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Colpisce spesso senza preavviso e può capitare a chiunque: età, sesso e condizioni fisiche non contano. Parliamo dell’arresto cardiaco. Mai come in questo caso, sapere cosa fare è essenziale: in gioco, del resto, c’è una vita. La buona notizia è che la vita in questione si può salvare: bisogna, però, intervenire subito. In caso di arresto cardiaco, le chance di sopravvivere si riducono, infatti, del 10% al trascorrere di ogni minuto. E solo attraverso le corrette manovre di rianimazione cardio polmonare e l’utilizzo di un defibrillatore si riesce ad aumentare (realmente), addirittura triplicare le possibilità di sopravvivenza. I DAE sono sempre più diffusi nelle nostre città. Ma che cos’è un DAE e cosa prevede la legge in Italia? Ne parliamo in questo articolo, scoprendo perché è utile avere un defibrillatore in azienda e cosa bisogna sapere in materia.

DAE, questo (s)conosciuto

L’acronimo DAE sta per “defibrillatore (semi)automatico esterno”. Si tratta di un dispositivo di dimensioni contenute che effettua la defibrillazione delle pareti muscolari del cuore. Dà, insomma, una scossa. Per meglio dire, eroga (se necessario e possibile) una scarica elettrica che resetta il muscolo cardiaco e ne interrompe l’aritmia. In Italia si sta gradualmente diffondendo la presenza e la cultura del DAE: resta, però, ancora molto da fare. L'aspetto essenziale da sottolineare è che il defibrillatore semiautomatico è facile da usare. A seconda dei modelli presenta solo uno o due tasti, molti meno di un qualsiasi elettrodomestico. Ma può fare davvero la differenza e salvare una vita. Non “fa tutto lui”, ma guida al meglio e in modo semplice chi lo sta utilizzando. Determina, per esempio, da solo se è necessaria o meno una scarica e seleziona il livello di energia necessario.

Cosa prevede la legge

Abbiamo detto che nel nostro Paese si sta gradualmente diffondendo la presenza e la cultura del DAE. Per quanto riguarda l’obbligo della presenza di un defibrillatore, però, resta ancora un po’ di confusione. Proviamo a fare chiarezza.

Con la Legge n.120 del 3 aprile 2001, l’uso del DAE è stato esteso anche al personale non sanitario. I cosiddetti “operatori laici” devono, però, aver ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio polmonare.

Il Testo Unico sulla sicurezza non rende obbligatorio per le aziende dotarsi di DAE, ma prevede comunque l’obbligo di formazione del personale al primo soccorso. Ribadendo, così, l’importanza della presenza sui luoghi di lavoro di personale addestrato.

È il Decreto Ministeriale del 18 Marzo 2011, invece, a determinare i criteri e le modalità di diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni. Questa deve essere capillare e strategica in modo tale da riuscire a fornire la defibrillazione entro cinque minuti dall'arresto cardiaco. Tra le aree indicate per il posizionamento di un DAE, vi sono anche le strutture industriali.

Il Decreto Balduzzi, nel 2013, ha reso obbligatoria la presenza del defibrillatore, tra le altre, in società sportive e dilettantistiche e palestre. 

Defibrillatore in azienda: non è obbligatorio, ma...

La legislazione italiana non prevede per le aziende l’obbligatorietà di dotarsi di un DAE. Ci si limita, al più, a suggerirne l’installazione. Del resto, circa il 5% degli arresti cardiaci si verifica sui luoghi di lavoro. E possono colpire anche soggetti senza una patologia cardiaca nota. La presenza di un defibrillatore in azienda permette di alzare la probabilità di sopravvivenza di chi è colpito da arresto cardiaco dal 5% a oltre il 50%. Avere un defibrillatore negli spazi aziendali è importante anche per la presenza di fattori lavorativi che contribuiscono ad aggravare le malattie cardiovascolari. Tra queste:

Ok, installo un DAE: cosa devo sapere?

Nessun obbligo, dunque, a oggi per le aziende di dotarsi di un DAE. Potremmo parlare, piuttosto, di una scelta responsabile e un’opportunità. Tutto passa da un’accurata valutazione delle caratteristiche aziendali. Tra i fattori da considerare:

In generale, i DAE dovrebbero essere percepiti come indispensabili all’interno di un’azienda tanto quanto i sistemi antincendio.
Va tenuto conto, però, che la presenza di un DAE in azienda comporta diversi obblighi. A tal proposito, i già citati Decreti del 2011 e del 2013 precisano che:

* L'articolo 6 del Disegno di legge 1441 Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici rende obbligatoria la registrazione dei defibrillatori alle centrali operative del sistema di emergenza sanitaria 118.

Ci sono anche gli incentivi

Una spinta alla scelta di installare in azienda un DAE è data anche dagli incentivi economici. Con il modello OT23, in particolare, le aziende che abbiano effettuato interventi migliorativi delle condizioni di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro possono richiedere all’Inail la riduzione del tasso medio di tariffa per prevenzione. Per accedere a tale riduzione, è necessario aver effettuato interventi nell’anno precedente a quello della richiesta. Viene in seguito attribuito un punteggio: per accedere alla riduzione del premio Inail è necessario arrivare a un punteggio pari a 100. Il DAE, in tal senso, dà un contributo significativo. L’adozione di un defibrillatore e la specifica formazione (corso BLSD) del personale addetto al suo utilizzo permettono di acquisire 40 punti.

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La pandemia di Coronavirus ha reso necessario introdurre alcune novità per il primo soccorso  per tutelare la salute dei soccorritori e contrastare la diffusione del Covid-19. Il Ministero della Salute ha recentemente emanato una circolare con cui ha introdotto nuove linee guida per i soccorritori laici, compresi gli addetti al primo soccorso aziendale. Lo stesso documento contiene indicazioni anche per il soccorso balneare e novità anche sulla formazione in materia di primo soccorso. In questo articolo vedremo i cambiamenti introdotti nelle manovre di soccorso, in particolare nella rianimazione cardio polmonare.

Arresto cardiaco e primo soccorso

L’arresto cardiocircolatorio rappresenta la principale causa di morte nel nostro Paese. Ogni anno, in Italia, il 35% dei decessi sono causati da patologie cardiache. Una delle principali procedure di emergenza che si attua in una persona che si trova in arresto cardiaco o respiratorio è la Rianimazione Cardio Polmonare (RCP), anche nota come “massaggio cardiaco”. La RCP cerca di preservare manualmente il circolo sanguigno, e lo fa combinando compressioni toraciche con una ventilazione artificiale. Questa tecnica è usata sia dai soccorritori sanitari, sia dai soccorritori acquatici (bagnini di salvataggio). Ma anche dai cosiddetti “soccorritori laici”: ovvero qualsiasi cittadino cui sia stata somministrata l’adeguata formazione, come ad esempio i soccorritori aziendali, o che riceva indicazioni da personale sanitario.

Covid-19 e RCP

Com’è noto il Coronavirus si diffonde principalmente attraverso il “droplet”, cioè le minuscole goccioline di saliva emesse dalle persone quando parlano e respirano. Goccioline infette che possono andare a posarsi anche sulle superfici, dove il virus può rimanere attivo per molte ore fino a essere “raccolto” dalle mani di un’altra persona. O che possono colpire gli altri in modo diretto. In questo caso il rischio è tanto maggiore se non viene rispettata la distanza minima di un metro per un tempo prolungato. Dato che la RCP richiede un contatto diretto tra soccorritore e paziente, che è massimo nel momento della respirazione bocca a bocca, il rischio di contagio per i soccorritori è sempre elevato. 

Come ridurre il rischio di contagio nella RCP

Per ridurre il rischio di contagio, sono state introdotte delle novità per il primo soccorso. I soccorritori devono eseguire la rianimazione solo con le compressioni toraciche e i defibrillatori, senza avvicinarsi al viso del paziente per stabilire la presenza di respiro, come invece previsto dalle “manovre GAS” (Guardo, Ascolto e Sento) in uso prima della pandemia.

Il soccorritore deve:

La formazione al primo soccorso

Il documento emanato dal Ministero della Salute, disciplina vari aspetti della formazione in materia di sicurezza. Prevede, ad esempio l’obbligo di indossare mascherina e guanti monouso durante tutto il training della RCP sui manichini. Al termine di ogni manovra questi devono essere sanificati con appositi disinfettanti specifici e carta monouso. I nostri corsi di primo soccorso sono già aggiornati, sia in termini di contenuti che per quanto riguarda la sicurezza dei corsisti e dei docenti, alle più recenti norme in materia di prevenzione del contagio.

Per conoscere tutti i nostri prossimi corsi consulta il nostro calendario online. Per richiedere attività formative presso la propria sede aziendale o ulteriori informazioni contattaci.

Novità per il soccorso balneare

La circolare ministeriale introduce anche specifiche novità per il primo soccorso balneare. L’annegamento infatti rappresenta ancora una causa importante di mortalità. Si contano, infatti, circa 400 mila decessi in tutto il mondo per annegamento ogni anno, di cui all’incirca 400 in Italia. Questo rischio, naturalmente, permane anche nell’attuale situazione di emergenza sanitaria.

È quindi importante adottare precauzioni di carattere infettivologico, per evitare di mettere a rischio sia il bagnino di salvataggio sia il paziente. Per evitare il rischio di contagio, il soccorritore deve:

Foto di succo da Pixabay

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