lavoro:

  1. iscrizione alla camera di commercio;
  2. documento di valutazione dei rischi o autocertificazione;
  3. documento unico di regolarità contributiva;
  4. dichiarazione di non essere oggetto di provvedimenti di sospensione o interdittivi.

Con un controllo di questi documenti, l’azienda committente è in regola con la legge in materia di sicurezza. Ma questo non è sufficiente in tutti i casi.

In caso di incidente

Cosa succede se un lavoratore della ditta affidataria viene colpito da un infortunio o da malattia professionale? In questo caso il committente potrebbe essere coinvolto in un processo penale. E qualora si fosse limitato a un controllo puramente documentale dell’idoneità tecnico professionale, il suo comportamento potrebbe essere interpretato come negligente (cfr.: art. 43 Codice Penale).

Come tutelarsi?

È opportuna, perciò, una verifica dell’effettivo possesso da parte dell’appaltatore delle capacità organizzative, disponibilità di forza lavoro, macchine e attrezzature a norma (ad esempio attrezzature per il sollevamento o a pressione) per idoneità dei lavoratori, attestati di formazione che definiscono concretamente l’effettiva idoneità tecnico professionale. Quantomeno va richiesta la documentazione di cui all’art. XVII del D.Lgs.81/2008 per valutare l’idoneità delle ditte nei cantiere temporanei o mobili.

Siamo a disposizione per eseguire la  verifica dell’idoneità tecnico professionale delle ditte appaltatrici. Offriamo consulenza anche per verificare il rispetto di tutti i requisiti in tema di  salute e sicurezza sul lavoro a maggior tutela dell’azienda appaltante. Per maggiori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignao in provincia di Vicenza.

E_LABO SRL
Via dell’Industria 48/C int.1 - 36071 Arzignano (VI)
C.F. e P.IVA IT 03093450249 | REA VI - 298371
Tel: 0444 478406 | E-mail: e-labo@e-labo.it
Created by Hassel Omnichannel
crossmenu linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram