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Chi ha un’impresa lo sa: gestire al meglio l’ingresso dei visitatori in azienda è un elemento tutt’altro che secondario. Le nuove tecnologie offrono, su questo versante, nuove potenziali soluzioni.
Noi di e_labo, in collaborazione con CRM Informatica, abbiamo lanciato un servizio specifico per la gestione degli ingressi aziendali. La partnership con l’azienda di Arzignano (VI), specializzata in servizi di consulenza hardware e software, è nata da una doppia necessità. Da un lato l’esigenza di tracciare in modo accurato gli ingressi aziendali. Dall’altro rispettare le normative in materia di protezione dei dati personali (GDPR). Da qui è nata una soluzione software per la gestione dei visitatori in azienda pratica ed efficace che migliora l’esperienza delle imprese e garantisce la sicurezza dei visitatori.

I vantaggi di un software per la gestione dell’ingresso dei visitatori

Il nuovo software di gestione dei visitatori è progettato appositamente per rispondere alle esigenze delle aziende moderne.
L’applicativo consente di registrare in modo efficiente e sicuro ogni ingresso e uscita dai locali aziendali, garantendo la massima tracciabilità e sicurezza. Il software è stato sviluppato con un’attenzione particolare alla conformità normativa, assicurando che ogni dato personale sia trattato nel rispetto della privacy e delle normative vigenti.
La digitalizzazione dei processi di gestione degli ingressi porta con sé una serie di vantaggi tangibili per le aziende e i loro visitatori. Uno dei principali vantaggi è l’eliminazione del registro cartaceo degli accessi, sostituito da un sistema digitale intuitivo e sicuro. Questo non solo riduce l’impatto ambientale legato all’uso di carta, ma semplifica anche le procedure di registrazione e di accesso.

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gestione ingresso visitatori

Maggiore sicurezza

Uno degli aspetti cruciali della gestione degli ingressi aziendali è la sicurezza dei visitatori. Grazie al nuovo sistema, è possibile accedere in tempo reale a un elenco completo delle persone esterne presenti negli stabilimenti in caso di emergenza.
Facciamo l’esempio di un’evacuazione a causa di un incendio. Il nostro software per la gestione dei visitatori in azienda garantisce che tutte le persone esterne e registrate siano facilmente tracciabili con il solo utilizzo di un tablet o di uno smartphone.

LEGGI ANCHE: Come fare (bene) una prova di evacuazione di emergenza

Risparmio di tempo

Tra i vantaggi offerti dal nostro software per la gestione dell’ingresso dei visitatori in azienda c’è anche uno snellimento delle tempistiche e dei passaggi per la gestione di questa attività.

Questo metodo semplifica notevolmente il processo di registrazione, riducendo al minimo il tempo necessario per accedere agli stabilimenti aziendali.

Semplicità e praticità

Nella gestione dell’ingresso dei visitatori in azienda, l’aspetto temporale è importante. Spesso il visitatore esterno è un po’ restio quando, all’arrivo, è chiamato a firmare una serie di documenti per accertare la sua entrata in un’azienda. E, soprattutto, in molti casi non si ricorda di registrare la sua uscita.
In questo senso, grazie all’implementazione del nuovo sistema digitale, il processo di ingresso diventa più semplice e immediato. Cartelli informativi posti strategicamente possono guidare i visitatori nel corretto utilizzo del QR code o del codice univoco, garantendo un’esperienza fluida e senza intoppi.

Vuoi rendere più efficace e sicura la gestione dell’ingresso dei visitatori nella tua azienda:
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sul software e per richiedere una prova gratuita.

Il D.Lgs. 18/2023 è stata una delle novità legislative più significative dell’anno passato. Quella è comunemente conosciuta come la nuova normativa sulle acque potabili, introduce un approccio alla qualità basato sull’analisi del rischio. Con l’atto, che recepisce la direttiva (UE) 2020/2184, stabilisce rigorosi standard e requisiti per garantire un consumo sicuro dal punto di vista qualitativo. Tale regolamentazione si estende lungo l’intero ciclo idrico, dalla captazione alla distribuzione. E qui sta l’aspetto che più ci riguarda della questione, ovvero la responsabilità degli standard qualitativi dell’acqua finale che è in capo, appunto, al GIDI. Si tratta del proprietario, titolare, amministratore, direttore o qualsiasi soggetto, anche se delegato o appaltato, che sia responsabile della rete idrica interna di un edificio. In ambito aziendale, dunque, la responsabilità della qualità dell’acqua finale ricade sul datore di lavoro. Cosa c’è da sapere per poter rispettare la nuova normativa sulle acque potabili ed evitare sanzioni? Facciamo chiarezza.

La nuova normativa sulle acque potabili

Limpida, inodore, e priva di microrganismi patogeni e sostanze nocive per l’uomo. Così deve essere l’acqua per il consumo umano o, almeno, questo è ciò che stabilisce la nuova normativa sulle acque potabili.
Un assunto che, da un anno a questa parte, è in vigore grazie al Decreto legislativo 23 febbraio 2023 n. 18, che recepisce la Direttiva europea 2020/2184² riguardante la qualità dell’acqua per il consumo umano. Come spiegato dai colleghi di Pragma Chimica in un articolo dedicato, quest’ultima stabilisce i requisiti di qualità minimi in tutta l’Unione europea in materia di acque potabili. L’obiettivo è garantire che l’acqua sia sicura e di alta qualità, proteggendo i cittadini dagli effetti negativi derivanti da possibili contaminazioni. Tra le novità introdotte dall’atto normativo, spicca il rispetto di determinati parametri microbiologici, chimici e quelli per la valutazione e gestione del rischio dei sistemi di distribuzione interni.

LEGGI ANCHE: Ecco perché conviene un audit di verifica della conformità normativa

Valutazione dei rischi: i Piani di sicurezza dell’acqua

All’interno della nuova normativa sulle acque potabili, uno spazio rilevante è occupato dai Piani di sicurezza dell’acqua (PSA). Si tratta di un sistema integrato di prevenzione e controllo basato sull’analisi di rischio sito-specifica estesa all’intera filiera idro-potabile. Formulati dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2004³, i Water Safety Plans sono cogenti in Italia dal 2017.
La nuova direttiva sulle acque potabili estende, di fatto, l’approccio già valido per i gestori di acquedotti di grandi dimensioni a tutte le reti di fornitura di acqua potabile, incluse quelle interne agli edifici. Oggi, dunque, sia i gestori del sistema idro-potabile, sia i gestori della distribuzione interna dell’acqua (i già citati GIDI) devono garantire che la fornitura, il trattamento e la distribuzione delle acque potabili seguano un approccio che si basi sull’analisi dei rischi. Ciò implica il passaggio da un metodo che prevede l’attuazione di misure correttive, in caso di non conformità, a un approccio preventivo, che mira a ridurre la probabilità che si verifichino eventi pericolosi.

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L’implementazione dei PSA in Italia

L’Istituto superiore di sanità ha elaborato delle linee guida nazionali per l’implementazione dei PSA in Italia⁴. Il documento include:

Da effettuare entro il 12 gennaio 2029, la valutazione e gestione del rischio andrà riesaminata a intervalli periodici non superiori a sei anni e, se necessario, aggiornata.

Chi è il responsabile degli standard qualitativi dell’acqua potabile?

La responsabilità del mantenimento degli standard qualitativi dell’acqua può essere a carico del gestore idro-potabile, oppure in capo al gestore della distribuzione idrica interna. Il primo è colui che gestisce il servizio idrico integrato, ovvero chiunque fornisca a terzi acqua destinata al consumo umano mediante una rete di distribuzione idrica.
Il GIDI è, invece, il proprietario, titolare, amministratore, direttore o qualsiasi soggetto delegato o appaltato responsabile del sistema idrico di distribuzione interno ai locali (pubblici e privati). Tale figura può assumere direttamente le funzioni di prevenzione e controllo sulla rete idrica per quanto riguarda la qualità dell’acqua resa disponibile ai punti d’uso, oppure può delegare tale funzione a consulenti qualificati. Deve, inoltre, assicurarsi che le pratiche gestionali e manutentive della rete idrica interna all’edificio siano correttamente eseguite.

Attenzione alle sanzioni

Secondo quanto previsto all’Allegato VIII della normativa sulle acque potabili, tra gli edifici prioritari per i quali il GIDI ha l’obbligo di effettuare la valutazione e la gestione del rischio figurano strutture sanitarie, di riabilitazione e ambulatoriali. L’elenco contempla anche strutture ricettive, alberghiere, mense aziendali, campeggi, palestre e centri benessere. Diversamente, la valutazione del rischio non è attualmente obbligatoria per gli edifici considerati non prioritari, come uffici e negozi. Il mancato adempimento degli obblighi previsti dalla normativa può essere punito con sanzioni amministrative pecuniarie:

I nostri esperti sono a disposizione per realizzare il Piano di sicurezza delle acque e per una valutazione sul rischio dell'impianto della tua azienda.
Grazie alla collaborazione con i colleghi di Pragma Chimica offriamo, però, anche un pacchetto completo, che include l’analisi dell’acqua finale e gli eventuali trattamenti da approntare per adempiere agli obblighi normativi.
Contattaci per prenotare un sopralluogo.

NOTE

¹ Per approfondire: Decreto legislativo 23 febbraio 2023 , n. 18, attuazione della direttiva (UE) 2020/2184

² Leggi la Direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento e del Consiglio europeo concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano

³ Scopri di più: Guidelines for drinking-water quality, OMS

Linee guida nazionali per l’implementazione dei Piani di sicurezza dell’acqua, ISS

Potremmo definirla una questione… geometrica. Come l’area di una piramide è quella della superficie totale, data dalla somma delle aree di tutte le facce, l’area della piramide della sicurezza è data dall’insieme di tutti gli aspetti essenziali per prevenire il rischio.
A volte, nel luogo di lavoro, può capitare di trovarsi ad affrontare situazioni in cui un istante di distrazione può farci sfiorare un pericolo. Momenti in cui, per un soffio, evitiamo un incidente. Sono i cosiddetti near misses, ovvero i mancati infortuni. Si tratta di eventi correlati al lavoro, che, pur potendo, non hanno dato luogo a lesioni o malattie. In altre parole, i mancati infortuni sono incidenti che non causano danni. Segnalare e analizzare i near misses è una grande opportunità per il miglioramento continuo del processo di valutazione dei rischi e per la prevenzione degli infortuni. Come fare? Un contributo è dato, per esempio, dalla piramide della sicurezza, che rappresenta la relazione tra gravità e frequenza degli infortuni. Uno strumento statistico per valutare e migliorare la sicurezza sul lavoro: conosciamolo meglio e scopriamo come applicarlo concretamente nella pratica quotidiana.

Che cos’è la piramide della sicurezza sul lavoro

Rilevare anomalie e mancati incidenti sul lavoro consente di prevedere situazioni che possono portare a infortuni anche gravi. In tal senso, la piramide della sicurezza sul lavoro è la dimostrazione di quanto, nella gestione degli incidenti, sia importante adottare un approccio olistico. Conosciuta anche come legge di Heinrich-Bird o triangolo della sicurezza, la piramide della sicurezza permette di visualizzare in uno stesso grafico, la relazione tra:

Questa teoria si basa sull’assunto secondo cui, agendo sulla riduzione degli eventi alla base della piramide (near misses), si possono prevenire eventi con conseguenze più serie. Nella maggioranza dei casi, infatti, gli infortuni più gravi rappresentano soltanto la punta dell’iceberg. Osservando il quadro completo, cioè tenendo conto dei near misses e dei comportamenti non sicuri, è possibile individuare le aree in cui possono essere apportati miglioramenti significativi.

LEGGI ANCHE: Il metodo BBS: la sicurezza che parte dai comportamenti

Cosa raffigura la piramide della sicurezza: Heinrich e Bird

Per comprendere come funziona la piramide della sicurezza e cosa raffigura, è utile risalire alle sue origini. Negli anni ’30 del secolo scorso, Herbert William Heinrich, sovrintendente della divisione di Ingegneria e ispezione della compagnia di assicurazioni The Travelers Companies, condusse una serie di ricerche empiriche sulla sicurezza sul lavoro.
Nella sua analisi di oltre 500.000 infortuni in contesti industriali negli Stati Uniti, identificò un rapporto quasi costante tra infortuni gravi, infortuni minori e near miss. Nel dettaglio, emerse che, per ogni infortunio grave (con lesioni gravi o mortali), si erano verificati 29 infortuni minori e 300 near misses. Da allora, il rapporto “1-29-300”, rappresentato sotto forma di piramide, divenne nota come legge di Heinrich.
Un trentennio più tardi, questo principio è stato rivisitato e ampliato dallo statistico Frank E. Bird. Sulle orme di Heinrich, venne introdotto un quarto livello nella piramide, distinguendo gli infortuni mortali dagli infortuni con lesioni gravi. Dopo aver analizzato oltre 1,7 milioni di incidenti segnalati, Bird arrivò alla conclusione secondo cui, per ogni incidente mortale sul lavoro, ci sono 10 infortuni che causano lesioni gravi, 30 infortuni che causano lesioni minori e 600 near misses.

LEGGI ANCHE: Infortunio sul lavoro: definizione e come gestirlo in azienda

Come applicare il modello nella pratica

Sviluppata per aiutare le organizzazioni a comprendere meglio i rischi sul lavoro e adottare misure di prevenzione adeguate, la piramide della sicurezza, per anni, ha fornito una base importante di comprensione degli infortuni.
Il modello suggerisce che, rimuovendo abbastanza elementi dalla base della piramide, si potrà diminuire la probabilità di salire più in alto, ai livelli degli incidenti più gravi. Eppure, nonostante la sua popolarità, alcuni esperti hanno contestato la validità delle relazioni proposte da Heinrich e Bird. Mettendo in discussione se, riducendo gli infortuni minori, sia possibile abbassare la probabilità di quelli più gravi. Sebbene questi modelli abbiano il loro valore, per gli esperti è fondamentale evolvere e adattare le strategie di sicurezza all’ambiente lavorativo moderno. Diffondere la cultura della prevenzione utilizzando la piramide della sicurezza, dunque, è possibile se:

Soltanto investendo nella formazione e nella consapevolezza dei lavoratori, è dunque possibile trasformare ogni near miss e incidente minore in un’opportunità di apprendimento. Contribuendo, così, a creare un ambiente di lavoro più sicuro e a dare forma concreta alla piramide della sicurezza. Partire dalla base per puntare in alto.

Quando si dice che il miglior attacco è la difesa, nel mondo delle aziende non si può non pensare al modello organizzativo 231. Si tratta, a tutti gli effetti, di uno scudo che le imprese possono alzare per difendersi dalle conseguenze di azioni illegali dei propri dipendenti. Il Mog 231 non è, però, una semplice raccolta di regole, ma una vera e propria guida. Scopriamo insieme di cosa si tratta e quali sono i vantaggi che possono derivare dall’adozione, non obbligatoria, di questo modello.

Che cos’è il modello 231

Possiamo definire il modello organizzativo 231 come un insieme di procedure finalizzate a regolare e delineare la struttura aziendale e la gestione dei processi sensibili. Questo strumento è adottato dalle aziende per proteggersi dalle implicazioni legali dei reati commessi dai singoli dipendenti.
Il D.Lgs. 231/2001¹ stabilisce la responsabilità penale delle società per i reati commessi da: dipendenti con ruoli di rappresentanza, gestione e amministrazione; entità organizzative autonome; lavoratori soggetti alla direzione e vigilanza. Le sanzioni amministrative e penali possono essere alquanto onerose, senza contare potenziali interdizioni e confische.
Per mitigare questi rischi, le aziende possono adottare il modello organizzativo e di gestione adeguato, previsto dal decreto 231, prima della commissione di un reato per evitare la responsabilità amministrativa e penale.

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Obbligo o necessità?

L’adozione del Mog 231 non è obbligatoria, ma è fortemente consigliata per garantire la responsabilità aziendale. Esistono, tuttavia, situazioni in cui diventa necessario adottare un modello di gestione della sicurezza.

In alcuni casi, poi, la presenza del modello organizzativo 231 può essere richiesta come requisito contrattuale o di licenza per l’avvio o il mantenimento di un’attività.

LEGGI ANCHE: Ecco perché conviene un audit di verifica della conformità normativa

I vantaggi del modello organizzativo 231

Il modello organizzativo 231 offre diversi benefici e promuove una cultura aziendale etica e conforme alle normative.

LEGGI ANCHE: Il ruolo di una (efficace) comunicazione nella sicurezza sul lavoro

Come si compila il Mog 231

In primis è fondamentale comprendere il ruolo dell’organo amministrativo responsabile della redazione del Mog 231, il quale nomina l’Organismo di vigilanza (Odv). L’Odv, come stabilito dalla legge, costituisce un ente interno all’azienda, con poteri autonomi sia di iniziativa, sia di controllo. Il suo ruolo primario è quello di sorvegliare per prevenire comportamenti fraudolenti da parte delle figure di vertice all’interno dell’organizzazione.
Nonostante non esista un modello standard che possa essere applicato uniformemente a tutte le situazioni, per redigere il modello organizzativo 231 è comunque necessario seguire un preciso iter.

  1. Mappare le diverse aree dell’azienda per individuare e valutare i rischi di reato.
  2. Condurre un’attività di valutazione del rischio  per valutare l’efficacia del sistema di controllo interno.
  3. Effettuare un’analisi comparativa e preparare un piano di miglioramento, se necessario.
  4. Redigere il modello organizzativo 231, adattandolo alle specifiche dell’azienda.
  5. Fornire una formazione adeguata attraverso l’Organismo di vigilanza, al fine di garantire la corretta comprensione e attuazione delle disposizioni previste dal Mog 231.

Ogni impresa deve adattare il modello alle specifiche caratteristiche della propria attività. Il documento varia, infatti, a seconda delle attività svolte dall’azienda, delle relazioni con altri enti e dei processi produttivi interni.

Modello organizzativo 231 e whistleblowing

Nel microcosmo aziendale, il modello organizzativo 231 non viaggia, ovviamente, da solo. A partire dal 17 dicembre 2023, con l’entrata in vigore del D.Lgs. 24/2023² anche per  le imprese private fino a 249 lavoratori impiegati, è scattato l’obbligo di istituzione di una piattaforma per la segnalazione di illeciti.
Questo in virtù delle novità introdotte dal decreto legge sul whistleblowing, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo. L’obiettivo è promuovere la trasparenza e la prevenzione di comportamenti illeciti all’interno delle organizzazioni. Il whistleblowing consente a dipendenti, collaboratori esterni e chiunque sia in contatto con l’azienda,  di segnalare in modo sicuro e anonimo irregolarità, frodi, corruzione o altre violazioni di legge, garantendo loro protezione da possibili ritorsioni o discriminazioni. Questo obbligo è stato introdotto per favorire un ambiente lavorativo più etico, trasparente e conforme alle normative vigenti, consentendo alle aziende di individuare e affrontare tempestivamente i problemi, riducendo così il rischio di sanzioni o conseguenze legali.

Vuoi sapere di più sul Mog 231 e sviluppare un modello di organizzazione gestione e controllo calibrato per la tua azienda?
Contatta i nostri esperti per una consulenza.

NOTE 

¹ Per approfondire: Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231

²  Per saperne di più: Whistleblowing - Anac

Dall’edilizia alla manutenzione industriale, dai cantieri ai capannoni. Sono diversi i settori e i contesti in cui vengono abitualmente impiegate le piattaforme di lavoro mobili elevabili (PLE). Del resto, si tratta di attrezzature imprescindibili quando si tratta di raggiungere altezze considerevoli. Conosciute anche come piattaforme aeree o di sollevamento, il loro utilizzo può comportare diversi rischi per la sicurezza dei lavoratori. Ecco perché è obbligatorio che gli addetti all’uso siano in possesso di una specifica abilitazione, conseguibile attraverso un’apposita formazione: scopriamo le caratteristiche del corso PLE.

Cosa sono le piattaforme di lavoro mobili elevabili

Utilizzata per spostare persone in posizioni di lavoro in quota, la piattaforma mobile elevabile è solitamente impiegata per raggiungere altezze superiori ai due metri rispetto a un piano stabile. Una soluzione in grado di garantire un modo sicuro e pratico per accedere a luoghi elevati o difficilmente raggiungibili. Generalmente composte da una piattaforma di lavoro con comandi, una struttura estensibile e un telaio, queste attrezzature si differenziano in base alla presenza, o meno, di stabilizzatori.

Tali piattaforme possono essere utilizzate esclusivamente da operatori in possesso di una specifica abilitazione, conseguita attraverso il corso PLE.

Scopri sul nostro calendario le prossime date dei corsi di formazione e aggiornamento per addetti all’uso di piattaforme di lavoro mobili elevabili
con e senza stabilizzatori.

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Corso PLE: durata e cosa sapere

L’accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012 ha incluso le piattaforme di lavoro elevabili tra le attrezzature per le quali è richiesta l’abilitazione degli operatori. L’utilizzatore della piattaforma, pertanto, è considerato idoneo solo dopo aver conseguito uno specifico corso di formazione teorico e pratico. Nel dettaglio, la durata del percorso formativo è di:

Il corso PLE prevede due moduli teorici, al termine dei quali è prevista una prova intermedia di verifica con test a risposta multipla. Spazio, poi, a una prova pratica di utilizzo della piattaforma. Il corso di abilitazione ha validità quinquennale, da rinnovare con un apposito aggiornamento di almeno 4 ore.

LEGGI ANCHE: Quali sono i corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro?

Lavoro sulle piattaforme: il programma del corso

L’obiettivo del corso PLE è garantire che gli operatori siano in grado di operare in modo sicuro e competente, riducendo al minimo il rischio di incidenti e rispettando le normative in materia di sicurezza.
Per fare ciò, il corso è strutturato in una parte teorica e una pratica. Nella prima, divisa in un modulo giuridico normativo (1 ora) e uno tecnico (3 ore), vengono trattati temi che spaziano dalla responsabilità dell’operatore, ai dispositivi di comando e sicurezza, fino ai diversi tipi di PLE. Il modulo pratico, invece, la cui durata varia dalle 4 alle 6 ore a seconda della tipologia di attestato, sarà dedicato a esercitazioni pratiche e manovre di emergenza. Per lo svolgimento della prova pratica, i partecipanti devono indossare gli appositi dispositivi di protezione individuale nonché casco e scarpe protettive oltre all’imbracatura di sicurezza anticaduta.

Modalità di erogazione del corso

Il corso PLE consente di svolgere in videoconferenza solo il modulo teorico. Non è, dunque, possibile svolgere interamente il corso “a distanza”, proprio per la rilevanza della componente pratica per conseguire l’abilitazione. esercitazioni e prove pratiche. Per quanto riguarda l’aggiornamento, il corso può essere svolto anche interamente in aula trattando comunque argomenti pratici. Quindi, si può non svolgere l’effettiva parte pratica sul campo (Rif. CM Circ. 12/2013) e, di conseguenza, l’aggiornamento può tenersi interamente in videoconferenza. Ricordiamo che la normativa prevede che l’aggiornamento abbia una durata di 4 ore, di cui 3 relative ai moduli pratici.

Scopri di più sul corso PLE di e_labo 
e scarica la scheda di iscrizione a uno dei prossimi appuntamenti in programma.

Priorità (e obbligo) per qualsiasi impresa responsabile, il primo soccorso aziendale rappresenta un pilastro fondamentale per garantire un ambiente di lavoro sicuro. Un sistema di intervento immediato che, in caso di emergenza, consente di aiutare una o più persone in difficoltà, vittime di potenziali traumi fisici, psicologici o di malori improvvisi. Vediamo, nel dettaglio, cosa s’intende per primo soccorso aziendale e quali sono i 10 elementi principali da sapere in materia.

1. Che cos’è il primo soccorso 

Con “primo soccorso” s’intende l’insieme di interventi, manovre e azioni eseguiti sulla vittima di un incidente o di un malore nell'immediatezza dell'accaduto, in attesa dell'arrivo del personale sanitario. Il primo soccorso in azienda è finalizzato a contrastare tempestivamente l’emergenza sanitaria sul posto di lavoro.
L’Italia, come molte altre nazioni, ha riconosciuto l’importanza di promuovere un ambiente di lavoro sicuro attraverso norme e leggi specifiche. Una questione che risulta sempre più integrata nel sistema organizzativo aziendale grazie al Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il complesso di norme definisce in modo preciso i ruoli e le funzioni di ciascun attore nell’organizzazione e nella gestione del primo soccorso.
Secondo la normativa, il datore di lavoro è obbligato a formare il piano di emergenza nominando gli addetti al primo soccorso aziendale. Tali figure, a fronte di un corso (tra quelli obbligatori di sicurezza sul lavoro), avranno il compito di intervenire e assistere l’infortunato attraverso azioni standardizzate.

LEGGI ANCHE: Quali sono i corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro?

2. Addetti al primo soccorso aziendale: quali sono i compiti?

Dalla conoscenza dei rischi specifici dell’attività svolta alla verifica della sicurezza degli ambienti di lavoro: sono diverse le mansioni e i compiti che la normativa attribuisce all'addetto al primo soccorso aziendale.
Spicca la capacità di comunicare con gli organi preposti alle gestione delle emergenze, così da fornire tutte le informazioni necessarie per analizzare e valutare la gravità dell’emergenza. Per tale ragione, l’addetto al primo soccorso deve:

3. Da chi sono nominati gli addetti al primo soccorso

Come accennato, al datore di lavoro spetta la nomina degli addetti al primo soccorso. Si tratta di figure obbligatorie per tutte le attività che hanno almeno un dipendente, un socio lavoratore o un collaboratore. La designazione richiede la consultazione del RLS.
Il D.Lgs. 81/2008, tuttavia, non fornisce regole specifiche per definire il numero di addetti. Spetta sempre al datore, in funzione della valutazione del rischio, scegliere il numero di lavoratori deputati al primo soccorso aziendale, i quali dovranno garantire la copertura continua durante gli orari di lavoro. Per organizzare una distribuzione uniforme degli addetti nei diversi reparti o edifici, va quindi tenuto conto di eventuali turni o assenze per ferie o malattia.

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4. Chi può svolgere il ruolo di addetto al primo soccorso

Il datore di lavoro nomina addetti al primo soccorso quelle figure che, per caratteristiche fisiche e psicologiche,  ritiene più idonee a ricoprire un ruolo così precipuo. Occorre, inoltre, tenere conto della loro presenza in azienda. Nominare, infatti, un lavoratore che, per esigenze lavorative, si allontana spesso dai locali dell’azienda risulterebbe inutile.
Le figure designate dal datore di lavoro non possono rifiutare l’incarico di addetto al primo soccorso,  se non per giustificate ragioni. Infine, è doveroso sottolineare che, a partire dal 2015, il datore stesso può assumere l’incarico di addetto al primo soccorso aziendale. Ciò vale anche per le imprese che contano più di 5 dipendenti.

5. Classificazione delle aziende per il primo soccorso

La capacità di rispondere rapidamente ed efficacemente a situazioni di emergenza è essenziale per tutelare la salute e, talvolta, la vita dei lavoratori. Per attuare questi interventi in modo tempestivo, tuttavia, è necessario ricevere un’adeguata formazione, la cui durata varia a seconda del tipo di azienda.
I corsi di primo soccorso sono strutturati secondo la classificazione delle aziende presente nel Decreto Ministeriale n.388 del 15 luglio 2003. Secondo tale regolamento rientrano nel gruppo A:

Nel gruppo B, invece, si trovano le aziende con almeno tre lavoratori che non fanno parte della categoria A. Nel gruppo C, invece, rientrano le imprese con meno di tre lavoratori che non fanno parte della categoria A.

6. Quanto dura il corso di primo soccorso

Obbligatori affinché un lavoratore sia considerato idoneo al ruolo di addetto al primo soccorso aziendale, i corsi di formazione dedicati hanno una durata variabile a seconda della classificazione delle aziende.
Tenuti esclusivamente da personale medico qualificato, si dividono in tre moduli (due teorici e uno pratico) per un totale di 16 ore per le aziende del gruppo A e 12 ore per le aziende classificate nei gruppi B e C.
Il D.M. 388/03, inoltre, prevede l’obbligo di aggiornamento della formazione ogni tre anni. La durata è di almeno 6 ore per le aziende appartenenti al gruppo A e di almeno 4 ore per quelle dei gruppi B e C.

Scopri i nostri corsi di formazione e aggiornamento per addetti al primo soccorso e consulta le prossime date in calendario 

7. Responsabilità e sanzioni

Gli addetti al primo soccorso in azienda sono esenti da responsabilità penali nell'adempimento dei propri compiti, a eccezione delle ipotesi di omissione di soccorso o di abuso di professione. Queste responsabilità sono in capo a chiunque si trovi di fronte a persone in difficoltà, a prescindere dal ruolo di addetto al primo soccorso.
Per il mancato adempimento agli obblighi normativi, anche il datore può andare incontro a sanzioni. Nello specifico, in caso di omessa nomina delle figure addette al primo soccorso aziendale può rischiare l’arresto da 2 a 4 mesi o una sanzione tra i 750 e i 4.000 euro.

8. Dotazioni dell’addetto al primo soccorso

Il D.Lgs. 81/2008 definisce e regola la presenza e l'utilizzo delle attrezzature di primo soccorso necessarie nel caso in cui si verifichi un incidente che richieda cure e medicazioni. Si tratta di una dotazione obbligatoria sempre e per tutte le aziende, che varia in relazione al numero di lavoratori e allentità dei rischi. Nello specifico, si possono distinguere:

A garantire la presenza di tali presidi in azienda è il datore di lavoro, che deve posizionarli secondo criteri ben precisi, così da renderli facilmente reperibili in caso di situazioni d’emergenza.

LEGGI ANCHE: Adempimenti sicurezza sul lavoro: check list per una nuova azienda

9. Il DAE in azienda

Ogni anno, in Italia, secondo gli ultimi dati, sono 60 mila gli arresti cardiaci (400 mila in Europa). Un evento che può colpire chiunque, quasi sempre senza preavviso e senza una storia clinica di cardiopatie. Sapere cosa fare in questi casi è fondamentale.
Proprio per migliorare l’assistenza all’arresto cardiaco, negli anni, sono stati adottati diversi programmi e iniziative: dall’addestramento del personale di primo soccorso aziendale alla diffusione di defibrillatori semiautomatici esterni in azienda. In base al Testo Unico sulla sicurezza, il DAE non è obbligatorio per le aziende, ma rappresenta comunque una grande opportunità, come spiegato in un precedente articolo. Il Decreto Ministeriale del 18 Marzo 2011 determina, invece, criteri e modalità di diffusione dei defibrillatori. Al suo interno, le strutture industriali vengono indicate tra le aree per il posizionamento di un DAE.

10. S.O.S: come comportarsi

In situazioni di emergenza sanitaria vi sono accorgimenti e procedure che devono essere intraprese per gestire al meglio l’emergenza. È, quindi, fondamentale valutare le condizioni vitali dell’infortunato, mantenere la calma e agire tempestivamente allertando i soccorsi. Esistono, in parallelo, azioni che vanno assolutamente evitate. Tra queste, non bisogna:

NOTE

¹ Il contenuto della cassetta di primo soccorso e del pacchetto di medicazione è previsto nel D.M. 388/03. Il contenuto minimo della cassetta di pronto soccorso può essere integrato sulla base dei rischi specifici presenti nel luogo di lavoro.

Vuoi saperne di più?
Contattaci per richiedere maggiori informazioni sulle attività formative in materia di primo soccorso aziendale, anche presso la tua sede.

Torniamo a parlare di OT23. Si avvicina la scadenza per compilare il modulo per la domanda di accesso ai contributi INAIL OT23 2024¹. Appuntamento fissato il 29 febbraio 2024.
Questa agevolazione premia coloro che attuano miglioramenti nelle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, oltre a quelli già stabiliti dalla legge. Facciamo un recap di tutte le informazioni più importanti in vista della scadenza OT23. 

Come presentare domanda prima della scadenza di OT23 

Tutte le imprese possono presentare la domanda per OT23, indipendentemente dall'anzianità dell’attività. Ciò a condizione che dispongano di almeno una posizione assicurativa territoriale (PAT) e abbiano implementato gli interventi migliorativi nell'anno precedente a quello di presentazione della richiesta.
Nel caso specifico del modello OT23 per il 2024, l’anno di riferimento è il 2023. Per ottenere la riduzione, l’azienda deve compilare e inviare il “Modulo per la riduzione del tasso medio per prevenzione” esclusivamente per via telematica, utilizzando la sezione Servizi Online sul sito dell’INAIL. Sia l'azienda, sia l’Istituto hanno il diritto di richiedere o fornire ulteriore documentazione al fine di verificare le informazioni dichiarate nel modulo. Quest’anno, come ricordato in precedenza, la scadenza è fissata il 29 febbraio 2024.

LEGGI ANCHE: Quanto posso risparmiare con il modello OT23 2024?

Di cosa si tratta OT23 e quanto si risparmia

Ogni impresa ha l’obbligo di versare annualmente all'INAIL un premio assicurativo a tutela dei propri dipendenti contro infortuni e malattie professionali. Questo premio è calcolato in base al livello di rischio associato al lavoro svolto all’interno dell'organizzazione.
La normativa prevede agevolazioni mirate a ridurre gli importi dovuti all’INAIL. Per questo, annualmente (di norma, a inizio agosto) viene reso disponibile il modulo di domanda per la riduzione del tasso medio di tariffa per la prevenzione. Grazie all'art. 23 delle modalità per l'applicazione delle tariffe dei premi, le imprese possono ottenere un risparmio sul proprio premio assicurativo. Questo beneficio è, però, riservato solo alle aziende che dimostrano di aver adottato degli interventi di miglioramento indicati nel modulo OT23. Nei primi due anni di inizio di attività della PAT (posizione assicurativa territoriale), la riduzione ha una misura fissa dell’8%. Passato il biennio:

L’importanza di queste agevolazioni non si limita al solo aspetto economico, per quanto cruciale. Secondo gli ultimi dati, il Return on Prevention (ROP), cioè il ritorno sull'investimento in sicurezza e prevenzione da malattie e infortuni, è pari a 2.2. In altre parole, ogni euro speso per la salute e la sicurezza sul lavoro genera un valore più che doppio.

LEGGI ANCHE: Investire in sicurezza conviene: un euro ne genera due 

Interventi migliorativi e punteggi 

Ricordiamo che, per ottenere i benefici destinati alle aziende meritevoli, l’INAIL struttura gli interventi in diverse sezioni. Nello specifico:

Ciascun intervento è valutato con un punteggio che varia da un minimo di 40 a un massimo di 100 punti. Affinché un'azienda possa beneficiare della riduzione, è necessario che abbia implementato interventi migliorativi tali da raggiungere un punteggio complessivo di almeno 100. Questo punteggio viene calcolato separatamente per ciascuna posizione assicurativa territoriale (PAT). Nel caso in cui un’impresa ne detenga più di una, è essenziale che gli interventi migliorativi effettuati su tutte le PAT sommino un punteggio minimo di 100.

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Pubblicato il nuovo bando ISI 2023

Intanto, mentre si avvicina la scadenza di OT23, a fine dicembre Inail ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo bando ISI 2023², che sarà attivo a partire dal prossimo mese di febbraio.
L'obiettivo del bando ISI è incentivare la sicurezza sul lavoro e sostenere le micro e piccole imprese nel settore della produzione primaria agricola nell’acquisto di macchinari eco-sostenibili. Rivolto a imprese e enti del terzo settore in tutto il territorio nazionale, il bando prevede diversi assi tematici, ciascuno destinato a finanziare progetti specifici. I finanziamenti a fondo perduto, con un totale di 508 milioni di euro, coprono progetti con valori compresi tra 5.000 e 130.000 euro, a seconda dell’asset tematico. Le imprese devono presentare progetti volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, attraverso l'adozione di tecnologie innovative. I finanziamenti sono suddivisi in diversi assi, tra cui:

La partecipazione è aperta a imprese iscritte alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura. Le domande devono essere presentate tramite il sito ufficiale dell'INAIL, seguendo le procedure telematiche che inizieranno nel febbraio 2024.

Siamo a disposizione per assisterti in vista della scadenza di OT23 e nell’adozione di interventi che consentano di raggiungere gli obiettivi per la riduzione del premio INAIL.
Per informazioni contattaci.
Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

NOTE 

¹ Qui è disponibile il modello di domanda per la riduzione del tasso medio per prevenzione per l’anno 2024 (OT23

² Per saperne di più: Bando ISI Inail 2023

Il nuovo anno si aprirà con una grande novità in casa e_labo. Parte a gennaio un nuovo corso di mindfulness rivolto ai privati, realizzato in collaborazione con la psicologa Sabrina Tamiozzo. Perché, ti starai forse chiedendo, una realtà come la nostra si occupa di questi argomenti? In realtà, temi come la mindfulness e il benessere organizzativo non sono slegati dalla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Sono, anzi devono essere, complementari.
Del resto, la salute mentale è fondamentale tanto quanto la sicurezza fisica, quando si parla di lavoro. Ed è una sfida che non si vince operando solo entro i confini aziendali: abbraccia (sempre più) anche la sfera privata, specie dopo la pandemia di Covid-19. Lo testimoniano i dati di una ricerca di BVA Doxa per Mindwork¹. L’85% dei lavoratori italiani considera il proprio benessere psicologico generale correlato al benessere sul lavoro e viceversa, sottolineando così l’impatto diretto dei pensieri sulla performance aziendale. Inoltre, come evidenziato dall’Headway 2023 - Mental Health Index², i problemi di salute mentale sono la seconda malattia non trasmissibile disabilitante dopo i disturbi muscoloscheletrici.
Il tema, insomma, è di attualità. Per questo, abbiamo deciso di organizzare un corso di mindfulness in 10 tappe rivolto ai privati, al via il prossimo gennaio.

LEGGI ANCHE: Benessere mentale e lavoro: binomio (im)possibile

Fiore di loto: il nuovo corso di mindfulness di e_labo

Un nome che vale più di mille altre parole. Abbiamo scelto di chiamare il nostro nuovo corso di mindfulness Fiore di Loto. Questa pianta acquatica è da sempre associata al benessere e alla rinascita. In ciò, rispecchia perfettamente l’obiettivo di questa novità e_labo: illustrare ai partecipanti come migliorare la qualità della propria vita attraverso pratiche meditative.
Nell’odierna società multitasking in cui la quotidianità è dominata dalla frenesia, il nostro pensiero è raramente focalizzato sul presente, ma, piuttosto, rivolto al passato e all’incertezza del futuro. Ci troviamo spesso ad affrontare convulsamente molteplici attività contemporaneamente, senza la possibilità di concentrarci adeguatamente su ciascuna di esse. Questo modo di agire porta automaticamente all’accumulo progressivo di pensieri sul presente, compresi quelli che pensavamo di aver risolto o archiviato. Questi, crescendo in proporzione, finiscono per generare malumore, ansia e stress.
Il percorso Fiore di Loto, attraverso la mindfulness, tende una mano ai partecipanti, aiutandoli a raggiungere la consapevolezza dei pensieri. Non per eliminarli, ma per riuscire a gestirli. La conseguenza sarà il miglioramento di vari aspetti della quotidianità come le relazioni interpersonali, ma anche:

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10 passi per raggiungere una nuova consapevolezza

In un precedente articolo abbiamo già approfondito il concetto di mindfulness e quanto sia una pratica importante per il benessere lavorativo.
Proprio la mindfulness, ovvero la ricerca della consapevolezza, sarà il fulcro del nostro nuovo percorso che si svilupperà in 10 tappe, ciascuna della durata di circa un’ora e mezza, che si terranno presso la nostra sede di Arzignano (VI) il mercoledì sera, dalle 19.30 alle 21.00. Ogni incontro prevede momenti di spiegazione teorica seguiti dalla pratica della meditazione mindfulness. Fondamentale sarà anche il momento conclusivo di ciascun appuntamento, dedicato alla condivisione delle proprie emozioni. D’altronde, esternare è un passo importante per consolidare il percorso di crescita.
Per i partecipanti è consigliabile vestirsi comodi e portare con sé un tappetino da yoga. Il corso completo costa 170 euro più Iva. Nel prezzo è compreso il libro Un Angelo tra i libri: viaggio alla scoperta della Mindfulness scritto da Sabrina Tamiozzo che, assieme al nostro Andrea Fracasso, farà da guida in questo nuovo corso di mindfulness a Vicenza.

Consulta la locandina dell'evento.
Vuoi ricevere maggiori informazioni o riservare il tuo posto per il primo corso di mindfulness in partenza? Scrivici per saperne di più.

NOTE

¹ Per approfondire: Il benessere psicologico delle lavoratrici e dei lavoratori, BVA Doxa per Mindwork, 2021
² Per saperne di più: Headway 2023 - Mental Health Index

In un’epoca in cui gli eventi naturali sono diventati parte integrante della nostra realtà, la sicurezza degli edifici si rivela fondamentale per la protezione dai rischi. Un assunto che vale, a maggior ragione, se il territorio in questione è considerato tra quelli a maggior rischio sismico, qual è l’Italia¹. Garantire la sicurezza strutturale delle imprese è, insomma, una priorità. In questo senso, l’adeguamento sismico contribuisce a ridurre il rischio di danni strutturali agli edifici, proteggendo lavoratori e beni aziendali. In più, le aziende possono approfittare di importanti agevolazioni fiscali, il premio assicurativo cala e il valore dell’immobile, dopo l’intervento, aumenta.

I servizi e_labo in ambito adeguamento sismico

Nell’ambito del miglioramento e dell’adeguamento sismico, i consulenti e_labo supportano le imprese offrendo soluzioni calibrate e una gestione integrata degli interventi in edifici industriali, fornendo servizi per garantire la sicurezza e la resistenza sismica delle strutture. Nello specifico, ci occupiamo di:

Hai bisogno di supporto per l’adeguamento sismico della tua azienda? Contatta i nostri esperti per prenotare una consulenza gratuita.

Cosa s’intende per adeguamento sismico

Secondo quanto previsto dal D.Lgs. 81/08, il datore di lavoro deve valutare la vulnerabilità e la sicurezza delle strutture, anche in relazione a un potenziale evento sismico. Ecco perché il Documento di valutazione dei rischi (DVR) deve comprendere al suo interno anche la valutazione del rischio sismico.
Una volta individuate eventuali criticità, sarà necessario programmare gli interventi idonei per ridurre il più possibile i fattori di rischio. Attraverso l’adeguamento sismico, dunque, è possibile preservare la stabilità di edifici esistenti, minimizzando il rischio di crollo. Si tratta di una serie di interventi edilizi di rinforzo o di aumento delle prestazioni strutturali. Senza ricorrere a demolizioni o ricostruzioni, quindi, è possibile incrementare il livello di sicurezza della struttura fino a raggiungere i livelli di sicurezza stabiliti dalle norme tecniche per le costruzioni (NTC), ovvero pari a quelli di un edificio di nuova costruzione.

LEGGI ANCHE: Cos’è il documento di valutazione del rischio?

Adeguamento e miglioramento sismico: analogie e differenze

Oggi i rimedi che possono essere adottati per ridurre i rischi e migliorare la sicurezza delle strutture in relazione agli eventi sismici sono diversi. Tra questi, oltre all’adeguamento sismico degli edifici esistenti, vi sono:

Spesso confuso con il miglioramento sismico², il progetto di adeguamento sismico comprende tutti quegli interventi necessari per conferire alle strutture un livello di sicurezza pari a quello previsto per le nuove costruzioni.

Quando intervenire è obbligatorio

Un ulteriore aspetto da chiarire riguarda l’obbligatorietà. A differenza degli interventi di riparazione e miglioramento, infatti, l’adeguamento sismico, in certi casi, rappresenta un obbligo per le aziende. Nel dettaglio, quando si deve:

In ogni caso, il progetto dovrà essere riferito all’intera costruzione e dovrà riportare le verifiche dell’intera struttura post-intervento. Inoltre, rimane l’obbligo di procedere alla verifica locale delle singole parti e/o elementi della struttura, anche se interessano porzioni limitate della costruzione.

Sisma bonus e agevolazioni fiscali: vantaggi per le aziende

Per le aziende, i vantaggi non si fermano al piano della sicurezza. Gli interventi di adeguamento sismico, infatti, consentono alle imprese di usufruire delle detrazioni d’imposta sulle spese sostenute.
La misura, meglio nota come Sisma bonus, permette di detrarre le spese sostenute in base alla tipologia d’intervento. In particolare, per l’adozione di misure antisismiche avvenute tra il 1 gennaio 2017 e il 31 dicembre 2024, la detrazione è pari al 50%. Si sale al 70% o all’80%, qualora gli interventi effettuati permettano il passaggio, rispettivamente, a 1 o a 2 classi inferiori di rischio sismico. Possono beneficiarne persone fisiche e imprese fino al 31 dicembre 2024. La detrazione viene calcolata su un importo massimo di 96.000 euro e viene ripartita in 5 quote annuali uguali³.
Ma non è tutto. Post interventi di adeguamento sismico, le aziende possono avere accesso a condizioni più favorevoli sulle polizze assicurative, poiché dimostrano una gestione del rischio più responsabile. Senza contare che il valore dell’immobile, dopo l’intervento, aumenta.

NOTE

¹ Italia, Grecia, Turchia, Albania e Romania sono i Paesi europei dove vi sono più aree soggette a un elevato rischio sismico. Per approfondire: 2020 European Seismic Hazard Model (ESHM20). ll Veneto, già interamente classificato sismico, è incluso nelle zone 3, 2 e 1 in base alla classificazione sismica Italia, Dipartimento della Protezione Civile.
² L’adeguamento sismico prevede interventi sul patrimonio esistente, approntati per raggiungere un grado di sicurezza sismica equiparabile agli edifici di nuova costruzione. Il miglioramento sismico prevede, invece, una riduzione del rischio (espressa in percentuale) rispetto al grado di sicurezza sismica prevista per i nuovi edifici. La differenza tra miglioramento e adeguamento sismico sta, dunque, nel livello di sicurezza raggiunto.
³ Per approfondire: Sisma bonus, Agenzia delle Entrate

Come recitava un vecchio slogan pubblicitario, prevenire è meglio che curare. Vale in tutti gli ambiti. Vale, soprattutto, quando si parla di sicurezza sul lavoro.
Dopo aver messo insieme, in un precedente articolo, tutti i pezzi del puzzle della sicurezza, andiamo ora ad approfondire l’immagine che abbiamo ottenuto. L’insieme di normative, valutazioni e buone prassi giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione di rischi e pericoli per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Ma cosa s’intende per prevenzione sul lavoro e come si attua concretamente in azienda? Scopriamolo insieme.

Prevenzione sul lavoro: definizione

Il concetto di prevenzione sul lavoro è definito dall’art. 2 del D. Lgs. 81/08. Si tratta del complesso di disposizioni e misure necessarie per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e  dell’integrità dell’ambiente esterno.
La prevenzione della sicurezza sul lavoro si ricollega agli obblighi che un datore di lavoro deve rispettare nei confronti dei suoi dipendenti e collaboratori per ridurre il numero di possibili infortuni. Nello specifico, la normativa stabilisce che il titolare di un’azienda è tenuto a mettere in campo tutte le azioni di prevenzione adeguate ai possibili rischi dell’attività lavorativa specifica. Ciò in modo tale da eliminare o ridurre il più possibile gli incidenti sul luogo di lavoro (detto che il rischio zero non esiste).
Le principali misure di prevenzione che si devono adottare partono da una valutazione dei rischi dell’attività con la redazione del Documento di valutazione dei rischi (DVR). Altrettanto importanti sono la formazione e il continuo aggiornamento, in tema di sicurezza del lavoro, per tutti i lavoratori. Infine, la prevenzione sul lavoro si attua anche nell’ambiente dove si svolge l’attività lavorativa. Passa, per esempio, attraverso una corretta progettazione delle macchine e delle attrezzature per il lavoro e l’utilizzo di dispositivi di sicurezza.

LEGGI ANCHE: Infortunio sul lavoro: definizione e come gestirlo in azienda

Sicurezza e prevenzione: il primo passo è la valutazione dei rischi

In tema di prevenzione sul lavoro, la valutazione dei rischi è un aspetto cruciale. Il datore è tenuto, per legge, a condurla in modo completo e accurato redigendo il DVR. Questa valutazione è un processo essenziale per identificare, valutare e gestire i rischi professionali che i lavoratori possono incontrare nei loro ambienti di lavoro e nelle diverse attività svolte. Esistono tre principali tipi di rischi professionali, ciascuno dei quali richiede una valutazione specifica.

La valutazione dei rischi è obbligatoria quando si costituisce una nuova impresa. In questo caso, il datore di lavoro deve avviare immediatamente il processo di valutazione dei rischi, anche se la stesura del DVR può avvenire entro 90 giorni dall’inizio dell’attività. La valutazione dei rischi è richiesta anche in caso di riorganizzazione della produzione, introduzione di nuove mansioni o cambiamenti significativi nell’organizzazione del lavoro. Inoltre, una nuova valutazione può essere necessaria in caso di infortuni sul lavoro o se i risultati della sorveglianza sanitaria rivelano la necessità di ulteriori misure preventive. La sorveglianza periodica è, pertanto, un elemento fondamentale nella prevenzione sul lavoro per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.

LEGGI ANCHE: Cos’è il documento di valutazione del rischio?

Il ruolo chiave dei lavoratori per la prevenzione sui luoghi di lavoro 

Ripetiamo spesso che, oggi più che mai, bisogna aumentare la cultura della sicurezza sul lavoro. In questo senso, la prevenzione sul lavoro è un gioco di squadra: tutto l’organigramma aziendale deve essere, infatti, coinvolto e sentirsi parte della “sfida sicurezza”.
Pensiamo, per esempio, ai dispositivi di protezione. Sappiamo che giocano un ruolo fondamentale nel ridurre l’esposizione dei lavoratori ai rischi professionali. Inizialmente, il datore di lavoro dovrebbe privilegiare l’adozione di dispositivi di protezione collettiva. Infatti, questi strumenti agiscono direttamente sulla sorgente del rischio e, quindi, contribuiscono in modo significativo a ridurlo.
Tuttavia, vi sono situazioni in cui questo potrebbe non essere sufficiente. Entrano in gioco, quindi, i dispositivi di protezione individuale (DPI). Questi devono rispettare alcune importanti caratteristiche: devono essere adatti alla tipologia di rischio professionale da prevenire e non devono aumentare il rischio. Inoltre, devono tener conto delle esigenze ergonomiche e della salute dei lavoratori, conformarsi agli standard qualitativi stabiliti dalla legge² ed essere adattabili alle condizioni di lavoro. Infine, i dispositivi di protezione devono essere personalizzabili per soddisfare le esigenze specifiche di ciascun lavoratore. L’efficacia dei DPI richiede soprattutto l’impegno attivo dei dipendenti, che devono saperli utilizzare in maniera corretta seguendo una specifica formazione e trattarli con cura per evitare danni o usura prematura. Nel caso di malfunzionamento o guasti, bisogna segnalarlo tempestivamente al datore di lavoro. I lavoratori devono contribuire attivamente alla sicurezza e alla prevenzione sul lavoro partecipando a corsi di formazione e sottoponendosi a visite mediche periodiche di sorveglianza sanitaria.

LEGGI ANCHE: Il metodo BBS: la sicurezza che parte dai comportamenti

La formazione: un asso nella manica

C’è, poi, la formazione dei lavoratori, un pilastro essenziale per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro. Non si tratta solo di ottemperare agli obblighi di legge: è un investimento strategico per un’azienda. Per ogni azienda.
Da questo punto di vista, la normativa prevede che un’adeguata formazione informi i lavoratori sui rischi ordinari, specifici e da interferenza associati al loro ambiente di lavoro. Inoltre, si devono ricevere istruzioni e addestramento su procedure di primo soccorso e antincendio. Come evidenziato in un precedente articolo dedicato al tema, la formazione generale e quella specifica costituiscono le fondamenta (obbligatorie) su cui poi va costruita la “casa della formazione”. Andranno, cioè, aggiunti i corsi specifici previsti da norme e accordi. La prevenzione sul lavoro si attua, insomma, anche attraverso una formazione e un aggiornamento puntuali in base al settore e alla mansione.

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NOTE
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Whistleblowing in Italia: fischio d’inizio. Il 2023 è stato un anno rilevante per la regolamentazione della pratica di segnalare illeciti o comportamenti scorretti all’interno di un’organizzazione. Un tema, questo, di crescente importanza nel contesto della trasparenza e dell’integrità aziendale. Anche grazie all’impegno di Transparency International Italia¹, un’organizzazione non governativa il cui principale obiettivo è quello di sviluppare strategie efficaci per prevenire la corruzione. Approfondiamo, allora, la normativa che regola il whistleblowing in Italia, scoprendo quali sono gli obblighi (e i benefici) per le aziende virtuose.

Che cosa significa whistleblowing

Già diffuso da tempo negli USA e nel Regno Unito, il whistleblowing è uno strumento di compliance aziendale attraverso il quale i dipendenti di amministrazioni pubbliche e realtà private possono spontaneamente segnalare, in modo riservato e protetto, eventuali illeciti avvenuti all’interno dell’organizzazione. Si tratta, quindi, di uno strumento per far emergere comportamenti, atti od omissioni che ledono l’interesse pubblico o dell’ente privato. È il caso, per esempio, di:

Oltre a quello intrinseco della prevenzione degli illeciti, lo scopo del whistleblowing in Italia è quello di coinvolgere e sensibilizzare i cittadini alla lotta all’illegalità, richiedendo di partecipare attivamente al miglioramento della società.

LEGGI ANCHE: Ecco perché conviene un audit di verifica della conformità normativa

Il whistleblowing in Italia: le novità introdotte

In tema di whistleblowing, in Italia lo scorso marzo è entrato in vigore il D.Lgs. 24/2023², in attuazione della Direttiva (UE) 2019/1937. L’atto normativo sostituisce le disposizioni previste dalla legge n. 179/2017 per il settore pubblico e dal D.Lgs. 231/2001 per quello privato.
La nuova normativa sul whistleblowing in Italia estende la cerchia dei soggetti che possono avanzare una segnalazione, ovvero i whistleblower. Tra questi troviamo:

Tra i soggetti segnalanti troviamo anche volontari e tirocinanti, figure di amministrazione, controllo e vigilanza. La segnalazione può essere presentata attraverso il canale interno, cioè nell’ambito del contesto lavorativo. In alternativa, ci si può rivolgere esternamente, all’Autorità nazionale anticorruzione o tramite una divulgazione pubblica, ma solo in alcuni casi³. Si può optare anche per la denuncia all’autorità giudiziaria o contabile.

Obblighi e scadenze per le aziende in materia di whistleblowing

Le novità introdotte dal decreto legge sul whistleblowing in Italia sono molteplici. Sono previste anche scadenze diverse per l’implementazione delle disposizioni di legge, in base alle dimensioni dell’azienda e a specifici criteri.

Più tutele per chi segnala

La nuova disposizione normativa in materia di whistleblowing ha introdotto importanti cambiamenti anche sul fronte della riservatezza, prevedendo un solido sistema di tutele.
Sarà necessario attivare canali di segnalazione interna che garantiscano, anche grazie all’uso di strumenti di crittografia, la riservatezza dell’identità del whistleblower. Ma anche delle persone oggetto della segnalazione, e, più in generale, di tutti i soggetti coinvolti. La discrezione riguardo i dati sensibili è un requisito obbligatorio per assicurare la conformità della propria azienda alla normativa.
Inoltre, dovrà essere fornita idonea informativa al trattamento dei dati, ai sensi del Regolamento GDPR. Il titolare del trattamento dovrà stabilire i tempi di conservazione della segnalazione, nominare e istruire i soggetti incaricati alla gestione delle stesse ed effettuare una valutazione d’impatto privacy (DPIA).

LEGGI ANCHE: Protezione dei dati personali: le responsabilità delle aziende

Inadempienze e sanzioni per le imprese

In materia di whistleblowing, in Italia, l’ANAC assume la responsabilità esclusiva di valutare le segnalazioni e l’eventuale applicazione delle sanzioni amministrative. Sia per quel che riguarda il settore pubblico sia per quello privato. Tale organo prevede sanzioni che vanno da 10.000 a 50.000€ per le imprese che non hanno istituito canali di segnalazione o che non hanno adottato procedure per la loro effettuazione e gestione. Lo stesso vale nei casi in cui si accerti che:

Le sanzioni, tuttavia, non interessano soltanto le aziende inadempienti. Sono, infatti, previste ammende anche per i segnalanti che incorrono nei reati di diffamazione o calunnia con la denuncia all’autorità giudiziaria o contabile. Per tali figure, l’importo delle contravvenzioni varia da 500 a 2.500 euro.

Benefici e opportunità in ambito aziendale

Sanzioni, ma non solo. Il whistleblowing, in Italia, offre una serie di benefici sia per le aziende, sia per gli stessi segnalatori.
Per le prime, il whistleblowing può rappresentare un’opportunità per rilevare e affrontare tempestivamente eventuali comportamenti illeciti o scorretti. In questo modo possono prevenire perdite finanziarie, eventuali contenziosi legali e potenziali danni reputazionali. Inoltre, il whistleblowing può contribuire a creare un ambiente lavorativo più etico e responsabile, aumentando la fiducia tra dipendenti e clienti.
Dal canto loro, i whistleblower possono sentirsi più tutelati e incoraggiati a segnalare attività illecite senza il rischio di ritorsioni (licenziamento, sospensione, demansionamento, discriminazioni, ecc.). In questo senso, si assiste gradualmente a un cambio di percezione delle figura del whistleblower nel nostro Paese: da “spione” o “delatore” a figura che contribuisce a migliorare la trasparenza e l’etica all’interno di un’organizzazione, facendosi promotore di una cultura dell’integrità.

Siamo a disposizione per offrirti tutta la consulenza necessaria a mettere in regola la tua azienda alla luce delle novità normative in tema di whistleblowing.
Per informazioni,
contatta i nostri esperti.


NOTE
¹ Per approfondire: Whistleblowing, Transparency International Italia
² Leggi il testo completo del Decreto legislativo 10 marzo 2023, n. 24
³ Per saperne di più: Whistleblowing, le novità del D.Lgs. n. 24/2023, ANAC

C’è, ma non si vede. Il rischio chimico riguarda da vicino tutte le aziende che utilizzano sostanze potenzialmente pericolose per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Si tratta di una delle fonti di pericolo più diffuse. Contrariamente a quanto si pensi, non s’insidia soltanto in aziende chimiche e laboratori, ma coinvolge un’ampia gamma di industrie e settori.
Non a caso, il D.Lgs. 81/2008, dedica ampio spazio alla valutazione del rischio chimico. Chiarendo, tra l’altro, obblighi del datore di lavoro e misure per la prevenzione e per la protezione dei lavoratori. Per agevolare il processo di valutazione, il team di e_labo ha messo appunto una soluzione specifica che raccoglie i dati delle schede di sicurezza dei prodotti. Si chiama “Gestione prodotti e schede di sicurezza”: scopriamo come funziona.

Valutazione del rischio chimico per la sicurezza dei lavoratori

La valutazione del rischio chimico è una componente imprescindibile per la sicurezza sul lavoro. Tanto da rendere obbligatorie specifiche misure di prevenzione e protezione dei lavoratori. In questo ambito, il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro si integra con i regolamenti europei:

Quest’ultimo, in particolare, prevede che i produttori di sostanze chimiche pericolose provvedano all'identificazione dei rischi fornendo agli utilizzatori finali le informazioni necessarie all’uso del prodotto. Un prodotto classificato come pericoloso deve essere sempre accompagnato dalla relativa scheda di sicurezza. Il Safety Data Sheet (SDS) è uno strumento fondamentale per la valutazione del rischio chimico, poiché fornisce le informazioni connesse all'uso, allo stoccaggio e all’esposizione alla sostanza. 

LEGGI ANCHE: SDS: cosa cambia da gennaio 2023

Gestione prodotti e schede di sicurezza: il software per il rischio chimico

Conoscere le caratteristiche di pericolosità delle sostanze chimiche, così come la capacità di leggere etichette e schede di sicurezza, sono elementi cruciali per limitare i rischi dovuti all’esposizione a sostanze pericolose.
È partendo da questo assunto che il nostro team di ricerca e sviluppo ha realizzato “Gestione prodotti e Schede Di Sicurezza". Si tratta di un software per la valutazione del rischio chimico che si basa su un semplice form, creato con Excel. Lo scopo principale è raccogliere dati provenienti dalle schede di sicurezza dei prodotti chimici. Restituendo un elenco di tutte le proprietà specifiche di ogni prodotto, il programma consente di avere una visione globale ma di dettaglio dei rischi introdotti dall’azienda all’interno del ciclo di produzione. È, infatti, possibile capire nell’immediato se sono presenti sostanze pericolose come, per esempio, quelle estremamente preoccupanti (SVHC) nonché quelle cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione. In questo senso, più il software viene aggiornato con i prodotti chimici presenti in azienda, più la valutazione del rischio chimico sarà precisa.

LEGGI ANCHE: Scenari di esposizione e valutazione del rischio chimico

Principali funzioni e vantaggi per le aziende

Il software e_labo per la valutazione del rischio chimico è applicabile ed è già utilizzato in svariati ambiti e settori, dall’industria conciaria a quella metalmeccanica. Più ampiamente, dà il suo contributo in tutte le realtà che fanno utilizzo di prodotti chimici. Nei campi dell'industria tessile e di quella conciaria, per esempio, aiuta l'azienda a tenere sotto controllo i livelli di conformità di ogni prodotto. Tra le funzioni offerte spicca, inoltre, la possibilità di controllare:

Oltre a fornire una visione generale di tutte le caratteristiche dei prodotti presenti in azienda, il programma consente alle imprese di essere sempre al passo con normative e protocolli vigenti. Ciò è possibile grazie all’aggiornamento costante del database da parte degli sviluppatori di e_labo. L’applicativo è di facile utilizzo: non sono, infatti, necessari particolari programmi per implementare il servizio in azienda; bastano pc con sistema operativo Windows 8 o superiori e Microsoft Excel. 

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del nostro software per la valutazione del rischio chimico presso la tua azienda.

NOTE

¹ Per approfondire: Il regolamento Reach in breve, INAIL
² CLP - Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele, Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro

La sicurezza sul lavoro, lo si ripete spesso, è qualcosa che si costruisce nel tempo, mattone su mattone. Ma anche, a ben vedere, mattoncino dopo mattoncino. Sì, parliamo proprio di Lego. Tutti noi, almeno una volta, ci siamo cimentati con i celebri mattoncini assemblabili dell’azienda danese, costruendo città e astronavi o replicando monumenti storici. Con i Lego si può davvero dare libero sfogo alla creatività, costruendo tutto ciò che l’immaginazione è in grado di inventare, a ogni età. Non tutti sanno, però, che i mattoncini colorati possono essere un prezioso alleato per plasmare la cultura della sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro. Come? Attraverso il metodo Lego Serious Play (LSP). Originariamente, questa metodologia era stata sviluppata per stimolare la creatività e la comunicazione all’interno dei diversi team aziendali. Oggi esistono dei veri e propri corsi Lego Serious Play per le figure preposte alla sicurezza sul lavoro. Scopriamo di più.

Lego Serious Play: un asso nella manica

La metodologia Lego Serious Play¹ è stata sviluppata all’inizio degli anni 2000 grazie alla collaborazione tra Lego Group e la business school IMD di Losanna. Questo approccio innovativo è stato progettato per potenziare l’innovazione e le prestazioni aziendali. Lego Serious Play vuole favorire l’apprendimento per affrontare sfide complesse nei contesti aziendali. Sfruttando i mattoncini colorati come strumento metaforico per l’espressione e la discussione, si ottiene una facilitazione e un’accelerazione dei processi decisionali.
Con Lego Serious Play, inoltre, l’apprendimento diventa più chiaro e concreto, consentendo una migliore comprensione dei concetti. Viene messa al centro la costruzione manuale di modelli tridimensionali che rappresentano il tema in questione, che può riguardare strategie e relazioni aziendali, relazioni o, appunto, la sicurezza sul luogo di lavoro.

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I 4 pilastri del corso Lego Serious Play

Attraverso l’utilizzo dei mattoncini Lego e i modelli creati con essi, i partecipanti ai corsi Lego Serious Play hanno l’opportunità di esprimere concetti e idee che spesso sono difficili da comunicare verbalmente. I Lego hanno la caratteristica unica di far emergere problemi e stimolare la ricerca di soluzioni. Le potenzialità dei mattoncini colorati, nell’ambito educativo, seguono il principio di “pensare con le mani” di Maria Montessori. Questo approccio è applicabile sia ai bambini sia agli adulti, poiché consente di affrontare una varietà di dinamiche attraverso un metodo che migliora la consapevolezza e la comprensione della comunicazione.
La struttura di un corso Lego Serious Play si basa su quattro fasi principali.

Questo ciclo di quattro fasi viene ripetuto più volte durante il corso, insieme ad altre attività, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati.

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A chi si rivolge il metodo Lego Serious Play applicato alla SSL

Il corso Lego Serious Play applicato alla sicurezza sul lavoro disegna, dunque, una formazione “esperienziale” e partecipata. Si parte dall’approccio standard illustrato in precedenza, ma ogni corso viene progettato in base alle esigenze specifiche dell’azienda e del gruppo di partecipanti. È anche qui che risiede buona parte della sua efficacia.
I temi affrontati possono essere molteplici e la metodologia si applica a un’ampia varietà di situazioni negli ambiti della salute e della sicurezza sul lavoro. Da una gestione efficace dei near miss a come ottenere un DVR più efficace. Da una comunicazione più efficace alla gestione delle emergenze. Per la sua natura, Lego Serious Play è valido per l’aggiornamento delle varie figure preposte alla salute e alla sicurezza sul lavoro (datore di lavoro, dirigenti, preposti, RLS, RSPP/ASPP). È un’eccellente occasione, tuttavia, anche per formatori e facilitatori, aziendali e indipendenti.

Come funziona il corso Lego Serious Play

A guidare le sessioni di Lego Serious Play è un facilitatore, in possesso di apposita certificazione LSP necessaria per poter erogare il corso.
Dopo un’introduzione alla metodologia, vengono poste ai partecipanti delle domande specifiche che, nel nostro caso, hanno come tema portante la sicurezza sul lavoro. In risposta a ciascun quesito, i partecipanti creano una costruzione con mattoncini Lego che rappresenta la loro prospettiva sul tema. Una volta completata la costruzione, ciascuno spiega il significato della sua creazione e condivide il proprio punto di vista. Queste sessioni proseguono con una serie di domande che affrontano vari aspetti dell’attività di sicurezza sul lavoro, consentendo a ciascun partecipante di esprimere le sue opinioni e contribuire al processo di crescita dell’azienda. Da costruire mattone dopo mattone. Anzi, mattoncino dopo mattoncino.

NOTE

¹ Scopri di più: Lego Serious Play

Torniamo a occuparci di OT23. Di recente, infatti, è stata pubblicata dall’INAIL la versione aggiornata del modulo¹, con la relativa guida alla compilazione per inoltrare la domanda di riduzione del tasso medio per prevenzione per l’anno 2024. Poche novità rispetto alla versione precedente, limitate alla riformulazione di alcuni specifici interventi. Come abbiamo visto in un precedente articolo, questa agevolazione premia coloro che attuano miglioramenti nelle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, oltre a quelli già stabiliti dalla legge. In questo articolo cerchiamo di rispondere in modo efficace alle domande che possono sorgere alle imprese leggendo il nuovo modello OT23 2024.

Quanto si risparmia?

Tra le conferme del modello OT23 2024, c’è quella relativa alla portata della riduzione del premio INAIL. Nei primi due anni di inizio di attività della PAT (posizione assicurativa territoriale), la riduzione ha una misura fissa dell’8%. Passato questo biennio, la percentuale di riduzione è determinata in relazione al numero dei lavoratori-anno del triennio della stessa PAT. Nel dettaglio:

La riduzione è, comunque, concessa solamente dopo l’accertamento dei requisiti di regolarità contributiva del datore di lavoro richiedente come precisato nella circolare Inail n.61 del 26 giugno 2015². Inoltre, devono essere state osservate tutte le disposizioni in materia di prevenzione infortuni e di salute sul lavoro.

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Come accedere alla riduzione del tasso INAIL

La domanda per il modulo OT23 2024 può essere presentata da tutte le aziende. Questo a prescindere dall’anzianità dell’attività, purché abbia almeno una posizione assicurativa territoriale (PAT) e gli interventi migliorativi siano stati realizzati nell’anno precedente quello di presentazione della domanda. Quindi, nel caso del modello OT23 2024, l’anno di riferimento è il 2023.
Per ottenere la riduzione, l’azienda deve compilare e inviare un’apposita istanza, denominata “Modulo per la riduzione del tasso medio per prevenzione” esclusivamente in modalità telematica attraverso la sezione Servizi Online sul sito INAIL, entro il 29 febbraio 2024.
Tanto l’azienda quanto l’INAIL hanno la facoltà di fornire o richiedere ulteriore documentazione per dimostrare quanto dichiarato nel modulo.

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Interventi migliorativi OT23 2024: qualche esempio

Nel modulo OT23 2024 è presente una tabella con tutti i miglioramenti che comportano una riduzione del tasso medio per la prevenzione. In particolare, restano 6 le macro sezioni, a loro volta suddivise in micro sezioni più specifiche. Facciamo qualche esempio:

Un altro esempio di intervento migliorativo è l’acquisto o installazione di sistemi di comunicazione per cellulari con dispositivo fisso di chiamata vocale diretta su tutti i veicoli aziendali. Questo intervento può essere eseguito solo da aziende che dispongano di veicoli propri condotti da loro dipendenti.

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Quanti punti vale ogni intervento?

Ogni intervento ha un punteggio che va da un minimo di 40 a un massimo di 100 punti. Per poter accedere alla riduzione, è necessario che l’azienda abbia effettuato degli interventi migliorativi tali che la somma dei punteggi sia pari almeno a 100. Il punteggio, poi, viene calcolato per ogni PAT. Se un’azienda ne possiede di più, per tutte le PAT è necessario aver effettuato interventi migliorativi che diano come punteggio almeno 100.

L’opportunità di adottare un SGSL

Nella tabella INAIL sono presenti, inoltre, interventi contrassegnati dalla lettera P, ovvero con valenza pluriennale. Significa che, in caso di attuazione di interventi pluriennali, bisogna presentare il Modulo OT23 ogni anno per attestare il loro mantenimento e la loro continuità. La riduzione ha validità solo per l’anno in cui viene presentata la domanda.
Tuttavia, è possibile rendere pluriennale la riduzione del premio INAIL. Per esempio, adottando un Sistema di gestione della sicurezza sul lavoro (SGSL). Si tratta, a tutti gli effetti, di una grande opportunità. Non solo per l’allungamento temporale, ma anche e soprattutto per creare un ambiente di lavoro sano e sicuro, prendendo tutte le misure necessarie a prevenire infortuni e incidenti. L’efficacia e la validità prevenzionale dei SGSL è dimostrata da numerose ricerche, che evidenziano riduzioni rilevanti nella gravità e nella frequenza degli infortuni all’interno delle aziende che li hanno adottati.

Siamo a disposizione per assisterti nell’adozione di interventi che permettano di raggiungere gli obiettivi di OT23 2024, massimizzando il beneficio economico dell’incentivo.
Per saperne di più, contattaci.
Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

NOTE

¹ Qui è disponibile il modello di domanda per la riduzione del tasso medio per prevenzione per l’anno 2024 (OT23)
² Per saperne di più: Circolare Inail n. 61 del 26 giugno 2015 
³ Per approfondire: Decreto Legislativo 17/2010

L’inizio, sosteneva Platone, è la parte più importante del lavoro. Un assunto che resta valido anche oggi. Pensiamo all’avvio di una nuova azienda, che richiede una pianificazione accurata e attenzione a numerosi dettagli. Anche, e soprattutto, a livello di obblighi da rispettare in materia di salute e sicurezza. In questo articolo ci concentriamo proprio su questo aspetto, chiarendo quali sono i principali adempimenti sulla sicurezza sul lavoro che le aziende di nuova costituzione devono rispettare.

Quali sono gli adempimenti sulla sicurezza sul lavoro per le nuove aziende

Qualsiasi sia l’ambito e il settore di appartenenza, la sicurezza sul lavoro è una questione di importanza cruciale. Non si tratta solo di un obbligo sancito dal Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/08). Come evidenziato in un precedente articolo, la sicurezza sul lavoro va intesa come un investimento. Per tutti: datore di lavoro, dipendenti e collaboratori, per l’azienda stessa.
Delle varie figure chiave coinvolte nella gestione della sicurezza aziendale, molto è in capo al datore di lavoro, tra obblighi non delegabili e altri delegabili. È lui il principale responsabile della sicurezza in azienda, esercitando poteri decisionali e di spesa. Nello specifico, in caso di inizio di una nuova attività (o di ampliamento di una realtà già avviata), al datore di lavoro spettano vari compiti. Tra questi:

Qualora, poi, l’attività da avviare fosse ritenuta insalubre, sarà obbligatorio darne comunicazione allo Sportello Unico per le Attività Produttive, che provvederà alla trasmissione della pratica all’ASL per la proposta di classificazione. Inoltre, Il Testo Unico Ambientale indica che, per tutti gli stabilimenti che producono emissioni, debba essere richiesta una specifica autorizzazione¹.

Gli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza

Accanto a questi obblighi per le aziende di nuova costituzione, esistono degli adempimenti sulla sicurezza sul lavoro che riguardano le aziende, indipendentemente dal loro ciclo di vita.
Tra questi, la valutazione dei rischi: è la prima, fondamentale misura generale di tutela dei lavoratori. Si tratta dell’obbligo più importante, poiché è in grado di identificare i rischi e di individuare le misure di sicurezza da adottare per prevenire infortuni e malattie professionali. Grazie al Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), obbligatorio in tutta le aziende con almeno un lavoratore, è possibile svolgere un’analisi dettagliata e sistematica dei potenziali pericoli e delle misure preventive da adottare per mitigarli. Tale documento, lo ricordiamo, è da aggiornare ogniqualvolta vengano, per esempio, introdotti nuovi macchinari o significative modifiche al processo produttivo. Inoltre, tra gli adempimenti per la sicurezza sul lavoro che il datore di lavoro deve garantire vi sono le:

Il datore di lavoro, dunque, è chiamato a creare condizioni di lavoro conformi agli standard di sicurezza. Ciò include anche l’adozione di idonei presidi di sicurezza come DPI, mezzi estinguenti e cassette di primo soccorso.

LEGGI ANCHE: DVR: come e quando valutare il rischio

Check list degli adempimenti per la sicurezza sul lavoro

Gli adempimenti per la sicurezza sul lavoro obbligatori, abbiamo visto, sono numerosi e riguardano ogni aspetto della sicurezza aziendale. A volte, specie in caso di avvio di una nuova attività, il dedalo di normative da rispettare e documentazioni da produrre può rappresentare uno scoglio per un imprenditore. Con l’aggiunta che, in caso di errore o dimenticanze, il conto rischia di essere salato, non solo dal punto di vista economico. Sapevi, per esempio, che la mancata elaborazione del DVR può determinare la sospensione dell’attività imprenditoriale? Uno stop, proprio all’inizio di una nuova avventura, non è proprio il massimo.
È qui che entrano in gioco i consulenti e_labo. In vista del sopralluogo presso la sede di un’azienda, ci avvaliamo di una check list. Si tratta di uno strumento pratico che fornisce un elenco dettagliato dei principali adempimenti per la sicurezza sul lavoro da rispettare e dei documenti fondamentali da avere in azienda, definendo e condividendo lo stato dell’arte. Dal CPI, se presente, all’agibilità, dalla dichiarazione di conformità degli impianti elettrico e termoidraulico al registro delle verifiche periodiche. Passando, tra gli altri, per l’elenco dei prodotti chimici in uso, i manuali d’uso e manutenzione dei macchinari, le valutazioni dei rischi specifiche. Tale strumento consente di applicare correttamente le procedure lavorative rilevando eventuali problematiche in grado di compromettere la sicurezza. La check list non è vincolante, ma può costituire un utile metodo di autovalutazione.

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NOTE

Foto in evidenza: Unsplash
¹ Per approfondire: Autorizzazione alle emissioni in atmosfera

La salute e la sicurezza sul lavoro sono una questione che interessa ogni settore, professione e mansione. È una prerogativa imprescindibile che vale tanto per i lavoratori dipendenti quanto per quelli autonomi. Operando in proprio, infatti, il lavoratore autonomo deve prendersi cura in prima persona della propria salute e sicurezza, così da scongiurare eventuali infortuni e malattie professionali. In questo articolo esploriamo, allora, le facoltà e gli obblighi del lavoratore autonomo in materia di salute e sicurezza.

Obblighi del lavoratore autonomo in materia di salute e sicurezza

Parlando di lavoratori autonomi, ci si riferisce a quelle figure professionali che svolgono il proprio lavoro senza vincoli di subordinazione nei confronti del committente. Si distinguono dalle imprese individuali, in quanto non hanno personale dipendente a carico.
Essere autonomo non significa essere esente da doveri e responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro. Questa è la conditio sine qua non per svolgere le proprie mansioni senza esporre se stessi e altri a rischi e pericoli. A tal proposito, l’articolo 21 del D. Lgs. 81/2008 individua gli obblighi del lavoratore autonomo in materia di salute e sicurezza. Vale a dire:

Inoltre, nel caso si operi in un luogo di lavoro in cui si svolgono attività in regime di appalto o subappalto, il libero professionista dovrà munirsi di un’apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia e contenente le proprie generalità.

LEGGI ANCHE: I lavori in appalto e la valutazione dei rischi

Obblighi e facoltà: la sicurezza dei lavoratori autonomi

Il TUS non prevede soltanto obblighi del lavoratore autonomo in materia di salute e sicurezza. Per gli autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell’articolo 2222 del Codice Civile è prevista la facoltà di beneficiare della sorveglianza sanitaria. Ciò significa che, a differenza dei lavoratori dipendenti, per queste figure la sorveglianza sanitaria non è obbligatoria, ma volontaria. Pertanto, qualora il lavoratore decidesse di sottoporsi a tali accertamenti sanitari, gli oneri saranno a suo carico.
Il D. Lgs. 81/2008 prevede, inoltre, che il lavoratore abbia la facoltà di partecipare a corsi di formazione specifica (anche finanziata) incentrati sui rischi propri delle attività svolte. Dunque, fermi restando gli obblighi previsti da speciali norme, la formazione dei lavoratori autonomi non è obbligatoria. Come, però, ribadiamo spesso, la formazione non va intesa solo come un mero rispetto della legge vigente. SI tratta, piuttosto, di un investimento e di un’opportunità. A maggior ragione, se si parla di lavoratori autonomi e di liberi professionisti.

LEGGI ANCHE: Quali sono i corsi obbligatori di sicurezza sul lavoro?

Il ruolo delle aziende e l’idoneità tecnico-professionale dei lavoratori autonomi

Per essere proattivi nella gestione della sicurezza sul lavoro, lavoratori autonomi e liberi professionisti dovrebbero tenere in considerazione i rischi delle proprie attività e agire di conseguenza per gestirli in modo adeguato.
Di norma, in un contratto d’opera, il committente inserisce un articolo in cui declina ogni responsabilità in caso di eventuali danni che dovessero occorrere al lavoratore autonomo. Questo nel caso in cui risultasse che tali danni non si sarebbero prodotti senza l’inosservanza, da parte dello stesso, delle norme al cui rispetto è tenuto. Facciamo un esempio. La redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) non rientra tra gli obblighi per la sicurezza del lavoratore autonomo. Tale obbligo resta unicamente in capo al datore di lavoro. Quest’ultimo, qualora decidesse di avvalersi del servizio di un lavoratore autonomo, è tenuto a fornirgli tutte le informazioni concernenti i rischi sul lavoro e a verificare l’effettiva idoneità tecnico-professionale del professionista. Il lavoratore autonomo dovrà, pertanto, esibire:

In questo modo, si potranno accertare le capacità tecniche e professionali del lavoratore autonomo che consentono di svolgere il lavoro in sicurezza.

Lavorando quotidianamente con molte aziende, piccole e grandi, ci siamo accorti di quanto il benessere organizzativo sia un trend topic. O, meglio, dovrebbe esserlo. Un ambiente di lavoro sano e stimolante, in cui i dipendenti si sentono valorizzati, coinvolti e motivati a dare il loro miglior contributo, conviene a tutto tondo. Questo concetto abbraccia una serie di elementi fondamentali, tra cui la gestione del tempo, l’organizzazione e gestione delle risorse umane, la promozione dell’equilibrio tra vita professionale e personale.
In un mondo in continua evoluzione, le aziende sono costantemente chiamate a fronteggiare nuove sfide e ad adattarsi a un mercato sempre più competitivo. In questo contesto, la formazione continua dei lavoratori gioca un ruolo fondamentale per garantire la competitività e lo sviluppo sostenibile delle aziende. Non si tratta solo di essere sempre aggiornati su aspetti tecnici, legislativi e normativi, ma anche sulle cosiddette life skills.

Life skills: apprendimento continuo per affrontare le sfide sul lavoro

Sempre più ci rendiamo conto di quanto l’apprendimento permanente sia essenziale per far fronte alle sfide mutevoli del panorama professionale moderno. Le aziende devono fornire ai propri collaboratori sia le competenze necessarie per adattarsi alle nuove tecnologie e all’evoluzione delle normative, sia sviluppare le cosiddette life skills. Si tratta di quelle abilità personali e sociali che consentono ai professionisti di affrontare lo stress, lavorare in team e pianificare e organizzare il proprio lavoro con efficacia. Ma anche rapportarsi con i clienti nel giusto modo. Tra queste troviamo:

Arricchiscono il menù la capacità di pianificare obiettivi e attività in modo strutturato e l’abilità di analizzare situazioni complesse, riuscendo a prendere decisioni in autonomia. Un aspetto non proprio secondario. Tant’è che gli esperti evidenziano proprio come le life skills rappresentino un nodo critico del mancato incontro fra domanda e offerta di lavoro. Questo perché devono essere allenate costantemente. L’imprenditore valuta e ricerca le life skills nei propri collaboratori, poiché sono essenziali per raggiungere elevati standard di performance e promuovere un ambiente di lavoro armonioso e motivante.

LEGGI ANCHE: Mindfulness e lavoro: un connubio vincente

Formarsi bene per formare meglio: la nostra esperienza

In quest’ottica, noi di e_labo abbiamo scelto di metterci in gioco. Del resto, in questi primi vent’anni siamo cresciuti e cambiati molto. Negli ultimi mesi, siamo stati affiancati da Francesca Viperli, consulente risorse umane, che ci ha supportati in un avvincente percorso di consulenza e formazione che ha coinvolto tutto il nostro team. Abbiamo osservato e ci siamo osservati, raccogliendo le varie sfide proposte, per migliorare i nostri processi interni e rafforzare la comunicazione di gruppo. Formarsi bene per formare meglio, insomma, alzando sempre più l’asticella qualitativa della nostra offerta.

LEGGI ANCHE: Benessere mentale e lavoro: binomio (im)possibile

Organizzazione e gestione delle risorse umane e non solo: nuove opportunità formative 

Da questa esperienza, sempre in collaborazione con Francesca Viperli, sono nate nuove opportunità formative per i nostri clienti. Organizzazione e gestione delle risorse umane, ma non solo. Nello specifico:

Non solo corsi multiaziendali. Spazio anche a percorsi personalizzati di consulenza e formazione per accrescere le competenze organizzative e relazionali in azienda. Sono previsti un incontro preliminare di analisi dei bisogni, monitoraggio in itinere e follow-up di valutazione a distanza di un mese.

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Altri ne seguiranno:
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Siamo agli sgoccioli. Manca sempre meno, infatti, al 4 ottobre 2022. È la data in cui è prevista l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale del 2 settembre 2021. Come avevamo anticipato in un precedente articolo, l’atto stabilisce i criteri per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio e in emergenza e le caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio. Novità in vista anche sul fronte della formazione antincendio: una materia che ci riguarda da vicino. Scopriamo insieme cosa cambia e quel che c’è da sapere sul tema.

Corsi di formazione antincendio: cosa cambia

Fare formazione in azienda, come noto, significa investire sulle persone per aumentare le competenze, del singolo e del gruppo di lavoro. Non fa eccezione la formazione antincendio, cui l’allegato III del Decreto Ministeriale del 2 settembre 2021¹ fa riferimento. Il provvedimento illustra le nuove indicazioni circa i corsi di formazione e aggiornamento per gli addetti al servizio antincendio. Vengono, inoltre, definiti tre livelli in funzione della complessità dell’attività e del livello di rischio. A seconda di tali distinzioni, ogni corso si articolerà in maniere differente.

LEGGI ANCHE: Perché la formazione antincendio è un investimento strategico 

Corsi di aggiornamento: occhio alle scadenze

Parlare di formazione antincendio ci dà l’opportunità di aprire una parentesi anche sulla questione dei corsi di aggiornamento. Il nuovo decreto, infatti, prevede l’aggiornamento almeno ogni 5 anni della formazione per gli addetti antincendio. Da questo punto di vista, coloro che hanno sostenuto l’ultimo aggiornamento prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto dovranno completare la prossima formazione entro 5 anni. Se, invece, al 4 ottobre 2022 dovessero essere trascorsi più di 5 anni dall’ultimo corso, gli addetti antincendio dovranno aggiornare la propria formazione entro il 4 ottobre 2023. Oltre questa data sarà necessario ripetere l’intero coso antincendio. Mai come in questo caso, dunque, porre attenzione alle scadenze è fondamentale.

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Modifiche anche per docenti e formatori

Con il DM 02 settembre 2021, novità in vista anche per docenti e formatori, partendo dai requisiti di qualificazione. I professionisti dovranno, infatti, essere in possesso almeno del diploma di scuola secondaria di secondo grado. Tra gli altri requisiti:

In mancanza del diploma, i docenti con esperienza almeno quinquennale di formazione antincendio (minimo 400 ore anno) saranno ritenuti comunque idonei.

LEGGI ANCHE: Corso per addetti antincendio, scheda e informazioni pratiche

formazione antincendio

Gestione della sicurezza: le novità in vista

Si diceva che il DM 02/09/2021 prevede diversi cambiamenti. Non solo a livello di formazione antincendio, ma anche di informazione e designazione dei lavoratori e degli addetti. Nello specifico, nei primi due allegati viene approfondita la gestione della sicurezza antincendio e le misure da adottare nel normale esercizio e in emergenza. A tal proposito, una delle principali novità riguarda la stesura del piano di emergenza. È obbligatorio per:

L’obbligo riguarda anche le aziende soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco. Vale a dire quelle presenti nell’elenco dell’Allegato I al Decreto del Presidente della Repubblica 151/2011². Infine, all’interno del piano di emergenza dovranno essere indicati i nomi degli addetti alla prevenzione incendi.

Le giuste misure

Per gli ambienti di lavoro che non rientrano nei casi sopra elencati sarà necessario adottare idonee misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio. Parametri che andranno riportati nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Infine, come già previsto dal DM 10 marzo 1998, tutte le aziende con l’obbligo di predisporre il piano di emergenza dovranno effettuare una volta l’anno un’esercitazione antincendio. Su questo fronte, il decreto specifica delle azioni aggiuntive in carico al datore di lavoro. Infatti, se il numero dei lavoratori dovesse subire un incremento significativo, o qualora vengano apportate modifiche al sistema d’esodo, si dovrà predisporre un’esercitazione extra. Inoltre, sarà necessario adottare provvedimenti nel caso in cui emergano gravi carenze durante tali esercitazioni.

NOTE

¹ Per approfondire: Allegato III, decreto 2 settembre 2021

² Decreto del presidente della Repubblica 1° agosto 2011 , n. 151

Oggi, come non mai, l’interesse per le prestazioni ambientali è in continuo aumento. E anche le imprese devono fare la loro parte. Aumenta, in effetti, la consapevolezza delle organizzazioni nel considerare le conseguenze delle proprie azioni sull’ambiente. Insomma, le politiche di gestione relative alle responsabilità ambientali sono ormai un elemento fondamentale nella scelta da parte di fornitori e clienti. A tal proposito, in questo articolo scopriamo che cos’è un sistema di gestione ambientale e quali sono i vantaggi della sua applicazione in azienda.

Sistema di gestione ambientale e ciclo di Deming: di cosa si tratta?

Sempre più organizzazioni stanno cercando procedure per comprendere, dimostrare e migliorare le loro prestazioni ambientali. È proprio qui che viene in aiuto il sistema di gestione ambientale (SGA). «Si tratta di uno strumento volontario applicabile a tutte le organizzazioni che vogliono migliorare le loro prestazioni in campo ambientale – spiega Clarissa Serafini, consulente per i servizi professionali di e_labo –. Una serie di innovativi sistemi che, oltre a fungere da supporto alle politiche ambientali locali e all’innovazione gestionale, favoriscono il miglioramento delle relazioni con il territorio». L’obiettivo è quello di impattare il meno possibile sull’ambiente. Come? Ogni sistema di gestione è basato sul ciclo di Deming, un iter che consente il miglioramento della produzione attraverso l’ottimizzazione dei processi aziendali. Questo metodo di gestione prevede quattro diverse fasi:

In questo modo, il monitoraggio delle attività, l’esame dei risultati e delle eventuali non conformità consentono un miglioramento continuo dell’azienda.

LEGGI ANCHE: Ecco perché conviene un audit di verifica della conformità normativa

sistema di gestione ambientale

La certificazione ISO 14001

Un sistema di gestione ambientale è, di fatto, l’applicazione a un’organizzazione di una norma internazionale ISO. In particolare, la ISO 14001, dal 2015 standard internazionale per la progettazione e l’implementazione di un sistema di gestione ambientale. «Si tratta di un modello applicabile a qualsiasi tipo di realtà, pubblica o privata, che oggi è riconosciuta dalla maggior parte dei Paesi del mondo» sottolinea Serafini. Un modello certificato che contribuisce a identificare, gestire e monitorare gli impatti ambientali che derivano dall’attività di un’impresa. Ogni azienda, infatti, impatta in qualche modo sull’ambiente. Esistono, dunque, delle specifiche attività che devono essere messe in atto per monitorare, quantificare e mitigare gli effetti che queste hanno sull’ambiente.

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Come si struttura

Tutto ciò è fattibile grazie ai dieci punti che compongono l’indice della norma ISO 14001. Dieci sezioni in cui, passo per passo, viene illustrato all’organizzazione come deve comportarsi. Le prime tre sono introduttive: si parte dall’analisi del contesto dell’organizzazione, tenendo conto dei fattori interni ed esterni più rilevanti e analizzando i requisiti che l’organizzazione deve soddisfare per monitorare l’attività. Sul fronte della leadership aziendale, si tratta poi di comunicare la politica ambientale e assegnare ruoli di responsabilità nell’organizzazione. A livello di pianificazione bisogna, invece, valutare la gestione del rischio, identificare gli obiettivi e un piano per raggiungerli. Le restanti sezioni definiscono, invece, nel dettaglio i requisiti per il sistema di gestione ambientale. Più in particolare:

C’è, infine, il miglioramento, che include i requisiti necessari per implementare nel tempo l’SGA, valutare le non conformità dei processi e, dove necessario, il ricorso ad azioni correttive. Tutte queste azioni consentono alle organizzazioni di sviluppare processi orientati al raggiungimento della sicurezza e della sostenibilità all’interno del loro modus operandi.

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I vantaggi per le aziende

Un occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente, dunque: abbiamo già evidenziato come i sistemi di gestione ambientale possano essere un’opportunità per le imprese da questo punto di vista. Nel contempo, un SGA consente all’organizzazione di beneficiare di diversi vantaggi. Si tratta di una vera e propria scelta strategica per l’impresa. Il sistema di gestione ambientale dà valore rispetto a competitor non certificati. Dimostrando, inoltre, la volontà e l’impegno concreti nel ridurre il proprio impatto sull’ambiente. Allo stesso modo, l’implementazione dei SGA permette di:

«Noi di e_labo ci occupiamo della consulenza: aiutiamo l’azienda a implementare un SGA, a riconoscere gli impatti e a trovare una soluzione. La certificazione, invece, viene conseguita da un ente terzo che sceglie l’azienda in autonomia e che andrà a certificare la reale applicazione di questa norma».

La data cerchiata in rosso sui calendari di molte aziende si avvicina. È fissata, infatti, per il 28 agosto 2021 la scadenza per presentare all’autorità competente la prima relazione tecnica per gli stabilimenti autorizzati alle emissioni in atmosfera. È quanto stabilito dal D.lgs. 102/2020, entrato in vigore un anno fa. Cosa cambia per le aziende? Ne parliamo in questo articolo, riepilogando le principali date da tenere a mente per non incorrere in sanzioni amministrative e penali. 

Le sostanze sotto osservazione

Il decreto aggiunge nuove definizioni e disposizioni volte al riordino del quadro normativo. Le modifiche riguardano le industrie che, all’interno dei loro processi produttivi, utilizzano sostanze pericolose che possono produrre emissioni in atmosfera. Le componenti sotto osservazione sono, nello specifico:

Tali sostanze – specifica il decreto – “devono essere limitate nella maggior misura possibile dal punto di vista tecnico e dell'esercizio”. Inoltre, “vanno sostituite non appena tecnicamente ed economicamente possibile nei cicli produttivi da cui originano emissioni delle sostanze stesse”. 

* Il riferimento da assumere è l’indicazione contenuta nell'etichettatura del prodotto e non la sostanza in esso contenuta. È, quindi, fondamentale disporre di schede di sicurezza aggiornate e complete dei prodotti chimici in uso.

Aziende: cosa fare?

Ogni cinque anni, a decorrere dalla data di rilascio o di rinnovo dell’autorizzazione, i gestori degli stabilimenti devono inviare una relazione tecnica all’autorità competente. Nel dettaglio, alla Provincia e al Dipartimento Provinciale ARPA di riferimento in base alla sede dell’azienda. Il tutto tramite PEC a firma del legale dell’azienda. Nella relazione:

Sulla base della relazione, l'autorità competente può richiedere la presentazione di una domanda di aggiornamento o di rinnovo dell'autorizzazione.

Emissioni in atmosfera: obblighi e scadenze

Vincoli e scadenze non sono uguali per tutti. Analizziamo i singoli casi nel dettaglio. Gli stabilimenti con autorizzazione ordinaria (AUA) già esistenti al 28 agosto 2020, devono, per esempio:

Passiamo agli stabilimenti con autorizzazione in via generale (AVG) già esistenti al 28 agosto 2020. Qui, in caso di uso di sostanze da cui si originano emissioni in atmosfera, va presentata domanda di autorizzazione unica ambientale (AUA) entro il 28 agosto 2023.

Se, invece, la domanda di autorizzazione per un nuovo impianto, modifica o rinnovo è stata presentata dopo il 28 agosto 2020? In questo caso, entro 3 anni dalla modifica della classificazione delle sostanze va presentata una domanda di autorizzazione. Ciò ai sensi dell'articolo 269 del D.Lgs. n. 152/06. O, in alternativa, bisogna sostituire tali sostanze con altre non aventi le caratteristiche sopra descritte. Per i nuovi stabilimenti, infine, l’obbligo di trasmissione della relazione tecnica è ogni 5 anni a decorrere dal rilascio o dal rinnovo delle autorizzazioni. 

Occhio alle sanzioni

Sono molteplici, dunque, le fattispecie da considerare e gli elementi di cui tener conto. Il rischio di perdere la trebisonda c’è, specie a conclusione di un anno così complesso anche per la gestione dell’emergenza Covid-19. Non preoccuparti: i nostri esperti sono a tua disposizione per aiutarti a far tutto al meglio. Per rispettare la legge e per evitare le sanzioni. In caso di violazione degli obblighi, sono previste, infatti, sanzioni di tipo penale e amministrativo (da 500 a 2.500 euro). Le prime per la mancata domanda di autorizzazione all'utilizzo di sostanze considerate pericolose; le seconde invece, per la mancata presentazione della relazione entro il 28 agosto 2021.

Hai bisogno di una mano? Contattaci.
Siamo pronti a supportarti nella redazione e trasmissione della relazione tecnica. 

Nell'ultimo periodo giorni è stata rilevata nella zona dell’Ovest Vicentino la circolazione di virus tramite PEC. Si tratta solo dell’ultimo episodio di rischio telematico in ordine di tempo e non sarà certo l’ultimo. Ricordiamo ad esempio la violazione del sistema informatico avvenuto nel marzo dello scorso anno ai danni del pronto soccorso dell’ospedale di Arzignano. L'attacco era avvenuto sempre tramite Posta elettronica certificata, con un tipo di malware chiamato ransomware. È bene quindi non abbassare la guardia su questo aspetto della sicurezza aziendale.

I ransomware e la posta elettronica certificata

Un ransomware è un programma dannoso che attacca un dispositivo elettronico. Come? Criptandone i contenuti, ovvero rendendoli inutilizzabili da parte del proprietario del computer. Quest’ultimo, per poter tornare in possesso dei propri dati, è costretto a pagare un riscatto (in inglese: "ransom") a chi ha lanciato l’attacco. Senza garanzia, va ricordato, che dopo il pagamento l’hacker gli invii i codici per liberare il proprio computer dal virus.
La PEC (posta elettronica certificata), com’è noto, è un tipo di posta elettronica, obbligatoria per tutte le aziende dal 2012, che ha valore legale analogo ad una raccomandata con ricevuta di ritorno.  In teoria, si tratta di un metodo di comunicazione più sicuro dei comuni servizi email. Ma anche la PEC può nascondere delle insidie. Infatti, i ransomware hanno trovato modo per intrufolarsi anche qui..

Come attaccano i virus tramite PEC

Ma come avvengono questi attacchi di virus tramite PEC? Travestendosi da contenuto ufficiale. Dato che le PEC vengono usate prevalentemente dalle aziende e dalle pubbliche amministrazioni, i ransomware potrebbero essere inseriti negli allegati. Ad esempio, una fattura in scadenza o comunicazioni simili. Il mittente spesso è un contatto realmente presente nella propria rubrica, ignaro propagatore del virus in quanto a sua volta vittima di hacker.
Allegato a queste mail difficilmente distinguibili da una reale, c’è un file che contiene una “macro” infetta. Una macro è un piccolo software che si può inserire in un documento di testo o foglio di calcolo. Attivandola si aprono le porte al virus. Questo cripta tutti i dati del computer (documenti, foto, video, database, ecc), rendendoli illeggibili e inutilizzabili. Questo rappresenta un problema di per sé, perché la perdita di documenti e informazioni può minare l'attività. Ma dopo l’introduzione del GDPR si configura anche come un “data breach”, ovvero una violazione di dati personali.

L’Importanza di sicurezza informatica

È importante sapersi difendere da tutti i malware, compresi gli attacchi di virus tramite PEC. Ciò anche perché il regolamento europeo sulla privacy prescrive alle aziende di mettere in campo tutte le misure adeguate e necessarie per proteggere i dati personali in loro possesso. Innanzitutto installando un antivirus efficace e affidabile. Poi attraverso la formazione e l’informazione del personale sulle procedure corrette da seguire. La prima causa di attacco informatico infatti è l’errore umano.  Una norma di buonsenso è di sospettare di tutta la posta elettronica. Inoltre non abilitare le macro e, in caso di dubbio, evitare di aprire gli allegati. Potete trovare altri consigli di sicurezza informatica anche in un precedente articolo del nostro blog.

Ricordiamo che le spese finalizzate alle attività di formazione finalizzate all’acquisizione o al consolidamento, da parte del personale dipendente delle competenze nelle tecnologie rilevanti per la realizzazione del processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal Piano nazionale Impresa 4.0 sono finanziabili col bonus formazione 4.0.

Data breach e sanzioni

Se il computer di una pubblica amministrazione o di un’azienda viene infettato da un ransomware o altro virus tramite PEC o è attaccato dagli hacker cosa si rischia oltre alla perdita dei dati? In caso di data breach, il fatto va notificato al Garante della privacy entro 72 ore da quando se ne viene a conoscenza. Nel caso che le misure di sicurezza tecniche e organizzative applicate ai dati oggetto di violazione risultino inadeguate, il GDPR applica la sanzione pecuniaria pari al 2% del fatturato dell'intera società. Fino a 10 milioni di euro. Nel caso di un data breach non notificato, le autorità assumono che le misure di sicurezza fossero inadeguate. In tale caso si applica una doppia sanzione.

Siamo a disposizione per offrirvi tutta la consulenza necessaria a mettere in regola la vostra azienda dal punto di vista della tutela dei dati e della privacy. Per qualsiasi informazione, contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

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Ogni anno, il Ministero della Salute predispone un Piano Nazionale delle Attività di Controllo sui Prodotti Chimici. Si tratta di un insieme di linee guida volte a coordinare il contrasto dell’utilizzo non conforme di sostanze potenzialmente dannose per la salute e l’ambiente. In seguito viene pubblicato anche un report sulle verifiche svolte. Dall’analisi degli ultimi dati disponibili emerge che:

  1. i controlli riguardano soprattutto gli utilizzatori, e non i produttori;
  2. le PMI rappresentano la maggioranza assoluta delle aziende controllate;
  3. le irregolarità più sanzionate sono relative alle Schede dati di sicurezza (SDS).

Gli utilizzatori finali dei prodotti chimici

I dati evidenziano che l’attività di controllo sui prodotti chimici si è concentrata sulle aziende utilizzatrici a valle. Ciò vuol dire che le ditte che impiegano nei loro processi sostanze regolamentate sono state molto più controllate rispetto a quelle che le producono o commercializzano. Sul totale delle aziende prese in esame, ben il 43% erano utilizzatori a valle. Tra i settori sottoposti a controlli, nel 2017 c’è stato anche quello della concia.

Controllo sui prodotti chimici e PMI

Le più sottoposte all’attività di controllo sui prodotti chimici sono le PMI. Delle aziende finite sotto la lente degli enti preposti, il 25% sono classificate come microimprese, il 26% come piccole, il 18% come medie e solo il 13% come non-PMI. Il Veneto è la terza regione per numero di aziende controllate, dopo Lombardia ed Emilia-Romagna, con una percentuale pari all’8,6% del totale a livello nazionale.

Violazioni: in testa le norme sulle SDS

La maggioranza relativa delle violazioni alle norme REACH e CLP riscontrate nel controllo sui prodotti chimici sono relative alle SDS (42%). Seguono quelle in merito a etichettatura e imballaggio (20%). Altre irregolarità frequenti riguardano gli obblighi:

Sanzioni amministrative e penali

Nell’8,5% dei casi di illecito, oltre alle contestazioni amministrative è stato avviato un procedimento penale.  In un precedente articolo avevamo già parlato delle sanzioni previste dai regolamenti REACH e CLP sui prodotti chimici. In base alla gravità della norma violata si va da un minimo di 3 mila euro (p.es.: non conformità dell’’etichettatura) a un massimo di 90 mila euro (p.es.:mancato rispetto dei limiti di concentrazione).

Per accertare il rispetto dei regolamenti REACH e CLP e prevenire il rischio di incidenti (e sanzioni), offriamo un servizio specifico di consulenza e supporto alle aziende nell’implementazione e nella gestione del Rischio Chimico. Per ulteriori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

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Nel mare delle ditte che rilasciano attestati di sicurezza, si può incappare anche in qualche truffa. Quindi bisogna tenere gli occhi aperti. In questo post vi parleremo di come riconoscere gli attestati validi da quelli falsi e di cosa rischia un datore di lavoro che compra attestati di sicurezza falsi.

Attestati di sicurezza validi

Per essere considerato valido a livello nazionale, gli attestati di sicurezza devono riportare le seguenti diciture:

Occhio all’e-learning

Bisogna stare particolarmente attenti a quando un corso viene offerto in e-learning. Secondo l’Accordo Stato-Regioni del 7 Luglio 2016, non tutti gli attestati di sicurezza, infatti, possono essere ottenuti con corsi online. Tra questi:

I rischi di acquistare falsi attestati

È capitato anche che sia lo stesso datore di lavoro a rivolgersi a società disoneste per ottenere falsi attestati, convinto così di risparmiare tempo e denaro. Questo è un reato penale. Ma cosa comporta tutto ciò? 

La formazione conviene

La formazione dei lavoratori in realtà è un vantaggio per il datore di lavoro, in quanto è correlata ad un aumento della produttività, come testimonia una ricerca dell’Isfol. Comporta inoltre altri vantaggi

Inoltre, la formazione è incentivata attraverso i fondi interprofessionali. Questi sono organismi di natura associativa il cui scopo è proprio quello di promuovere attività di formazione dirette ai lavoratori.

Siamo a disposizione per offrire corsi di formazione su tutti i principali temi della sicurezza sul lavoro (vedi elenco) alternando lezioni frontali, esercitazioni pratiche e discussioni di gruppo. Siamo un centro di formazione accreditato dalla Regione Veneto che rilascia crediti riconosciuti attraverso i propri corsi. Per informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

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Sei un’azienda e hai eseguito nel 2019 interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro? L'Inail ti premia con uno "sconto" sul premio Inail del 2020. Un incentivo denominato "oscillazione per prevenzione" che può arrivare fino al 28%, a prescindere dal costo degli interventi. Questo è OT24. O meglio: era. Da quest’anno, infatti il modulo OT24 viene sostituito da uno nuovo: OT23. Non ci sono variazioni di rilievo sulle modalità di richiesta del contributo. Il modulo di domanda, presentabile entro il 29 febbraio 2020, è reperibile sul sito dell’Inail e qui potete trovare la comoda guida alla compilazione.

SCOPRI IL BANDO OT23 2021
per interventi realizzati o da realizzare nel 2020

La revisione dei premi Inail

Dopo quasi 20 anni dall’ultima revisione, le tariffe dei premi INAIL 2019 per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali sono state aggiornate. Inoltre, sono state ridotte per una media del 32% rispetto alla tariffa piena.

Le modifiche, tuttavia, hanno anche altre conseguenze. Alcune aziende virtuose che disponevano di un tasso INAL già basso per non aver avuto infortuni o malattie professionali da molti anni, possono trovarsi a pagare un premio superiore. Per questo, può essere utile il ricorso a incentivi come OT23.

Cosa cambia nell’OT23

Il modello OT23, come il suo predecessore, riguarda lo sconto dei premi assicurativi per interventi migliorativi delle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro adottati dalle imprese assicurate in aggiunta a quelli previsti dalla normativa vigente. Per accedere all’incentivo occorre raggiungere la quota di 100 in base ai punteggi che l’Inail assegna a ogni intervento ammesso. Rispetto a OT24, OT23 introduce poche novità. Eccone un paio:

Gli interventi ammessi

Le azioni e i miglioramenti considerati validi per ottenere il beneficio richiesto sono articolate in 5 sezioni:

Novità fra gli interventi ammessi

OT23: da guardare con attenzione

Siamo a disposizione per assistervi nell’adozione di interventi che vi permettono di raggiungere gli obiettivi di OT23 massimizzando il beneficio economico dell’incentivo. Per informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

Sicurezza sì, ma con brio. E_labo, società di formazione e consulenza per salute e sicurezza sul lavoro, privacy e ambiente ha lanciato “Safety Hour”. Quattro seminari gratuiti, tra ottobre e novembre, su temi di attualità per tutte le aziende piccole e grandi. Incontri che si concluderanno con un momento conviviale, a dimostrazione che la cultura della sicurezza non significa solo formalismo e burocrazia. L’appuntameno è sempre dalle 17 alle 19 nella sede di e_Labo in via dell’Industria, 48/C ad Arzignano.

Si comincia l’11 ottobre 2019 con i “Vantaggi dell’adozione di Sistemi di Gestione basati su norme ISO”. L’obiettivo dell’incontro è far capire come il controllo di processi e adempimenti migliori anche la solidità delle relazioni con clienti e fornitori.

Il secondo incontro si intitolerà “Modello Organizzativo 231/01” e si terrà il 17 ottobre. Verrà descritto l’iter per un’efficace adozione e implementazione di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo e i vantaggi connessi.

Il 24 ottobre 2019 si terrà l’incontro “Trasporto su strada: ADR edizione 2019”. Intende fornire una panoramica dei principali cambiamenti normativi sulla movimentazione di merci pericolose, compresi aspetti relativi alla preparazione dei carichi.

L’ultimo seminario si terrà il 7 novembre 2019 e si intitolerà “Bandi, Fondi interprofessionali e altre opportunità di finanziamento”. Saranno illustrate le possibilità di finanziamento per interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro e formazione tramite la partecipazione a bandi e concorsi o attraverso il ricorso a fondi interprofessionali.

È richiesta la conferma della partecipazione via mail all’indirizzo e-labo@e-labo.it

Scarica il programma dettagliato. Per ulteriori info contattaci.

SEMINARI-GRATUITI-2019-rev

Dal 21 ottobre il Codice di prevenzione incendi subirà delle modifiche che andranno a interessare le aziende. Anche alla luce dell’incidente della fabbrica di vernici di Brendola avvenuto a inizio luglio, è una buona occasione per tutti per fare un controllo delle proprie misure di sicurezza anti incendio.

Per facilitare il lavoro di individuazione delle criticità, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha reso disponibile una check list. Analizziamola nel dettaglio e capiamo come utilizzarla.

La check list

Il documento diffuso dai Vigili del Fuoco sulla sicurezza anti incendio serve per individuare gli elementi significativi per la sicurezza di tutte le persone nei luoghi di lavoro. In particolar modo per le persone con disabilità. Questa lista di controllo non pretende di essere esaustiva, in quanto ogni realtà aziendale presenta criticità particolari. Per una completa valutazione del rischio e la stesura di un piano d'emergenza è, quindi, necessario affidarsi a dei professionisti. Le domande sono divise in modo da ripercorrere il percorso da quando si sente l’allarme a quando si raggiunge un luogo sicuro. Le risposte possibili sono tre:

Percezione dell’allarme incendio

La check list inizia con una serie di domande sulla percezione dell’allarme. Questo è un punto fondamentale in quanto permette di ridurre i tempi di risposta al pericolo. L’allarme deve essere dato in modo da coinvolgere più sensi. In questo modo, ad esempio, anche le persone non udenti possono percepire il pericolo.

Orientamento durante l’evacuazione

In seguito, la check list si sofferma su l'evacuazione e sulla segnaletica che guida verso la salvezza. La segnalazione di vie di fuga e di uscite di sicurezza deve essere necessariamente inclusa tra le misure necessarie in caso di incendio, tenendo conto anche di persone  con disabilità sensoriale.

È ampiamente comprovato, del resto, che anche i normodotati, in caso di incendio traggono beneficio da un sistema di segnalazione pensato con tali caratteristiche. Ad esempio nei casi in cui il fumo provoca una riduzione della visibilità.

In questa area di valutazione rientrano anche gli aspetti legati all’informazione e alla formazione del lavoratore sul comportamento da tenere in caso di incendio, con particolare riferimento alle prove di evacuazione.

Mobilità negli spazi interni

Questa sezione della check list va dall’abbandono della postazione di lavoro al raggiungimento del luogo sicuro. Sono inclusi sia la percorrenza di spazi interni (mobilità orizzontale e verticale), sia il transito attraverso le porte interne quelle che portano all’esterno. La struttura deve essere fatta in modo che le persone con disabilità riescano a raggiungere i punti sicuri autonomamente. Ciò dipende sia da fattori ambientali e dalle singole persone presenti. Questa sezione si suddivide in diverse aree:

Siamo a disposizione per la valutazione del rischio incendi nella vostra azienda, per la verifica della conformità normativa delle dotazioni e per individuare opportune misure necessarie a prevenire il pericolo di roghi (o delle sanzioni per il mancato rispetto della norma). Da anni, inoltre, organizziamo corsi di formazione obbligatoria per il personale aziendale. Per informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

L’incidente avvenuto negli scorsi giorni nella fabbrica di vernici di Brendola che ha causato un vasto incendio con danni ingentissimi e ricadute su tutta la popolazione del territorio riporta l’attenzione sugli adempimenti connessi alla prevenzione degli incendi e sulle norme antincendio. Una riflessione che tutte le aziende dovrebbero prendere in considerazione anche in vista dell’aggiornamento normativo che entrerà in vigore il 21 ottobre.

Cosa cambia nella prevenzione incendi

Con il Decreto Ministeriale 12 aprile 2019, vigente dal prossimo autunno, viene modificato il Codice di prevenzione incendi in vigore dal 2015 (D.M. 03 agosto 2015).

Sinteticamente: la principale novità riguarda l’eliminazione del “doppio binario” per la progettazione antincendio.

Cosa vuol dire doppio binario? Fino a ottobre 2019 sarà ancora possibile scegliere se gestire la prevenzione incendi secondo le prescrizioni del D.M. 10/03/1998 o del D.M. 03/08/2015. Da ottobre l’unica via sarà quella del D.M. 03/08/2015.

È un vantaggio per le aziende? Sì. Il nuovo metodo di approccio alla sicurezza antincendio, introdotto dal D.M. 03/08/2015, è un valido strumento che può consentire il superamento di criticità antincendio che qualche azienda può essersi trovata a fronteggiare negli anni passati. 

È obbligatorio gestire la sicurezza antincendio con norme antincendio in azienda?

Sì. Tutti i luoghi di lavoro devono gestire la sicurezza antincendio, ma non allo stesso modo. Per alcune aziende, infatti, può esserci l’obbligo di dotarsi di Segnalazione Certificata di Inizio Attività Antincendio (ex CPI); queste sono le aziende con una o più attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco (clicca qui per verificare se nella tua azienda ci sono attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco).

Se ho un’azienda con attività soggette al controllo dei VV.F. cosa devo fare?

Il regolamento di prevenzione incendi in vigore dal 2011 prevede procedure differenziate per le aziende in funzione della complessità antincendio delle attività presenti. Le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi vengono infatti suddivise in 3 categorie:

A, B e C. 

Qui sotto uno schema riassuntivo dell’iter per differenti categorie di aziende

Siamo a disposizione per la valutazione del rischio incendi nella vostra azienda, per la verifica della conformità normativa delle dotazioni e per individuare opportune misure necessarie a prevenire il pericolo di roghi (o delle sanzioni per il mancato rispetto della norma). Da anni, inoltre, organizziamo corsi di formazione obbligatoria per il personale aziendale. Per informazioni contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

Lavorare in postazioni ergonomiche migliora efficienza e produttività. È un fatto assodato infatti che lavoratori messi in condizione di adottare posture corrette sono meno soggetti a problemi di salute e rendono di più per l’azienda. In un precedente post abbiamo parlato di quanto sia importante l’ergonomia in ufficio. Ma lo stesso si può dire dei reparti produttivi delle aziende dove cattive abitudini, e soprattutto una progettazione inefficiente degli spazi, può causare danni ancora maggiori.

Posture scorrette

Oltre che da movimenti ripetitivi e da movimentazione di carichi, anche l’assunzione di posture scorrette può causare malattie muscolo scheletriche. E non è poco, pensando che queste sono all’origine del 60-65% delle malattie professionali. Per questo anche l’Inail sta dedicando grande attenzione a diffondere la conoscenza di questo problema. Ad esempio attraverso  un opuscolo dedicato ai disturbi muscoloscheletrici lavorativi e alle strategie per indicare alle aziende come rendere le loro postazioni ergonomiche.

Progettare postazioni ergonomiche

Per prevenire i disturbi muscolo scheletrici, è importante che i lavoratori abbiano a disposizione postazioni ergonomiche. Una postazione di lavoro è ergonomica quando permette al lavoratore di assumere posture corrette. Cosa si può fare per rendere ergonomica una postazione di lavoro? Ad esempio, si può:

Cosa fare

Come si possono evitare i rischi dovuti a posture scorrette? Per prima cosa, è importante fare una valutazione del rischio, affidando ad un esperto il compito di esaminare la situazione esistente e individuare eventuali criticità. In secondo luogo è necessario adottare contromisure per prevenire il rischio seguando i principi necessari a rendere, quanto più possibile, le postazioni ergonomiche. Infine bisogna informare i lavoratori circa i rischi delle posture scorrette e l’importanza di seguire le indicazioni aziendali. Questo ridurrà il rischio di danni alla salute, per i quali, in caso contrario, potrebbero anche essere chiesti risarcimenti al datore di lavoro.

Siamo a disposizione per un sopralluogo gratuito nella vostra azienda per valutare il rischio per la salute dovuto a postazioni di lavoro non ottimali dal punto di vista ergonomico. I nostri esperti possono suggerirvi il metodo più opportuno per l’analisi e le misure di prevenzione più adeguate.

Siamo in grado di proporre dei percorsi formativi atti ad educare il personale aziendale impegnato in mansioni che prevedono posizioni mantenute o movimenti usuranti e all’adozione di strategie correttive personalizzate finalizzate alla riduzione/riorganizzazione del carico articolare a livello vertebrale e periferico. 

Per ulteriori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

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La corretta temperatura nei luoghi di lavoro spesso è una questione… scottante! Con l’arrivo del caldo, infatti, in ufficio e nei reparti produttivi, si pone il problema di come regolare il condizionatore. In questo post vediamo cosa dice la normativa di riferimento. Ma non solo. Il microclima sul posto di lavoro è infatti una questione seria. E va analizzata come tutti gli aspetti che possono influenzare il livello di salute e sicurezza (e anche la produttività) in azienda.

Temperatura nei luoghi di lavoro

Il D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81,  fornisce indicazioni di massima riguardo l’adeguatezza dell’aerazione, della temperatura e dell’umidità degli ambienti di lavoro. Il Decreto raccomanda di effettuare la valutazione considerando il tipo di attività svolta dal lavoratore, ma non dà specifici parametri microclimatici da rispettare.

Per ambienti termici moderati (come uffici o altri ambienti chiusi) l’Inail adotta specifici indici di comfort termico, basati su variabili oggettive e soggettive. Il riferimento principale è la norma UNI EN ISO 7730:2006. In estrema sintesi: il comfort termico è raggiunto quando non più del 10% dei soggetti considera l’ambiente termico insoddisfacente.

I pericoli del caldo

Le temperature troppo alte sul luogo di lavoro sono un fattore di rischio da non sottovalutare e da prevenire adottando apposite misure. Infatti, possono impattare negativamente sulla salute del lavoratore, con conseguenze anche molto gravi. Non sempre, invece, si considera che un microclima non adeguato comporta anche un calo di produttività dei lavoratori. Secondo una ricerca europea denominata HEAT-SHIELD, temperature troppo elevate possono ridurre la produttività fino al 14%.

Legionella, questa sconosciuta

Con il caldo torna anche il rischio legionella. Ricorderete la grave epidemia scoppiata l’anno scorso nel bresciano. Questo batterio, che vive nell’acqua stagnante sopra i 25°C colpisce l’apparato respiratorio in modo più o meno grave. Viene trasmesso per inalazione di acqua infetta nebulizzata. Per questo motivo è opportuno utilizzare tutti i DPI necessari se si è a contatto con aerosol. Inoltre pulire spesso filtri di rubinetti, serbatoi d’acqua e aria condizionata (altri possibili luoghi di proliferazione della legionella).

Siamo a disposizione per un sopralluogo senza impegno nella vostra azienda per valutare i rischi legati al microclima (compresa la legionella) e per indicare eventuali misure di prevenzione necessarie. Per qualsiasi informazione contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

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Anche il lavoro in ufficio nasconde delle insidie per la sicurezza e la salute. Il datore di lavoro è dunque tenuto per legge a prevenire tali i rischi. E questo, tra l’altro, è anche un modo per aumentare efficienza e la produttività.Uno tra i rischi più seri è legato all’adozione di posture scorrette durante l’orario di lavoro. Mantenere posizioni che sforzano eccessivamente muscoli e legamenti per otto ore al giorno può portare a disturbi fastidiosi, che possono diventare cronici.Oggi quindi vi diamo alcuni consigli per migliorare l’ergonomia in ufficio.

Novità: la norma UNI 11226:2000

Il 14 aprile è terminata la fase dell’inchiesta preliminare che porterà all’attuazione del progetto di norma UNI 1605938 “Ergonomia - Valutazione delle posture statiche di lavoro”. La norma, basata sullo standard internazionale ISO 11226:2000:

  • tratta delle posture assunte per motivi di lavoro tenendo conto degli angoli assunti dalle varie articolazioni e il tempo in cui vengono mantenuti;
  • specifica i limiti raccomandati per le posture statiche di lavoro senza alcuno sforzo o con minimo sforzo esterno;
  • contiene una guida sulla valutazione del rischio per la salute connesso alle variabili delle diverse attività lavorative;
  • fornisce indicazioni a coloro che si occupano della progettazione del lavoro e dei prodotti. (Come, ad esempio, l’ergonomia in ufficio).

Allestire la postazione di lavoro

Per mantenere una postura corretta è di vitale importanza che le varie attrezzature della postazione di lavoro siano posizionate in modo adeguato.
  1. Seduta. Le cosce devono aderire al sedile, le ginocchia formare un angolo di 90° e i piedi devono poggiare a terra. (Eventualmente, dotarsi di un poggiapiedi).
  2. Schienale. Dev’essere regolabile in altezza, inclinabile, preferibilmente con supporto lombare e che segua i movimenti naturali del corpo.
  3. Scrivania. Il piano di lavoro deve trovarsi alla stessa altezza dei gomiti e permettere l’appoggio rilassato di polsi ed avambracci.
  4. Luce. L’ufficio dovrebbe essere strutturato con le finestre di lato rispetto alle scrivanie. Le plafoniere dovrebbero essere disposte in senso parallelo alle finestre.

Posizionare lo schermo del computer

Parlando di ergonomia in ufficio è importante fare riferimento al posizionamento del videoterminale rispetto all’utente.
  1. Tastiera e schermo del computer devono essere posizionati in modo parallelo al bordo della scrivania. La tastiera dovrebbe essere inclinata di 60° rispetto allo sguardo.
  2. Lo schermo deve trovarsi a 60-80 centimetri dall’utente (a seconda delle dimensioni). Il bordo superiore dovrebbe stare  ad un’altezza 10 centimetri al di sotto dell'altezza degli occhi e inclinato di 35° rispetto allo sguardo.

Adottare posture corrette

Allestire l’ufficio secondo i dettami dell’ergonomia facilita il mantenimento di posizioni congrue (e solleva il datore di lavoro da responsabilità per eventuali malattie professionali correlate alla postura). Ci sono comunque dei consigli utili per i lavoratori:
  1. Ricordarsi di posizionare la schiena ben eretta e, di tanto in tanto, muovere il collo per rilassarlo.
  2. Non accavallare le gambe ed alzarsi ogni qual volta se ne ha la possibilità
  3. Spalle contratte e denti stretti sono sintomi di tensioni muscolari. Tasta con la punta delle dita i muscoli alla base del cranio e massaggiali per un minuto con piccoli movimenti circolari.
  4. Esistono anche una serie di esercizi specifici studiati dall’Inail per contrastare l’insorgere del mal di schiena

L’importanza dell’ergonomia in ufficio

Mantenere una posizione corretta aiuta a ridurre i disturbi lavoro-correlati e, di conseguenza, favorisce la diminuzione delle assenze per malattia. Non è una questione da poco. I disturbi muscolo scheletrici, dovuti ai movimenti ripetitivi oltre che alla postura scorretta, sono all’origine del 60-65% delle malattie professionali. Inoltre, punto non meno importante, diminuisce il livello di stress, migliora l’umore e di conseguenza la produttività.

Soluzioni… originali

Un’ora di attività fisica alla settimana. È la soluzione che hanno adottato molte aziende in Svezia. Secondo uno studio dell’università di Stoccolma, infatti, praticare sport in orario di lavoro riduce lo stress e le assenze per malattia. Una soluzione alternativa che si sta diffondendo negli Stati Uniti è la standing desk, la scrivania alta che non prevede l’uso di sedie. Stare seduti per otto ore al giorno, infatti, può essere controproducente per la salute e questa soluzione è vantaggiosa soprattutto per la cervicale.
Siamo a disposizione per un sopralluogo gratuito nella vostra azienda per valutare il rischio per la salute dovuto a postazioni di lavoro non ottimali dal punto di vista ergonomico. I nostri esperti possono suggerirvi il metodo più opportuno per l’analisi e le misure di prevenzione più adeguate. Per ulteriori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

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