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Nel nostro lavoro, uno degli acronimi da monitorare con attenzione è Dms: disturbi muscolo scheletrici. Sono, infatti, diffusi in ambito professionale, come approfondiamo più avanti, e costituiscono una delle principali cause di assenza per malattia in molti settori. L’argomento torna di grande attualità dopo l’entrata in vigore, lo scorso marzo, della nuova versione dell’UNI ISO 11228-1:2022. La normativa, infatti, riguarda l’analisi del rischio da sollevamento e trasporto in ambito movimentazione manuale dei carichi. C’è un altro acronimo sul piatto, dunque, da considerare: Mmc. Del resto, operazioni di sollevamento, trascinamento, spinta o spostamento di pesi interessano da vicino numerosi comparti produttivi. E si tratta di azioni che generano buona parte dei Dms. Da questo punto di vista, cosa cambia con la nuova legge? Scopriamolo insieme.

La nuova UNI ISO 11228-1:2022

Come noto, alla questione Dms e movimentazione manuale dei carichi il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro dedica un Titolo apposito, il Titolo VI. Si sottolinea che il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte misure necessarie di prevenzione. Vengono, inoltre, indicate alcune norme tecniche come criteri di riferimento.
La nuova UNI ISO 11228-1:2022 va a intervenire sull’allegato XXXIII del D.Lgs. 81/2008. Questo richiama espressamente la norma tecnica come “criterio di riferimento” per il datore di lavoro. In particolare, vengono stabiliti i limiti raccomandati per le attività di sollevamento e trasporto di carichi. Non tratta, invece, le attività di traino e spinta, per cui si continua ad applicare la UNI ISO 11228-2, e quelle di sovraccarico degli arti superiori, che è materia della UNI ISO 11228-3.

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Movimentazione manuale dei carichi: cosa cambia

Nello specifico, la nuova disciplina in tema di movimentazione manuale dei carichi fornisce dei limiti raccomandati circa il sollevamento, l’abbassamento e il trasporto manuale. Ciò tenendo conto di intensità, frequenza e durata del compito. La norma si riferisce alla movimentazione manuale di oggetti con massa di 3 o più kg. Questi devono procedere a una velocità di cammino compresa tra 0,5 m/s e 1,0 m/s, lungo una superficie orizzontale. Il documento fa riferimento a una giornata lavorativa di 8 ore, considerando però anche i tempi di lavoro fino a 12 ore.
Entrando nel dettaglio della nuova UNI ISO 11228-1:2022, per le azioni che comportano sollevamento/abbassamento di un carico, si introduce un processo di valutazione a step successivi. Vengono, inoltre, ampliate le modalità di calcolo dell’Indice di Sollevamento nella fase di valutazione approfondita. Ancora, vengono rivisti i pesi limite di riferimento e, infine, vengono modificate le fasce di rischio associate ai valori finali dell’Indice di Sollevamento. Per le azioni che comportano trasporto in piano di un carico viene, invece, introdotto un processo di valutazione a step successivi che permette di verificare le condizioni di accettabilità del rischio.

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Dms, il quadro europeo e italiano

Come anticipato, i Dms sono un tema caldo sul fronte della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. La portata della questione è fornita dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. Nel suo ultimo rapporto¹, l’ente delinea un quadro piuttosto serio. Il 60% dei lavoratori europei dichiaranti problemi di salute legati al lavoro identificano i Dms come il problema più grave. Inoltre, circa 3 lavoratori su 5 nell’UE riferiscono di soffrire di Dms. I disturbi maggiori riguardano:

Il report riporta poi le statistiche dell’Inail, che offrono un quadro della gravità del fenomeno in Italia. I Dms sono i principali disturbi lavoro-correlati che colpiscono i lavoratori nel nostro Paese. Si tratta, inoltre, di un fenomeno in crescita: nel 2008 la percentuale di chi ne soffriva era del 40%, oggi siamo al 70%.

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L’importanza della prevenzione

Prevenzione: è questa la parola d’ordine per evitare i danni da Dms. Con due coordinate di riferimento: una di queste è la formazione, per tutte le figure aziendali. Un percorso per apprendere le buone prassi per evitare l’insorgenza dei disturbi muscolo scheletrici nella pratica lavorativa quotidiana. Con un accento sulle attività che possono innalzare il rischio da movimentazione manuale dei carichi.
Un altro elemento essenziale è il Documento di valutazione dei rischi. D’altronde, il Dvr serve proprio per analizzare, valutare e cercare di prevenire le varie situazioni di pericolo per i lavoratori. In questo caso, fondamentale è la figura del preposto. Del resto, è lui che è chiamato a:

A lui spetta, inoltre, il compito di verificare che alle zone che espongono a specifici rischi accedano solo lavoratori adeguatamente formati e istruiti.

I rischi connessi alla mancata o fallace valutazione delle procedure di movimentazione

Si diceva della stretta attualità della questione Dms e movimentazione manuale dei carichi. Se ne è occupata di recente la Cassazione, con una sentenza che merita un rilievo. Anche per capire cosa possa succedere a un datore di lavoro che non valuti correttamente le procedure di movimentazione. La vicenda riguarda il proprietario un’azienda di ceramica, condannato per non aver vigilato sulle modalità di movimentazione di pezzi pesanti. Si trattava di oggetti di oltre 25 chili, che avrebbero dovuto essere spostati dal tornio al carrello di trasporto da una coppia di operai. Al contrario, essi sono stati trasportati da un unico lavoratore, il quale ha poi riportato un infortunio.
In seguito alla condanna, il datore di lavoro aveva presentato ricorso alla Cassazione. La Corte Suprema ha respinto, però, le motivazioni, ribadendo la condanna². Il datore di lavoro – si legge – ha omesso l’adozione delle misure idonee protettive e controllo e vigilanza erano insufficienti per accertare che tali misure fossero adottate dai lavoratori. Ciò «costituisce un inadempimento agli obblighi protettivi tale da esaurire il nesso eziologico dell’infortunio occorso al lavoratore, così da radicarne in via esclusiva la responsabilità».

NOTE:

Foto in evidenza: Freepik

¹ Per approfondire: Focus EU-Osha su disturbi muscolo scheletrici

² Sentenza Cassazione Civile, Sez. 6, 06 aprile 2022, n. 11227

Come abbiamo visto in un nostro precedente post, i disturbi muscolo scheletrici (DMS), dovuti ai movimenti ripetitivi oltre che alla postura scorretta, sono all’origine del 60-65% delle malattie professionali. Secondo il Ministero della Salute, praticare uno sport aiuta a prevenire l’insorgenza di molte patologie tra cui, appunto i DMS. Promuovere l’attività sportiva sul lavoro può essere quindi un vantaggio per le imprese in termini di produttività. In Italia però sono ancora pochissime quelle che lo fanno.

Attività sportiva sul lavoro

Una postazione di lavoro ergonomica (sia negli uffici sia nei reparti produttivi) è importante per combattere l’insorgenza di malattie dovute alla postura. Un’altra azione utile è la valutazione del rischio legato ai movimenti ripetitivi. Per ridurre l’insorgere di malattie muscolo scheletriche, che sono circa il 60% delle malattie professionali denunciate all’INAIL, può essere utile anche promuovere l’attività sportiva sul lavoro. Secondo uno studio del dell’Università di Oxford, inoltre, lo sport aiuta a prevenire e tenere sotto controllo anche patologie gravi. Tra queste:

Una corretta attività fisica, riducendo l’insorgere di malattie, riduce anche il numero di giorni di malattia dei dipendenti migliorando quindi le performance di un’impresa. Inoltre lo sport migliora l’umore e il modo in cui si affrontano le giornate. E ciò aumenta la produttività al lavoro. Un altro beneficio dello sport, soprattutto quello di squadra, sul lavoro è che aumenta la coesione tra i dipendenti. E, in questo modo, si crea un clima di lavoro decisamente migliore. 

La situazione in Italia

La situazione italiana per quanto riguarda la promozione all’interno delle aziende dello sport non è molto incoraggiante. Infatti, solo l’11% promuove attività sportive per stimolare all'adozione di stili di vita sani. Ciò ci rende il fanalino di coda dell’Europa. La Svezia, con il suo 80%, è il paese europeo che più punta sull’attività sportiva. Ma meglio di noi fanno anche in Spagna (26%), Romania (37%), Slovenia (53%)...

Consigli pratici

Ma cosa può fare in concreto un’azienda per promuovere lo sport tra i propri dipendenti? Ci sono tante opportunità per diffondere le buone prassi. Piccoli accorgimenti che possono essere messi in campo con investimenti minimi, ma che possono dare dei primi risultati. Ad esempio:

Le buone prassi sono importanti non solo in campo sportivo, ma anche in campo alimentare (come abbiamo già visto in un precedente post). Gli studi dimostrano, infatti, che se i lavoratori mangiano in modo equilibrato, si ammalano meno e sono più produttivi. Quindi, in generale, le imprese hanno vantaggio a promuovere stili di vita sani a 360° fra i dipendenti.

Siamo a disposizione per assistere le aziende nell’implementazione di un programma per promuovere l’attività fisica sul lavoro. E in generale per offrire consulenza sulla strategia da adottare per promuovere stili di vita sani tra i lavoratori. Per maggiori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

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Anche il lavoro in ufficio nasconde delle insidie per la sicurezza e la salute. Il datore di lavoro è dunque tenuto per legge a prevenire tali i rischi. E questo, tra l’altro, è anche un modo per aumentare efficienza e la produttività.Uno tra i rischi più seri è legato all’adozione di posture scorrette durante l’orario di lavoro. Mantenere posizioni che sforzano eccessivamente muscoli e legamenti per otto ore al giorno può portare a disturbi fastidiosi, che possono diventare cronici.Oggi quindi vi diamo alcuni consigli per migliorare l’ergonomia in ufficio.

Novità: la norma UNI 11226:2000

Il 14 aprile è terminata la fase dell’inchiesta preliminare che porterà all’attuazione del progetto di norma UNI 1605938 “Ergonomia - Valutazione delle posture statiche di lavoro”. La norma, basata sullo standard internazionale ISO 11226:2000:

  • tratta delle posture assunte per motivi di lavoro tenendo conto degli angoli assunti dalle varie articolazioni e il tempo in cui vengono mantenuti;
  • specifica i limiti raccomandati per le posture statiche di lavoro senza alcuno sforzo o con minimo sforzo esterno;
  • contiene una guida sulla valutazione del rischio per la salute connesso alle variabili delle diverse attività lavorative;
  • fornisce indicazioni a coloro che si occupano della progettazione del lavoro e dei prodotti. (Come, ad esempio, l’ergonomia in ufficio).

Allestire la postazione di lavoro

Per mantenere una postura corretta è di vitale importanza che le varie attrezzature della postazione di lavoro siano posizionate in modo adeguato.
  1. Seduta. Le cosce devono aderire al sedile, le ginocchia formare un angolo di 90° e i piedi devono poggiare a terra. (Eventualmente, dotarsi di un poggiapiedi).
  2. Schienale. Dev’essere regolabile in altezza, inclinabile, preferibilmente con supporto lombare e che segua i movimenti naturali del corpo.
  3. Scrivania. Il piano di lavoro deve trovarsi alla stessa altezza dei gomiti e permettere l’appoggio rilassato di polsi ed avambracci.
  4. Luce. L’ufficio dovrebbe essere strutturato con le finestre di lato rispetto alle scrivanie. Le plafoniere dovrebbero essere disposte in senso parallelo alle finestre.

Posizionare lo schermo del computer

Parlando di ergonomia in ufficio è importante fare riferimento al posizionamento del videoterminale rispetto all’utente.
  1. Tastiera e schermo del computer devono essere posizionati in modo parallelo al bordo della scrivania. La tastiera dovrebbe essere inclinata di 60° rispetto allo sguardo.
  2. Lo schermo deve trovarsi a 60-80 centimetri dall’utente (a seconda delle dimensioni). Il bordo superiore dovrebbe stare  ad un’altezza 10 centimetri al di sotto dell'altezza degli occhi e inclinato di 35° rispetto allo sguardo.

Adottare posture corrette

Allestire l’ufficio secondo i dettami dell’ergonomia facilita il mantenimento di posizioni congrue (e solleva il datore di lavoro da responsabilità per eventuali malattie professionali correlate alla postura). Ci sono comunque dei consigli utili per i lavoratori:
  1. Ricordarsi di posizionare la schiena ben eretta e, di tanto in tanto, muovere il collo per rilassarlo.
  2. Non accavallare le gambe ed alzarsi ogni qual volta se ne ha la possibilità
  3. Spalle contratte e denti stretti sono sintomi di tensioni muscolari. Tasta con la punta delle dita i muscoli alla base del cranio e massaggiali per un minuto con piccoli movimenti circolari.
  4. Esistono anche una serie di esercizi specifici studiati dall’Inail per contrastare l’insorgere del mal di schiena

L’importanza dell’ergonomia in ufficio

Mantenere una posizione corretta aiuta a ridurre i disturbi lavoro-correlati e, di conseguenza, favorisce la diminuzione delle assenze per malattia. Non è una questione da poco. I disturbi muscolo scheletrici, dovuti ai movimenti ripetitivi oltre che alla postura scorretta, sono all’origine del 60-65% delle malattie professionali. Inoltre, punto non meno importante, diminuisce il livello di stress, migliora l’umore e di conseguenza la produttività.

Soluzioni… originali

Un’ora di attività fisica alla settimana. È la soluzione che hanno adottato molte aziende in Svezia. Secondo uno studio dell’università di Stoccolma, infatti, praticare sport in orario di lavoro riduce lo stress e le assenze per malattia. Una soluzione alternativa che si sta diffondendo negli Stati Uniti è la standing desk, la scrivania alta che non prevede l’uso di sedie. Stare seduti per otto ore al giorno, infatti, può essere controproducente per la salute e questa soluzione è vantaggiosa soprattutto per la cervicale.
Siamo a disposizione per un sopralluogo gratuito nella vostra azienda per valutare il rischio per la salute dovuto a postazioni di lavoro non ottimali dal punto di vista ergonomico. I nostri esperti possono suggerirvi il metodo più opportuno per l’analisi e le misure di prevenzione più adeguate. Per ulteriori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

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I disturbi muscolo scheletrici, come il mal di schiena, sono tra le patologie più frequenti in ambito lavorativo. Secondo l'ultimo rapporto Inail sono addirittura il 65% di tutte le malattie professionali denunciate. Non pensare ad una prevenzione adeguata, quindi, si traduce in una minor qualità della vita per i lavoratori. E, per le aziende, in un calo della produttività. Un modo per contrastare mal di schiena e dolori cervicali sono esercizi per migliorare la postura. Eccone 10 consigliati per ogni giorno sul posto di lavoro.

Posture scorrette

In un precedente post avevamo parlato dei movimenti ripetitivi e dei disturbi che possono causare alle articolazioni. (In particolare quelle degli arti superiori) Concentrandoci sul mal di schiena, o “rachialgia”, vediamo che alla sua origine ci sono spesso posture scorrette. Una posizione di lavoro non ergonomica, infatti, può comportare lo schiacciamento e l’infiammazione dei cuscinetti inter-vertebrali. Si tratta di un rischio, che, in quanto tale, è obbligo del datore di lavoro valutare e prevenire.

Prevenire il mal di schiena

Assicurare posizioni di lavoro ergonomiche e una corretta formazione circa i movimenti corretti (anche per mettersi al riparo da possibili cause legali), comunque, non dovrebbe essere visto solo come un obbligo. È noto, infatti, il ritorno positivo di investimenti delle aziende per la promozione della salute tra i lavoratori. In questo ambito possiamo includere anche i disturbi muscolo-scheletrici. Promuovere campagne di sensibilizzazione volte a ridurre l'insorgere di questi problemi, migliora infatti anche la produttività.

Esercizi consigliati

  1. Respirazione diaframmatica da seduti: inspirare profondamente l’aria dal naso gonfiando la pancia ed espirare lentamente dalla bocca a labbra socchiuse sgonfiando l’addome.
  2. Seduti sulla sedia, con le ginocchia alla stessa altezza del sedile. Inarcare leggermente la schiena inspirando. Quindi, espirando, piegarsi leggermente in avanti. (Da ripetere 5-10 volte).
  3. Ripetere l’esercizio precedente, ma in posizione eretta, con i piedi ben appoggiati e paralleli tra loro e le ginocchia leggermente piegate.
  4. Da seduti o in piedi, eseguire delle circonduzioni ampie e lente con le spalle, prima indietro e poi avanti. (Ripetere 5-10 volte).

In piedi o seduti?

  1. Per chi lavora per molto tempo seduto. In piedi, appoggiare le mani sulla parte posteriore dei fianchi, quindi, espirando, estendere lentamente all’indietro la colonna vertebrale. (Da ripetere 3-5 volte).
  2. Per chi lavora per molto tempo in piedi. Assumere la “posizione del cocchiere”: gambe divaricate e gomiti appoggiati sulle cosce, vicino alle ginocchia. Rilassarsi per qualche minuto abbandonando corpo e testa alla forza di gravità.

Esercizi per il collo

  1. Da seduti sbilanciare la testa in avanti, con una lieve flessione del collo, espirando. Poi, inspirando, piegarla all’indietro con una lieve estensione. Infine ritornare alla posizione intermedia. (Da ripetere 5-10 volte).
  2. Da seduti, raggiungere con la mano destra l’orecchio sinistro passando dietro la nuca. Quindi, espirando, aiutare la rotazione del capo. (Da ripetere per 3-4 volte, su ambo i lati).
  3. Da seduti, con gli arti superiori flessi che tirano verso l’alto il capo, inspirare allontanando l’orecchio destro dalla spalla destra ed espirare tornando alla posizione di partenza. (Ripetere 5-10 volte, su ambo i lati).
  4. Seduti, arti superiori flessi con le mani appoggiate dietro al collo,  piegare indietro la testa espirando. Quindi, inspirando, ritornare alla posizione di partenza. (Da ripetere 5-10 volte, lentamente).
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