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Come fare (bene) una prova di evacuazione di emergenza

Si scrive prova di evacuazione, si legge preparazione. Sapere nel dettaglio cosa fare durante un’evacuazione di emergenza è fondamentale in caso di esposizione a un pericolo grave e immediato che non può essere evitato. Ciò vale, ovviamente, non solo per le aziende per le quali è obbligatoria la redazione del piano di emergenza ed evacuazione (PEE). Si tratta di un investimento strategico per ogni azienda e luogo di lavoro.
In questo contesto, la prova di evacuazione di emergenza merita un approfondimento. Si tratta di un’esercitazione, obbligatoria per legge, in cui si simula la gestione di emergenze di diverso tipo. Per vari motivi, spesso non si dedica la giusta attenzione e cura alle prove di evacuazione. In realtà, si tratta di un’attività molto importante, a più livelli. Intanto, per verificare l’efficacia delle procedure aziendali e quella dell’eventuale PEE. Consente, inoltre, di testare sul campo come gestire efficacemente un’eventuale situazione di emergenza, riducendo al minimo il rischio di infortunio. Scopriamo, allora, come fare (bene) una prova di evacuazione e quali sono gli elementi principali da tenere a mente.

1. Attenzione al piano di emergenza ed evacuazione

Il primo passo fondamentale è redigere un piano di emergenza ed evacuazione. Secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 81/08 e dal DM 2/9/21, il PEE è obbligatorio per luoghi di lavoro:

  • con almeno 10 lavoratori;
  • aperti al pubblico e caratterizzati dalla presenza contemporanea di oltre 50 persone, indipendentemente dal numero di lavoratori;
  • luoghi in cui si svolgono attività soggette al controllo dei Vigili del fuoco.

Il PEE, che integra a tutti gli effetti il Documento di valutazione dei rischi, non deve lasciare nulla al caso. Nello specifico, deve essere completo di tutti i possibili scenari di emergenza compatibili con l’azienda e di tutte le procedure operative

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2. Lavorare in anticipo

Un altro aspetto rilevante per una gestione efficace della prova di evacuazione di emergenza è lavorare in anticipo. Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) definisce con anticipo i concetti principali del piano di emergenza e i compiti specifici assegnati a ciascuna figura della sicurezza. Ecco perché, accanto ai principali attori addetti alla gestione delle emergenze, è consigliabile coinvolgere anche addetti alla portineria, alla vigilanza, alla manutenzione degli impianti di allarme e alle segreterie.
Nell’incontro si discute dei vari momenti critici che potrebbero verificarsi durante un'eventuale emergenza, come la segnalazione di un incendio, l'allarme di piano, l'allarme generale e l'evacuazione totale. 

Consulta e scarica il nostro pratico documento per il riepilogo dei compiti della squadra di emergenza

3. Durante la simulazione dell’evacuazione di emergenza

Per fare (bene) una prova di evacuazione di emergenza serve definire con anticipo i compiti della squadra di emergenza: chi deve fare cosa e gli eventuali sostituti. Il lavoro, però, parte in precedenza e contempla un’attività, diremmo costante, di informazione, formazione e addestramento dei dipendenti sui comportamenti da adottare e sugli errori da evitare.
Il passo successivo è simulare una emergenza, possibilmente a sorpresa, per valutare se tutti svolgono il proprio compito. Dallo stacco dell’energia elettrica alla chiusura del gas, dal controllo in mensa e spogliatoi alla simulazione della chiamata di emergenza.

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4. Gestire efficacemente le possibili criticità 

Una delle sfide per fare (bene) una prova di evacuazione di emergenza sta nella pronta e puntuale gestione delle possibili criticità. Sembra scontato dirlo, ma l’esperienza ci insegna che è opportuno ribadirlo. Anche perché le criticità possono essere molteplici e lungo tutto l’arco delle prove di evacuazione. Sintetizzando, le criticità principali possono risiedere in:

  • difficoltà di comunicazione tra la portineria e gli addetti alle emergenze;
  • conoscenza errata o lacunosa da parte delle figure della sicurezza sul funzionamento dell'impianto di allarme;
  • disorientamento dei lavoratori durante l'allarme in caso di assenza degli addetti all'emergenza designati per il loro piano;
  • “Spazzolamento” incompleto. Si tratta della procedura in cui gli addetti all'emergenza di ogni piano coordinano l'abbandono degli uffici, verificando che nessuno resti nelle stanze.

Ulteriori difficoltà possono derivare dalla mancata assistenza ai visitatori durante l’evacuazione e da una gestione deficitaria delle informazioni riguardanti persone presenti, evacuate, rimaste al piano e disperse. È fondamentale prestare molta attenzione a questi aspetti durante le prove di evacuazione. Se qualcosa non funziona come dovrebbe, il piano di emergenza va adattato per affrontare le criticità emerse e prevenire problemi simili in futuro. Questo poiché ciò potrebbe comportare gravi rischi per la sicurezza delle persone in caso di emergenza reale.

5. Debriefing finale e miglioramenti del piano

Ultimo punto, ma non per importanza, è il cosiddetto debriefing con gli addetti alla squadra di emergenza. Si tratta di un momento di confronto in cui si vanno ad analizzare eventuali criticità emerse durante la prova di evacuazione di emergenza e i possibili miglioramenti implementabili. Una volta redatto il verbale di evacuazione, la prova viene considerata conclusa.
Da questa panoramica emerge in modo chiaro come la prova di evacuazione porti con sé un carico di serietà e responsabilità, singole e collettive. L’improvvisazione è bandita. Questo vale per tutte le aziende, anche se ogni attività ha le sue peculiarità. Ecco perché, con il supporto degli esperti, si studia e appronta una procedura specifica, individuando i problemi nascosti e studiando le soluzioni più adatte per prevenirli in relazione al contesto professionale.

Siamo a disposizione per la stesura di piani di emergenza,
per la realizzazione delle planimetrie con indicazione di vie di fuga, presidi antincendio, ecc. e per lo svolgimento delle prove di evacuazione.
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