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Benessere in azienda: le buone abitudini per promuoverlo

Il benessere in azienda è un vero e proprio motore che fa aumentare le performance aziendali e accresce la motivazione dei lavoratori.  

È, infatti, comprovato che quando i dipendenti stanno bene sul piano fisico e mentale, anche l’organizzazione cresce e si rafforza. Per questo non va mai dato per scontato, ma va conseguito applicando delle buone pratiche che coinvolgono a 360° la sfera psicologica e sociale dell’individuo. Non stiamo però parlando di semplici benefit o incentivi economici, ma di un sistema integrato che abbraccia sicurezza, salute, motivazione, equilibrio vita-lavoro e qualità delle relazioni. Non va quindi considerato come un lusso, ma come una leva strategica che migliora la qualità della vita dei dipendenti, rafforza la produttività e rende l’impresa più attrattiva in un mercato del lavoro sempre più competitivo.

Il benessere in azienda: un asset fondamentale

I dati parlano chiaro: investire nel benessere in azienda non è solo una scelta etica, ma una strategia che genera ritorni concreti in termini di produttività, riduzione dell’assenteismo e minori costi legati al turnover. In altre parole, il benessere è una leva che moltiplica valore dell’azienda. Uno studio condotto dall’Università di Oxford1 su circa 1.800 aziende statunitensi dimostra una correlazione positiva tra il livello di benessere dei dipendenti e la redditività d’impresa, evidenziando come ambienti di lavoro salutari generalmente coincidono con un più elevato valore dell'impresa (Enterprise Value), una maggiore redditività dell'attivo (ROA Return on Asset), utili lordi più alti e migliori performance del mercato azionario. Anche la società di consulenze Deloitte2, nel suo report dedicato, stima che le aziende possano ottenere un ROI medio di 5,30 sterline per 1 sterlina investita in iniziative a favore della salute mentale dei dipendenti. Questo studio evidenzia inoltre che più le azioni dell’azienda sono proattive e preventive e tanto più alto sarà il ROI. 

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Gli indicatori del malessere 

Per capire come stanno realmente le cose, bisogna prendere in considerazione i seguenti indicatori, che sono delle vere e proprie cartine tornasole della condizioni che si vivono quotidianamente nell’ambiente di lavoro: 

  • assenteismo e ritardi frequenti;  
  • disinteresse, scarsa motivazione e quiet quitting; 
  • risentimento verso l’azienda;
  • elevato turn over; 
  • aggressività, nervosismo, episodi di mobbing e conflitti interni;
  • burnout e insorgenza di disturbi psichici;
  • percezione di inutilità del proprio ruolo;
  • confusione su compiti, ruoli e responsabilità.

Questi elementi compromettono il clima lavorativo, generando effetti negativi non solo sulla produttività ma anche sulla qualità delle relazioni tra colleghi. In queste situazioni entra in gioco la dimensione psicosociale della persona: l’esposizione a rischi come stress, burnout o senso di scarsa realizzazione incide profondamente sul benessere complessivo e va riconosciuta e gestita con attenzione, focalizzandosi sulla prevenzione dei fattori di rischio. 

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I rischi psicosociali emergenti 

In Europa, l’agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha3) ha il compito di  migliorare le condizioni di lavoro, promuovendo la prevenzione dei rischi professionali e la cultura della sicurezza. Si tratta di una materia in continua evoluzione che deve costantemente aggiornarsi per tenere il passo con le evoluzioni tecnologiche, sociali ed economiche. Infatti, nell'epoca della digitalizzazione diffusa e dei cambiamenti climatici, i lavoratori sono esposti a nuovi e inediti rischi, che devono essere arginati prontamente per conseguire il benessere in azienda. Quattro sono le aree in cui si focalizza la sua attenzione: 

  • transizione verde ed economia circolare. Nuovi processi produttivi, materiali sostenibili, gestioni innovative dei rifiuti e dell’iter del riciclo possono introdurre rischi nuovi, come ad esempio delle sostanze chimiche non ancora ben studiate; 
  • ricorso al lavoro agile e da remoto. In questi casi possono emergere rischi connessi all’isolamento, al disallineamento tra orari di lavoro personale e aziendale, sorveglianza a distanza e sovraccarico di lavoro; 
  • utilizzo massiccio di nuove tecnologie come robotica, stampa 3D, intelligenza artificiale, sensori e sistemi di monitoraggio. Questi dispositivi possono ridurre i rischi fisici per i lavoratori, però possono portare a una svalutazione della risorsa umana; 
  • i cambiamenti climatici che si manifestano con fenomeni atmosferici sempre più frequenti hanno un impatto sulla salute e benessere in azienda. Si pensi all’esposizione dei lavoratori ad alte temperature, a un’aria di scarsa qualità o a eventi catastrofici. 

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Buone pratiche per il benessere in azienda

Di fronte ai nuovi e vecchi rischi psicosociali, è fondamentale che il datore di lavoro investa nella promozione del benessere aziendale, che significa creare un clima positivo in azienda, in cui le persone possano crescere e sentirsi valorizzate. Fortunatamente esistono delle buone pratiche che possono indirizzare un’organizzazione verso il raggiungimento del benessere in azienda: 

  • soddisfare i bisogni dei lavoratori con politiche flessibili;
  • curare il clima interno sia in termini di sicurezza e salute che di benessere dei dipendenti in azienda;
  • organizzare corsi di mindfulness per la gestione dello stress; 
  • rafforzare il senso di appartenenza e lo spirito di collaborazione; 
  • valorizzare i risultati collettivi e i contributi individuali.

Si tratta di pratiche che non richiedono solo investimenti economici, ma soprattutto la creazione di una cultura organizzativa Tuttavia, investire su persone motivate e soddisfatte è la strada per generare valore duraturo per l’azienda. 

Contattaci per scoprire come possiamo affiancarti in questo percorso.

FAQ 

Perché il benessere in azienda è importante per la produttività?

Il benessere dei dipendenti in azienda incide direttamente su motivazione, engagement e rendimento, riducendo così assenteismo e turnover, mentre incrementa produttività e attrattività.

Quali sono gli indicatori che segnalano un calo di benessere psicologico in azienda?

Tra i segnali più comuni figurano stress, disinteresse, aggressività, quiet quitting, aumento dei conflitti e sintomi di burnout.

Come si può realizzare un efficace progetto di benessere in azienda?

Serve un approccio integrato che includa salute fisica e mentale, clima organizzativo, flessibilità e formazione su gestione dello stress.

Quali sono i rischi psicosociali emergenti?

Digitalizzazione, lavoro da remoto, sorveglianza digitale e cambiamenti climatici introducono nuovi rischi da gestire in modo proattivo.

Che ruolo ha l’imprenditore nel promuovere il benessere dei dipendenti in azienda?

L’imprenditore, oltre a rispettare la normativa sulla sicurezza sul lavoro, deve favorire l’ascolto, la fiducia e il riconoscimento del talento, creando una cultura aziendale che valorizzi la persona.

NOTE

1 Workplace Wellbeing and Firm Performance, University of Oxford, 2024
2 Mental health and employers - the case for investment | Deloitte UK
3 Rischi emergenti | Safety and health at work EU-OSHA

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