In Italia un dipendente su tre è a rischio burnout da lavoro. È ciò che emerge dall’8° rapporto Censis-Eudaimon, che fotografa lo stato di salute del welfare aziendale nel nostro Paese.1 Si tratta di un dato sicuramente allarmante che deve far riflettere sull’importanza di affrontare questa sindrome, sempre più diffusa nei luoghi di lavoro, attraverso un approccio improntato alla prevenzione. In questo articolo approfondiremo che cos’è il burnout professionale, quali sono i sintomi che lo caratterizzano e quali strategie possono aiutare a contrastarlo. Tra i rimedi più efficaci c’è la valutazione dei rischi, che rappresenta uno strumento utile a ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare questa sindrome.
Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la sindrome del burnout da lavoro è un fenomeno legato a contesti professionali usuranti, carichi eccessivi e un ambiente organizzativo poco favorevole. Queste condizioni creano uno stato di esaurimento che compromette la qualità della vita del lavoratore e la sua capacità di svolgere efficacemente il proprio lavoro. Il burnout da lavoro, infatti, è caratterizzato da tre dimensioni principali:
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La parola "burnout” significa letteralmente “bruciato” o “esaurito” e rappresenta efficacemente lo stato d’animo di chi si trova in questa condizione. Il termine appare per la prima volta in ambito accademico, nel 1974, ovvero quando viene pubblicata “Staff Burn-Out"2, la ricerca dello psicologo americano Herbert Freudenberger, che aveva studiato i professionisti sanitari di una clinica per tossicodipendenti a New York. In questo contesto altamente stressante aveva notato un diffuso esaurimento tra il personale, dovuto dagli eccessivi impegni lavorativi. Questo lavoro pionieristico ha gettato le basi scientifiche per lo studio approfondito di questo disordine. Oggi si conoscono bene le sue dinamiche e i campanelli d’allarme che non devono essere trascurati. Tra i più frequenti ci sono:
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Cogliere per tempo questi segnali è fondamentale per affrontare efficacemente il problema, perché intervenire il prima possibile aiuta a evitare che la condizione peggiori. Una parte dei rimedi da mettere in campo sono di tipo individuale, in quanto il lavoratore deve prendere consapevolezza della propria condizione, non negarla e chiedere aiuto. Questo è un primo passo cruciale perché sono molti i fattori personali che possono rendere una persona più vulnerabile, come la scarsa autostima, conflitti interpersonali, sbilanciamento della vita privata e lavorativa e difficoltà a reggere i carichi e i ritmi di lavoro. Lavorare su questa dimensione può essere di grande aiuto.Tuttavia, va sottolineato che il burnout dipende soprattutto da delle carenze organizzative che incidono sulla condizione individuale preesistente. La situazione va quindi affrontata strutturando un intervento a livello aziendale attraverso un set di buone pratiche come:
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L’OMS definisce il burnout come una conseguenza di uno stress cronico sul posto di lavoro non gestito con successo.3 Esiste, quindi, un forte legame tra lo stress lavoro-correlato e il burnout.
Lo stress, di per sé, non è una cosa negativa, in quanto rappresenta la reazione naturale di una persona a delle situazioni difficili e sfidanti, che richiedono uno sforzo superiore a quello ordinario. Di fronte a carichi di lavoro intensi, scadenze serrate, responsabilità elevate o relazioni professionali difficili, lo stress aumenta. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, si tratta di uno stato temporaneo, che tende a rientrare quando si torna alla normalità.
Il burnout, invece, è una condizione più grave e duratura, che deriva proprio da uno stress cronico sul posto di lavoro non gestito correttamente. Non nasce improvvisamente, ma è il risultato di una situazione prolungata, con dinamiche negative che si ripetono senza che vi venga posto rimedio a livello individuale o organizzativo. Riconoscere la connessione tra i due fenomeni è il primo passo per promuovere una cultura del lavoro che tuteli il benessere mentale sul luogo di lavoro.
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La prevenzione è sempre la strategia più adatta per affrontare questo tipo di fenomeni sul posto di lavoro. Nello specifico, per quanto riguarda il burnout, è fondamentale fare una valutazione del rischio dello stress da lavoro correlato per andare a intervenire sulle cause. Questo strumento consiste in un’analisi approfondita del contesto di lavoro, che permette di individuare:
L’obiettivo è individuare gli elementi all’interno dell’organizzazione che alimentano lo stress cronico, per andare a porvi rimedio. Oltre a ciò, è previsto anche un monitoraggio seguito da un follow up, per valutare l'efficacia degli interventi. Una valutazione corretta diminuisce drasticamente la probabilità di sviluppare burnout e rappresenta una delle misure più efficaci per la prevenzione dei diversi rischi psicosociali. Attraverso questo strumento, le aziende possono non solo ridurre l’incidenza delle diverse forme di malessere mentale, ma anche migliorare il benessere generale dei dipendenti e la qualità dell’organizzazione.
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NOTE
1 Il futuro del Welfare Aziendale in base al VIII Rapporto Censis-Eudaimon.
2Staff Burn‐Out - Freudenberger - 1974 - Journal of Social Issues.
3 OMS: Burn-out an occupational phenomenon.