logo elabo bianco 20 anni

Siamo nati nel 2003. Nello stesso anno in cui, coincidenza, si celebrava la prima giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Siamo nati, in particolare, in estate: a luglio, per l’esattezza. E_labo, insomma, compie 20 anni: da laboratorio di analisi a laboratorio per la sicurezza aziendale, a 360°. Siamo cresciuti e cambiati molto in questi anni e allora vogliamo cogliere l’occasione di questo traguardo per parlare un po’ di noi. Di quello che eravamo, di quello che siamo diventati, di quello che vogliamo essere in futuro, per le aziende e i lavoratori.

Provette, campioni e… un libro bianco

Intanto, perché il nome e_labo? È la contrazione di Enrico-laboratorio. Enrico come Enrico Masiero (oggi amministratore delegato), figlio di Carlo, fondatore di Pragma Chimica, azienda che è stata terreno di coltura per la nostra. La terminologia non è casuale: di questo, infatti, ci occupavamo agli esordi. Inizialmente eravamo un laboratorio di analisi chimiche e microbiologiche a supporto dell’attività di Pragma, nata qualche anno prima sempre ad Arzignano (VI). Il nome, insomma, racchiude l’inizio della nostra storia ed è un riferimento alle nostre origini, per noi importanti. Ecco perché non abbiamo mai pensato di cambiarlo, anche oggi che la nostra realtà è così incredibilmente diversa.
È dal 2005, con l’ingresso in azienda di Andrea Fracasso, che abbiamo iniziato a occuparci di sicurezza sul lavoro. Andrea, ingegnere chimico, ha portato la sua dote di esperienza, conoscenza ed entusiasmo su un tema che, nel frattempo, vedeva crescere in Italia una nuova sensibilità. Carlo Masiero ci ha messo l’innata intuitività, la visione e due altre doti che gli erano proprie: la passione e la fiducia nelle persone. “E_labo – sosteneva – è un libro bianco in cui chiunque entra, e ha le capacità, deve poter scrivere”. Sono questi i valori che, oggi come allora, forgiano il nostro essere e rappresentano la nostra bussola.

Evoluzione e crescita

Negli anni, la nostra squadra si è allargata: nei numeri (oggi siamo in dieci) e nella professionalità. Questo ci ha consentito di arricchire costantemente l’offerta, restando un laboratorio, ma per la sicurezza aziendale, a 360°.
Oggi ci occupiamo di formazione professionale qualificata e affianchiamo lavoratori e aziende individuando le migliori soluzioni per la sicurezza, l’efficienza e la qualità del lavoro. Il settore prevalente resta la concia (siamo anche soci del Distretto Veneto della Pelle¹). Del resto, Arzignano e la Valle del Chiampo rappresentano uno dei maggiori distretti conciari del mondo e il più importante in Italia per produzione e numero di addetti. Seguiamo, però, anche tanti altri ambiti: dalla meccanica al tessile, dai marmi all’oreficeria.

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Oltre 300 clienti seguiti

Migliorare il tuo lavoro è il nostro mestiere. Così recita il payoff di e_labo. È un impegno quotidiano che prendiamo con chi ci sceglie. Dalla piccola realtà artigiana alla grande industria. Se prima abbiamo parlato di terreno di coltura, qui potremmo parlare di… buona semina. Come molti, all’inizio abbiamo girato, azienda per azienda, per proporre i nostri servizi. Attualmente seguiamo come RSPP un centinaio di clienti. Sono oltre 300, però, quelli cui globalmente offriamo i nostri servizi tra formazione, prevenzione incendi e consulenza. “L’obiettivo è crescere ancora – spiega Fracasso, oggi socio e amministratore di e_labo –. Stiamo portando avanti certificazioni sempre più complesse, seguiamo l’evoluzione della normativa, allarghiamo e affiniamo le nostre competenze per poter offrire risposte sempre più puntuali alle necessità delle imprese”. Anche facendo squadra e lavorando sul territorio, un altro dei nostri cavalli di battaglia: la collaborazione con Shop Sicurezza ne è un esempio. Aggiungiamo, insomma, ogni volta una nuova pagina a quel grande libro bianco.

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Tra passato e futuro

Come si celebrano vent’anni? Guardando indietro, per ricordarsi da dove si è partiti e il percorso che si è fatto. Ma, soprattutto, guardando avanti, per comprendere in anticipo i bisogni. Lavoriamo per irrobustire sempre più la nostra offerta e perché possa essere di qualità, incisiva e davvero a supporto di aziende e professionisti.

“In questo senso, stiamo puntando su attività nuove – sottolinea Fracasso –, in primis sul benessere organizzativo. Collaboriamo con una psicologa e con altri professionisti che fanno corsi motivazionali e sulla gestione del personale. È un tema importantissimo, a mio avviso, nel futuro prossimo: anzi, nel futuro presente. È vero, ci sono le nuove tecnologie e le macchine 4.0, ma, nel frattempo, le persone hanno sempre più difficoltà a comunicare. Temi come la mindfulness e il benessere organizzativo non sono slegati da quel che facciamo: devono essere complementari”.

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“Non vendiamo sicurezza: facciamo sicurezza”

Quella della salute e della sicurezza sul lavoro è una materia in costante evoluzione. Negli anni, la sicurezza è entrata sempre più nelle aziende: c’è maggiore consapevolezza, è cresciuta l’attenzione alla persona, si sono moltiplicate le iniziative di sensibilizzazione. Anche grazie a interventi normativi di peso, come il D.Lgs. 626 del 1996 e, soprattutto, il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro del 2008. Sono aumentati anche i controlli, ma, come ripetiamo spesso, la sicurezza va intesa, più che altro, come un investimento. A tutto tondo.
Bisogna aumentare la cultura della sicurezza sul lavoro: una sfida che coinvolge tutti. La formazione, in questo, svolge un ruolo essenziale. E qui sta una peculiarità dell’approccio e_labo. “Noi non vendiamo sicurezza: noi facciamo sicurezza – specifica Fracasso –. Non siamo produttori di documenti: piuttosto, diamo soluzioni e accompagniamo l’azienda in un percorso virtuoso. Viviamo la formazione quasi come una missione dal sapore antico: una trasmissione di conoscenze”. È così che, per noi, si può davvero fare la differenza. E costruire il futuro nei fatti.

NOTE
¹ Il progetto di e_labo: fare squadra per una sostenibilità condivisa, Distretto Veneto della Pelle

144.586. È il numero di denunce di infortunio sul lavoro registrate dall’INAIL nel primo trimestre del 2023¹. Di queste, 196 hanno avuto esito mortale. Questi dati, anche se in calo rispetto all’anno scorso, impongono una (rinnovata) riflessione sull’importanza della prevenzione per rendere i luoghi di lavoro sempre più sicuri. L’infortunio sul lavoro è una delle principali preoccupazioni per i lavoratori e le aziende in tutto il mondo. Conoscerne la definizione, il funzionamento e le modalità di gestione diventa fondamentale per garantire la sicurezza dei lavoratori.

Che cos’è un infortunio sul lavoro

Il primo passo è capire cosa s’intenda per infortunio sul lavoro. La definizione data dal ministero del Lavoro² è: qualsiasi lesione causata da un evento violento durante l’esecuzione di un’attività lavorativa, che può portare alla morte o causare una riduzione parziale o totale della capacità lavorativa di una persona.
Esistono degli elementi fondamentali che caratterizzano un infortunio e comprendono la presenza di una lesione, una causa violenta e l’occasione di lavoro in cui si verifica l’incidente. Con “occasione di lavoro” s’intende il legame causale che c’è tra il lavoro e il rischio specifico determinato dall’attività lavorativa. Concretamente, l’infortunio sul lavoro può riguardare lesioni fisiche causate da incidenti come cadute, tagli o schiacciamenti, o danni alla salute derivanti da esposizione a sostanze nocive. Si possono riscontrare conseguenze a breve o lungo termine sulla salute del lavoratore che possono variare dalla lieve contusione a lesioni gravi o permanenti.
Diversa è la malattia professionale, come i disturbi muscolo scheletrici (DMS). Se l’infortunio sul lavoro è caratterizzato da un evento repentino e violento, quest’ultima si sviluppa lentamente nel tempo a causa di fattori persistenti legati all’attività lavorativa.

Gestione dell’infortunio: i passi cruciali per la sicurezza in azienda

La gestione responsabile dell’infortunio sul lavoro rappresenta un pilastro per le imprese. Non assicura solo la sicurezza e il benessere dei lavoratori. Può anche evitare potenziali conseguenze legali e danni reputazionali per l’azienda stessa.
Affrontare in modo efficace l’infortunio sul lavoro richiede un approccio proattivo, con un investimento nella sicurezza e nella protezione dei dipendenti. Ecco alcuni passaggi cruciali da seguire nella gestione dell’infortunio sul lavoro, previsti per legge dal Testo Unico sulla Sicurezza:

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Infortunio sul lavoro: cosa fare

Durante il processo di gestione dell’infortunio, è di vitale importanza fornire un adeguato supporto al lavoratore coinvolto. Questo può includere l’accesso a servizi di assistenza psicologica, il coordinamento delle cure mediche necessarie e l’assistenza nel processo di riabilitazione. Tuttavia, la differenza si fa a livello di prevenzione. La gestione dell’infortunio sul lavoro non si limita alla sola assistenza in caso di incidente. Deve includere anche misure preventive per evitare che eventi simili si verifichino. Diventa fondamentale, quindi, la revisione delle politiche di sicurezza, la formazione del personale e l’implementazione di misure correttive. Solo attraverso un impegno costante verso la sicurezza e la prevenzione, le aziende possono creare un ambiente di lavoro protetto e ridurre al minimo il rischio di infortuni sul lavoro.
L’infortunio sul lavoro rappresenta, insomma, una sfida significativa per i lavoratori e le aziende, ma può essere affrontato al meglio. La sicurezza deve essere una priorità assoluta: in questo senso, investire nella prevenzione contribuisce a garantire un ambiente di lavoro sano e sicuro. Per tutti. Noi siamo al tuo fianco per aiutarti a vincere, ogni giorno, questa sfida.

NOTE

¹ Fonte: Infortuni e malattie professionali, online gli open data Inail del primo trimestre 2023 – INAIL

² Per approfondire: Infortunio sul lavoro, ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Immancabili in qualsiasi magazzino o capannone adibito allo stoccaggio di merci, prodotti e attrezzature, le scaffalature metalliche rivestono un ruolo importante. E richiedono attenzione nell’ottica della valutazione dei rischi correlati. Un sovraccarico della struttura, come anche attrezzature non adeguate e controlli insufficienti possono esporre i lavoratori a diversi pericoli. Insomma, le scaffalature hanno… il loro peso. E la sicurezza delle scaffalature deve necessariamente passare (anche) attraverso una formazione adeguata e un’accurata e periodica manutenzione. Scopriamo di più.

L’importanza della sicurezza delle scaffalature

La sicurezza delle scaffalature va oltre la semplice pratica coscienziosa, rappresentando un requisito stabilito dalla legge. Ne parlano:

Le scaffalature non sono considerate attrezzature di lavoro, salvo che non siano macchine, ma strutture d’arredo. Con il tempo, il peso della merce e le attività di stoccaggio possono compromettere le condizioni di partenza degli scaffali e dar luogo a potenziali rischi sul lavoro. Ecco perché è essenziale controllare periodicamente il loro stato di salute ed eseguire la manutenzione necessaria. Si parte da un’ispezione eseguita da tecnici specializzati e che segue una specifica procedura.

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Check list controllo scaffalature

Progettazioni inadeguate, sovraccarico e corrosioni sono solo alcuni dei fattori che possono compromettere la sicurezza delle scaffalature. Tra le principali fonti di pericoli vi sono anche il picking, ovvero l’attività di selezione e prelievo parziale dei materiali, e l’utilizzo di carrelli elevatori per lo stoccaggio della merce.
Come stabilito dalla norma UNI 15635, l’ispezione delle scaffalature deve essere effettuata almeno una volta all’anno da parte di personale competente. Sia in fase iniziale, per  evidenziare eventuali carenze dell’impianto di stoccaggio, sia in fase di ispezione a regime, si ricorre alle check list di controllo delle scaffalature. Si tratta di un modulo che racchiude tutte le operazioni da effettuare. Si verificano, tra l’altro:

In fase d’ispezione, si verifica anche che, in corrispondenza delle zone di passaggio, siano presenti idonei sistemi di protezione contro il rischio di caduta materiali. Fari puntati anche sulla flessione dei correnti e sulla verticalità delle strutture, che devono stare entro i limiti raccomandati. Si controlla, inoltre, l’effettuazione della valutazione di vulnerabilità sismica.
Al termine della verifica, viene rilasciata una relazione con osservazioni e azioni da intraprendere per ridurre al minimo i rischi. Un documento che costituisce la prova dell’avvenuta verifica e manutenzione delle scaffalature.

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PRSES: chi è e cosa fa

Nella logistica di magazzino, dunque, la verifica costante della sicurezza delle scaffalature rappresenta un elemento centrale. Non è un caso che la normativa stabilisca che, all’interno del magazzino, debba essere presente una figura con funzioni di responsabile della sicurezza delle attrezzature di stoccaggio. Si tratta del PRSES, una delle (tante) figure di rilievo all’interno del sistema aziendale sul fronte della tutela della salute e della sicurezza.
Il PRSES è chiamato a verificare che le attrezzature siano in buone condizioni e che i metodi di lavoro degli operatori siano sicuri. Deve, inoltre, garantire che le ispezioni dei sistemi di stoccaggio avvengano a intervalli regolari, mantenendo un registro delle stesse. Un ruolo delicato, quindi, che necessita di una formazione specifica per acquisire le necessarie conoscenze teorico-pratiche per essere svolto al meglio. Il programma del corso PRSES, di 4 ore, è ampio: dalla legislazione e normativa vigente alle diverse tipologie di scaffalature. Dagli elementi principali e accessori alla messa in esercizio. Passando per le validazioni, le verifiche e ispezioni, la segnaletica.

Ci ha lasciati Carlo Masiero: un imprenditore, un sostegno, un esempio. Figure come la sua rappresentano il senso del lavoro e dell’impegno, del fare impresa con laboriosità, ma anche creatività, intuizioni e grande attenzione ai lavoratori, alle lavoratrici e ai collaboratori.

La sua scomparsa ci rattrista e lascia un grande vuoto: con i suoi gesti concreti, diretti e fatti con il cuore, però, Carlo ci ha insegnato a camminare da soli, condividendo il suo sapere senza gelosia, con l’orgoglio e il piacere di contribuire alla crescita di tutti coloro che hanno lavorato per e, soprattutto, con lui.

Siamo sempre stati coinvolti, resi partecipi, spronati al raggiungimento degli obiettivi, aziendali o personali che fossero. Non due aziende, e_labo e Pragma Chimica, ma un gruppo di persone: una famiglia cui Carlo ha insegnato il gusto e il valore della collaborazione e della condivisione, che oggi ci aiutano ad affrontare questa grande e pesante perdita, stando insieme e sostenendoci a vicenda.

Se è vero che esistono vite a colori e vite in bianco e nero, la sua rientra senza dubbio nella prima categoria, piena com’è stata di passioni, curiosità, generosità, energia e una costante proiezione al futuro.

Ricordiamo un motto a lui caro: la terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli. Questo a memoria dell’attenzione per l’ambiente, da sempre uno dei grandi obiettivi. E questo motto lo facciamo nostro, oggi con maggior fermezza: per ricordare Carlo come il grande leader che è stato e perché la sua figura possa continuare a ispirare il nostro lavoro.

«Che tu possa sempre avere il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle».

Una nuova partnership per servizi ancora più qualificati.

Ora è ufficiale: e-labo è una struttura accredita AiFOS (Associazione italiana formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro). Si tratta dell’associazione che rappresenta a livello nazionale decine di enti attivi sul fronte della prevenzione negli ambienti azienda, con una missione: quella di rendere la formazione sulla salute e sulla sicurezza accessibile a ogni impresa ed ogni realtà lavorativa, coinvolgendo diverse professionalità, dai formatori ai responsabili di centri e servizi.

Che cosa cambia?

e-labo continuerà a offrire corsi con la sua caratteristica versatilità, dai fondamenti per la sicurezza validi per tutte le imprese, a quelli più specializzati, che coprono diversi settori: edilizia, agroalimentare, sanità e molto altro. L’accreditamento consente di avere standard definiti a livello nazionale, assicurando un’omogeneità nei contenuti secondo quelle che sono le esigenze riconosciute dal mondo produttivo. Non solo: AiFOS, in quanto organo di categoria è autorizzato dallo Stato italiano a tenere un registro, al pari di un ordine professionale. Questo garantirà ancora di più la qualità dei servizi da noi erogati.

In dialogo con la grande impresa

Fare squadra con AiFOS significa diventare una realtà riconosciuta da un soggetto in contatto diretto con la divisione Servizi innovativi e tecnologici di Confindustria. Una collaborazione che prosegue da dieci anni e che fa sì che gli accreditati AiFOS siano chiamati in qualità di formatori presso le più importante industrie italiane. Insomma: e-labo cresce… ma, niente paura: restiamo sempre gli stessi!

Il regolamento europeo UE N.895/2014 ha classificato la formaldeide come sostanza cancerogena ma quali sono gli ambienti lavorativi con le maggiori esposizioni a questa sostanza? Un documento della Regione Lombardia può aiutarci a fare un po’ di ordine e a dare qualche consiglio utile parlando di questa sostanza.

Ambito Sanitario

Questo è senza dubbio l’ambiente in cui la formaldeide è più utilizzata. Viene impiegata per alcuni processi connessi agli interventi chirurgici o alla conservazione dei tessuti.

Per quanto riguarda le sale operatorie il documento sottolinea che data la scarsa quantità di sostanza con cui il personale medico entra in contatto, l’esposizione non è da considerarsi pericolosa ma ne viene comunque raccomandata la manipolazione sotto cappa o sistema aspirante.

Più complicata è invece la situazione delle cosiddette sale di riduzione (dove vengono trattati campioni bioptici e chirurgici). Qui l’esposizione a sostanze derivate dalla formaldeide è considerevolmente più elevata. Infatti è necessario che il personale addetto sia dotato di protezioni individuali e che venga effettuata una sorveglianza sanitaria più frequente rispetto ad altri ambienti.

Lavorazione del legno

Qui le sostanze a base di formaldeide sono utilizzate nelle resine ureiche per la produzione di pannelli. A causa di alcuni fenomeni chimici la formaldeide viene continuamente liberata nell’aria dalla stessa resina. Il problema è stato già notato infatti il mercato del legno ha da qualche anno introdotto una classificazione dei prodotti in base alle loro emissioni di formaldeide.

Fonderie di ghisa

La pericolosità risiede nelle resine fenoliche. Queste possiamo trovarle sotto varie forme come polvere, scaglie o solide ma le più diffuse sono le resine liquide. Sono utilizzate in parecchie fasi della lavorazione e quindi comporta un’esposizione più prolungata.

Settore metalmeccanico

Gli oli lubrificanti sono uno dei prodotti derivati dalla formaldeide che più utilizziamo nelle fabbriche. Trovano spazio in moltissime fasi come il taglio, la tranciatura, la fresatura, la tornitura.

Occorre insomma prestare un’attenzione maggiore soprattutto in questi ambiti produttivi in attesa, speriamo, di regolamenti più specifici. Nel frattempo, vi consigliamo di effettuare dei campionamenti ambientali per valutare l’eventuale presenza e concentrazione di tale sostanza cancerogena.

 

e_labo fornisce servizi di consulenza al fine di valutare l'esposizione dei lavoratori ad agenti chimici, cancerogeni e biologici, attraverso una attenta analisi del rischio.

Siamo in grado di supportare la vostra organizzazione a trovare le soluzioni di adeguamento e miglioramento più opportune per le seguenti fasi :

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Certificare i propri processi aziendali a molti sembra un'inutile perdita di tempo. In realtà non è così. I sistemi di gestione sono infatti il migliore biglietto da visita della tua azienda, e ti spieghiamo perché.

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C’è tempo fino a marzo per mettersi al passo con gli aggiornamenti. Resta alta l’allerta per un settore ancora tra i più pericolosi

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Nuove regole dopo l’approvazione dell’Accordo Stato-Regioni in ambito RSPP.
Niente di sconvolgente in generale, in alcuni punti però il nuovo accordo ha portato importanti modifiche, soprattutto per quanto riguarda il percorso formativo.
Ecco le cose da sapere:
La struttura base del corso è rimasta invariata:
Il percorso è sempre suddiviso in 3 moduli di apprendimento A,B e C. I primi due moduli dovranno essere affrontati sia da ASPP che da RSPP mentre il modulo C è solo per il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione.

Le differenze cominciano a notarsi se si entra nel merito di ogni singolo modulo:
Modulo A:
Novità importante è che la fruizione del modulo A sarà possibile anche tramite e-Learning, per il resto è rimasto sostanzialmente uguale.
Modulo B:
Questo è il modulo che ha subito più modificazioni. Sono stati aboliti i prospetti 1,2 e l’allegato A2 del 2006.

È stato introdotto un primo modulo B comune a tutti i settori produttivi della durata di 48 ore, una volta affrontato questo primo modulo la strada si divide in moduli per la specializzazione:
- B-SP1 per agricoltura e pesca di 12 ore
- B-SP2 per cave e costruzioni di 16 ore
- B-SP3 per sanità e assistenza sociale di 12 ore
- B-SP4 per chimico e petrolchimico di 16 ore
Il tempo della verifica finale sarà da aggiungere alle ore dei singoli corsi, quindi il tempo necessario per il completamento del modulo B è composto da: ore per modulo comune a tutti + ore per Moduli specialistici + ore per la verifica.

Modulo C:
Anche il modulo C non ha subito stravolgimenti, la novità più rilevante è che è stata aggiunta un’unità relativa al “Benessere organizzativo e ai fattori di natura ergonomica e da stress lavoro correlato”. La durata del corso per questo modulo sarà di 24 ore e la verifica finale sarà obbligatoria.
Per quanto riguarda la valutazione finale non è stata modificata sostanzialmente, gli apprendimenti sono solo stati definiti in maniera più semplice e coerente al modulo cui fanno riferimento.

Gli ultimi dati purtroppo lo confermano: in Italia sono tornati a crescere gli infortuni sul lavoro.
Nei primi 8 mesi dell’anno ne sono stati registrati oltre 416mila, quasi 6mila in più rispetto al 2015. E dal 2000 è la prima volta che il dato non è in calo.

Il Veneto purtroppo segue la tendenza con 44mila casi segnalati, cioè una media di 210 al giorno. Le province più colpite sono nell’ordine Verona (9352), Vicenza (8340) e Padova (8090). Come leggere queste statistiche? In realtà l’analisi sarebbe complessa, nel senso che sono tanti i fattori in gioco. Dalle condizioni contrattuali alla sensibilità di dipendenti e datori di lavoro, per dirne un paio. Però c’è un altro aspetto su cui sarà importante riflettere da qui ai prossimi anni. E cioè la questione età.

Lavoratori sempre più… d’esperienza
Basta leggere le statistiche Inail per rendersene conto. Nel nostro Paese l’età media della popolazione è di 44,7 anni, e questo si riflette anche sull’età media della classe dei lavoratori. In questo caso la fascia predominante è composta dagli over 45. Cosa che non è necessariamente un problema, sia chiaro: l’esperienza è un fattore determinante per fare bene il proprio mestiere.

Ma diventa un problema se si pensa che spesso mansioni e condizioni di lavoro, negli ambienti industriali in particolare, restano invariate nel corso del percorso professionale del lavoratore. Cioè ci sono 50enni o 60enni chiamati a fare le stesse cose (o più o meno nello stesso modo) di quando le facevano a 20 anni.

Aumentano gli infortuni tra gli “over”
Questo aspetto ha due conseguenze:

  1.  i lavoratori più “maturi” sono posti in condizioni in cui spesso un buono stato di forma fisica è indispensabile per salvaguardarsi dagli infortuni o semplicemente tenersi alla larga da acciacchi professionali
  2.  I tempi di ripresa da infortuni e malattie, quando capitano, sono notevolmente più lunghi.

Una prima riprova del punto 1 viene dai dati: la percentuale di maggior aumento nel numero degli infortuni dallo scorso anno è proprio tra gli over 60 (+7%). Quanto al punto 2, si consideri che crescono gli infortuni con conseguenze permanenti (dal 5 al 7,9%) e con ben il 43% degli incidenti con conseguenze gravi che colpiscono proprio gli over 60. Le dinamiche più comuni? Banalmente, scivolamenti e cadute, cioè episodi dovuti a mancanza di attenzione o di una buona condizione fisica.

Malattie professionali in crescita

Anche qui, note dolenti. Le malattie professionali in generale in Italia sono in netto aumento nell’ultimo decennio, con aumento esponenziale a partire dal 2008 di quelle da sovraccarico biomeccanico e osteoarticolari.

E occhio: nel 2015 il 27% dei tecnopatici ha avuto più di 60 anni al momento dell’esordio della malattia. Settori più colpiti? Manco a dirlo: edilizia e manifatturiero.

Un futuro più sicuro è possibile

Più posti di lavoro e una vita migliore sono gli obiettivi della Strategia Europa 2020, ma questo in parallelo a un tasso occupazionale di ultra 50enni destinato a crescere, in linea con le riforme pensionistiche introdotte da sempre più Paesi.

Come arrivare dunque a questi risultati in modo intelligente? Banalmente: devono essere modificati gli atteggiamenti nei confronti dell’invecchiamento e migliorate le condizioni di lavoro soprattutto per chi è in età più avanzata. Vanno valorizzate le buone prassi esistenti o create nuove abitudini in materia di salute e sicurezza. Vanno fatte sentire importanti le persone, invogliandole a gestirsi in modo consapevole suol luogo di lavoro. Vanno creati percorsi professionali non statici, ma modellati in armonia con le capacità fisiche di ciascuna età, in modo da rendere davvero l’esperienza in azienda un valore aggiunto nei processi produttivi.

La sfida è solo all’inizio, ma questo nuovo approccio deve arrivare fin da subito per accompagnare il cambiamento nel modo più sicuro possibile.

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