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Stress termico lavoro: buone pratiche per la prevenzione

L’estate è alle porte e con essa torna a riproporsi un rischio professionale spesso sottovalutato: lo stress termico sul lavoro. Nei mesi più caldi, infatti, aumenta la probabilità di malesseri legati alle alte temperature e, nei casi più gravi, di colpi di calore, situazioni che possono mettere seriamente in pericolo la salute dei lavoratori.

È importante precisare, però, che questa problematica non riguarda soltanto chi lavora all’aperto o sotto il sole, ma anche gli ambienti chiusi con scarsa ventilazione. Secondo il report Worklimate, nell’estate del 2025 si sono registrati in tutto il territorio nazionale 33 casi di malori e decessi attribuibili al caldo di cui 18 sono risultati fatali.1 Questi numeri drammatici, fanno capire quanto sia fondamentale conoscere i segnali dello stress termico, comprendere quali sono i contesti più a rischio e adottare misure di prevenzione adeguate. Continuando la lettura, scoprirai quali sono i principali pericoli legati all’esposizione ad alte temperature e come proteggere in modo efficace la salute e la sicurezza dei lavoratori.

La DGR 376/2026 rafforza la prevenzione del rischio da stress termico sul lavoro in Veneto

Con l'approvazione della DGR 376/2026, il Veneto si conferma tra le regioni più attente alla prevenzione dei rischi legati alle alte temperature nei luoghi di lavoro. Pur non essendo la prima realtà italiana ad affrontare il tema, la Regione ha adottato un Protocollo d'Intesa ampio e condiviso con istituzioni e parti sociali, scegliendo di intervenire in anticipo rispetto alla stagione estiva e promuovendo un modello di prevenzione strutturato per tutti i comparti produttivi.
Grazie alla Deliberazione della Giunta Regionale n. 376, introdotta il 19 maggio 2026, il Veneto ha approvato il “Protocollo d'Intesa per la gestione del rischio da calore negli ambienti di lavoro” con l'obiettivo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti alle alte temperature e alla radiazione solare, fenomeni resi sempre più frequenti dai cambiamenti climatici. L’accordo, sottoscritto tra Regione, enti istituzionali e parti sociali, definisce linee di indirizzo e misure preventive condivise per la gestione del rischio da calore. Il DGR 376/2026non introduce nuovi obblighi normativi, ma fornisce indicazioni operative e misure di prevenzione per supportare i datori di lavoro nell'applicazione degli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008.

Scarica la DGR n. 376 del 19 maggio 2026

Stress termico sul lavoro: perché è un rischio per la sicurezza

Il rapporto tra caldo e sicurezza lavoro è legato sia alla salute sia alla prevenzione degli infortuni. Le temperature elevate possono causare: 

  • disidratazione, 
  • affaticamento, 
  • perdita di attenzione, 
  • riduzione della prontezza di riflessi,
  • maggiore probabilità di errori operativi. 

Le attività più esposte sono quelle con intenso sforzo fisico, esposizione diretta al sole, superfici calde o ambienti poco ventilati, nella fattispecie:

  • cantieri in estate, lavori stradali, manutenzioni e posa di materiali;
  • lavoro agricolo, florovivaismo, serre e allevamenti;
  • logistica, movimentazione merci, carico e scarico;
  • manutenzione del verde e servizi ambientali;
  • fonderie, acciaierie, officine e reparti con forni;
  • cucine professionali e lavanderie industriali; 
  • lavoro in ambienti chiusi non climatizzati.

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Lavoro e temperature elevate: come valutare il rischio 

Per fare una valutazione del rischio causato dallo stress da caldo sul lavoro, non ci si può basare solo sulla temperatura indicata dal termometro. È necessario considerare le temperature percepite, l’umidità relativa, l’irraggiamento solare, la ventilazione dei luoghi di lavoro, l’intensità dello sforzo che richiedono le attività lavorative, l’uso di DPI, la durata dell’esposizione e le condizioni individuali dei lavoratori. 

Un supporto utile viene fornito dall’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) tra i più utilizzati a livello internazionale, che combina temperatura, umidità, ventilazione e radiazione solare. La norma tecnica di riferimento è la UNI EN ISO 7243:2017. 

Accanto agli strumenti tecnici, è importante monitorare gli alert meteo. Ad esempio, il Ministero della Salute pubblica bollettini sulle ondate di calore con previsioni a 24, 48 e 72 ore per 27 capoluoghi italiani, utili per pianificare misure preventive nei periodi più critici.2 Il microclima rientra tra gli agenti fisici previsti dal D.Lgs. 81/08 e la sua valutazione deve essere parte integrante del DVR, indicando gli ambienti e le mansioni interessate, i parametri considerati, gli eventuali valori misurati o stimati, i criteri tecnici utilizzati, il livello di rischio e le misure di prevenzione e protezione adottate, come ventilazione, climatizzazione, schermature solari, pause, idratazione, rimodulazione degli orari, DPI adeguati e sorveglianza sanitaria quando necessaria. Il documento di valutazione va inoltre aggiornato in caso di modifiche organizzative, impiantistiche o produttive che possano cambiare l’esposizione dei lavoratori. 3

Misure di prevenzione colpo di calore

La prevenzione del colpo di calore deve partire da un’efficiente pianificazione del lavoro. 

1. L’organizzazione dei turni estivi è una delle azioni più importanti. Nei giorni più caldi è opportuno anticipare le lavorazioni pesanti alle prime ore del mattino, ridurre le attività nelle fasce centrali, alternare compiti più faticosi e compiti leggeri, prevedere squadre di supporto e limitare il lavoro isolato. La riorganizzazione dei turni, l’accesso ad aree ombreggiate durante le pause. 

2. Curare l’idratazione che deve essere continua e programmata. I lavoratori devono avere acqua fresca facilmente accessibile e devono essere incoraggiati a bere prima di avvertire sete. 

3. Nei cantieri e nel lavoro outdoor è utile predisporre punti acqua, gazebo, aree di recupero e procedure chiare per interrompere l’attività in caso di malessere o temperature estreme. Le pause lavorative devono avvenire in luoghi ombreggiati, ventilati o climatizzati, con durata e frequenza proporzionate al livello di rischio.

4. Negli ambienti chiusi è necessario migliorare la ventilazione dei luoghi di lavoro, schermare fonti radianti, isolare superfici calde e ridurre l’accumulo di calore.

5. I DPI anticalore non sostituiscono le misure organizzative, ma possono ridurre l’esposizione residua. In base alla mansione, possono essere necessari copricapo, indumenti traspiranti, protezioni UV, guanti specifici, occhiali, caschi con protezione solare, gilet ad alta visibilità leggeri o soluzioni refrigeranti. L’abbigliamento tecnico deve essere compatibile con la mansione, non ostacolare l’evaporazione del sudore e non aumentare inutilmente il carico termico. La scelta va integrata nel documento di valutazione dei rischi (DVR) e verificata con RSPP, medico competente e lavoratori interessati.

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Formazione sul rischio e procedure

Attraverso la formazione sul rischio da caldo i lavoratori vengono formati sui pericoli legati allo stress termico, sulle misure di prevenzione e sulle procedure da seguire in caso di sintomi o emergenza. Deve essere prevista quando la valutazione dei rischi evidenzia esposizione a temperature elevate, radiazione solare o ambienti interni soggetti a forte surriscaldamento. La formazione deve essere erogata prima dell’esposizione al rischio, in modo comprensibile per tutti i lavoratori, anche in lingua straniera se necessario, e deve riguardare sintomi, comportamenti corretti, pause, idratazione, uso dei DPI, organizzazione del lavoro e procedure di primo soccorso. Deve inoltre essere documentata e aggiornata in caso di modifiche delle condizioni di lavoro o delle procedure aziendali. 

Il riconoscimento dei sintomi è essenziale: mal di testa, nausea, vertigini, debolezza, crampi, confusione, pelle calda e arrossata o riduzione della sudorazione possono indicare una condizione da trattare subito. Il colpo di calore è la forma più grave delle patologie da caldo.  INAIL ricorda che può comportare aritmie cardiache e temperatura corporea oltre i 40 °C. Per questo tra le procedure da apprendere ci sono proprio quelle di primo intervento per colpo calore. In questi casi l’intervento deve essere immediato: è necessario chiamare il 112, spostare la persona in un luogo fresco, allentare o rimuovere gli indumenti stretti, raffreddare il corpo con panni umidi e creare ventilazione. Ogni azienda dovrebbe prevedere una procedura per le emergenze termiche, con addetti al primo soccorso informati, numeri di emergenza disponibili, aree di raffreddamento individuate e istruzioni semplici da applicare. 

Quando sospendere o ridurre l’attività

L’acclimatazione è il periodo in cui l’organismo si abitua gradualmente al caldo. È particolarmente importante per nuovi assunti, lavoratori rientrati da ferie o malattia, personale proveniente da mansioni meno esposte e lavoratori temporanei.

La sorveglianza sanitaria per il caldo aiuta a individuare situazioni di maggiore vulnerabilità, come età avanzata, patologie cardiovascolari, diabete, obesità, malattie respiratorie, terapie farmacologiche o precedenti episodi di malessere da calore. INAIL segnala che diverse patologie croniche possono aumentare la suscettibilità agli effetti avversi del caldo.Nei casi di temperature estreme può essere necessario sospendere o ridurre l’attività, soprattutto quando le misure tecniche e organizzative non sono sufficienti a mantenere il rischio sotto controllo. L’INPS ha chiarito che l’integrazione salariale per eccesso di caldo è generalmente riconosciuta per temperature superiori a 35 °C, considerando anche la temperatura percepita.4  Per questo il datore di lavoro deve seguire le previsioni, verificare eventuali ordinanze territoriali e documentare le decisioni adottate. In caso di ondata di calore, lavoratori, preposti e responsabili aziendali devono sapere in anticipo quali attività ridurre, quali spostare e quali interrompere.

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Checklist operativa per il datore di lavoro

Per gestire lo stress termico lavoro in modo efficace, è utile adottare una checklist stagionale:

  • aggiornare la valutazione del rischio microclima nel DVR,
  • identificare mansioni, reparti e lavorazioni più esposte,
  • monitorare bollettini, alert meteo e strumenti come Worklimate,
  • pianificare turni, pause, ombra, acqua e aree fresche,
  • definire criteri per sospensione o riduzione delle attività,
  • scegliere DPI anticalore e abbigliamento tecnico adeguati,
  • formare lavoratori e preposti su sintomi e primo intervento,
  • attivare sorveglianza sanitaria per i lavoratori più vulnerabili,
  • verificare l’efficacia delle misure durante tutta l’estate.

La gestione dello stress da caldo sul lavoro richiede un approccio strutturato, basato su pianificazione, formazione e monitoraggio costante. La prevenzione non può limitarsi alla semplice distribuzione di acqua, ma deve prevedere una valutazione complessiva dell’organizzazione del lavoro. Durante le ondate di calore, i lavoratori devono essere protetti per rendere più sicuri ed efficienti i processi aziendali. Ridurre l’esposizione al caldo consente infatti di prevenire malori, errori operativi, cali di attenzione e infortuni, favorendo al tempo stesso una maggiore consapevolezza del rischio e una cultura della prevenzione più solida.

Per affrontare il rischio da stress termico sul lavoro
affidati alla nostra esperienza. 
Contattaci per scoprire come possiamo aiutarti. 

NOTE

1 Leggi il report Worklimate. 
2 Consulta i bollettini sulle ondate di calore del Ministero della Salute.    
3 Qui trovi materiale informativo dell’INAIL per prevenire lo stress termico sul lavoro. 
4 Messaggio INPS numero 2130 del 03-07-2025. 

DOMANDE FREQUENTI SULLO STRESS TERMICO SUL LAVORO

Quando il caldo diventa un rischio per i lavoratori?

Il rischio stress termico aumenta quando la temperatura supera i 30 gradi con alta umidità. I lavoratori più a rischio sono quelli impegnati in attività fisiche intense all'aperto o in luoghi chiusi scarsamente ventilati. Fattori individuali come età e condizioni di salute possono aumentare la vulnerabilità al caldo.

Quali misure deve adottare il datore di lavoro contro il caldo?

Il datore di lavoro deve valutare il rischio microclima nel DVR e prevedere misure specifiche. Tra queste rientrano la riorganizzazione dei turni con pause frequenti e la fornitura di acqua fresca. Nei casi più gravi si può ricorrere alla cassa integrazione per temperature eccezionali.

Come riconoscere i sintomi del colpo di calore?

I sintomi iniziali includono mal di testa intenso e vertigini con nausea e debolezza. La pelle appare calda e arrossata mentre la sudorazione può diminuire o cessare. È un’emergenza medica che richiede intervento immediato con raffreddamento del corpo e chiamata al 112.

Che cos’è il rischio microclima?

Il rischio microclima riguarda le condizioni ambientali dei luoghi di lavoro che possono influire sul benessere, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Non si riferisce solo alla temperatura dell’aria, ma anche ad altri fattori come umidità, ventilazione, irraggiamento solare, temperatura delle superfici, sforzo fisico richiesto dalla mansione, abbigliamento e DPI utilizzati.

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