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Gli ultimi dati purtroppo lo confermano: in Italia sono tornati a crescere gli infortuni sul lavoro.
Nei primi 8 mesi dell’anno ne sono stati registrati oltre 416mila, quasi 6mila in più rispetto al 2015. E dal 2000 è la prima volta che il dato non è in calo.

Il Veneto purtroppo segue la tendenza con 44mila casi segnalati, cioè una media di 210 al giorno. Le province più colpite sono nell’ordine Verona (9352), Vicenza (8340) e Padova (8090). Come leggere queste statistiche? In realtà l’analisi sarebbe complessa, nel senso che sono tanti i fattori in gioco. Dalle condizioni contrattuali alla sensibilità di dipendenti e datori di lavoro, per dirne un paio. Però c’è un altro aspetto su cui sarà importante riflettere da qui ai prossimi anni. E cioè la questione età.

Lavoratori sempre più… d’esperienza
Basta leggere le statistiche Inail per rendersene conto. Nel nostro Paese l’età media della popolazione è di 44,7 anni, e questo si riflette anche sull’età media della classe dei lavoratori. In questo caso la fascia predominante è composta dagli over 45. Cosa che non è necessariamente un problema, sia chiaro: l’esperienza è un fattore determinante per fare bene il proprio mestiere.

Ma diventa un problema se si pensa che spesso mansioni e condizioni di lavoro, negli ambienti industriali in particolare, restano invariate nel corso del percorso professionale del lavoratore. Cioè ci sono 50enni o 60enni chiamati a fare le stesse cose (o più o meno nello stesso modo) di quando le facevano a 20 anni.

Aumentano gli infortuni tra gli “over”
Questo aspetto ha due conseguenze:

  1.  i lavoratori più “maturi” sono posti in condizioni in cui spesso un buono stato di forma fisica è indispensabile per salvaguardarsi dagli infortuni o semplicemente tenersi alla larga da acciacchi professionali
  2.  I tempi di ripresa da infortuni e malattie, quando capitano, sono notevolmente più lunghi.

Una prima riprova del punto 1 viene dai dati: la percentuale di maggior aumento nel numero degli infortuni dallo scorso anno è proprio tra gli over 60 (+7%). Quanto al punto 2, si consideri che crescono gli infortuni con conseguenze permanenti (dal 5 al 7,9%) e con ben il 43% degli incidenti con conseguenze gravi che colpiscono proprio gli over 60. Le dinamiche più comuni? Banalmente, scivolamenti e cadute, cioè episodi dovuti a mancanza di attenzione o di una buona condizione fisica.

Malattie professionali in crescita

Anche qui, note dolenti. Le malattie professionali in generale in Italia sono in netto aumento nell’ultimo decennio, con aumento esponenziale a partire dal 2008 di quelle da sovraccarico biomeccanico e osteoarticolari.

E occhio: nel 2015 il 27% dei tecnopatici ha avuto più di 60 anni al momento dell’esordio della malattia. Settori più colpiti? Manco a dirlo: edilizia e manifatturiero.

Un futuro più sicuro è possibile

Più posti di lavoro e una vita migliore sono gli obiettivi della Strategia Europa 2020, ma questo in parallelo a un tasso occupazionale di ultra 50enni destinato a crescere, in linea con le riforme pensionistiche introdotte da sempre più Paesi.

Come arrivare dunque a questi risultati in modo intelligente? Banalmente: devono essere modificati gli atteggiamenti nei confronti dell’invecchiamento e migliorate le condizioni di lavoro soprattutto per chi è in età più avanzata. Vanno valorizzate le buone prassi esistenti o create nuove abitudini in materia di salute e sicurezza. Vanno fatte sentire importanti le persone, invogliandole a gestirsi in modo consapevole suol luogo di lavoro. Vanno creati percorsi professionali non statici, ma modellati in armonia con le capacità fisiche di ciascuna età, in modo da rendere davvero l’esperienza in azienda un valore aggiunto nei processi produttivi.

La sfida è solo all’inizio, ma questo nuovo approccio deve arrivare fin da subito per accompagnare il cambiamento nel modo più sicuro possibile.

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