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Il 31 dicembre 2018 scadono i termini per la realizzazione delle opere di adeguamento al Piano di tutela delle acque del Veneto (PTA). È questo l’ultimo adempimento per le aziende che nel 2012 o nel 2016 hanno inviato il piano di adeguamento propedeutico alla richiesta di autorizzazione allo scarico di acque meteoriche, ai sensi della DRV 1534 del 31/12/2015. Una finestra di cui dovrebbe approfittare anche chi non si è ancora messo in regola.

Acque meteoriche di dilavamento

Con il PTA, la Regione Veneto individua gli strumenti per la protezione della risorsa idrica. Il piano riguarda anche gli scarichi di acque meteoriche di dilavamento (Art. 39), che sono sottoposti ad autorizzazione. Per ottenerla bisogna evitare che sostanze inquinanti o pregiudizievoli per l'ambiente possano disperdersi con l'acqua piovana. In parole povere, bisogna garantire la pulizia delle aree esterne e, ove non possibile, raccogliere l'acqua e trattarla.

Aree interessate 

L’articolo 39 del PTA individua diverse tipologie di aree, ciascuna delle quali è sottoposta a specifici adempimenti:

Adempimenti  previsti dal piano di tutela delle acque

Siamo a disposizione per offrire consulenza alle aziende al fine di individuare soluzioni adeguate ai problemi relativi alle acque di dilavamento nell’ottica di mettersi a norma con il piano di tutela delle acque, e occuparsi delle pratiche autorizzative e di progetto. Per ulteriori informazioni, contattaci. Ci trovi ad Arzignano in provincia di Vicenza.

Cromo esavalente nelle polveri di lavorazione delle concerie? Il sospetto recentemente sollevato ha generato la necessità di chiarimenti nelle aziende del territorio. Il cromo esavalente - Cr (VI) - è infatti una sostanza cancerogena. La sua presenza richiederebbe quindi un drastico aumento delle misure di sicurezza per i lavoratori.  Abbiamo chiesto quindi al direttore dello Spisal dell’Ulss 8, il dottor Adolfo Fiorio, quali mosse è opportuno porre in essere in questo momento.

Nessun riscontro sul cromo esavalente

“A questo Spisal - chiarisce innanzitutto il dott. Fiorio - non risulta che vi siano sospetti sulla presenza di  cromo esavalente nella pelle conciata al cromo”. La preoccupazione nata nelle ultime settimane è che la sostanza chimica utilizzata correntemente nei processi conciari potesse assumere la forma di cromo esavalente. In questo i lavoratori sarebbero esposti a polveri contenenti l’agente cancerogeno. Questo avverrebbe in particolare durante lavorazioni quali rasatura, smerigliatura e follonatura delle pelli.

Opportune analisi ambientali

Il direttore del Servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro (Spisal) continua: “È opportuno che i datori di lavoro delle aziende conciarie eseguano indagini ambientali. Questo per avere informazioni approfondite sui rischi presenti nel loro ambiente di lavoro. Francamente non indicherei come prioritaria la ricerca nell'aria di cromo esavalente. Piuttosto suggerirei la misura in aria della concentrazione in polveri totali di cuoio in alcune lavorazioni dove è possibile l'esposizione dei lavoratori”.

Serve aprire il registro degli esposti?

I campionamenti in azienda e le conseguenti analisi rappresentano infatti il completamento di una corretta valutazione del rischio chimico. Anche se per lo Spisal non sussiste ad oggi il sospetto sulla presenza di Cr (VI), “è opportuno istituire il registro degli esposti quando nel ciclo produttivo vi sia presenza di sostanze cancerogene” conclude Fiorio. Per questa fattispecie di rischio, in ogni caso, il rimando è agli articoli t.li 242 e 243 del DLegvo 81/08.

Ricordiamo che lo stesso Spisal dell'Ulss 8 aveva lanciato per quest'anno una campagna di verifiche mirate sul settore conciario, come avevamo già annunciato in un altro articolo del nostro blog. Siamo a disposizione per consulenza sulla valutazione del rischio chimico e sulla realizzazioni di analisi ambientali. Per ulteriori informazioni potete rivolgervi ai nostri esperti attraverso i nostri contatti.

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