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Un rischio in conceria, ma non solo. Abbiamo spesso nominato gli “spazi confinati”, evidenziando alcuni dei rischi che si possono incontrare all’interno di essi. Ma di cosa si tratta con esattezza? Lo vediamo insieme in questo articolo, approfondendo i principali pericoli connessi e cosa dice la legislazione in merito.

Cosa sono gli spazi confinati

L’ambiente confinato, come suggerisce il nome, è un ​​luogo totalmente o parzialmente chiuso, con poche aperture di accesso e una ventilazione naturale sfavorevole. Ciò, tuttavia, non basta a definire uno spazio come confinato. Questo, infatti, deve rispondere a certe caratteristiche. Non deve, ad esempio, essere stato progettato e costruito per essere occupato in permanenza da persone, né destinato a esserlo. All’occasione, però, può essere occupato in forma temporanea per l’esecuzione di interventi come:

Rientrano nella categoria degli spazi confinati: vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi, recipienti, silos. Ma anche pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie, caldaie e simili. A dirlo è il D.Lgs. 81 del 2008.

I principali rischi

È proprio il Testo Unico sulla sicurezza a prevedere, in una sua appendice, un elenco esemplificativo dei possibili fattori di rischio in ambienti confinati, con le cause potenziali. I fattori di rischio negli ambienti chiusi sono molteplici e vanno dall’esplosione all’incendio, dall’intossicazione alla caduta. Ma possono esserci anche:

Vi sono, poi, il rischio biologico e quello chimico. In questo senso, uno dei principali fattori di rischio è rappresentato dalla possibile formazione di gas nocivi, primo fra tutti l’idrogeno solforato.

Cosa dice la legislazione italiana

Di spazi confinati non parla solo il D.Lgs. 81/2008. È anche il tema attorno a cui ruota il Dpr 177/11. All’articolo 2 si dice che negli spazi confinati le attività possono essere svolte unicamente da imprese o da lavoratori autonomi qualificati. Questi devono possedere specifici requisiti elencati nel decreto stesso. Il datore di lavoro committente deve informare tutti i lavoratori che andranno a operare in ambienti confinati o sospetti di inquinamento su:

Valutazione del rischio e spazi confinati: gli obblighi del datore di lavoro

Tra i diversi obblighi del datore di lavoro vi è quello di fare una precisa e puntuale valutazione di tutti i rischi. A seguito della quale va elaborato il documento di valutazione del rischio (DVR). Tra i rischi da valutare rientrano anche quelli legati agli spazi confinati. Questi, infatti, non sempre sono chiaramente identificabili come tali. È il caso, ad esempio, di vasche interrate e serbatoi pensili per l’acqua potabile. Nel DVR devono essere riportati sia i lavori in ambienti confinati sia i possibili pericoli riscontrabili in tali luoghi. Nel documento di valutazione del rischio va, inoltre, precisato che si sono prese tutte le misure possibili per eliminare il rischio alla fonte. Come, ad esempio, modalità di lavoro alternative all’ingresso in ambienti o spazi confinati.

Ambienti confinati e OT23

È importante, dunque, approfondire il rischio connesso all’attività in spazi confinati. Il datore di lavoro deve individuare, mappare e valutare il rischio per ciascun ambiente confinato. Del tema si occupa anche il modello OT23. Alle aziende viene riconosciuto un punteggio, se queste adottano misure di prevenzione negli ambienti confinati e sospetti di inquinamento.

OT23, lo ricordiamo, è l’agevolazione che ha preso il posto, ormai da qualche anno, di OT24. Con questo incentivo, le aziende ottengono dall’Inail uno sconto sul tasso medio applicato, che varia dal 5 al 28% in ragione della dimensione aziendale. Tuttavia, per potervi accedere, è necessario dimostrare di aver eseguito investimenti in materia di salute e sicurezza. Tra gli interventi ammessi per il raggiungimento dei 100 punti necessari all’accesso all’incentivo, ci sono anche quelli relativi agli spazi confinati. Più precisamente, questi si trovano nella categoria A-1: Ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento. Gli investimenti in materia di ambienti confinati, in particolare, contribuiscono da un minimo di 50 a un massimo di 80 punti.

OT23: cosa fare per accedere all’incentivo

Nel paragrafo precedente abbiamo analizzato come l’incentivo OT23 tratta gli ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento. Più nello specifico si attribuiscono:

I punti A-1.3 e A-1.4 del modello di domanda di riduzione del tasso Inail necessitano di una valutazione preliminare del rischio ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento. Questo per capire i corretti sistemi per un lavoro sicuro e per fare la formazione necessaria.

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Foto in evidenza: freepik.com

Colpisce spesso senza preavviso e può capitare a chiunque: età, sesso e condizioni fisiche non contano. Parliamo dell’arresto cardiaco. Mai come in questo caso, sapere cosa fare è essenziale: in gioco, del resto, c’è una vita. La buona notizia è che la vita in questione si può salvare: bisogna, però, intervenire subito. In caso di arresto cardiaco, le chance di sopravvivere si riducono, infatti, del 10% al trascorrere di ogni minuto. E solo attraverso le corrette manovre di rianimazione cardio polmonare e l’utilizzo di un defibrillatore si riesce ad aumentare (realmente), addirittura triplicare le possibilità di sopravvivenza. I DAE sono sempre più diffusi nelle nostre città. Ma che cos’è un DAE e cosa prevede la legge in Italia? Ne parliamo in questo articolo, scoprendo perché è utile avere un defibrillatore in azienda e cosa bisogna sapere in materia.

DAE, questo (s)conosciuto

L’acronimo DAE sta per “defibrillatore (semi)automatico esterno”. Si tratta di un dispositivo di dimensioni contenute che effettua la defibrillazione delle pareti muscolari del cuore. Dà, insomma, una scossa. Per meglio dire, eroga (se necessario e possibile) una scarica elettrica che resetta il muscolo cardiaco e ne interrompe l’aritmia. In Italia si sta gradualmente diffondendo la presenza e la cultura del DAE: resta, però, ancora molto da fare. L'aspetto essenziale da sottolineare è che il defibrillatore semiautomatico è facile da usare. A seconda dei modelli presenta solo uno o due tasti, molti meno di un qualsiasi elettrodomestico. Ma può fare davvero la differenza e salvare una vita. Non “fa tutto lui”, ma guida al meglio e in modo semplice chi lo sta utilizzando. Determina, per esempio, da solo se è necessaria o meno una scarica e seleziona il livello di energia necessario.

Cosa prevede la legge

Abbiamo detto che nel nostro Paese si sta gradualmente diffondendo la presenza e la cultura del DAE. Per quanto riguarda l’obbligo della presenza di un defibrillatore, però, resta ancora un po’ di confusione. Proviamo a fare chiarezza.

Con la Legge n.120 del 3 aprile 2001, l’uso del DAE è stato esteso anche al personale non sanitario. I cosiddetti “operatori laici” devono, però, aver ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio polmonare.

Il Testo Unico sulla sicurezza non rende obbligatorio per le aziende dotarsi di DAE, ma prevede comunque l’obbligo di formazione del personale al primo soccorso. Ribadendo, così, l’importanza della presenza sui luoghi di lavoro di personale addestrato.

È il Decreto Ministeriale del 18 Marzo 2011, invece, a determinare i criteri e le modalità di diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni. Questa deve essere capillare e strategica in modo tale da riuscire a fornire la defibrillazione entro cinque minuti dall'arresto cardiaco. Tra le aree indicate per il posizionamento di un DAE, vi sono anche le strutture industriali.

Il Decreto Balduzzi, nel 2013, ha reso obbligatoria la presenza del defibrillatore, tra le altre, in società sportive e dilettantistiche e palestre. 

Defibrillatore in azienda: non è obbligatorio, ma...

La legislazione italiana non prevede per le aziende l’obbligatorietà di dotarsi di un DAE. Ci si limita, al più, a suggerirne l’installazione. Del resto, circa il 5% degli arresti cardiaci si verifica sui luoghi di lavoro. E possono colpire anche soggetti senza una patologia cardiaca nota. La presenza di un defibrillatore in azienda permette di alzare la probabilità di sopravvivenza di chi è colpito da arresto cardiaco dal 5% a oltre il 50%. Avere un defibrillatore negli spazi aziendali è importante anche per la presenza di fattori lavorativi che contribuiscono ad aggravare le malattie cardiovascolari. Tra queste:

Ok, installo un DAE: cosa devo sapere?

Nessun obbligo, dunque, a oggi per le aziende di dotarsi di un DAE. Potremmo parlare, piuttosto, di una scelta responsabile e un’opportunità. Tutto passa da un’accurata valutazione delle caratteristiche aziendali. Tra i fattori da considerare:

In generale, i DAE dovrebbero essere percepiti come indispensabili all’interno di un’azienda tanto quanto i sistemi antincendio.
Va tenuto conto, però, che la presenza di un DAE in azienda comporta diversi obblighi. A tal proposito, i già citati Decreti del 2011 e del 2013 precisano che:

* L'articolo 6 del Disegno di legge 1441 Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici rende obbligatoria la registrazione dei defibrillatori alle centrali operative del sistema di emergenza sanitaria 118.

Ci sono anche gli incentivi

Una spinta alla scelta di installare in azienda un DAE è data anche dagli incentivi economici. Con il modello OT23, in particolare, le aziende che abbiano effettuato interventi migliorativi delle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro possono richiedere all’Inail la riduzione del tasso medio di tariffa per prevenzione. Per accedere a tale riduzione, è necessario aver effettuato interventi nell’anno precedente a quello della richiesta. Viene in seguito attribuito un punteggio: per accedere alla riduzione del premio Inail è necessario arrivare a un punteggio pari a 100. Il DAE, in tal senso, dà un contributo significativo. L’adozione di un defibrillatore e la specifica formazione (corso BLSD) del personale addetto al suo utilizzo permettono di acquisire 40 punti.

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Il nuovo Sismabonus permette di mettersi al sicuro dai terremoti abbattendo i costi fino all’80%. Vi spieghiamo come accedere all'incentivo fiscale mercoledì 25 ottobre 2017, dalle 17 alle 19, nella nostra sede in via dell’Industria 48/C ad Arzignano. Insieme ai nostri tecnici che si occupano di valutazione della sicurezza ci saranno gli esperti di Facipieri srl, azienda leader nelle costruzioni metalliche certificate per il miglioramento sismico degli edifici.

Programma della serata

Rischio sismico in provincia di Vicenza

Tutta l’Italia è considerata a rischio sismico. In una scala che va da 1 (alto rischio) a 4 (rischio molto basso), la provincia di Vicenza si divide fra le categorie 2 e 3. Ma oltre alla sismicità del luogo, il rischio sismico per un’azienda è influenzato anche da altri fattori:

La valutazione della sicurezza

Il Testo Unico per la salute e la sicurezza sul lavoro (DLGS 81/2008) pone a carico del datore di lavoro l'obbligo di garantire la sicurezza strutturale degli ambienti di lavoro. Questo obbligo riguarda anche il rischio sismico e si concretizza attraverso lo strumento della valutazione della sicurezza, così come indicato nelle Norme Tecniche per le Costruzioni (DM 14/01/2008) e l’adozione delle opportune misure strutturali.

L’importanza di intervenire

Il datore di lavoro, responsabile del fabbricato in cui si svolge l’attività lavorativa, deve tenere presente che in caso di terremoto, non necessariamente catastrofico:

Sismabonus 2017

La Legge di bilancio 2017 estende il Sismabonus anche alla zona sismica 3 e agli edifici produttivi. La detrazione di imposta, richiedibile fino 2021, può arrivare ad un importo di 96.000 euro per unità immobiliare. Alle spese sostenute per interventi di adozione di misure antisismiche spetta una detrazione fiscale del 50%. Tuttavia maggiore è l’efficacia dell’intervento, maggiore sarà la detrazione. Nel caso di riduzione di 1 classe di rischio la detrazione fiscale è del 70%; nel caso di riduzione di 2 classi di rischio la detrazione è del 80%.

Iscrizioni

Si prega di inviare conferma di partecipazione all’evento entro venerdì 20 ottobre via mail all'indirizzo e-labo@e-labo.it indicando il nominativo, il ruolo, l'azienda di appartenenza ed un recapito mail del partecipante. Nel caso in cui il numero di iscritti superi la capienza dell’aula, si riserva la possibilità di mettere a calendario un secondo incontro in base al numero di adesioni. Siamo a disposizione per qualsiasi informazione ai nostri contatti.

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