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Totalmente o parzialmente chiuso, non adatto alla permanenza di persone, ma occupabile temporaneamente per interventi lavorativi particolari. È la definizione di spazio confinato. In un precedente articolo abbiamo analizzato i principali rischi del lavoro in spazi confinati e cosa dice la legislazione in merito. Torniamo sull’argomento, allargando lo sguardo. Analizziamo, nel dettaglio, quanto sia importante censire gli spazi confinati, valutare i rischi, le misure di prevenzione e le soluzioni d’emergenza da adottare. Del resto, gli ambienti confinati sono, per loro stessa natura, luoghi di lavoro che presentano molteplici potenziali fattori di rischio. Sapere cosa fare e cosa no può, insomma, aiutare a prevenire gravi infortuni.

Valutare i rischi del lavoro in spazi confinati

Il lavoro in spazi confinati è regolamentato dal D.lgs. n. 81/2008, ovvero il Testo Unico sulla Sicurezza e il DPR n.171/2011¹. In particolare, gli articoli 17 e 28 del TUS impongono ai datori di lavoro di fare una precisa valutazione di tutti rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, redigendo il DVR, il documento di valutazione del rischio.
Effettuare una valutazione specifica per gli spazi confinati è un punto di partenza di fondamentale importanza. Il processo di valutazione dei rischi comprende una serie di passaggi che devono essere seguiti. Nello specifico:

Ultima, ma non per importanza, c'è la compilazione di schede specifiche per ogni spazio confinato. In esse sono indicate tutte le misure e le persone che possono lavorare al loro interno.

Il censimento degli spazi confinati e la creazione di checklist specifiche

Per eseguire un censimento completo degli spazi confinati presenti in un luogo di lavoro devono essere svolte le seguenti attività.

Viene poi posizionata una segnaletica specifica per gli spazi confinati che individui i fattori di rischio, limitando l’accesso alle sole persone autorizzate. Si redige, inoltre, una planimetria in cui siano indicati gli ambienti confinati presenti in azienda.
Per effettuare un censimento è possibile utilizzare alcune specifiche check­list che devono essere compilate dal consulente esperto che segue il processo di valutazione dei rischi. In questi documenti devono essere indicati il nome e la localizzazione dello spazio. Inoltre, bisogna verificare che il luogo preso in considerazione rispetti le caratteristiche indicate dalle OSHA 1910.146², affinché possa essere considerato uno spazio confinato. Si deve segnalare la presenza di pericoli e le attività che si svolgono al suo interno, specificando la descrizione del lavoro in spazi confinati, la frequenza, la durata e chi lo svolge.

Lavoro in spazi confinati

Procedure e prevenzione per il lavoro in spazi confinati

Abbiamo visto che, come prima cosa, il datore di lavoro deve valutare se sia possibile o meno far entrare i dipendenti in spazi confinati. Talvolta può succedere che, attraverso un’attenta pianificazione, si riesca ad evitare la necessità di svolgere mansioni all’interno di spazi confinati.

Il lavoro in spazi confinati implica l’identificazione dei pericoli presenti, la valutazione dei rischi e l’individuazione, quindi, di misure precauzionali. Per una corretta valutazione, si dovranno prendere in considerazione il tipo di attività e di ambiente di lavoro, i materiali e le attrezzature usati, l’idoneità degli addetti e le soluzioni da adottare per interventi d’emergenza. Nel caso in cui non sia possibile evitare l’ingresso nello spazio confinato è opportuno assicurarsi di disporre di adeguate procedure operative. Occorre, poi, prevedere adeguate soluzioni d’emergenza, prima dell’inizio dei lavori. Inoltre, bisogna:

Tra le altre azioni da mettere in atto, la formazione si ritaglia un ruolo di primo piano. I corsi specifici fornisco le informazioni di base necessarie per affrontare i pericoli derivanti dall’ingresso in locali confinati.

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Gestione e intervento in caso di emergenza

Perché fare tutto ciò? Per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Anche perché, in caso di incidente, i lavoratori all’interno di uno spazio confinato sono esposti a un serio e immediato pericolo. In questo senso, stabilire misure efficaci per la segnalazione dell’emergenza e per lo svolgimento delle operazioni di soccorso, è decisivo. Le misure di emergenza variano a seconda del rischio. In linea generale bisogna:

Ovviamente, purtroppo, non esiste il rischio zero quando si parla di lavoro in spazi confinati. È più opportuno parlare di rischio residuo. Si tratta di quel margine di pericolo che resiste dopo aver messo in campo tutte le misure e le procedure organizzative. Con una postilla non proprio irrilevante: la cultura della prevenzione e un’adeguata formazione possono fare la differenza.

NOTE

¹ Per approfondire: Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati

² Occupational Safety and Health Administration, 1910.146 - Permit-required confined spaces

È, in fondo, una questione di autofocus. Non si parla, però, di fotografia. In ambito aziendale, come sai, non è semplice occuparsi e stare al passo con tutte le norme e i requisiti legali da rispettare. Sono, infatti, tanti e i cambiamenti sono frequenti. Tuttavia, bisogna farlo: anche la minima disattenzione a livello burocratico, potrebbe tradursi in multe salate. In questo contesto, un audit della verifica della conformità normativa della propria impresa è una soluzione valida. Già obbligatorio per le certificazioni ISO 14001 e 45001, può essere svolto anche in autonomia, con il supporto di professionisti certificati.

Stiamo rispettando tutte le norme vigenti?

Come svela il nome, un audit della conformità normativa serve a verificare che un’azienda o un ente stia rispettando tutte le normative. Ci si riferisce sia alle norme del proprio settore specifico sia a quelle legate all’ambiente e al territorio. L’audit si concentra sul rispetto della legislazione vigente, dal punto di vista operativo e amministrativo.
Al termine dell’audit, un tecnico specializzato elabora un verbale riepilogativo sulle criticità rilevate. «Secondo gli obblighi di conformità – spiega Clarissa Serafini, consulente di e_labo –, l’azienda deve essere in grado di riconoscere le norme che le si applicano. Questo è facile quando si osservano le norme generali, come le autorizzazioni alle norme in atmosfera o agli scarichi idrici. Lo diventa un po’ meno quando si scende nello specifico. Per esempio, quando si parla di agibilità dello stabile, della zona paesaggistica o dell’autorizzazione delle insegne. Sono tutte norme di cui spesso non si tiene conto».

LEGGI ANCHE: Principali adempimenti ambientali per le PMI

Percorso specifico per ogni azienda

Il percorso dell’audit verifica della conformità normativa è unico per ogni azienda. Ogni settore, infatti, ha le sue peculiarità che, a livello legislativo, si traducono in esigenze diverse. In questo senso, il ruolo (cruciale) dell’operatore è valutare caso per caso le necessità dell’azienda. «Un conto è occuparsi di un’azienda conciaria, i cui obblighi a livello di sicurezza riguardano perlopiù estintori e uscite di emergenza – sottolinea Serafini –. Discorso diverso è se, per esempio, l’azienda si occupa di materiale esplosivo. In questo caso, esistono sicuramente più prescrizioni che devono essere controllate. Ma non parliamo solo di casi estremi. Già avere una caldaia richiede un controllo delle emissioni che rientra nella conformità normativa». Insomma: aziende diverse, analisi differenti.

Perché realizzare un audit di verifica della conformità normativa

Vi sono molte ottime ragioni per realizzare un audit di verifica della conformità normativa. Tra le principali, possiamo ricordare che:

«Nell’industria conciaria – evidenzia Serafini –, sta spopolando la certificazione LWG, che all’interno contiene una serie di domande che ricalcano i concetti di sostenibilità. Frequentemente ci troviamo a gestire questi argomenti con le aziende, anche se queste non sanno bene di cosa parliamo. Un discorso simile può essere fatto sul fronte della sicurezza, con i vari obblighi del D.Lgs. 81/2008 che spesso non sono conosciuti a fondo e nella loro totalità. È essenziale, invece, avere un’idea chiara e completa della situazione normativa: anche la più piccola dimenticanza, apparentemente insignificante, può tradursi in una multa salata».

LEGGI ANCHE: Certificazione LWG: che cos’è e come ottenerla

audit di verifica della conformità normativa

Un esempio di check list

Ma, nel concreto, in cosa consiste un audit di verifica della conformità normativa? Si tratta di un esame documentale che dura qualche giorno. Il punto di partenza è una check list, analoga a quella che trovi qui sotto. Questo strumento operativo aiuta l’operatore a verificare che tutti i requisiti siano rispettati, per poi realizzare un registro. La checklist riporta tutti gli adempimenti e le scadenze: dalla redazione del DVR e del DUVRI alla nomina di RSPP e addetti antincendio; dalla formazione generale e specifica sulla sicurezza dei lavoratori alla valutazione del rischio da stress lavoro correlato, solo per fare degli esempi.

Esempio di checklist per audit di verifica della conformità normativa

Requisiti  Legislazione Ambientale C NC NA Riferimenti azienda
1 Consumi energetici

Legge ordinaria del Parlamento n° 10 del 09/01/1991

2 Nomina del tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia (energy manager)
3 Comunicazione annuale
Prelievi idrici
4 In atto misure per l’eliminazione degli sprechi, l’incremento del riciclo e del riutilizzo, la riduzione dei consumi
5 Concessione approvvigionamento idrico autonomo
6 Denuncia pozzi
7 Denuncia annuale dei prelievi
8 Pagamento canone annuo per utenze di acqua pubblica
9 Installazione apparecchiature per la misura delle portate
Emissioni in atmosfera
10 Disponibile elenco aggiornato delle emissioni (identificazione e origine) e dati sulle caratteristiche degli effluenti e degli impianti di abbattimento
11 Richiesta di autorizzazione per emissioni da impianti nuovi, esistenti, modificati sostanzialmente, trasferiti
12 Autorizzazione emissioni
13 Procedura semplificata per emissioni a ridotto inquinamento
14 Comunicazione emissioni a inquinamento poco significativo
15 Rispetto dei limiti e delle prescrizioni dell’autorizzazione
16 Appartenenza a una delle 54 tipologie di impianto dell’all.2 del DM 12/7/90
17 Impiego di metodi di campionamento, analisi e valutazione delle emissioni indicati nell’all.4 del DM 12/7/90
18 Misurazione emissioni con sistemi di rilevamento in continuo
19 Limitazione di emissioni diffuse (movimentazione e stoccaggio materie prime/prodotti, tenuta giunzioni, flange, guarnizioni, gestione solventi organici volatili)

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Con l’arrivo dell’estate e l’innalzarsi delle temperature e con il perdurare delle misure a contrasto di un ritorno del Covid-19 è utile approfondire il tema dell’uso e della sanificazione dei condizionatori d’aria nei luoghi di lavoro. Una questione che riguarda anche il tema del microclima: a sua volta un fattore che influenza salute e benessere dei lavoratori. 

Anche se non espressamente previsto dal Protocollo COVID per gli ambienti di lavoro, la possibilità teorica di trasmissione del Coronavirus anche tramite polveri e aerosol ha portato i riflettori sul tema della qualità dell’aria. In merito quindi l’Istituto Superiore di Sanità ha emesso specifiche raccomandazioni per l’uso di condizionatori.

Condizionatori e Covid-19

È noto che il Covid-19 si diffonde attraverso il “droplet”, cioè le minuscole goccioline d'acqua, emesse dalle persone quando parlano e respirano. Goccioline infette che possono andare a posarsi anche sulle superfici, dove il virus può rimanere attivo per molte ore fino ad essere “raccolto” dalle mani di un’altra persona. Per questo tra le misure di contrasto dell’epidemia di Coronavirus ha un peso anche la sanificazione degli ambienti di lavoro

Questo tuttavia riguarda anche gli impianti di ricircolo e ricambio dell’aria. Questi sistemi infatti possono veicolare agenti patogeni insieme a polvere e condensa e/o raccoglerli nei loro filtri e vasche di raccolta. E non parliamo solo di virus come SARS-Cov-2. Avevamo già parlato ad esempio dell’importanza della sanificazione dei condizionatori in relazione all’epidemia di legionella che aveva colpito in particolare la Lombardia nel 2018. 

La qualità dell’aria negli ambienti di lavoro

La qualità dell’aria degli ambienti lavorativi, in ogni caso, è importante non solo per gli effetti del Covid o di altri patogeni. L’Istituto superiore di sanità, infatti, nel suo rapporto COVID n° 5/2020 in cui parla anche di sanificazione dei condizionatori, ricorda che questo parametro influenza in generale la salute e il benessere e la produttività dei lavoratori. 

Uno scarso ricambio d’aria favorisce, negli ambienti indoor, la trasmissione di agenti patogeni tra i lavoratori. Per questi motivi, è importante innanzitutto, ove possibile, garantire un ricircolo naturale d’aria aprendo le finestre. Possibilmente quelle affacciate su strade poco trafficate e in ogni caso non negli orari di punta del traffico.

Il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori, del tipo di attività e del tempo di permanenza negli ambienti di lavoro. Se non è possibile un sufficiente ricambio d’aria naturale, l’ingresso di aria esterna va garantito attraverso appositi impianti di ventilazione (UTA/VMA), che secondo l’ISS in questa fase andrebbero tenuti attivi 24/7.

Condizionatori accesi o finestre aperte?

Il rischio legato agli impianti di raffrescamento o riscaldamento non è legato alla funzione di ricambio d’aria, quanto a quella di ricircolo. Mentre infatti l’apporto di aria “primaria” dall’esterno è una buona norma di prevenzione, la circolazione forzata di aria in ambienti condivisi può favorire il trasporto di agenti patogeni.

La maggior parte dei condizionatori (ma lo stesso vale per i termoconvettori) fanno ricorso ad una quota di ricircolo d’aria per ragioni di risparmio energetico. L’ISS indica di disattivare la funzione di ricircolo o di rimodulare il funzionamento dell’impianto in modo da garantire il ricambio d’aria. In altre parole: tenere le finestre aperte.

Sconsigliato, infine, l’utilizzo di ventilatori a soffitto o portatili. In questa fase - afferma l’ISS - è più importante proteggere le persone dal contagio piuttosto che garantire il comfort termico. Resta il fatto che anche il caldo è un rischio potenzialmente serio per la salute che deve essere monitorato anche in relazione al nuovo contesto.

Sanificazione dei condizionatori: come fare?

Secondo l’ISS la pulizia dei filtri e delle bacinelle di raccolta della condensa degli impianti di condizionamento ed il controllo della batteria di scambio termico possono contribuire a rendere più sicuri gli edifici riducendo la trasmissione delle malattie, compreso il virus SARS-CoV-2. Va prestata particolare attenzione, quindi, alla sanificazione dei condizionatori e dei termoconvettori o fancoil. L’ISS consiglia quindi una serie di azioni per mantenere un corretto livello di qualità dell’aria.

Altre indicazioni su COVID e condizionatori

L’ISS sottolinea che nessun sistema di ventilazione può eliminare tutti i rischi. Tuttavia, se correttamente progettato e manutenuto in efficienza può sicuramente essere d’aiuto per ridurre i rischi di esposizione e contaminazione dal virus.

A questo proposito i concetti di efficienza energetica e qualità dell’aria andrebbero coniugati con i principali riferimenti dell’OMS e con quelli indicati dal Gruppo di studio “Inquinamento Indoor” dell’ISS, non sempre tenuti in considerati in fase di progettazione.

Consulenza protocollo COVID-19

Ricordiamo che con il nostro nostro servizio di consulenza COVID-19 in materia di salute e sicurezza sul lavoro forniamo supporto a tutte le attività di ogni dimensione  per:

I nostri tecnici, anche in videocall, sono a disposizione per individuare le modalità più efficienti tutelare la salute dei lavoratori e garantire l’operatività aziendale immediata in linea con le normative vigenti. Per ulteriori informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

Mettiamo a vostra disposizione una check list di controllo per il protocollo di contenimento COVID-19 ad uso dei i datori di lavoro e/o degli incaricati alla verifica della sua attuazione. (Le misure riportate sono da adattare in funzione a quanto predisposto in azienda). Disponibile sempre qui sotto il modello di registro pulizie e sanificazioni.

Scopri il servizio di sanificazione per i luoghi di lavoro del nostro partner Pragma Chimica: una misura indicata dal protocollo per il contenimento del COVID-19 nelle aziende.

Ricordiamo che è iniziata l’attività di controllo degli SPISAL territoriali per il rispetto delle misure di prevenzione nelle aziende. A questo link trovate le nuove Indicazioni della Regione Veneto per la tutela della salute negli ambienti di lavoro (l'ultima versione aggiornata al 14 marzo, che integra e sostituisce le precedenti).

Invitiamo tutti ad attenersi rigidamente al rispetto di tutte le regole emanate per prevenire il contagio nei luoghi di lavoro e non. 

Scarica la check list di controllo per il contenimento COVID-19 nelle aziende
Scarica il modello di registro pulizie e sanificazioni

Il protocollo di contenimento COVID-19 nelle aziende

Il 14 marzo il Presidente del Consiglio, i ministri dell’economia, del lavoro, dello sviluppo economico e della salute hanno sottoscritto con le organizzazioni sindacali e datoriali il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. L'accordo ha l’obiettivo di assicurare la tutela della salute dei lavoratori e le necessarie condizioni di sicurezza in tutti i luoghi di lavoro, nel rispetto delle indicazioni formulate dal Ministero della Salute sulla gestione del rischio Covid-19 nei luoghi di lavoro.
In particolare, il documento prevede che la prosecuzione delle attività produttive possa avvenire solo a condizione che siano assicurati ai lavoratori adeguati livelli di protezione. Per favorire il contenimento del virus è possibile prevedere la sospensione e la riduzione temporanea dell’attività o adottare il più possibile la modalità di lavoro agile. L’accordo indica particolari misure di contenimento che seguono protocolli di sicurezza anticontagio (distanza interpersonale tra i lavoratori o adozione dei dispositivi di sicurezza).

Le indicazioni del protocollo di contenimento COVID-19 nelle aziende

L’idrogeno solforato rappresenta sicuramente il maggiore fra i rischi nel contesto dell’industria conciaria. Richiede pertanto una valutazione separata ed approfondita a garanzia della salute e sicurezza dei lavoratori. 

In questo post riassumiamo gli effetti sulla salute, i valori limite di esposizione e di emissione in atmosfera, le principali contromisure per bottali, locali confinati e magazzini con una check list per il controllo periodico degli impianti di aspirazione.

Pericolosità dell’idrogeno solforato

L’idrogeno solforato (noto anche come acido solfidrico o H2S) è un gas tossico e infiammabile. È registrato presso l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) con il numero EC 231-977-3 (vedi l’Infocard). Alcune sue caratteristiche lo rendono meritevole di attenzioni particolari al fine della sicurezza sul lavoro.

Idrogeno solforato e rischi per la salute

L’idrogeno solforato, entrando in circolo attraverso le vie aeree, causa il blocco della respirazione cellulare. Gli effetti sulla salute variano a seconda delle condizioni di esposizione. A concentrazioni elevate può portare a paralisi dei centri nervosi con immediato collasso e morte. Un’intossicazione leggera, invece, causa irritazioni, debolezza, nausea che scompaiono con l’esposizione all’aria aperta. 

Riassumiamo i principali effetti osservabili a crescenti concentrazioni di H2S:

H2S: limiti di esposizione ed emissione

I valori limiti di esposizione professionale in Italia per l’idrogeno solforato sono contenuti nel D.M. 6 agosto 2012 del Ministero del Lavoro. 

Il valore limite per l’emissione in atmosfera di idrogeno solforato, stabilito dal D.Lgs. 152/2006 (All. “I” alla Parte quinta), è di 5 mg/Nm3, con soglia di rilevanza 50g/h s.

Rischio idrogeno solforato in conceria

Nell’ambiente della conceria il rischio di esposizione all’idrogeno solforato può presentarsi in diversi luoghi

Prevenire il rischio H2S nei bottali

Per prevenire rischi per la salute dei lavoratori che operano con bottali in cui si sviluppa idrogeno solforato, questi ultimi devono essere dotati di un idoneo impianto di aspirazione ed abbattimento del gas. Le misure minime di sicurezza sono: 

Deve esistere un programma di controllo e manutenzione dell’impianto di aspirazione su base: 

Scarica la check list del Servizio di protezione e prevenzione per il controllo e manutenzione ordinaria dell’impianto di aspirazione e abbattimento dell’idrogeno solforato.

Idrogeno solforato e locali confinati

L’idrogeno solforato, essendo più pesante dell’aria, rappresenta un rischio particolarmente elevato quando si concentra in zone al di sotto del livello medio del terreno (quali fosse, canali, pozzetti) o in locali confinati (quali silos e condotte). Ecco cosa prescrive il D.Lgs 81 2008, per interventi in questi contesti:

NB: Seguire le indicazioni del D.P.R. 177 /2001 - Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti.

Stoccaggio e gestione delle acque reflue

Per evitare emissioni incidentali di idrogeno solforato devono essere adottate opportune misure di sicurezza per lo stoccaggio dei prodotti chimici e la gestione delle acque reflue. Tra queste:

H2S e Dispositivi di protezione individuale

Per proteggere contro l’idrogeno solforato, è necessario utilizzare i dispositivi di protezione individuale adeguati. I DPI consigliati in questo caso sono maschere a filtro antigas di tipo B (adatte a gas inorganici, fascia di colore grigio) con filtro almeno di livello 2 (utilizzabile fino a concentrazioni di 5000 ppm). Per concentrazioni di H2S inferiori a 300 ppm è possibile utilizzare una semimaschera. Da ricordare sempre che:

L’idrogeno solforato nell’industria conciaria rappresenta un rischio di elevata gravità (per gli effetti sulla salute) e probabilità (per la facilità di esposizione). Per questo è necessaria una valutazione scrupolosa e l’adozione di contromisure orientate alla massima prudenza. Siamo a disposizione per un sopralluogo gratuito nella vostra azienda per una valutazione preliminare. Per ulteriori informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

Foto: Freepik

Dal 21 ottobre il Codice di prevenzione incendi subirà delle modifiche che andranno a interessare le aziende. Anche alla luce dell’incidente della fabbrica di vernici di Brendola avvenuto a inizio luglio, è una buona occasione per tutti per fare un controllo delle proprie misure di sicurezza anti incendio.

Per facilitare il lavoro di individuazione delle criticità, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha reso disponibile una check list. Analizziamola nel dettaglio e capiamo come utilizzarla.

La check list

Il documento diffuso dai Vigili del Fuoco sulla sicurezza anti incendio serve per individuare gli elementi significativi per la sicurezza di tutte le persone nei luoghi di lavoro. In particolar modo per le persone con disabilità. Questa lista di controllo non pretende di essere esaustiva, in quanto ogni realtà aziendale presenta criticità particolari. Per una completa valutazione del rischio e la stesura di un piano d'emergenza è, quindi, necessario affidarsi a dei professionisti. Le domande sono divise in modo da ripercorrere il percorso da quando si sente l’allarme a quando si raggiunge un luogo sicuro. Le risposte possibili sono tre:

Percezione dell’allarme incendio

La check list inizia con una serie di domande sulla percezione dell’allarme. Questo è un punto fondamentale in quanto permette di ridurre i tempi di risposta al pericolo. L’allarme deve essere dato in modo da coinvolgere più sensi. In questo modo, ad esempio, anche le persone non udenti possono percepire il pericolo.

Orientamento durante l’evacuazione

In seguito, la check list si sofferma su l'evacuazione e sulla segnaletica che guida verso la salvezza. La segnalazione di vie di fuga e di uscite di sicurezza deve essere necessariamente inclusa tra le misure necessarie in caso di incendio, tenendo conto anche di persone  con disabilità sensoriale.

È ampiamente comprovato, del resto, che anche i normodotati, in caso di incendio traggono beneficio da un sistema di segnalazione pensato con tali caratteristiche. Ad esempio nei casi in cui il fumo provoca una riduzione della visibilità.

In questa area di valutazione rientrano anche gli aspetti legati all’informazione e alla formazione del lavoratore sul comportamento da tenere in caso di incendio, con particolare riferimento alle prove di evacuazione.

Mobilità negli spazi interni

Questa sezione della check list va dall’abbandono della postazione di lavoro al raggiungimento del luogo sicuro. Sono inclusi sia la percorrenza di spazi interni (mobilità orizzontale e verticale), sia il transito attraverso le porte interne quelle che portano all’esterno. La struttura deve essere fatta in modo che le persone con disabilità riescano a raggiungere i punti sicuri autonomamente. Ciò dipende sia da fattori ambientali e dalle singole persone presenti. Questa sezione si suddivide in diverse aree:

Siamo a disposizione per la valutazione del rischio incendi nella vostra azienda, per la verifica della conformità normativa delle dotazioni e per individuare opportune misure necessarie a prevenire il pericolo di roghi (o delle sanzioni per il mancato rispetto della norma). Da anni, inoltre, organizziamo corsi di formazione obbligatoria per il personale aziendale. Per informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

Anche il lavoro in ufficio nasconde delle insidie per la sicurezza e la salute. Il datore di lavoro è dunque tenuto per legge a prevenire tali i rischi. E questo, tra l’altro, è anche un modo per aumentare efficienza e la produttività.Uno tra i rischi più seri è legato all’adozione di posture scorrette durante l’orario di lavoro. Mantenere posizioni che sforzano eccessivamente muscoli e legamenti per otto ore al giorno può portare a disturbi fastidiosi, che possono diventare cronici.Oggi quindi vi diamo alcuni consigli per migliorare l’ergonomia in ufficio.

Novità: la norma UNI 11226:2000

Il 14 aprile è terminata la fase dell’inchiesta preliminare che porterà all’attuazione del progetto di norma UNI 1605938 “Ergonomia - Valutazione delle posture statiche di lavoro”. La norma, basata sullo standard internazionale ISO 11226:2000:

  • tratta delle posture assunte per motivi di lavoro tenendo conto degli angoli assunti dalle varie articolazioni e il tempo in cui vengono mantenuti;
  • specifica i limiti raccomandati per le posture statiche di lavoro senza alcuno sforzo o con minimo sforzo esterno;
  • contiene una guida sulla valutazione del rischio per la salute connesso alle variabili delle diverse attività lavorative;
  • fornisce indicazioni a coloro che si occupano della progettazione del lavoro e dei prodotti. (Come, ad esempio, l’ergonomia in ufficio).

Allestire la postazione di lavoro

Per mantenere una postura corretta è di vitale importanza che le varie attrezzature della postazione di lavoro siano posizionate in modo adeguato.
  1. Seduta. Le cosce devono aderire al sedile, le ginocchia formare un angolo di 90° e i piedi devono poggiare a terra. (Eventualmente, dotarsi di un poggiapiedi).
  2. Schienale. Dev’essere regolabile in altezza, inclinabile, preferibilmente con supporto lombare e che segua i movimenti naturali del corpo.
  3. Scrivania. Il piano di lavoro deve trovarsi alla stessa altezza dei gomiti e permettere l’appoggio rilassato di polsi ed avambracci.
  4. Luce. L’ufficio dovrebbe essere strutturato con le finestre di lato rispetto alle scrivanie. Le plafoniere dovrebbero essere disposte in senso parallelo alle finestre.

Posizionare lo schermo del computer

Parlando di ergonomia in ufficio è importante fare riferimento al posizionamento del videoterminale rispetto all’utente.
  1. Tastiera e schermo del computer devono essere posizionati in modo parallelo al bordo della scrivania. La tastiera dovrebbe essere inclinata di 60° rispetto allo sguardo.
  2. Lo schermo deve trovarsi a 60-80 centimetri dall’utente (a seconda delle dimensioni). Il bordo superiore dovrebbe stare  ad un’altezza 10 centimetri al di sotto dell'altezza degli occhi e inclinato di 35° rispetto allo sguardo.

Adottare posture corrette

Allestire l’ufficio secondo i dettami dell’ergonomia facilita il mantenimento di posizioni congrue (e solleva il datore di lavoro da responsabilità per eventuali malattie professionali correlate alla postura). Ci sono comunque dei consigli utili per i lavoratori:
  1. Ricordarsi di posizionare la schiena ben eretta e, di tanto in tanto, muovere il collo per rilassarlo.
  2. Non accavallare le gambe ed alzarsi ogni qual volta se ne ha la possibilità
  3. Spalle contratte e denti stretti sono sintomi di tensioni muscolari. Tasta con la punta delle dita i muscoli alla base del cranio e massaggiali per un minuto con piccoli movimenti circolari.
  4. Esistono anche una serie di esercizi specifici studiati dall’Inail per contrastare l’insorgere del mal di schiena

L’importanza dell’ergonomia in ufficio

Mantenere una posizione corretta aiuta a ridurre i disturbi lavoro-correlati e, di conseguenza, favorisce la diminuzione delle assenze per malattia. Non è una questione da poco. I disturbi muscolo scheletrici, dovuti ai movimenti ripetitivi oltre che alla postura scorretta, sono all’origine del 60-65% delle malattie professionali. Inoltre, punto non meno importante, diminuisce il livello di stress, migliora l’umore e di conseguenza la produttività.

Soluzioni… originali

Un’ora di attività fisica alla settimana. È la soluzione che hanno adottato molte aziende in Svezia. Secondo uno studio dell’università di Stoccolma, infatti, praticare sport in orario di lavoro riduce lo stress e le assenze per malattia. Una soluzione alternativa che si sta diffondendo negli Stati Uniti è la standing desk, la scrivania alta che non prevede l’uso di sedie. Stare seduti per otto ore al giorno, infatti, può essere controproducente per la salute e questa soluzione è vantaggiosa soprattutto per la cervicale.
Siamo a disposizione per un sopralluogo gratuito nella vostra azienda per valutare il rischio per la salute dovuto a postazioni di lavoro non ottimali dal punto di vista ergonomico. I nostri esperti possono suggerirvi il metodo più opportuno per l’analisi e le misure di prevenzione più adeguate. Per ulteriori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

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I movimenti ripetitivi in ambito lavorativo rappresentano un serio fattore di rischio per la salute. Un rischio che, come tale, va valutato e prevenuto. Questo non solo per assolvere agli obblighi di legge. I disturbi che ne derivano, infatti, compromettono le funzioni motorie dei lavoratori e quindi la produttività aziendale. Ecco dunque una semplice check-list per l'autovalutazione del rischio legato ai movimenti ripetitivi.

I movimenti ripetitivi

Questa categoria di rischio, che riguarda in particolare gli arti superiori, è spesso poco considerata. Costituisce tuttavia una delle principali cause di patologie muscolo scheletriche (che per l’Inail rappresentano il 60% del totale delle malattie professionali). Di frequente inoltre disturbi legati ai movimenti ripetitivi sono al centro cause di lavoro nei confronti delle aziende. Anche la platea di lavoratori a rischio è sottovalutata. Vi rientrano infatti tutti coloro che svolgono compiti ripetitivi per almeno un’ora durante il turno di lavoro.

Le patologie correlate

Le patologie più frequentemente correlate al sovraccarico biomeccanico degli arti (Sbas) dovuto ai movimenti ripetitivi sono: sindrome del tunnel carpale, tendiniti della spalla e della mano, epicondilite (gomito), periartrite scapolo-omerale (spalla). I disturbi ad esse associati sono dovuti all’affaticamento o infiammazione di muscoli e tendini. Tra essi ci sono:

La valutazione del rischio

Le patologie muscolo-scheletriche legate ai movimenti ripetitivi possono trasformarsi in disturbi cronici e ridurre la capacità lavorativa. È dunque nell’interesse delle aziende, oltre che un obbligo di legge, valutare questo rischio e adottare opportune contromisure. Per una prima auto-valutazione è possibile utilizzare una check list semplificata. Ne mettiamo a vostra disposizione una basata sul protocollo ISO 12295.

Scarica la check list

movimenti-ripetitivi-download-check-list

Scarica la check list sul rischio legato ai movimenti ripetitivi cliccando sulla miniatura qui sopra. E scopri gli altri strumenti di autovalutazione messi a disposizione da e_labo.

Misure preventive

Qualora la prima valutazione abbia riscontrato la presenza di rischi legato ai movimenti ripetitivi è necessario procedere ad un’analisi dettagliata. Da questa si otterranno le informazioni necessarie per individuare le opportune misure preventive. Queste vanno ad agire su tre livelli:

Siamo a disposizione per un sopralluogo gratuito nella vostra azienda per valutare il rischio di sovraccarico biomeccanico dovuto a movimenti ripetitivi (e non solo). I nostri esperti possono suggerirvi il metodo più opportuno per l'analisi e le misure di prevenzione più adeguate. Per ulteriori informazioni, contattaci.

 

Controlli nelle concerie da parte dello Spisal. Il Servizio di prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Ulss 8 Berica - Distretto Ovest, ha annunciato per quest’anno una campagna di verifiche nelle aziende del settore conciario e della produzione di prodotti chimici per Ia concia. Per verificare che tutto sia in regola abbiamo predisposto una check list da scaricare gratuitamente.

I sopralluoghi

Secondo le linee guida rese note dallo stesso Spisal, durante il sopralluogo saranno verificate le misure di prevenzione. In particolare i controlli andranno ad interessare i depositi delle sostanze pericolose, le modalità di trasporto e di spillaggio, le caratteristiche dei luoghi di utilizzo. E ancora le procedure definite per l’utilizzo dei composti chimici e la presenza di attrezzature idonee, come le aspirazioni localizzate.

Concerie a norma

Oltre alle misure preventive, strutturali, ed organizzative predisposte dal datore di lavoro, sarà prese in esame la documentazione contenente la registrazione delle misure di prevenzione previste dal DL 81/08. Verrà richiesta la trasmissione del Documento di valutazione dei rischi (Dvr) in adempimento a quanto prescritto dall’art. 223 DL 81, completo del Protocollo per la sorveglianza sanitaria di tutti gli esposti.

Descrivere e prevenire il rischio

ln tali documenti sarà verificato se il datore di lavoro ha predisposto un efficace organizzaione in grado di:

A) Descrivere il rischio

  1. Documentare il ciclo delle sostanze pericolose dall'ingresso all'uscita nell'unità produttiva con indicazione dei luoghi dove sono depositate ed usate.
  2. Aggiornare l'elenco delle sostanze usate, i quantitativi, e i relativi rischi con la registrazione di entrate/uscite dall’azienda e la raccolta delle Schede di sicurezza (Sds, scadenza 3 anni).
  3. Prevedere l'aggiornamento periodico del Dvr e delle relative misure di prevenzione. È consigliato un aggiornamento triennale, ma in ogni caso la periodicità scelta dovrà essere sempre motivata.

B) Analizzare il rischio e predisporre le conseguenti misure di prevenzione in grado di eliminarlo o ridurlo al minimo (art 15 TU 81). Nello specifico, per tutte le fasi del ciclo che comportano esposizione alle sostanze pericolose (manipolazione, spillaggio, uso) ecc., sarà verificato quali misure di prevenzione sono state predisposte per:

  1. Eliminare o ridurre al minimo l'esposizione dei lavoratori ad inalazione e/o contatto cutaneo con le sostanze utilizate e prodotte (ad esempio in impianti di confinamento e/o captazione, procedure, Dpi, addestramento formazione, analisi ambientali periodiche, ecc.).
  2. Eliminare o ridurre al minimo il rischio da incompatibilità tra sostanze con la corretta gestione depositi.
  3. Eseguire sorveglianza sanitaria coerente con rischi.

Scarica la check list

Scarica la check list e contattaci per un sopralluogo gratuito: verificheremo se tutto è a norma di legge e quali misure adottare per migliorare la sicurezza nella tua azienda.

Il cyber attacco globale degli scorsi giorni ha dimostrato quanto le reti informatiche di mezzo mondo siano  vulnerabili. Oggi la sicurezza informatica è un tema che non si può più scindere dalla sicurezza aziendale. E dato la sicurezza è il nostro pane quotidiano, vi segnaliamo questa check list sui “Controlli essenziali di cyber security” per difendersi dai rischi della rete.

Un rapporto "profetico"

Il documento del Centro di ricerca per la sicurezza informatica dell’università La Sapienza di Roma indica 15 azioni che grandi aziende e Pmi devono intraprendere per mettersi al sicuro da virus e hacker. Un rapporto profetico visto che già a marzo metteva già in guardia dai ransomware come Wannacry: il virus che cripta i dati e chiede un riscatto che nell’ultima settimana ha paralizzato 150 mila sistemi in 200 Paesi.

Il rischio corre sul web

Per una famiglia perdere tutti i file del “computer di casa” può essere spiacevole. Per un’azienda che deve gestire dati sensibili e proprietà intellettuali, un attacco informatico può rappresentare una vera e propria catastrofe. I crimini informatici possono inoltre dare luogo conseguenze legali qualora non avesse adempiuto alla normativa vigente sulla sicurezza informatica.

Vademecum sulla sicurezza informatica

Se più organizzazioni avessero raggiunto gli obiettivi di questa check list, certamente Wannacry non avrebbe fatto tanti danni. Ma anche se siete scampati al cyber attacco globale sappiate che non sarà l’ultimo. Ecco quindi le 15 cose da fare per proteggere la vostra rete aziendale. Non lasciatevi spaventare dal linguaggio tecnico: nel documento allegato ogni punto viene ripreso e spiegato.

Controlli essenziali di cyber security

  1. Creare e mantenere aggiornato un inventario dei sistemi, dispositivi, software, servizi e applicazioni informatiche.
  2. Assicurarsi che i servizi web (social network, cloud, posta elettronica, ecc...)siano quelli strettamente necessari.
  3. Individuare le informazioni, i sistemi e i dati critici per l’azienda.
  4. Nominare un referente responsabile per l'attività di gestione e protezione dei sistemi informatici.
  5. Assicurarsi di rispettare le normative in tema di cyber security applicabili per l’azienda.
  6. Dotare i dispositivi che lo consentono di software antivirus che deve essere regolarmente aggiornato.
  7. Assicurarsi che le password siano adeguatamente complesse e diverse per ogni account aziendale.
  8. Verificare che il personale dispone di utenze personali e che gli account non più utilizzati siano disattivati.
  9. Assicurarsi che ogni utente possa accedere solo alle informazioni e ai sistemi di cui necessita.
  10. Formare adeguatamente il personale sull’impiego sicuro degli strumenti aziendali.
  11. Far eseguire la configurazione iniziale di tutti i sistemi e dispositivi da personale esperto.
  12. Eseguire periodicamente backup dei dati critici per l’azienda che vanno conservati in modo sicuro.
  13. Proteggere le reti da accessi non autorizzati attraverso strumenti specifici (es: firewall e altri sistemi anti-intrusione).
  14. Stabilire una procedura per mettere i sistemi in sicurezza da eseguire in caso di incidente informatico.
  15. Verificare periodicamente che tutti i software in uso siano aggiornati all’ultima versione.

Scarica il documento completo e proteggi la tua azienda dai pericoli che arrivano dal web. Per quanto riguarda i rischi interni, siamo sempre a vostra disposizione per un sopralluogo gratuito, consulenza, valutazioni e formazione. Contattaci per ulteriori informazioni.

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