logo elabo bianco 20 anni

Nuove regole sul fronte Green pass. Come noto, dal 1° settembre la Certificazione verde Covid-19 digitale è diventata obbligatoria anche per salire a bordo di aerei, treni e traghetti. Obbligo di Green pass anche per il personale scolastico e per accedere alle università. Restano valide le misure in vigore dal 6 agosto scorso in virtù del Decreto legge 22 luglio 2021. Queste prevedono, tra l’altro, l’obbligo di Green pass in zona bianca per accedere ai servizi di ristorazione per il consumo al tavolo, al chiuso. Qui entra in gioco la questione mense aziendali, che tanto ha fatto e fa discutere. Polemiche a parte, approfondiamo il tema, anche sul fronte (non secondario) del trattamento dei dati personali.

Mense e Green pass: come funziona 

Il Green pass per l’accesso a mense/refettori è obbligatorio se è presente un servizio di ristorazione con somministrazione di alimenti. Con personale, quindi, che prepara i piatti e li consegna ai dipendenti oppure in caso di consegna dei pasti in casse termiche. Pasti che vengono poi consumati al tavolo in mensa o in locali adibiti allo scopo.

Viceversa, il Green pass non serve per consumare pasti portati da casa (la famosa schiscetta) e consumati in locali aziendali adibiti. In questo caso si tratta, infatti, di refettori e non di mense aziendali. Consigliamo di seguire le indicazioni derivanti dalle intese tra associazioni di categoria e SPISAL, il Servizio prevenzione igiene sicurezza ambienti di lavoro:

Queste indicazioni non escludono il rispetto del Protocollo Covid del 6/04/2021, che prevede distanziamento, obbligo di mascherine, aerazione corretta, eccetera.

Quando non serve il Green pass

Per consumare in azienda la propria schiscetta, dunque, non serve il Green pass. La certificazione non è obbligatoria neppure se il consumo dei pasti portati da casa avviene in solitario e in locali appositi. Prevedendo, comunque, turni di una persona per volta e sanificando gli arredi, le attrezzature utilizzate e arieggiando opportunamente il locale. 

Niente obbligo di certificazione anche per la pausa caffè. Questa, anche effettuata in un locale apposito, non è, infatti, da intendersi come un servizio di ristorazione con somministrazione. La consumazione deve avvenire, comunque, in piedi, in un tempo breve e con l’obbligo di mantenere il distanziamento. 

Leggi anche: Alimentazione e lavoro: come promuovere salute e produttività

Chi si occupa del controllo dei Green pass?

Il controllo dei Green pass può essere effettuato da personale aziendale, scaricando e usando l’app gratuita del ministero della Salute VerificaC19. L’applicazione consente di verificare l’autenticità e la validità delle certificazioni senza necessità di collegamento Internet. L’app non memorizza informazioni personali sul dispositivo.

Il controllo delle certificazioni può essere svolto potenzialmente da tutti i lavoratori in azienda, soci/titolari o dipendenti. Tuttavia, solo i lavoratori nominati in maniera formale dal datore di lavoro possono procedere con i controlli¹. In base al DPCM 17 giugno 2021, la nomina è obbligatoria e l’incarico deve essere preventivo rispetto all’inizio delle attività di verifica. La nomina deve essere corredata delle informazioni necessarie per la corretta gestione dell’ingresso degli utenti nel rispetto delle disposizioni vigenti. La consegna di tale informativa può essere accompagnata da formazione pratica. In occasione della nomina dei lavoratori incaricati alla verifica dei Green pass, poi, va aggiornata la policy privacy aziendale.

Green pass, delega per i controlli

Abbiamo visto, quindi, che tutti i lavoratori in azienda, sulla carta, possono occuparsi dei controlli sul fronte Green pass. Serve, però, una delega formale per gli addetti alla verifica. Questa deve:

Bisogna, poi, predisporre procedure di gestione di eventuali contestazioni da parte degli utenti che non vogliono esibire il Green pass. Obiettivo: prevenire possibili proteste, definendo e formando chi dovrà gestire tali situazioni in azienda. Il lavoratore, ancora, deve essere edotto in relazione al divieto di raccolta dei dati: copia cartacea dei pass, compilazione di registri con dati personali degli utenti, eccetera.

Hai bisogno di supporto?
Contattaci: siamo a tua disposizione.
Forniamo la delega* per la verifica del Green pass
e il cartello da apporre all’ingresso dei locali interessati.

* La delega è corredata di un registro di controllo. Ciò facilita le verifiche, rendendole necessarie solo la prima volta, con l’indicazione della scadenza del Green pass.

Green pass e trattamento dei dati personali

Capitolo privacy e trattamento dei dati personali. Il comma 5 dell’art. 13 del DPCM 17 giugno 2021 informa che il controllo del Green pass non costituisce trattamento del dato ai fini privacy. Ciononostante, se il lavoratore delegato non viene istruito in merito alla corretta gestione dei controlli, potrebbe incorrere in comportamenti errati. Per esempio, la richiesta di copia del pass cartaceo o della certificazione medica di esenzione dal certificato. In questo caso, il titolare del trattamento si troverebbe, di fatto, a trattare un dato senza il supporto di idonea base giuridica, come previsto dall’art. 6 del Regolamento Europeo 2016/679.
Ecco perché il lavoratore delegato deve ricevere idonea formazione, al pari di un incaricato al trattamento del dato. Questo per non incorrere in comportamenti illeciti. Il datore di lavoro, in analogia alle disposizioni previste in materia di formazione degli incaricati al trattamento, dovrà:

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito ufficiale della Certificazione verde Covid-19 e leggere le indicazioni del Garante Privacy.

NOTE

¹ L’art. 13, comma 3, del DPCM 17 giugno 2021 infatti precisa che “i soggetti delegati […] sono incaricati con atto formale recante le necessarie istruzioni sull'esercizio dell'attività di verifica”.

² Nonostante il Regolamento Europeo 2016/679 non preveda indicazioni specifiche per le modalità di informazione, il titolare del trattamento deve essere in grado – in caso di controllo ‒ di dimostrare le attività svolte.

Foto in evidenza: freepik.com

Il preposto è una figura chiave nell'ambito di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. E come tale ha ruoli e responsabilità ben definite. Una figura diventata ancor più centrale durante l’attuale pandemia di Covid 19 che ha aumentato la necessità di controllo circa il rispetto dei protocolli aziendali anti contagio. In questo articolo vedremo insieme chi è il preposto, quali sono i suoi compiti e le sue specifiche responsabilità, nonché le responsabilità del datore di lavoro nei suoi confronti, a partire da un’adeguata formazione.

Chi è il preposto

Secondo l’ordinamento italiano, il preposto è colui che sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute dal datore di lavoro, esercitando un potere di iniziativa funzionale a tale ruolo. È responsabile giuridicamente in caso di incidente causato da una prassi scorretta di cui egli era a conoscenza e che egli avrebbe dovuto impedire. I compiti dei preposti sono definiti dall'art. 19 del Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (TUSL):

Preposti di fatto e di diritto

Ma concretamente chi è il preposto? Si tratta sempre, fondamentalmente, di una figura responsabile di sovrintendere gli altri lavoratori: un “capo”, o comunque una figura con un’autorità riconosciuta nel suo contesto di lavoro. Il preposto può essere investito ufficialmente, tramite apposita lettera d’incarico. In questo caso si parla di preposto “di diritto”. Tuttavia qualsiasi lavoratore che, in concreto, assolve lo stesso ruolo è considerato per legge un preposto “di fatto”

Attenzione al principio dell’effettività

La nomina di un preposto può portare a una condivisione della responsabilità di controllo in capo al datore di lavoro. È importante notare, tuttavia, che non basta la nomina formale da parte del datore di lavoro per fare un preposto. Secondo il principio dell’effettività, il preposto “di diritto” deve essere anche effettivamente messo nelle condizioni di poter svolgere le sue mansioni.
D’altra parte, un sovrintendente, anche senza nomina formale, è considerato a tutti gli effetti un preposto ed è soggetto alle responsabilità (e alle sanzioni) previste per legge. Per questi motivi è importante che chi è preposto - di fatto o di diritto - sia cosciente delle sue mansioni e soprattutto che abbia gli strumenti per svolgerle, a partire da una adeguata formazione.

Scopri i nostri corsi per preposti fruibili anche in modalità e-learning (blended: parte 1 in e-learning parte due in VDC o presenza, proprio perché specifica sui rischi di settore). Siamo a disposizione anche per consulenze sulle specifiche per analizzare e definire l’attività dei preposti entro uno specifico contesto aziendale. Per maggiori informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

Formazione del preposto

Fin’ora abbiamo visto insieme chi è il preposto e quali sono i compiti che deve svolgere. Ma quali sono le responsabilità del datore di lavoro nei suoi confronti? Innanzitutto il datore di lavoro è responsabile di vigilare sull'operato dei preposti. Egli inoltre, secondo l’articolo 37 del TUSL, deve  assicurare al preposto un'adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, i cui contenuti devono comprendere:

Un corso di formazione preposti dura 8 ore, di cui 4 su temi giuridico comuni a tutti e 4 specifiche per i rischi di settore. Gli aggiornamenti (6 ore) vanno svolti ogni 5 anni e sostituiscono l’aggiornamento della formazione specifica. Da notare che un preposto di fatto, anche se non formato, risponde comunque in prima persona per inadempienza delle responsabilità previste dalla norma. Ricevere un’adeguata formazione, quindi, è anche nel suo stesso interesse. 

Sanzioni a carico del preposto

Il preposto può andare incontro a due tipi di sanzioni secondo l’articolo 56 del TUSL.

In caso di morte, lesioni personali, o malattia professionale l’autorità giudiziaria apre d’ufficio un’istruttoria di tipo penale a carico dei soggetti sospettati di inadempienza, tra cui ci può essere anche il preposto.

Con la “fase tre” riprende la possibilità di erogare anche in presenza corsi di formazione per lavoratori in materia di salute e sicurezza. In ogni caso, la normativa prevede ancora limitazioni. In questo articolo parliamo delle misure di prevenzione che applicheremo fino al 14 luglio (salvo diverse comunicazioni).

I nostri prossimi corsi

Per conoscere tutti i nostri prossimi corsi consulta il nostro calendario online. Per richiedere attività formative presso la propria sede aziendale o ulteriori informazioni contattaci.

Norme generali di prevenzione

In generale, per garantire i maggiori standard di sicurezza per docenti e corsisti:

Riprendono i corsi sulla sicurezza in presenza

Nella prima fase della crisi Coronavirus la formazione in materia di sicurezza sul lavoro era stata sospesa (con l’esclusione di quella online). A fine maggio il Ministero del Lavoro aveva riammesso i corsi in presenza, dando adito però ad una serie di dubbi interpretativi. Il DPCM 11 giugno fa chiarezza in materia:

Linee guida per i corsi sulla sicurezza in presenza

Ecco nel dettaglio le nostre linee guida per lo svolgimento dei corsi sulla sicurezza per lavoratori in presenza definite per garantire la sicurezza di corsisti e docenti in ottemperanza alla normativa vigente.

Formazione presso la sede del cliente

Formazione presso la nostra sede

Visto che le normative in materia sono tuttora in costante aggiornamento, queste linee guida potranno essere modificate in ottemperanza alle indicazioni delle autorità Vi ringraziamo fin da ora per la collaborazione.

Il preposto, secondo l’ordinamento italiano, è la figura che sovrintende all’attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute dal datore di lavoro, esercitando un potere d’iniziativa funzionale a tale ruolo. Il Testo Unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs 81/08) definisce specifici obblighi per il preposto (che può avere anche un profilo di responsabilità penale, in caso di incidente). Prevede inoltre che egli riceva una formazione adeguata per contribuire alla prevenzione dei rischi in azienda. Il mancato assolvimento di quest’obbligo formativo espone al rischio di sanzioni.

Preposto "di fatto" e "di diritto"

Il ruolo di preposto non viene necessariamente acquisito da un lavoratore per nomina esplicita del datore di lavoro. La Cassazione ha stabilito infatti l’equiparazione tra preposto “di diritto” e “di fatto” (sentenza n. 22246 del 29 maggio 2014). Il preposto “di diritto” è colui che è stato investito a svolgere le funzioni delineate dal d.lgs. n.81/08. Un lavoratore che in concreto assolve lo stesso ruolo pur non avendo ricevuto una nomina specifica è considerato invece un preposto "di fatto”. Il preposto di fatto è soggetto agli stessi obblighi dei preposti di diritto e l’inadempienza comporta le medesime sanzioni.

Profilo di responsabilità

I preposti devono vigilare sull’attività dei lavoratori per garantire che sia svolta nel rispetto delle norme di salute e sicurezza. Il compito del preposto, in ogni caso, è quello di fare applicare le norme di legge e le misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro. In caso di incidente, il preposto è responsabile giuridicamente se all’origine del sinistro si trova una prassi scorretta o inadempienza di cui egli era a conoscenza e della quale avrebbe dovuto impedire la prosecuzione nell’esercizio dei propri compiti di controllo.

Obbligo di formazione per preposti

La normativa prevede che il preposto debba ricevere, a cura del datore di lavoro, un’adeguata formazione e un aggiornamento periodico in materia di salute e sicurezza del lavoro che affronta i seguenti argomenti:

Nell’ambito della nostra attività di formazione per lavoratori, da anni svolgiamo corsi rivolti specificamente ai preposti. Il corso per preposti, ha validità quinquennale, con la possibilità di poter essere seguito in modalità e-learning. Per maggiori informazioni visita la sezione dedicata del nostro sito oppure contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

Immagine: Freepik

E_LABO SRL
Via dell’Industria 48/C int.1 - 36071 Arzignano (VI)
C.F. e P.IVA IT 03093450249 | REA VI - 298371
Tel: 0444 478406 | E-mail: e-labo@e-labo.it
Created by Hassel Omnichannel
crossmenu linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram