Ammalarsi al lavoro è un rischio concreto per qualsiasi lavoratore. Non esistono, infatti, settori economici o mansioni professionali che si possono considerare immuni. Lo spettro delle malattie lavorative è molto ampio e comprende patologie di varia natura che vanno dai disturbi muscoloscheletrici fino a problemi psicologici, come lo stress da lavoro o il burnout. Senza dimenticare situazioni più gravi come i danni all’udito, mesoteliomi e altri tumori. In questo articolo, esamineremo le malattie lavorative più ricorrenti, che, come dimostra il più recente report dell’INAIL, sono in continua crescita. Questi dati ricordano quanto sia fondamentale adottare delle misure di prevenzione sui luoghi di lavoro per tutelare la salute dei lavoratori. E la formazione gioca un ruolo chiave in tutto ciò.
L’ultimo report dell’INAIL1 rivela che, nel 2023, le denunce di malattie lavorative hanno superato quota 72mila, con un incremento del 19,8% rispetto all’anno precedente. A trainare questi numeri sono soprattutto il settore manifatturiero e quello delle costruzioni, ognuno con circa 13mila casi, seguiti da commercio, sanità, assistenza sociale e logistica.
I dati sono in costante aumento negli anni post Covid-19 e, nel 2023, hanno superato le malattie registrate nel 2019. Le casistiche si distribuiscono tra le seguenti tipologie:
Le patologie colpiscono in prevalenza gli uomini, che hanno denunciato il 73,7% delle malattie professionali nel 2023, mentre le donne rappresentano il 26,3% dei casi.
LEGGI ANCHE: Prevenzione sul lavoro: che cos’è e come si attua concretamente in azienda
I disturbi muscoloscheletrici (DMS) rappresentano, da anni, il gruppo di malattie lavorative di gran lunga più consistente. Queste patologie, che colpiscono muscoli, tendini, legamenti e articolazioni, derivano da movimenti ripetitivi, posture scorrette e sforzi fisici prolungati.
In questa macrocategoria è possibile differenziare i “disturbi dei tessuti molli” (principalmente epicondiliti, sindrome della cuffia dei rotatori e lesioni della spalla), dalle “dorsopatie” (rientrano in questa definizione ernie e mal di schiena di varia natura).
L’attività di prevenzione deve essere concepita per ridurre i rischi ergonomici, tramite l'adozione di postazioni di lavoro studiate per il benessere del lavoratore, un adeguato posizionamento degli strumenti di lavoro e l’adozione di pause regolari.
LEGGI ANCHE: Esoscheletro per lavoro: il futuro è qui? Un caso di studio
In ambito psicologico, la malattia dello stress da lavoro correlato è in costante crescita, soprattutto nei contesti ad alta pressione o dove sono presenti diversi problemi lavorativi. Questa si manifesta con sintomi quali condizioni di ansia, stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione. Non di rado, è preludio a sindromi più gravi come, ad esempio, il burnout.
Si tratta di un esaurimento sul piano fisico e mentale che colpisce numerosi professionisti, con particolare incidenza tra chi gestisce carichi di lavoro elevati senza il giusto supporto. Agire per tempo è essenziale per evitare la comparsa del rischio da stress lavoro correlato. Come fare? Promuovendo il benessere mentale dei lavoratori, investendo cioè in politiche di supporto psicologico, nella formazione alla gestione dello stress e nel conseguimento di un migliore equilibrio tra vita professionale e personale.
LEGGI ANCHE: Dalla valutazione dello stress da lavoro correlato al benessere in azienda: un caso studio
I problemi di udito rappresentano un rischio significativo soprattutto per i lavoratori esposti a rumori elevati o costanti, tipici di settori come l’industria manifatturiera e l’edilizia. Patologie come ipoacusia e acufeni possono derivare dal mancato utilizzo di adeguati dispositivi di protezione individuale. Anche in questo caso, la prevenzione sul lavoro è fondamentale e deve includere monitoraggi periodici dell’udito, riduzione delle fonti di rumore e l’educazione dei lavoratori sull’uso corretto dei DPI.
LEGGI ANCHE Valutazione rischio rumore: come proteggere i lavoratori
Al quinto posto delle malattie lavorative più comuni, ci sono i problemi respiratori. Essi derivano da esposizioni prolungate a polveri, fumi o sostanze chimiche in ambienti di lavoro. In questi casi, i lavoratori rischiano di sviluppare patologie come l’asma, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), allergie e altre pneumoconiosi.
Tra queste malattie, alcune sono strettamente connesse all'esposizione prolungata del lavoratore a specifiche sostanze.
Un aspetto comune a queste malattie è il lungo periodo di latenza, che può arrivare anche a decine di anni dal momento dell’esposizione. Per questo, nonostante le misure di prevenzione sul lavoro adottate, queste patologie continuano a manifestarsi.
LEGGI ANCHE: Benessere mentale e lavoro: binomio (im)possibile
La prevenzione delle malattie professionali è cruciale. E le misure da adottare includono non solo l'uso di DPI o di tecnologie per garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre, ma anche le strategie per combattere il rischio da stress lavoro correlato e migliorare la qualità dell’ambiente lavorativo.
Investire nella prevenzione sul lavoro significa ridurre i rischi per la salute dei dipendenti, migliorando al contempo la produttività e il benessere complessivo dell’organizzazione. La formazione del personale può essere una leva fondamentale per raggiungere questo obiettivo.
NOTE
1 Per approfondire: Relazione annuale 2023, INAIL
2 Per saperne di più: Indirizzi operativi per la diagnosi delle malattie professionali dell’apparato respiratorio e Le malattie professionali dell’apparato respiratorio, INAIL